Rispose
Gesù: "Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così affinché siano
manifestate in lui le opere di Dio.
Gv 9 Vs 3
Titolo: Il perché di Dio.
Argomenti: I due perché. - Interrogazione / contraddizione.
- Gli errori dell'uomo nella ricerca
del perché: 1-Rassegnarsi-2-Giustificare l'Assoluto nel relativo-3-Cercare il perché causale. -Dio non punisce. - L'anima è interrogazione.
- Interrogare sulla finalità.
– La manifestazione dell’opera di Dio, si ha nel Pensiero di Dio – Il dovere di
conoscere Dio – La venuta del Regno – Il peccato contro lo Spirito Santo – La
scienza – La rassegnazione – Fare la Volontà di Dio – Cristo pienezza dei tempi
– La veglia – La creazione velata – L’interesse per conoscere Dio -
28/Dicembre/1986 Casa di preghiera
Fossano.
- Esposizione di Luigi Bracco -
I
discepoli avevano interrogato Gesù, circa la colpa di quell'uomo nato cieco
dalla nascita: "Chi ha peccato lui o i suoi genitori dal nascere
cieco?".
E
Gesù rispose: "Né lui ha peccato, né i suoi genitori ma è così, affinché
siano manifestate in lui le opere di Dio".
Le
parole di Gesù sono Parole di Dio, quindi sono valide per ogni uomo, per ogni
tempo e per ogni luogo.
Anche
qui di fronte a queste parole di Gesù, dobbiamo chiederci quale lezione Dio
vuole dare a noi, presentandoci queste parole.
Soprattutto
quale lezione e quale significato, per la nostra vita personale.
Dobbiamo
chiederci che cosa Dio vuole significare di Sé a noi, attraverso queste parole.
Abbiamo
visto la volta scorsa, i due perché che caratterizzano la creatura.
Abbiamo
un "perché?" causale, con cui la creatura cerca la causa, cerca
perché succede una cosa.
E
abbiamo il "perché?" finale, per quale motivo, per quale scopo, per
quale fine succede una cosa.
In
Italiano i due perché si confondono, abbiamo il perché interrogativo e il
perché giustificativo.
I
latini dicevano "cur" e "quia".
I
francesi dicono "parce-que" e "pourquoi".
L'argomento
di questa sera è proprio questo "perché" di Gesù, il perché finale.
Al
"perché?" causale dei discepoli che chiedevano chi aveva peccato:
"Lui o i suoi genitori?", qui troviamo Gesù che dice: "Né lui,
né i suoi genitori hanno peccato ma è così perché" quindi è un affinché:
"Siano manifestate in lui le opere di Dio".
Ci
siamo chiesti perché l'uomo interroghi.
Perché
di fronte alla realtà, agli avvenimenti l'uomo sente il bisogno di interrogare?
Abbiamo
visto che l'uomo interroga perché subisce una pressione.
Direi
meglio: subisce una passione.
La
passione dell'insoddisfazione di ciò che vede, di ciò che tocca, di ciò che
esperimenta.
L'uomo
vede le cose, vede gli avvenimenti, vede l'universo e ha la coscienza del
mistero.
L'uomo
si accorge di non capire.
Cosa
è che gli fa sentire di non capire?
Cosa
c'è nell'uomo?
L'uomo
sente il bisogno d'interrogare, perché si trova di fronte a delle
contraddizioni.
Da
che cosa è data la contraddizione?
La
contraddizione è data dal fatto che l'uomo esperimenta, vede, costata delle
cose che mutano, delle cose che passano, delle cose che sono volubili mentre in
lui c'è la presenza di qualche cosa che è eterno, immutabile e che non passa.
Di
fronte a ciò che è eterno, ciò che è temporaneo è una contraddizione.
Di
fronte a ciò che è Assoluto, ciò che è relativo è una contraddizione.
Di
fronte all'immutabile, ciò che muta è una contraddizione.
Dio
essendo verità è immutabile, è trascendente tempo e spazio.
La
contraddizione non è sopportabile dall'uomo e ciò che la rende insopportabile
non è il mondo finito ma, l'infinito che l'uomo porta dentro di sé.
É
proprio per la presenza dell'infinito che l'uomo non riesce a sopportare tutto
ciò che è finito, capisce di non capire.
Tutto
questo è testimonianza della presenza nell'uomo, di un essere infinito,
Assoluto ed eterno.
E
tutte le volte che l'uomo viene a trovarsi di fronte a cose finite, a cose temporanee,
a cose relative, ecco che sente, per la contraddizione che non sopporta, il
bisogno di chiedere "Perché?".
Abbiamo
visto che proprio la ricerca di questo "perché?" è determinata dal
bisogno di unificare.
Dal
bisogno di raccogliere nell'unità.
Dal
bisogno di vedere tutto sotto un unico punto di vista.
Ma
il punto di vista determinante non è la materia, non è il mondo finito, non è
ciò che passa.
Il
punto di vista in cui l'uomo sente il bisogno di unificare tutto è l'infinito,
l'eterno, l'Assoluto di Dio.
Fintanto
che l'uomo non riesce a vedere le cose in rapporto all'infinito, all'eterno,
all'Assoluto, l'uomo sarà sempre inquieto.
Sant'Agostino
diceva: "Il nostro cuore Signore, l'hai fatto per te e non si riposa
fintanto che non trova Te".
Ecco,
fintanto che l'uomo non può contemplare le cose dal punto di vista di Dio,
dell'Assoluto dell'eterno, e quindi vedere le cose in rapporto a questo, l'uomo
non è in pace.
Abbiamo
anche visto che l'uomo, proprio per le esperienze che ha fatto, è portato a
fare degli errori.
Uno
dei primi errori che l'uomo fa, di fronte alla sensazione del mistero, è di rassegnarsi
alla sua notte.
Sente
la sofferenza, sente di non capire, si trova nella notte ma, si accorge anche della
grande difficoltà che ha, per attingere la luce.
Uno
degli errori più gravi dell'uomo, è quello di rassegnarsi alla sua notte.
Di
rassegnarsi al non capire.
Gesù
dice a tutti: "Se non ritornate come bambini, non potrete entrare nel
Regno di Dio".
Entrare
nel Regno di Dio, è trovare la luce, è trovare la pace.
Quando
Lui dice: "Se non ritornate come bambini", dobbiamo tenere presente
che il bambino è caratterizzato dal "perché?".
Cioè
il bambino è uno che non si rassegna a non capire.
Lo
sanno bene i papà e le mamme che sono subissati dai "perché?" dei
bambini.
Perché
nel bambino c'è questa forte pressione per capire, non essendoci ancora stato
l'interesse e l'urgenza degli interessi del mondo.
Il
bambino sente sopratutto la pressione della sua anima che è bisogno di luce che
è bisogno di capire.
Quando
Gesù dice: "Se non ritornate come bambini", vuole dire: "Se non
tornate a interrogare".
Cioè
l'uomo non deve rassegnarsi alla sua notte.
L'uomo
maturo si caratterizza in questo: si rassegna al mistero.
Purtroppo
noi abbiamo anche chiamato "virtù" la rassegnazione al mistero.
Non
abbiamo capito che il mistero ci è dato, proprio per sollecitarci a cercare e a
conoscere.
A
interrogare soprattutto.
Gesù,
dicendo: "Se non ritornate come bambini, non entrerete nel regno dei
cieli", vuole dire: "Se voi non ritornate a interrogare, se non
tornate a chiedere il perché delle cose che Dio vi presenta".
Perché
se Dio ci presenta l'universo, se ci presenta la storia, se ci presenta i fatti
della nostra vita, ce li presenta, affinché interroghiamo e capiamo, non
affinché non abbiamo a non capire nulla.
Dio
è luce e tutte le cose che fa, le fa per condurci alla luce, quindi per
condurci a capire.
Il secondo errore che gli uomini possono fare, di fronte
a ciò che
non capiscono, è volere giustificare ciò che è superiore in base all'inferiore.
Generalmente
noi tendiamo a volere giustificare lo spirito in base alla materia.
A
giustificarlo in base a quello che noi abbiamo esperimentato e qui abbiamo
tutte le scienze.
Rientra
in questo errore anche la domanda che qui i discepoli fanno a Gesù chiedendogli
chi ha peccato.
É
il cercare la colpa e il peccato, è il ritenere che gli avvenimenti, i fatti,
accadano per colpa dell'uomo.
L'uomo
di fronte alla realtà che esperimenta, che vede, si accorge di non capire, però
sente il bisogno di interrogare, appunto perché sente il bisogno di capire.
Se
sente il bisogno di capire è perché subisce una passione.
E
se subisce una passione, è segno della presenza di qualche cosa che fa sentire
nell'uomo il bisogno di trovarla.
Se
l'uomo sente il bisogno di capire, è perché porta in sé la pressione della luce
che è la pressione di Dio.
É
l'infinito di Dio che rende l'uomo inquieto di fronte a tutte le cose finite.
É l'eternità
di Dio che rende l'uomo inquieto di fronte alle cose temporanee.
É
l'Assoluto di Dio che rende l'uomo inquieto di fronte a tutto ciò che è
relativo, di fronte a tutto ciò che muta.
Proprio
perché tutto questo rende l'uomo inquieto, è insopportabile dall'uomo.
L'uomo
non ha pace, fintanto che si trova con creature, con avvenimenti e con cose che
sono soggette al tempo, finite, mutevoli.
Già
questo rivela all'uomo quale è la sua vocazione e qual'è il suo destino.
L'uomo
ha la vocazione di conoscere Dio.
Per
cui di fronte al proprio destino, la situazione di colpa da parte dell'uomo è
di rassegnarsi alla notte.
É
di rassegnarsi alle tenebre e di non cercare di capire, poiché questo è
rifiutarsi d'interessarsi di Dio.
Tutto
è creazione di Dio e nessuno di noi lo può smentire, quindi tutto è Parola di
Dio per noi.
Rifiutarsi
di capire, vuole dire rifiutarsi di avere interesse per conoscere il pensiero
di Colui che sta parlando con noi in tutto.
Dio,
attraverso tutte le cose che fa, parla con noi.
"Scrutate
le Scritture, parlano di Me" dice il Signore, quindi invita a scrutare, a
penetrare e a conoscere: "Mangia questo libro", bisogna mangiare le
sue parole, assimilarle, anche se sono dolorose.
Non
avere interesse per capire ciò che Lui ci dice, vuole dire rifiutare
l'interesse per Dio.
Vuole
dire non avere amore per Dio.
Profondamente
vuole dire rifiutare la vita, perché la vita vera, sta nel conoscere Dio.
Il
primo errore è di rassegnarsi a questa notte.
Il
secondo errore è cercare di giustificare le cose superiori, partendo dalle
inferiori.
Giustificare
cioè lo spirito, in funzione della materia.
Oppure,
come fanno questi discepoli, che cercano di giustificare la nascita di
quell'uomo cieco in base a qualche peccato o a qualche colpa.
Gli
avvenimenti non sono condizionati dalle colpe degli uomini e dal peccato degli
uomini.
Chi
opera in tutto è Dio.
Dio
trascende gli uomini e tutto ciò che gli uomini possono dire o possono fare.
La
storia è in mano a Dio, non è in mano all'uomo.
Il
protagonista della storia non è l'uomo.
Il
protagonista della storia è Dio.
Quindi
soltanto in Dio e da Dio, noi possiamo conoscere il significato degli
avvenimenti.
Qui
troviamo il Cristo che corregge il tiro di tutti questi errori che possono fare
gli uomini.
Gesù
dice che non è per colpa, non è per peccato dell'uno o dell'altro che
quest'uomo è nato cieco ma è così', affinché siano manifeste in lui le opere di
Dio.
Ecco
la luce che illumina tutte le opere di Dio.
Tutte
le opere di Dio non sono giustificate dell'uomo, dalla colpa dell'uomo o dalle
virtù dell'uomo.
L'opera
di Dio è giustificata in Dio e soltanto conoscendo il fine dell'opera di Dio,
noi finalmente troviamo la nostra pace.
Qui
Gesù ci rivela il fine di tutte le cose.
Quindi
non basta cercare la causa.
Un
altro degli errori che possono fare gli uomini nella ricerca del perché è di fermarsi
alla causa: tutto è opera di Dio.
Non
basta dire che tutto è opera di Dio.
Dio
non opera a capriccio, Dio non opera caso.
Tutte
le sue opere sono finalizzate e sono giustificate.
E
se sono finalizzate, sono fatte in un pensiero.
Tutta
l'opera di Dio è fatta nel suo verbo, è fatta nel suo pensiero.
E
fintanto che noi non arriviamo a conoscere il Pensiero di Dio, quindi il fine,
l'intenzione per cui Dio fa le cose, noi non abbiamo veramente conosciuto né le
cose, né Dio.
Qui
Gesù dicendo: "Né lui ha peccato, né i suoi genitori", esclude tutto
un modo di ragionare degli uomini.
Gli
uomini vogliono giustificare tanti fatti, tanti avvenimenti, tante disgrazie in
funzione di colpe.
Qui un altra grande rivelazione viene fuori ed è questa:
Dio non punisce.
perché
il risvolto nel fatto di questo cieco dalla nascita (per cui si va alla ricerca
della colpa), è quello di ritenere che, in fondo, in fondo, Dio ha punito
qualcuno.
Non
cerchiamo quindi la giustificazione degli avvenimenti, delle cose o
dell'esistenza stessa delle creature, né nella colpa degli uomini, né nella
punizione degli uomini.
Dio
non opera per punire.
Dio
opera per salvare e salvare vuol dire condurre alla conoscenza della verità.
"Dio
vuole che tutti si salvino e giungano alla conoscenza della verità".
Questa
è l'intenzione fondamentale di Dio.
Quindi
tutte le opere che accadono (tutte per Volontà di Dio) sono fatte in questa
intenzione, in questo pensiero: condurre gli uomini a conoscere, a vedere la
verità e la verità è il Suo pensiero.
Nell'episodio
di quella torre crollata a Gerusalemme, la giustificazione, quindi
l'interpretazione (direi giornalistica) fatta da Gesù dell'avvenimento fu:
"Non crediate che quelli che sono morti sotto il crollo di quella torre,
fossero più peccatori degli altri cittadini di Gerusalemme, ma Io vi dico che
se non fate penitenza, perirete tutti allo stesso modo".
Gesù
ha dato l'interpretazione del fatto ed è questa: non è punizione per coloro che
sono morti ma, è spettacolo per coloro che sono vivi.
I
morti, sono morti per coloro che sono stati spettatori di quell'avvenimento.
Ne
deriva che tutti gli avvenimenti che accadono, accadono per la conversione
dell'uomo.
Ma
la conversione dell'uomo in cosa consiste?
La
conversione dell'uomo, consiste nell'aprire l'uomo all'interesse per Dio.
Per
cui Gesù dice: "Se non vi svegliate alla ricerca del Pensiero di Dio, alla
ricerca della conoscenza di Dio, perirete tutti allo stesso modo".
Quindi
tutti gli avvenimenti rappresentano degli ammonimenti di Dio, per aprire l'uomo
alla ricerca di Dio.
Perché:
"Colui che ti ha creato senza di te, non t'illumina, non ti conduce alla
conoscenza e quindi alla vita vera senza di te".
Quel
"senza di te", cosa vuole dire?
Se
tu non ti apri a interrogare Dio.
Perché
la luce viene da Dio.
La
risposta al tuo perché viene da Dio.
E
se tu non ti apri all'interrogazione resti nella notte.
Dio
parla in tutto ed opera in tutto ma, non ti illumina, non ti fa capire il significato
delle cose che Lui ti fa arrivare, se tu non alzi gli occhi a Lui e non
interroghi Lui.
Dio
parla in tutto ed è solo Lui che rivela a noi il suo Pensiero che è poi il suo
verbo.
Perché
il suo pensiero è generato solo da Lui.
Ed
è possibile conoscere il suo pensiero, solo se noi alziamo gli occhi a Colui
che genera questo pensiero.
Fintanto
che noi non alziamo gli occhi al Padre, certamente non possiamo conoscere ciò
che è generato dal Padre.
E
fintanto che non possiamo conoscere ciò che è generato dal Padre, non possiamo
arrivare a capire il Pensiero di Dio.
Non
potendo capire il Pensiero di Dio, noi esperimentiamo la notte, esperimentiamo
l'assenza di Dio.
Esperimentiamo
la negatività, esperimentiamo la cecità
Perché
Dio fa vedere, fa conoscere il suo pensiero, la sua presenza in tutto a coloro
che lo cercano.
Ma
a coloro che non cercano presso di Lui la sua luce, Dio fa esperimentare la sua
assenza, la sua non presenza.
Per
cui il Regno di Dio viene per coloro che lo cercano e lo cercano prima di
tutto.
É
esperienza della presenza di Dio in tutto, del Pensiero di Dio in tutto.
Ma,
questo stesso Regno di Dio che viene nella vita di ognuno di noi, per coloro
che non cercano Dio, è esperienza d'assenza e di silenzio di Dio, è esperienza
di vuoto e di morte di Dio.
Questo
è ciò che gli uomini esperimentano.
Tutto
il mondo arriva a noi senza di noi e costituisce l'universo, la storia, la
cronaca e tutti i fatti cui assistiamo.
Tutto
ciò che avviene, arriva a noi senza di noi, è opera di Dio.
Abbiamo
le cose e abbiamo gli uomini.
Quindi
abbiamo due grandi rapporti: rapporti tra noi e le cose e rapporti tra noi e
gli uomini.
Se
noi non cerchiamo Dio e il Pensiero di Dio, tutti questi rapporti, diventano
per noi rapporti di morte.
Abbiamo
visto che quando non si cerca Dio e ci si ferma alle cause e quindi si
costruiscono le nostre scienze, il mondo diventa invivibile.
L'abbiamo
costatato richiamando il fatto dell'Apocalisse, della stella di assenzio che
rende invivibile il mondo, l'ambiente.
É
proprio l'uomo che non cerca il fine ma, che si ferma alle cause delle cose
che, a un certo momento, viene costretto a esperimentare che lui sta rendendosi
l'ambiente invivibile.
Ma
questo anche con il rapporto con gli uomini.
Il
rapporto con gli uomini che dovrebbe essere un rapporto d'amore, quindi un
rapporto di vita, se qui non si cerca il Pensiero di Dio, anche questo rapporto
diventa avvelenante e sorgente di morte.
Dio,
ci mette di fronte a cose che non possiamo sopportare per la presenza d'Assoluto
che portiamo in noi, per suscitare in noi l'anima, l'interrogazione.
La
nostra anima è anima, proprio perché è interrogazione.
Molte
volte ci si interroga se l'uomo abbia l'anima.
L'uomo
ha un anima perché interroga.
Ma
l'uomo può perdere quest'anima, può farla morire.
L'uomo
fa morire la propria anima in quanto non interroga più.
In
quanto non dà più spazio e non tiene più conto di questo bisogno che ha di
conoscere Dio.
L'uomo
soffoca la sua anima, vende il suo diritto alla primogenitura.
Il
diritto della sua primogenitura è proprio questo: essere chiamato a fare parte
di Colui che è primogenito.
Cioè
a far parte al Pensiero di Dio.
E
il Pensiero di Dio è proprio la contemplazione della presenza di Dio.
Perché
solo il Pensiero di Dio, porta la presenza di Dio.
Rinunciare
a questa interrogazione, vuole dire soffocare la nostra anima.
L'uomo
si caratterizza tra tutte le creature, per la presenza in lui dell'anima.
Quest'anima
che è verità, si sostanzia nell'uomo in questa interrogazione presso Dio, non
tanto nella causa, perché non è sufficiente conoscere la causa.
Anzi,
la ricerca solo della causa, è un errore nel cammino della ricerca della
verità, perché è fermarsi al pensiero del nostro io.
Poiché nel pensiero del nostro io, noi esperimentiamo
cause ed effetti, non esperimentiamo le finalità.
Per
poter interrogare sulla finalità, dobbiamo avere presente una persona e
soltanto in quanto abbiamo presente Dio come persona e quindi abbiamo superato
il pensiero del nostro io, soltanto lì la nostra ricerca, il nostro perché,
diventa un perché finale.
Cioè
diventa interesse per conoscere per quale fine Dio crea tute le cose.
Per
quale fine Dio fa accadere tutti i fatti che accadono nella nostra vita.
E
soltanto in quanto interroghiamo sul fine, sulla finalità, ci apriamo ad
accogliere quella luce che viene solo da Dio e che ci introduce nella pace.
-
Conversazione -
E.: L’uomo
porta in sé l’istanza dell’assoluto e grande è la tristezza per lui di dovere
vivere nel relativo e per il relativo.
Ed è proprio questo
conflitto irrisolto che spinge l’uomo all’interrogazione.
L’interrogazione
circa la relazione tra il fatto relativo e l’Autore del fatto assoluto, alla
realtà del Dio che porta in sé.
Luigi: Tenendo presente l’infinito come
punto fisso di riferimento.
Perché
noi possiamo tenere come punto fisso di riferimento l’avvenimento, quindi la
materia e volere giustificare l’infinito in quello e allora naturalmente
capolvogiamo i termini del rapporto e sbagliamo.
E.: Quindi la
soluzione del conflitto sta in questa unificazione con il Principio e
immutabile che l’uomo porta in sé.
Evidentemente è
una cosa molto difficile e da questa difficoltà nasce il primo errore.
L’uomo non
rendendosi conto che è il mistero è una sollecitazione alla ricerca
dell’assoluto, l’uomo abbandona questa ricerca.
In questo
abbandono c’è sofferenza e tristezza ma c’è soprattutto mancanza d’amore,
perché chi ama supera tutte le difficoltà e collega il finito con l’infinito.
Luigi: Anche perché è volontà di Dio.
Quindi
proprio per sottomissione alla volontà di Dio, uno s’impegna a cercare, perché
è voluto da Dio.
E.: È un atto di giustizia e un atto d’amore a
cui l’uomo non può rinunciare.
Luigi: Dio per portare l’uomo nella
Vita, gli fa sentire questo bisogno, questa esigenza.
Per
portarlo nella vita, per farlo vivere.
Ma
è un tradire Dio, soffocare la nostra anima, quindi tradire il destino a cui
Dio ci ha destinati, il non occuparci a conoscere Dio.
E.: È metterci
nella impossibilità di realizzare il destino per cui Dio ci ha creati.
E poi c’è
l’errore di giustificare l’assoluto con il relativo con cui l’uomo si trova a
contatto.
Il relativo,
proprio perché è effetto di una causa infinita, è solo comprensibile se l’uomo
con uno sforzo di superamento...
Luigi: ...si porta nell’infinito e cerca
di vedere da Dio, dall’infinito di Dio, l’avvenimento.
Allora
dall’infinito, noi possiamo capire il finito, dall’eterno noi possiamo capire
il temporaneo, ma non possiamo fare il percorso inverso.
Sarebbe
la fatica di Sant’Agostino di volere fare entrare il mare in un buco di sabbia
sulla spiaggia.
Rientra
anche in questa situazione il volere giustificare gli avvenimenti, in base alle
colpe degli uomini.
Perché
questo è sempre un volere tenere l’uomo come punto fisso di riferimento,
anziché Dio, e allora dico che “questo accade per colpa dell’uomo”.
No,
questo accade per opera di Dio.
Dio
trascende le colpe degli uomini, quindi non puoi giustificare la colpa in base
al peccato.
E.: Però che è anche
vero che Dio modifica l’accadere degli avvenimenti in rapporto al comportamento
dell’uomo.
Perché anche la
Madonna a Fatima dice che verrà il comunismo perché gli uomini si sono
comportati in un certo modo.
Luigi: Si, c’è sempre la misericordia di
Dio che sovrasta il peccato dell’uomo.
C'è
un disegno superiore che assorbe il mio peccato e deve assorbire il mio peccato
nel disegno di Dio, per cui Dio non è condizionato dall'uomo o dal suo peccato.
Dio
deve poter assorbire anche le colpe degli uomini.
Dio
tutto fa, indipendentemente che l'uomo sia peccatore o non sia peccatore, per
salvare l'uomo.
Quindi
se Lui ti manda le contraddizioni, i conflitti, non te li manda per punirti ma,
per raccoglierti da quella situazione in cui tu ti trovi.
Per
questo bisogna sempre vedere la finalità, perché è la finalità che ci salva.
Altrimenti
io inizio a dire che quello mi è accaduto perché ho mancato, ho peccato e
ne deduco che Dio mi ha punito.
No!
Cerca di vedere il fine, la finalità.
É
nella finalità che l'uomo viene salvato, cioè è nel Pensiero di Dio che l'uomo
viene salvato.
Dio
opera per salvarmi, per cui devo vedere il positivo e non il negativo.
E.: Dio si
adegua alla mia situazione, per quanto sia di dispersione, ecco perché gli
avvenimenti non sono indipendenti da certi altri avvenimenti, prodotti da me
come causa seconda.
Dio poi nella
sua bontà, opera con certi altri avvenimenti.
Luigi: Però il pensiero che opera è
unico e opera per raccogliermi da tutte le strade, altrimenti dico che la colpa
è mia e allora assorbo (giustifico) l'opera di Dio nella mia colpa.
Invece
no, Dio assorbe nel suo pensiero la mia colpa.
C'è
una differenza reale: io tendo ad assorbire l'opera di Dio nella mia colpa e
quindi a giustificare così l'avvenimento, per cui dico che Dio mi ha punito,
giustifico così l'opera di Dio nel mio pensiero, nel pensiero dell'uomo.
Invece
no, è Dio che nel suo pensiero assorbe la mia colpa.
Bisogna
vedere tutto in questa prospettiva di finalità.
R.: Dio opera
tutto per manifestare Se stesso e salvare l’uomo.
Infatti
qui dice: Affinché siano manifeste le opere di Dio”.
Ma
se tutto è opera di Dio!
Non
sono forse ancora manifeste allora?
Noi
le vediamo ma non sono manifeste.
Non
basta infatti dire che tutto è opera di Dio.
La
manifestazione dell'opera di Dio si ha nel Pensiero di Dio.
É
quando tu arrivi a conoscere il Pensiero di Dio che l'opera di Dio diventa
manifesta ma, fintanto che non arrivi al Pensiero di Dio, l'opera di Dio è
nascosta sotto a un velo, non è manifesta.
Tutte
le cose, Dio te le fa capitare, affinché siano manifeste le sue opere, cioè
affinché sia manifestato il suo pensiero.
R.: E questa
rivelazione della sua Verità, consiste in una presa di coscienza di una Verità
trascendente che è già tutta nell’uomo e che l’uomo non sa di avere, e per la
scoperta della quale, Dio opera in continuazione.
Luigi: Non sa di avere però ne subisce gli effetti
proprio in quanto non sopporta il finito.
Non
sopporta le cose che mutano, non sopporta il temporaneo.
Perché
non lo sopporta?
Perché
subisce gli effetti dell’infinito che porta dentro di sé.
Quando
invece l’uomo è nel Pensiero di Dio è in pace, perché contempla il Pensiero di
Dio in tutto.
Allora
qui sono manifeste le opere di Dio.
Quindi
le opere di Dio non si manifestano in sé e per sé.
Vedendo
un albero, non posso dire che l'albero è manifesto.
L'albero
è sotto un velo.
Quando
vedrai il Pensiero di Dio nell'albero, allora l'opera di Dio si sarà
manifestata.
Cioè,
ha manifestato la sua intenzione, cioè il suo pensiero, allora finalmente
capisci, allora lì hai la pace.
W.: L’uomo va
per gradi ma se non mi convinco del fine di Dio, non mi apro a Lui.
E.: C’è una
comprensione iniziale per fede...
W.: Ma se non
mi apro a Dio con l’interrogazione non capisco più nemmeno Dio.
Luigi: Se non interrogo non arrivo
certamente.
Gesù
lì è molto chiaro: Se non ritornerete come bambini non potrete entrare nel
regno di Dio”.
Ritornare
bambini è fare quella conversione, per cui tutti quelli che muoiono, muoino per
te, per convertire te.
Cosa
vuol dire ritornare bambini?
Ritornare
ad interrogare.
Ritornare
a cercare il perché delle cose.
Perché
Colui che parla a te, non ti rivela il suo Pensiero senza di te.
Cioè
se tu non lo interroghi.
Infatti
Gesù dice: “Io parlo a tutti in parabole, affinché non capiscano.
Cioè
affinché si rendano conto di non capire.
Ma
a voi che siete dentro è dato conoscere i misteri del regno di Dio.
Dio
a tutti parla in parabole ma a chi è dentro, cioè interroga, cioè che ha interesse
(Inter es, dentro l’essere) sono dati i misteri del regno, a tutti gli altri
invece tutto è parlato in parabole affinché non capiscano e restino nella
notte.
E
siccome tutto è Parola di Dio, noi corriamo il rischio che il giorno di Dio sia
notte, tutta notte, se noi non ci svegliamo a questa interrogazione.
W.: Se non
interroghiamo perdiamo anche la fede.
Luigi: Sì, praticamente chi non
interroga sono quegli invitati al pranzo di notte che giustifivano il loro
rifiuto con: “Io ho i buoi i campi, la moglie”.
Cioè:
“Io non posso occuparmi a conoscere Dio perché ho degli impegni, degli
interessi che premono di più di Dio”.
E
noi diciamo che questi sono nostri doveri.
Noi
giustifichiamo la nostra sottrazzione all’impegno per conoscere Dio, in nome
dei “doveri” e non ci rendiamo conto che il vero dovere è impegnarsi a
conoscere Dio.
Tanto
dovere che Dio dice di non andare neppure al funerale dei genitori per seguire
Lui.
Per
cui seppellire il padre, opera d’amore, di misericordia, va subordinata al
dovere di conoscere Dio.
Il
vero dovere dell’uomo è occuparsi per conoscere Dio, perché tu uomo sei stato
creato per questo.
“Una
sola cosa è necessaria”.
Se
non ti occupi di questo, non c’è niente che ti salvi.
W.: Quindi per
chi non cerca Dio la venuta del Regno è esperienza di tenebre.
Luigi: Sì, perché tu fai esperienza
dell’assenza di Dio se non cerchi Dio.
Se
tu cerchi Dio fai esperienza della presenza di Dio.
Ma
se tu non cerchi Dio, la venuta di Dio ti fa fare esperienza dell’assenza di
Dio.
W.: Quindi tutti
vedremo arrivare il regno di Dio.
Luigi: No, colui che esperimenta
l’assenza, appunto perché esperimenta l’assenza, non vede mica il regno di Dio.
Esperimenta
solo la privazione di tutto ciò per cui viveva.
Ma
non può mica vedere il regno di Dio.
Lui
esperimenta soltanto la morte, la spogliazione, la fine di tutto.
Ma
non avverte mica la presenza di Dio.
Perché
vedere il regno di Dio è pace, è contemplare Dio.
Noi
siamo fatti per contemplare Dio e per contemplare in Dio e da Dio tutte le
opere di Dio.
Per
cui colui che contempla Dio, vede tutte le opere che Dio ha fatto per condurlo
a conoscere Dio.
Ma
questo deriva dalla contemplazione di Dio.
Chi
non contempla Dio, tutte le opere che Dio ha fatto per lui, sono motivo di
tribolazione e di sofferenza.
Perché
non capisce niente, sono sotto il velo.
Il
velo non si squarcia mica.
Conferma
le tenebre in cui l’uomo si trova.
G.: Dei due
errori mi sembra che il secondo sia più grave.
Luigi: No, direi che il primo è più grave,
quello di colui che si rifiuta d’interessarsi di Dio.
Quello
è proprio il peccato contro lo Spirito Santo.
G.: Il secondo
trova appagazione nella materia...
Luigi: non è appagato, perché noi
cerchiamo di giustificare lo spirito nella materia.
Cioè
facciamo la scienza.
G.: Ma per un
periodo limitato di tempo può essere appagato.
Luigi: Sì, nel senso che io credo di
sapere.
M’illudo.
Credo
di avere capito.
Naturalmente
conoscendo per cause io arrivo a possedere il mondo come scienza, come cultura.
Perché
possedendo le cause io posso dominare gli effetti.
E
allora ho l’illusione di capire.
Gesù
dice: “A che vale possedere il mondo?”.
Il
mondo tu lo puoi anche possedere attraverso la scienza o la cultura.
Mica
soltanto attraverso la ricchezza o il possesso materiale.
A
che vale possedere il mondo materialmente, economicamente, culturalmente,
scientificamente se tu perdi l’anima?
Perché
succede che attraverso questa conoscenza per cause, io ho il mondo nelle mani
ma le mie mani in mano di chi sono?
È
lì la tragedia, perché io il mondo l’ho nelle mani.
Ma
le mie mani non sono mica in mano mia.
Le
mie mani sono in mano di passioni che io non riesco a comandare.
Per
questo la scienza ti dà il mondo nelle mani, ma non ti dà mica la sovranità, la
signoria delle tue mani.
E
tu sei in balia di passioni.
Le
tue mani sono in balia di passioni che si scatenano e che ti portano chissa
dove.
Per
cui tu più sei potente e più tu costruisci la tua rovina.
Perché
tu non sei possessore delle tue mani.
G.: Per questo mi
pare che sia più grave.
Luigi: No, il più grave è il peccato
contro lo Spirito Santo.
Il
peccato contro lo Spirito santo è il rifiuto d’interessarci di Dio.
Quindi
se io rifiuto la strada per arrivare a una città, io non arrivero mai a quella
città.
E
fintanto che rifiuto la strada pe arrivare a quella città, non arriverà mai a
quella città.
Tutte
le volte che mi diranno che la conoscenza di Dio è la strada che conduce alla Vita, io non la
voglio percorrere.
Non
arriverò mai.
Questo
è un peccato che non può essere perdonato, quello è un peccato che ci esclude
veramente.
Perché
questo è il peccato con cui noi soffochiamo la nostra anima.
Rifiutiamo
di vivere.
E
se tu rifiuti di vivere non puoi attingere la vita.
R.: Di fronte a
un avvenimento doloroso è molto difficile vedere Dio.
Comunque si
vede o un Dio che punisce o un Dio che ama.
Se lo vedi come
un Dio che punisce hai paura, se lo vedi come un Dio che ti ama sei nella siua
volontà.
Luigi: E sono due errori.
Perché
entrambi sono una proiezione del pensiero del nostro io.
Invece
noi dobbiamo cercare il significato delle cose.
Certo
fintanto che abbiamo del tempo davanti, non siamo cioè sotto la pressione di
avvenimenti che a un certo momento diventano tragici per noi, noi abbiamo la
possibilità di riflettere e di cercare il significato con Dio.
Perché
Dio non ci sta tanto vicino.
Ci
sta vicino nel senso che ci fa sentire il bisogno di capire ma non preme con la
sua presenza su di noi.
R.: La
rassegnazione ci fa ubbidire alla volontà di Dio...
Luigi: No, non basta la rassegnazione,
perché Dio parla e quindi vuole che noi capiamo il suo Pensiero.
Se
Dio parla, parla per essere capito.
Non
parla per farci essere il cane che scodinzola al padrone per paura di essere
bastonato.
R.: È quel
“fiat” nel Getzemani di Cristo.
Luigi: Però “Sia fatta la tua Volontà”,
è questa sottomissione...
R.: Che è
rassegnazione.
Luigi: No, è sottomettersi alla Volontà
del Padre.
La
Volontà di Dio è che tutti giungano a conoscere Dio.
Quindi
è sottomettere il pensiero di noi stessi e della nostra vita, per occuparci di
Dio.
Fare
la Volontà di Dio, non sta nel dire delle parole.
Sta
nel fare.
Gesù
fa il confronto tra quei due figli a cui il padre dice di andare a lavorare
nella vigna.
Uno
dice si e poi non va e l’altro dice no e poi ci va.
Quindi
fare la Volontà di Dio non sta mica nel dire: “Signore sia fatta la tua
Volontà”.
Non
sta nel dire Signore, Signore da mattina a sera, non sta nel dirgli “ti amo
Signore”.
Fa
la Volontà di Dio, chi s’impegna a fare la Volontà di Dio.
E
cosa vuole Dio?
Dio
vuole essere conosciuto.
Dio
ha creato tutti per conoscere Lui.
E
la vita vera, la vita eterna sta nel conoscere Lui.
Quindi
fa la volontà di Dio chi s’impegna a conoscere Lui.
Chi
non impegna la mente per cercare di capire e di conoscere Dio, non fa la
Volontà di Dio.
Q.: Certamente
l’opera di Dio non è condizionata dal peccato dell’uomo, però Dio opera in
relazione ai nostri comportamenti...
Luigi: Sì, perché Lui non ci abbandona
mai, perché Lui opera sempre nel suo Pensiero.
Per
cui non dobbiamo mai dire: “Questo mi accade per colpa mia”.
Devo
sempre vedere il Pensiero di Dio: “ Questo mi accade perché Dio ha questa
finalità qui”.
Quindi
è Dio che per prendere contatto con me scende al livello in cui io mi trovo.
Ma
non scende né per punirmi, né per condividere la situazione in cui io mi trovo.
Ma
scende per condurmi là, dove Lui vuole condurmi.
Noi
abbiamo sempre un pensiero dominante nell’opera di Dio.
Q.: Sempre in
correlazione al rapporto della nostra anima con Lui.
Però quello che
dobbiamo capire è la finalità dell’opera di Dio.
Luigi: Sì perché se io vedo Dio solo
come causa dico che Dio mi punisce perché ho sbagliato.
No,
vedi il fine.
Lui
in un primo tempo ti dice: “Il crollo della torre è accaduto non perché fossero
peccatori ma è accaduto per voi affinché facciate penitenza”, lì ci parla di
penitenza e di conversione.
Ma
qui ci illumina molto di più.
Dalla
prima lezione: “non ritenere sia colpa dell’uomo” a questa seconda: “tutto questo
accade, affinché siano manifeste le opere di Dio”.
E
le opere di Dio si manifestano nel rivelarci il suo Pensiero, il suo Verbo.
Le
opere di Dio si manifestano nel suo pensiero.
Quindi
tutto accade, per rivelare a noi il suo Pensiero.
Cristo,
che è il Pensiero di Dio tra noi, è la conclusione, il fine, quindi è
l’illuminazione, quindi il significato di tutte le cose che sono accadute.
In
Cristo noi abbiamo la pienezza dei tempi.
La
pienezza dei tempi, cioè la conclusione di tutto.
Quindi
Dio ha operato tutto, per condurre noi al suo Pensiero.
"Scrutate
le scritture (natura, universo, storia, cronaca), esse parlano di Me".
Scrutare
vuole dire andare a fondo.
Approfondisci
e vedrai che in ogni cosa c'è il Pensiero di Dio.
Tutte
le cose convergono verso questo grande fine: il Pensiero di Dio e il Pensiero
di Dio tra noi, cioè in noi e quindi la rivelazione della presenza di Dio in
noi.
Tutti
gli avvenimenti convergono verso questo unico fine e nel fine tutto si
illumina.
S.: Devo
accogliere le cose come parola personale di Dio per me...
Luigi: E non vederla come risposta a una
tua colpa ma vederlo come disegno di Dio, disegno di misericordi, per darmi in
qualsiasi situazione di peccato, la possibilità di collegarmi con Lui, di
arrivare al fine.
S.: E di fronte
a questa parola, chiedere a Dio che cosa Dio vuole dire di Sé a me.
E rimanere
anche se non capisco.
Luigi: Sì, perché il rimanere con il
desiderio di capire è veglia.
E
la veglia è importantissima.
Perché
più io veglio in attesa di una cosa e più io mi purifico verso tutte le altre
cose.
Quindi
la veglia è necessaria per la purificazione della nostra anima.
Perché
quello che impedisce a noi di conoscere è l’inquinamento del pensiero che
portiamo in noi.
La
molteplicità di interessi nella nostra anima che diventa molteplicità di
desideri, m’inquina l’anima e l’inquinamento m’impedisce di concepire Dio.
Perché
soltanto ciò che è puro può concepire.
Allora
la veglia ha questa funzione qui.
Dio
si fa aspettare non perché si neghi, ma si fa aspettare perché vuole donarsi.
Qiundi
si fa aspettare non perché si rifiuti di dare a noi quello che noi desideriamo:
la sua conoscenza, ma Lui si fa aspettare proprio perché vuole donarci la sua
conoscenza.
Perché
ci fa aspettare tutto quel tempo che è necessario affinché noi si sia fatti
capaci di portare la sua luce.
Se
Lui si donasse subito, noi non saremmo in grado di portarlo.
Quindi
la veglia è atto di misericordia di Dio, quindi ha una positività, perché è già
una garanzia che Lui vuole donarsi.
S.: Sì, pero
quando non si vede Dio è molto facile disperdersi.
Luigi: È facile ma non bisogna
disperdersi.
Perché
quel servo che vedendo il padrone tardare a venire, si mise a bere con tutti
gli altri, venne messo tra i pagani.
Quindi
se Lui tarda a venire, non è che Lui ci dimentichi.
La
veglia ha una funzione molto importante, quindi tu devi vegliare.
Sapendo
la grande importanza che ha la veglia, perché ti sta preparando all’incontro
con Colui che sta venendo.
F.: Il “perché”
deve sempre essere in riferimento a quello che Dio è e non in riferimento
all’uomo.
Luigi: Altrimenti sarebbe il nostro io
come punto fisso di riferimento.
Per
cui vedremmo. Sbagliano, Dio in funzione nostra.
Dio
è, e la vera luce e noi siamo in quanto siamo in funzione di Dio.
F.: Quindi
l’opera di Dio è sempre discendente verso di noi.
Luigi: Sì, noi riceviamo ma però
dobbiamo sempre vedere la finalità, quindi dobbiamo risalire a Lui.
Perché
quello che arriva a noi da Lui non è luce.
Tutto
quello che arriva a noi da Dio, non è luce, è sotto il velo.
Noi
avvertiamo il mistero.
Il
velo si apre, si squarcia, nell’opera attraverso la quale noi riportiamo a Lui,
quello che Lui ci ha fatto arrivare.
Cioè
nella misura in cui riportiamo a Lui.
Al
lebbroso dice: “La tua fede ti ha salvato”.
Quella
fede che lo ha fatto ritornare, mentre gli altri nove hanno ricevuto il dono da
Dio ma non sono ritornati.
“La
tua fede ti ha salvato”.
Salvato
vuol dire conoscere la verita, quindi la tua fede ti ha condotto a conoscere la
verità.
H.: In tutte le
cose che avvengono devo comunque escludere una giustificazione umana.
Luigi: Se io non escludo la
giustificazione umana, do un giudizio.
Dando
il giudizio, mi escludo dalla conoscenza.
Meglio
aspettare se non capisci.
Il
fatto di non capire è molto importante.
Il
Signore dice che fintato che siamo ciechi non siamo in colpa, è quando essendo
ciechi diciamo di vedere, è lì la colpa.
Per
cui le giustificazioni umane ci escludono dall’attesa, dalla veglia, perché
c’illudiamo di vedere.
D.: Se l’uomo
riuscisse a vedere che in Dio c’è la pace e la Verità, lascerebbe gli interessi
del mondo senza fatica, però ha bisogno di un aiuto.
Luigi: Ma certo, Cristo è venuto proprio
per questo.
Poi
l’aiuto Dio non ce lo lascia mica mancare, non fosse altro che lo stimolo delle
contraddizioni del mondo e della nostra vita, sono uno stimolo a cercare Dio.
Sono
un aiuto attraverso cui Dio ci sospinge a cercare la vita presso Lui e non
presso il mondo.
Non
affannarti a cercare altrove, cerca presso Dio, perché presso di Lui è la luce.
Se
noi fossimo attenti, noi vedremmo che tutti i giorni Dio ci stimola per cercere
di essere attenti a Lui, per cercare presso di Lui, quella luce che noi stiamo
sospirando.
Noi
stiamo morendo proprio perché ci viene a mancare la sorgente, ci viene a
mancare la luce.
A.: Sì ci
stimola però arriva a farci delle cose che ci danno dolore, però deve arrivare
necessariamente a questo punto.
Luigi: Necessariamente perché noi non
capiamo.
Lui
sa che pur facendoci male, sotto un certo aspetto, quando noi giungeremo a Lui,
lo riongrazieremo del male che ci ha dato.
Perché
altrimenti non ci saremmo mai svegliati.
Lui
al mattino mi può svegliare con una musica soave ma se io non mi sveglio, a un
certo momento viene a svegliarmi con una bacinella d’acqua.
Noi
diciamo che ci fa male, certo ma altrimenti tu continui a dormire.
A.: Ma una
volta svegli come si fa a camminare?
Luigi: Si cammina in quanto si
assimilano tutte le cose di cui Lui ha parlato.
Lui
ci sveglia ma poi ci traccia anche il sentiero.
Lui
cammina davanti a te e ti fa vedere dove devi mettere i passi.
Noi
non lo sappiamo ma Lui sa dove vuole condurci, se siamo attenti a tutte le
parole che Lui ci dice.
Son
parole sue, sono parole di Dio per me!
Custodirle,
crederle, ascoltarle, meditarle.
Lui
mi spezza il pane.
Spezzandomi
il pane, a poco per volta mi fa crescere fino a potere godere della
contemplazione della Verità.
Ma
è Lui che mi conduce, l’importante è che io assimili tutte le sue parole.
P.: Non basta
che noi cerchiamiamo quello che Dio dice di noi nel segno.
Luigi: Non basta.
Come
non basta dire a Dio: “Che grande sei, che sapiente sei, che buono sei, che
bello sei”.
Non
basta mica dire tutto questo a Dio.
Noi
facciamo tanto sentimento con Dio ma Dio non si accontenta mica di questo.
Il
Signore ci dice che è stufo dei nostri canti e delle nostre lodi a Lui, lui
vuole che noi ci impegnamo a capire quello che Lui ci dice e fa.
P.: Deve
esserci questa tensione continua del pensiero rivolto a Dio.
Senza questa
tensione, tutto il resto è recitazione.
Luigi: Certo la vita vera sta nel
conoscere Dio.
Se
l’avessimo capito dall’inizio!
T.: Dio opera
tutto per rivelarci la sua intenzione e la sua intenzione è il suo Pensiero.
Luigi: È il suo Pensiero generato dal
Padre.
T.: E questo
suo Pensiero è unico, cioè unigenito, in tutte le sue opere.
E Lui deve fare
una infinità di opere per farci capire questo.
Luigi: Sì, perché noi siamo
terribilmente inquieti.
E quando
una persona è inquieta, bisogna moltiplicare all’infinito i richiami.
Perché
non sta ferma in nessuna parte.
Cerchi
di parlargli e quello scappa, vai là e quello salta altrove...
Devi
moltiplicare all’infinito le parole e le opere per cercare di fermarlo.
T.: E questo
Pensiero di Dio è velato in tutti i suoi segni?
Luigi: Si, perché solo il Padre conosce
il Figlio, cioè il Pensiero.
Se
solo il Padre conosce il Figlio, tutta la creazione che è fatta nel Figlio, non
è conoscibile nel Figlio, fintanto che non arriviamo al Padre.
Perché
solo il Padre mi rivela il Figlio.
Noi
vediamo tutte le opere di Dio ma non sono manifeste.
Sono
velate, c’è il velo.
E
il velo è determinato proprio dal fatto che solo il Padre conosce il Figlio.
Quindi
fintanto che non arrivo al Padre, non posso conoscere quel Pensiero di Dio che
è il Figlio unigenito, nel quale sono Fatte tutte le opere di Dio.
Perché
tutte le opere di Dio, sono fatte nel suo Pensiero.
È
il pensiero che m’illumina le cose, non sono le cose che m’illuminano il
pensiero.
Però
il Pensiero è illuminato dal Padre.
T.: E poi che
cammino bisogna fare?
Luigi: “Nessuno può venire a Me se non è
attratto dal Padre”.
Quando
sono attratto dal Padre, adesso vado dietro a Colui che mi parla del Padre.
Colui
che mi parla del Padre è il Figlio, non so ancora chi sia, però mi parla di ciò
che m’interessa.
Se
io ho l’interesse ben specifico per il Padre, vado a cercare i maestri che mi
parlano di quell’interesse lì.
I
primi discepoli dicono: “Finalmente abbiamo trovato”, perché erano attratti dal
Padre.
“Abbiamo
trovato” che cosa?
Avevano
trovato Colui che parlava a loro del loro interesse.
Per
cui l’elemento che determina e che ci fa individuare il Maestro, è la fame e
l’interesse per conoscere Dio.
Se
non abbiamo questo interesse per conoscere Dio, noi non incontriamo
assolutamente il Cristo e se lo incontriamo non sappiamo che farcene.
Perché
quello che mi fa incontrare il pane è solo la fame.
T.: Ma allora a
questo punto il perché finale diventa causale, perché Dio fa tutto per far
conoscere Sè, cioè il Principio.
Luigi: Il fine diventa il movente.
Il
fine diventa il mio movente.
“Abramo
desiderò vedere il mio giorno”, è il fine.
Quello
che determina tutto nella creatura è il fine.
P.: In questo
versetto Gesù ci rivela la chiave di ogni avvenimento, soprattutto di quelli
dolorosi.
Luigi: Qui abbiamo una chiave più
profonda di quella chiave che aveva dato commentanto il crollo della torre a
Siloe.
Lì
parla di conversione e penitenza, qui la cosa è più profonda: “Affinchè siamo
manifeste le opere di Dio”.
A
poco per volta i termini vengono sempre più precisati fino a quell’affermazione
precisa: “La vita eterna sta nel conoscere Dio”.
Sono parole che noi non possiamo
smentire ma che noi troveremo sempre più confermate dalla Verità di Dio
- Pensieri conclusivi -
P.: Mantenere
attualmente presente il fine.
F.: Dio si
manifesta solo nel suo Pensiero.
Luigi: Ed è solo nel suo
Pensiero che noi troviamo la nostra pace.
Al “perché” finale risponde solo il Pensiero di Dio, perché Dio ha questo
fine qui.
Il suo Fine è il suo Figlio.
M.: Ringraziare
Dio per tutto quello che ci manda, perché quello che ci manda ce lo manda per
il nostro bene.
D.: Avere la
presenza di Dio, affinche si faccia Luce nella nostra vita.
Luigi: Dio è sempre
presente, siamo noi gli assenti.
Dobbiamo sempre ricordarci che Lui è presente in noi comunque noi siamo,
perché solo attraverso la sua presenza, possiamo arrivare dove Lui ci vuole
condurre.
C.: La nostra
vita è nascosta in Dio.
Luigi: E dice nascosta
perché va cercata.
Non dice “nascosta” perché noi abbiamo a non cercarla.
Se non la cerchiamo perdiamo la vita.
W.: Conoscere
la volontà di Dio per correggere i miei errori.
P.: Bisogna
ritenersi ciechi per poter giungere alla luce.
X.: Dio non ci
valuta per quello che noi siamo ma per quello che Lui ci vuole.
Luigi: Per cui Lui ti ama
per la dimensione futura.
Non per quello che noi siamo, non per quello che noi siamo stati.
Se noi ci ripieghiamo nel pensiero del nostro io, noi ci ripieghiamo su
quello che siamo o quello che siamo stati e invece c’è il futuro e Dio ci salva
in questo futuro.
Per cui c’è la speranza davanti a noi.
Dio ci considera in quello che noi possiamo essere con Lui.
E fintanto che c’è in noi c’è una speranza di con Lui diversi da come siamo
adesso, Lui ci mantiene in vita.
Il giorno in cui questa speranza non c’è più, non c’è motivo per tenerci in
vita.
S.: Il nostro
pensiero dovrebbe sempre essere in interrogazione davanti a Dio.
Luigi: Sì, perché in tutte
le cose Dio parla con noi, personalmente con noi.
E se Dio parla personalmente con noi, anche noi dobbiamo rispondere
personalmente a Lui.
Fate diritte le strade di Dio.
Fare diritte le strade di Dio, vuol proprio dire stabilire questo rapporto
diretto con Dio.
Non metterci in mezzo altro o altri.
Z:: Dio opera
tutto per comunicarci il suo Pensiero.
Luigi: E quindi in tutte le
cose dobbiamo chiederli che cosa Lui ci dice di Sé, anche se non risponde.
Non è che Lui non risponda perché si neghi.
Lui se non risponde, è perché vuole donarsi.
Aspetta affinché la nostra anima acquisti quella capacità di portare quello
che Lui ci vuole donare.
Lui certamente non si rifiuta, ha creato tutte le cose per farsi conoscere!
G.: Noi
dobbiamo fare una piccola cosa ma noi non dobbiamo esimerci dal non farla.
Luigi: È questione di un
pensiero.
Sembra niente.
Dio ci chiede solo un pensiero.
Nient’altro.
Dio non ci chiede grandi cose, sacrifici.
Dio ti chiede una sola cosa, il pensiero.
Y.: Dio opera
in tutto per svelarci suo Figlio.
R.: Il dolore e
la sofferenza non sono per punirci ma per sollecitarci.
Luigi: È un errore grosso
quello di dire che Dio punisce, assolutamente no.
È una offesa al suo amore e alla sua misericordia.
Cristo stesso morendo in croce, ancora, chiede al Padre: “Perdona loro”.
Quindi è tutto un disegno di amore e di misericordia.
È il pensiero del nostro io che ci presenta Dio sotto l’aspetto dalla
punizione.
G.: Tutti gli avvenimenti sono uno stimolo a dialogare con Lui e a cercare
il suo Pensiero.
T.: Un padre
può stancarsi delle domende di un bambino, mentre Dio ci chiede solo di
domandare a Lui.
Luigi: “Se una madre potesse
anche dimenticare suo figlio, Io non ti dimenticherò mai”.
E.: Infinito è
il dono che Dio vuole darci.
Non devo
partire dall’ignoranza dell’allievo ma dalla sapienza del Maestro.
Luigi: Hai fatto un esempio
bellissimo, perché il Maestro si adegua magari alla situazione di ignoranza dell’allievo
ma è per condurlo alla sua sapienza.
E.: E il mistro
diventa un test dell’amore.
P.: Dio ci
chiede una cosa sola, riportare tutto in Lui per capirlo dal suo Pensiero.
Dal Padre nel
suo Pensiero.
Luigi: “Nessuno può venire al
Padre se non per mezzo di Me, nessuno conosce Me se non il Padre”.
F.: Chiedere il
perché di tutto quello che Dio mi manda.
Rispose Gesù: "Né lui ha peccato né i
suoi genitori, ma è così affinché siano manifestate in lui le opere di Dio.
Gv
9 Vs 3
Titolo: Il perché di Dio.
RIASSUNTO - Lunedì -
Argomenti: L’interesse per capire – Il problema di Dio – L’amore per
la Luce – La cecità interiore – I poveri dello spirito – La responsabilità
dell’uomo – Salvezza e giudizio – La passione d’assoluto – Il progresso – La
Parola di Dio – La generazione del Pensiero di Dio – Conoscere per fede
l’Intenzione di Dio -
29/Dicembre/1986 Casa di preghiera
Fossano.
- Interventi di Luigi nella lettura
del riassunto -
Luigi: Per la passione di unità che portiamo in noi,
noi non sopportiamo le contraddizioni.
La molteplicità è una contraddizione rispetto all’unità.
Il finito è una contraddizione rispetto all’infinito.
Le cose che mutano, sono una contraddizione rispetto all’immutabile.
E l’uomo fa esperienza di molteplicità, di cose finite e che mutano, però
non le sopporta.
Appunto perché ha la passione dell’unità e allora sorge il “perché”.
Luigi: La nostra vita sta nel conoscere Dio.
Rifiutarsi di cercare la conoscenza di Dio è un peccato contro Dio e contro
l’amore.
Perché chi ama desidera conoscere tutto dell’essere amato.
Ma per conoscere bisogna interrogare.
Luigi: La finalità di Dio è indipendente dagli
uomini e solo conoscendo la finalità di Dio, noi abbiamo la possibilità di
avere un punto di giustificazione di tutte le cose.
Luigi: La vera opera di Dio è la generazione del
suo Pensiero del suo Verbo.
Per cui Lui opera tutto per manifestare a noi il suo Pensiero, il suo
Verbo.
Luigi: Il problema di Giobbe era solamente quello
di capire il perché e all’ultimo Dio gli dà ragione.
Luigi: Noi entriamo nella nostra pace non solo
conoscendo la causa, ma conoscendo causa effetto e fine.
Quando conosciamo il Principio, conosciamo l’opera e conosciamo il Fine.
Cioè quando conosciamo il Pensiero di Dio, il Fine per cui Dio fa tutte le
cose.
Per cui la nostra pace e la nostra vita sono nella Luce.
Luce intesa come fine dell’operare di Dio.
- Conversazione -
G.: Ritornare bambini.
Luigi: ma hai capito cosa vuole dire ritornare
bambini?
G.: Ritornare ad interrogare.
Luigi: Se non tornate ad interrogare, cioè a
cercare di capire il significato delle cose, non entrerete nel regno di Dio.
G.: Il bambino non si rassegna a non capire.
Luigi: Noi ci rassegniamo perché abbiamo altro, per
cui a un certo momento c’interessa poco capire le cose di Dio.
A noi interessa la politica, il guadagno, la carriera e allora tutti questi
altri interessi ci portano via l’interesse per conoscere Dio.
Tutte cose che il bambino non ha.
Nel bambino c’è tanta anima, invece nell’uomo adulto c’è tanto mondo e
l’anima è sparita.
G.: Però bisogna cercare nel Pensiero di Dio.
Luigi: Solo nel Pensiero di Dio, perché siccome la
causa è Dio, solo nell’intenzione di Dio ci sono giustificazioni e luce vera.
Altrimenti attribuiamo giustificazioni fasulle alle cose.
E allora finiamo col non capirci più niente.
G.: È difficile restare in questo Pensiero
quando non si capisce.
Luigi: Si resta in quanto si desidera capire.
Altrimenti lo si perde.
Chi non pone mente per capire perde, non può restare.
Si può restare in quanto uno ha interesse per capire.
È il tanto interesse per capire che mi fa restare sul cammino.
In caso diverso no.
J.: Dio scende nel nostro mondo per dare una risposta
alla nostra situazione...
Luigi: No, dà una proposta.
Fa arrivare nella nostra situazione la sua proposta.
Lui ha sempre un Fine suo.
Non viene a risolvere il mio problema.
Il mio problema se è un problema di giustizia con il mondo, Dio non lo risolve.
Lui viene a propormi il suo problema.
Mi libera quindi dal mio problema, proponendomi il suo problema.
Lui ha un fine suo, indipendente da tutti i nostri problemi.
J.: Però c’è una stretta dipendenza tra ciò
che Lui parla a noi e la nostra situazione.
Luigi: Chi parla con qualcuno, evidentemente deve
tenere presente la situazione in cui quel qualcuno si trova.
Però non si adegua a quella situazione lì.
Si adegua per proporre la Sua Situazione, il Suo Problema.
Lui è trascendente tutto.
Lui con la sua trascendenza fa sentire Se stesso e noi sentiamo
l’attrazione per l’unità, per la verità, per l’assoluto, proprio perché è Dio
che entra nella nostra vita e fa sentire a noi il suo problema.
Noi invece abbiamo altri problemi, il problema del nostro io, ambizione,
giustizia umana, interessi.
Dio non viene a risolvere questi problemi.
Tuttalpiù ci dice che vivendo per quello io muoio.
Ma Lui mi propone il suo problema trascendente tutti i nostri problemi.
Trascendente vuole dire che supera tutto.
J.: La cecità è perché si manifestino le
opere di Dio...
Luigi: L’uomo cieco è un uomo che ha molto
interesse per la luce.
Quindi vuole dire che in Lui, c’è amore per la luce.
Là dove c’è amore per la luce, abbiamo l’uomo vero.
Dio ha creato nell’uomo la fame della luce.
L’uomo autentico, vero, è quell’uomo che sente tanto amore per la luce.
Quindi che mette l’interesse per la luce di Dio, al di sopra di tutto.
Qui abbiamo l’uomo autentico.
Là dove invece abbiamo uomini che vivono per altro e a cui la luce interessa
poco, qui abbiamo uomini non più autentici.
J.: E questo desiderio della luce si riassume
nel dialogo con Dio per chiedere il perché...
Luigi: Si. Si cerca il fine dell’operare di Dio.
J.: Come ha fatto Giobbe...
Luigi: Sì, perché riconosceva che tutto era opera
di Dio, anche le disgrazie e allora domandava a Dio il perché.
Cercava presso Dio la giustificazione che non trovava.
J.: E la chiave di volta è la dedizione
personale a Dio.
Luigi: Sì.
Perché la conoscenza del fine che sta nel Pensiero di Dio, si ha solo dal
Padre, perché il Pensiero di Dio è generato dal Padre.
E solo il Padre conosce il Pensiero di Dio.
Ma per salire al Padre, noi dobbiamo superare il pensiero del nostro io,
superare il nostro mondo, superare i nostri problemi.
Solo dal Padre noi abbiamo la conoscenza del Figlio, cioè del Pensiero di
Dio, quindi del Fine.
J.: Quindi il Pensiero di Dio che portiamo in
noi è già il fine di tutte le cose?
Luigi: Sì ma in quanto lo portiamo in noi senza di
noi, non è conosciuto da noi.
Dio opera tutto per rendersi presente a noi, è già presente in noi.
Dio non si sposta mica.
Infatti lo Spirito Santo che è Spirito di presenza è la presenza del Padre
e del Figlio.
Questa presenza l’abbiamo già in noi ma noi non ne siamo consapevoli.
Allora c’è tutta l’opera di Dio per portarci a prendere consapevolezza di
questa grande presenza che portiamo in noi del Padre e del Figlio.
E lo Spirito di presenza del Padre e del Figlio è la venuta dello Spirito
Santo.
D.: Guai a chi
si rassegna alle tenebre.
Luigi: Certo l’uomo che si
rassegna alle tenebre è perché ha altre luci, altri interessi di vita.
“Se foste ciechi non sareste in colpa”.
“Invece essendo ciechi dite di vedere”, lì sta la colpa.
Se uno è cieco non è in colpa.
Perché essendo cieco desidera la luce.
Là, dove c’è desiderio della luce non c’è colpa.
La colpa è là, dove uno non ha desiderio della luce.
G.: Tutti siamo
nelle tenebre.
Luigi: Abbiamo tutti bisogno
di luce.
Ma il cieco esterno è sempre specchio della cecità interna di ogni uomo.
L’uomo autentico è cieco.
L’uomo autentico è povero ed è cieco.
Cieco nello spirito, in quanto non capisce.
Vede il mistero delle cose e non riesce a darsene una ragione.
Perché si nasce, si giosce, si soffre si muore?
Che senso ha tutto questo?
Non riusciamo a capire il significato delle cose che accadono, perché
accadono.
Se Dio è buono perché c’è il male?
Non capiamo niente di questo: siamo dei ciechi.
Portiamo su di noi questo peso, questo peso, questa cecità interiore.
E questa cecità permane, fintanto che non arriviamo a vedere il Pensiero di
Dio.
È nel Pensiero di Dio che abbiamo la luce su tutto: l’Intenzione, il Fine.
G.: Ma è una
cosa definitiva?
Luigi: La luce è una luce
crescente.
In un primo tempo credo che la vita mi sia data per lavorare, farmi una
famiglia, poi deluso da tutto questo mi domando allora a cosa serve la vita.
A un certo momento la Parola di Dio ti dice che sei stato creato per
conoscere Lui.
La vita ti serve per cercare Dio, per conoscere Dio, per contemplare Dio.
Qui comincia ad esserci una luce.
Quando tu non sai dove andare e qualcuno ti dice che devi andare là,
l’orientamento è già un principio di luce.
Magari sei lontanissimo ma il sapere che devi andare là, ti dà già un
significato, un senso.
È già un principio di luce.
E man mano che cammini, vai di conferma in conferma.
Quindi è una luce crescente.
Fino ad inserirti nella vita dello spirito.
G.: E questa è
anche la povertà di spirito.
Sì, la povertà di spirito non è lo scemo.
Povero è uno che ha bisogno.
Povero dello spirito è uno che ha bisogno dello Spirito.
Per cui la vera dimensione dell’uomo è la povertà.
L’uomo è un essere che ha bisogno.
L’uomo che si ritiene ricco, è un uomo che è uscito fuori dalla sua
dimensione.
L’uomo ricco è un essere che si è gonfiato.
A questo punto ha bisogno di essere sgonfiato e riportato nella sua
povertà.
Tu ti credi ricco e invece sei povero.
Tu ti credi sano e invece sei malato.
Tu credi di vedere e invece sei cieco.
Devi essere riportato nella situazione di povertà.
Povero dello spirito è colui che ha bisogno dello spirito.
Che invoca, che sente il bisogno dello spirito.
Che invoca lo spirito.
Che invoca la luce.
Allora qui abbiamo l’uomo nella sua vera dimensione.
Per cui beati i poveri dello spirito.
Beati coloro che hanno bisogno dello Spirito, che cercano la Luce prima di
tutto, perché questi entreranno nel regno di Dio.
Allora se non ritornate bambini, se non ritornate ad interrogare, non
entrerete nel regno di Dio.
Coincide con i poveri dello spirito.
Quindi bambino è un povero dello spirito.
E il povero dello spirito è un bambino in quanto cerca il significato delle
cose.
G.: Uno può
essere già grande ed essere povero dello spirito.
Luigi: Deve essere povero
dello spirito.
Altrimenti non entra mica.
G.: Ho letto addirittura che uno ricco può
essere anche povero di spirito.
Luigi: Ma certo.
Uno può essere materialmente povero ma non povero dello spirito, perché
anche lui si gonfia.
La creatura veramente povera è quella che sente tanto il bisogno di
conoscere Dio.
D.: Fino a che
punto è la nostra responsabilità nell’avvertire l’assenza di Dio.
Luigi: La nostra
responsabilità è sempre rapportata alla Parola di Dio.
È la Parola di Dio che ci rende responsabili.
In quanto tu hai sentito la Parola di Dio che ti dice che devi vivere per
conoscere Dio, lì comincia la responsabilità, prima no.
La responsabilità viene dalla risposta.
Uno non può rispondere se non è interrogato.
La Parola di Dio c’interroga e ci fa una proposta.
Lì comincia la responsabilità.
Quando sono interrogato, in un modo o nell’altro una risposta la do sempre.
Quindi la responsabilità, scatta nel momento in cui siamo interrogati.
Nel momento in cui la parola di Dio arriva a me e mi propone qualche cosa
di diverso da ciò per cui io vivo, necessariamente faccio una scelta, perché
non posso sottrarmi dal dare una risposta.
Anche se sto zitto, una risposta la do.
Perché faccio una valutazione e do una risposta a quello che mi è arrivato.
E in quella risposta mi rivelo e sorge la responsabilità.
D.: E quando
non sentiamo questo Pensiero di Dio?
Luigi: Non è un problema di
sentire.
È la Parola di Dio che mi propone un fine, in un mondo che mi annoia o mi
stanca mi arriva la Parola di Dio che mi dice: “Guarda che devi vivere per
conoscere Dio”.
La Parola di Dio mi orienta e mi ammonisce: “Sei stato creato per quello”,
lì comincia la responsabilità.
È la Parola di Dio che mi fa pensare Dio e di fronte al pensiero di Dio, io
faccio una valutazione e lo accetto o lo rifiuto.
D.: Però il
Signore non risponde...
Luigi: I tempi sono di Dio.
Lui risponde sempre perché non trascura e non dimentica nessuno, però ha un
modo di rispondere che noi magari crediamo sia un non rispondere.
Lui magari mi fa aspettare la sua risposta ma vuole che io vegli.
Perché proprio vegliando, la mia anima si prepara a ricevere quella
risposta che altrimenti non sarebbe capace di portare.
Allora Dio mi fa aspettare affinché la mia anima maturi fino a quel livello
tale da sopportare e portare la sua risposta.
Il fatto di farti aspettare la sua risposta già è un risponderti.
Un amore molto sospirato, diventa un amore molto forte.
F.: Gesù dice di
non giudicare ma chi vede un cieco deve giudicare se stesso come un cieco
spirituale.
Luigi: Sì, io devo sempre
chiedermi: “Signore che cosa mi vuoi dire attraverso questo cieco che mi
presenti?”.
F.: Ma
implicitamente io sono in difetto.
Luigi: Certo, infatti quello
è uno specchio per me.
Però io devo chiedere a Dio che cosa Dio mi vuol dire attraverso una scena,
un fatto, un personaggio che Dio mi presenta.
F.: Non è
soltanto specchio per me, porta anche un messaggio di Dio su di Sé.
Luigi: Tutto è lezione, è
uno specchio della mia situazione affinché io mi apra all’interesse per
conoscere Dio.
Lui opera tutto nel suo Pensiero e operando nel suo Pensiero dice: “Io non
sono venuto per giudicare”, quindi ogni scena che ci presenta non è per
condannarci ma per salvarci.
E la sua venuta è tutti i giorni.
Tutti i giorni è Natale.
Tutta la creazione e tutti gli avvenimenti è sempre Dio che viene a noi.
E venendo a noi è sempre lo stesso Spirito: “Non sono venuto per giudicare
ma per salvare”.
Salvarci vuole dire aprirci a conoscere la Verità.
La salvezza sta nel conoscere la Verità.
Se noi lo rifiutiamo restiamo giudicati ma tutta l’opera di Dio non è per
giudicarci.
Se io voglio andare a Cuneo, mi viene indicata la strada che conduce a
Cuneo, se io non prendo quella strada ma altre strade, tutte le altre strade mi
giudicano, cioè rivelano il mio errore perché io non sono a Cuneo.
Espeserimentando si essere lontano da Cuneo (dove volevo andare), sono
giudicato.
Il giudizio mi è giunto proprio da quella segnalazione ma chi mi ha dato la
segnalazione, non era per giudicarmi, era per aiutarmi.
Quindi tutte le parole di Dio arrivano a me per aiutarmi ad arrivare a Dio.
Ma se io rifiuto, proprio in questo rifiuto della Parola di Dio, io vedo la
mia condanna.
La condanna non è partita da Dio, parte dal mio rifiuto.
Perché io ho rifiutato la segnalazione.
E adesso ne subisco le conseguenze.
W.: Dio ci ama
per quello che saremo alla fine del cammino, ma se io alla fine del cammino
sono niente?
Luigi: Dio ci ama nel suo disegno.
Dio ci ha creati per conoscere Lui.
Quindi Dio ci ama in questo fine qui.
Questo disegno qui permane ed è proprio questo disegno qui che ci condanna,
se noi non rispondiamo.
Come ho detto, io sono condannato da quella segnalazione che ho rifiutato.
Non è Dio che mi condanna.
Sono io che non giungendo alla Luce mi sono condannato rifiutando la
segnalazione di Dio.
Per cui le parole di Dio che sono arrivate a me, sono arrivate da parte di
Dio per salvarmi, quindi per condurmi al compimento del suo disegno.
Lui mi ha creato per contemplare Lui, nella pace della sua Verità.
Se io rifiuto la segnalazione, cioè rifiuto la sua Parola, io resto
giudicato da questa questa Parola.
Non è la Verità che mi giudica.
È la Parola che mi è stata offerta, che mi è arrivata che mi giudica.
Il giudizio è una combinazione della Parola che arriva a me per salvarmi,
più la mia risposta sbagliata, il mio rifiuto.
W.: Ma l’amore
di Dio non si lascia condizionare dalla nostra risposta.
Luigi: Infatti Dio ci ama
per quello che Lui ci ha voluti o ci vuole.
Dio ci ama nel suo Pensiero.
E se noi restiamo fuori del suo Pensiero Lui ci dice: “Non vi conosco”.
Lui ci conosce nel suo Pensiero.
Il suo Pensiero è suo Figlio.
Se in noi non c’è niente di suo Figlio, Lui non ci conosce.
Lui conosce suo Figlio.
Quindi Lui ci ama, in quanto in noi c’è il suo Pensiero.
Se noi abbiamo rifiutato il suo Pensiero, in noi non c’è il suo Pensiero.
Rifiutando Lui, noi restiamo fuori dal suo Pensiero e fuori dal suo
Pensiero, Lui non ci conosce.
Lui conosce soltanto quelli che sono dentro il suo Pensiero.
Noi non potremo mai dire che Dio non ha fatto tutto per salvarci.
Anche i dannati riconoscono che Dio ha fatto tutto per salvarli.
Lui addirittura è arrivato a morire pur di salvarmi.
Quindi Lui è morto non per dannarmi ma per salvarmi.
Io ho rifiutato di capire.
Coloro che rifiutano di andare al pranzo di nozze: “Non gusteranno il mio
pranzo in eterno”.
Non importa essere ciechi, zoppi, malati o morti.
Dio ti guarisce e Dio ti resuscita, purché tu accetti l’invito, tu ascolti
la Parola di Dio.
Ma se tu rifiuti l’invito, in nome magari dei doveri verso il mondo, qui tu
non arriverai a gustare il pranzo, cioè Dio non ti conoscerà.
Perché Dio ci conosce nel suo Pensiero, nel suo fine.
W.: Non ci
conosce in quanto non corrispondiamo al suo Pensiero.
Luigi: Esatto.
Il “sì” a Dio è opera di Dio, mentre il nostro io è solo ribellione, è solo
“no”.
Il dire “Sì” a Dio è grazia di Dio.
Non possiamo dire “sì” senza di Lui.
Mentre invece il “no” è pura espressione del nostro io autonomo da Dio.
Diceva Santa Caterina: “Tu sei pura ribellione”.
Il nostro io è soltanto ribellione, soltanto rifiuto.
W.: Il nostro
io è come una pagina bianca su cui si scrive il nostro si.
Luigi: però questo “sì”, io
non posso dirlo se non ho presente Dio.
Per cui è per grazia di Dio che dico “sì”.
Tu non puoi aderire a qualcuno se tu non hai presente questo qualcuno.
Se tu invece hai presente solo te stesso, tu dici “No”.
Quindi nel pensiero del nostro io, a un certo momento diciamo “No” a tutto
e a tutti.
Perché noi diciamo “sì” soltanto a coloro che entrano nel pensiero del
nostro io, che confermano il nostro io.
A un certo momento tutte le creature si rifiutano di confermare il nostro
io (per opera di Dio), noi diciamo “no” a tutto e a tutti.
Per cui non troviamo più un luogo di pace.
Il nostro io da solo, non ha un luogo di pace.
W.: Quindi dove
mi trovo attualmente sono al di sotto del suo “disegno”.
Luigi: Sì ma Lui mi ama per
il suo disegno.
E fintanto che c’è una speranza in noi, una piccola fede in noi per
ricostruire il suo disegno, Lui ci ama nel suo disegno.
W.: E nel
purgatorio si recupera tutto quello che si è perso...
Luigi: Certo...
H.: Dando le nostre
risposte ai fatti e agli avvenimenti prendiamo cantonate solenni...
Luigi: Certo, noi non
dobbiamo mai separare i fatti da Dio creatore.
Quindi bisogna sempre mantenere il triangolo: c’è Dio Creatore che ci
presenta fatti e creature e ci sono io che osservo.
L’uomo non divida ciò che Dio ha unito a Sé.
Tutta la creazione è di Dio, questa creazione è presentata a me e io devo
riportarla a Dio.
“Signore che cosa mi vuoi dire attraverso questo fatto che mi presenti?”.
Il dialogo non è con le creature, il dialogo deve sempre essere con Dio.
Le creature sono soltanto un mezzo attraverso cui Dio sta dialogando con
me.
Se io sto parlando, nessuno dialoga con le mie parole e le creature sono
parole di Dio.
Quando uno parla si cerca il pensiero di Colui che sta parlando.
In tutto dobbiamo cercare il Pensiero di Dio.
Tutta la creazione è Parola di Dio che arriva a me per sollecitarmi a
cercare il Pensiero di Dio.
Per cui devo sempre tenere presente Dio Creatore.
Come io separo la creazione da Dio Creatore è finita, allora io mi lascio
dominare dalle impressioni e dai sentimenti.
E allora tutte le nostre risposte sono risposte sentimentali, a livello
dell’io.
K.: È la
passione d’assoluto che l’uomo porta in sé, che spinge l’uomo a conoscere?
Luigi: Sì, questa passione
innanzitutto ci porta a fare un sacco di errori.
Perché proprio per questa passione d’assoluto, tutto ciò che noi amiamo
vogliamo che sia assoluto.
E allora naturalmente ci sobbarchiamo una fatica enorme per rendere
assoluto il relativo, per evitare cioè che le cose cambino.
Perché noi non possiamo amare in senso non assoluto.
Anche quando amiamo una creatura, vogliamo che sia assoluta, cioè che sia
come Dio.
Noi proiettiamo sulla creatura, quella passione di Dio che Dio ha posto in
noi.
Ma Dio ha posto in noi la passione d’assoluto per conoscere Lui, non per
esaltare le creature.
Perché le creature, sono soltanto dei mezzi per cercare Dio.
Quindi in un primo tempo, noi esperimentiamo tutti gli errori che derivano
da questa nostra passione d’assoluto.
Per cui cerchiamo di trasformare in assoluto tutto quello che assoluto
non può essere, e certamente restiamo
delusi.
Perché necessariamente tutte le creature ci deludono, non possono farne a
meno.
Perché non c’è nessuna creatura che possa essere Dio.
K.: E chi non rimane deluso?
Luigi: Tutti restano delusi,
perché Dio non abbandona nessuno.
Per non essere delusi, bisogna avere interesse per Dio al di sopra della
creatura.
Allora non puoi essere delusa.
Perché allora c’è il vero amore verso la creatura.
Perché lì, si ama la creatura per quello che la creatura è.
Non si pretende che sia in modo diverso da quella che è.
K.: A scuola ci
vengono presentate le cose come se fossero assolute e più uno conosce le cause
e più uno potrà migliorare la società, in realtà questa è un illusione allora?
Luigi: E lo credo bene, lo
stiamo esperimentando.
A un certo momento non c’è più posto per l’uomo.
Si arriva a dire che bisogna soffocare la vita nascente, non c’è più posto
per dare vita.
Un tempo nelle case c’era posto per i genitori, anche se erano malati,
anche se erano poveri, c’era posto per tutti.
Al giorno d’oggi abbiamo il salotto ma non c’è più posto per le persone.
Anche per padre e madre non c’è più posto.
E questo lo chiamiamo progresso, civiltà?
C’è solo più il posto per le macchine naturalmente.
Ma non c’è più posto per gli uomini.
Un tempo i nostri padri, andavano nel deserto per trovare un po’ di
silenzio e di solitudine.
Noi siamo riusciti con la nostra scienza a fare entrare il mondo in casa.
Quegli altri che già avevano poco mondo scappavano nel deserto per trovare
un pop’ di silenzio.
Noi siamo talmente maturi che non solo non abbiamo bisogno del deserto ma
introduciamo nelle nostre case tutto il mondo.
E se non abbiamo del mondo, a un certo momento ci sentiamo morire.
E noi questo lo chiamiamo progresso.
Noi con tutta la nostra scienza stiamo esperimentando Cernobyl.
Noi stiamo rendendo il mondo invivibile.
Ci stiamo caricando di paure e voglio vedere chi ci libera da queste paure.
Noi abbiamo affermato di essere liberi e a un certo momento la nostra
libertà ci sta distruggendo.
E tutto questo è lezione di Dio, per dire che anche la scienza, se non è
rapportata a Dio e in tutte le nozioni che Dio ci fa arrivare, noi non
cerchiamo il significato presso Dio, questa scienza qui ci distrugge.
E non possiamo farne a meno..
Perché noi abbiamo la passione d’assoluto e questa passione d’assoluto non
si disgiunge mica dalle passioni che io ho.
Anche le conoscenze che arrivano a me, sottostanno a questa passione
d’assoluto, per cui quello che io ho conosciuto voglio che sia universale per
tutti e io sto distruggendo tutto.
Se io cerco presso Dio il significato delle conoscenze della scienza, io sono
nel giusto.
Ma se io non cerco presso Dio il significato delle nozioni, queste nozioni
qui adesso diventano assolute e adeguandomi a quello finisco col seminare la
morte in tutto.
F.: La Parola
di Dio mi fa pensare a Dio...
Luigi: Altrimenti non è Parola
di Dio.
La parola è parola di uno, in quanto mi fa pensare a quell’uno.
Parola di uomo mi fa pensare all’uomo, parola di Dio ti fa pensare a Dio.
Quindi se sto guardando un filo d’erba e questo filo d’erba mi fa pensare a
Dio, in quel punto, quel filo d’erba è una parola di Dio per me.
E la risposta che io do, non la do al filo d’erba, la do a Dio.
F.: Quindi se
la parola mi fa pensare a Dio, è pensiero di Dio.
Questo pensiero
di Dio, mentre penso a Dio nel segno che Dio mi fa arrivare, è generato dal Padre.
Luigi: Certo.
F.: In quel
momento che penso Dio, è generato senza di me?
Luigi: La generazione del
Figlio avviene senza di me.
Io non ne sono cosciente.
Dio genera suo Figlio, indipendentemente da me.
Non ha mica bisogno di me.
F.: La parola di
Dio mi fa pensare a Dio, quindi penso con il Pensiero di Dio.
Luigi: Con quello ho questa
testimonianza che in me c’è il Pensiero di Dio.
Io lo posso trascurare e posso invece anche occuparmi di Lui.
Se posso pensare Dio, vuole dire che porto in me il Pensiero di Dio.
Ma posso pensare a un albero, posso pensare all’uomo.
Potendo pensare a tante cose io non sono Pensiero di Dio ma porto in me il
Pensiero di Dio.
F.: Ma in quel
momento che Dio mi fa pensare a Lui e che io sono consapevole di pensare a Lui,
non genero il Pensiero di Dio con Dio?
Luigi: No.
Noi ci uniamo al Pensiero di Dio.
La generazione del Pensiero di Dio avviene indipendentemente da noi.
Noi siamo chiamati a partecipare a questa generazione.
La generazione avviene dal Padre.
Fintanto che non arriviamo al Padre, non possiamo partecipare alla
generazione di quello che genera il Padre.
F.: In tutti i
suoi segni il Pensiero di Dio è velato, perché solo il Padre conosce il Figlio.
In tutte le
cose c’è il Pensiero di Dio, però noi non lo conosciamo.
Quindi più che
cercare il Pensiero (Figlio) nei segni bisogna cercare il Padre, perché solo il
Padre conosce il Figlio.
Luigi: Se tu non cerchi in
tutto il Pensiero di Dio, non puoi arrivare al Padre.
Prima bisogna sottomettere tutto al Pensiero di Dio.
Quando tutto sarà sottomesso al Pensiero di Dio, allora tutto ti conduce al
Padre.
Altrimenti non siamo assolutamente in grado di fare il passaggio dal
Pensiero di Dio al Padre, assolutamente.
Quando avremo sottomesso tutto al Pensiero di Dio, allora il Figlio di Dio,
consegnerà il regno (che si è formato in noi) al Padre.
Il che vuol dire che a questo punto abbiamo la possibilità di fare il
passaggio dal Pensiero di Dio al Padre e quindi di partecipare alla generazione
del Figlio di Dio dal Padre.
In caso diverso no.
F.: Questa
sottomissione di tutto al Pensiero di Dio consiste in questa sottomissione di
ogni segno all’intenzione di Dio?
Luigi: Deve riconoscere che
in tutto c’è il Pensiero di Dio e che devo cercare il Pensiero di Dio in tutto,
perché questa è la cosa più importante.
Sottomettere vuol dire mettere il Pensiero di Dio al di sopra di tutto.
Ho sottomesso tutto in quanto in me è maturato il grande interesse per
conoscere Dio: “Signore fammi solo conoscere il tuo Pensiero e questo mi basta.
Sottometto in quanto sottometto tutto di me e del mio mondo esteriore al
Pensiero di Dio.
Perché Dio mi ha convinto che l’unica cosa necessaria per me è quella.
F.: Ma non si può mettere Dio al di sopra di tutto una volta per tutte...
Luigi: Non si può giocare ai bussolotti
con Dio e quindi proporci di tanto in tanto, in ogni segno, di cercare il suo
pensiero e quindi qualche volta cercarlo e qualche volta no.
O
l'ho messo al di sopra di tutto o non l'ho messo.
O
ho sottomesso tutto al Pensiero di Dio oppure no.
O
Dio mi ha convinto di questo o no.
Quando
ho detto: "É l'unica cosa necessaria per me", allora l'unica cosa
necessaria è questa, non posso giocare a tergiversare con Dio.
Quando
io dico che se non bevo muoio, l’unica cosa necessaria per me è trovare
l’acqua.
P.: “Perché si
manifestino in lui le opere di Dio”, ci rivela come Dio regna.
E ci rivela
l’intenzione di Dio in tutto il suo operare.
Noi se crediamo
in Lui la crediamo questa intenzione...
Luigi: No.
L’intenzione
non la conosciamo.
Dio
opera prima di noi, per condurre noi...
L’intenzione
è una cosa molto nascosta.
Tant’è
vero che San Paolo dice che il mistero che era nascosto fin dall’inizio dei
tempi, finalmente ci è stato rivelato.
Quale
è questo mistero?
È
l’Intenzione di Dio.
È
la Volontà di Dio.
È
il Pensiero di Dio.
Il
che vuol dire che la maggior parte della nostra vita, passa senza che noi
capiamo quale sia l’Intenzione di Dio.
Infatti
noi ci troviamo immersi nel mistero.
Noi
siamo avvolti nella notte.
È
la notte che caratterizza l’uomo.
Questa
notte che caratterizza l’uomo, è testimonianza del destino dell’uomo.
L’uomo
non avvertirebbe la notte se non fosse fatto per la luce.
Ora,
siccome è fatto per la luce, l’uomo avverte questa sensazione della notte.
L’animale
non sente mica la notte.
Noi
sentiamo la notte perché?
Perché
è testimonianza del nostro destino.
Ora,
Colui che ti ha creato senza di te, non ti fa capire la sua intenzione senza di
te.
Quindi
si richiede tutta la nostra dedizione a Dio.
Prima
che ci sia da parte nostra questa dedizione a Dio, per arrivare a vedere la sua
Intenzione, passa tanta acqua sotto i ponti.
P.: La
comunicazione verbale dell’Intenzione di Dio (Dio opera per far conoscere Sé),
non significa vedere l’Intenzione di Dio, però so, per fede che Dio agisce con
una certa intenzione.
Luigi: Precisiamo, quando dici “per
fede” vuol dire per sentito dire.
Perché
Cristo ti ha detto (sentito dire) “guarda che tutto avviene per questo tale
fine”.
Me
lo dice.
Siccome
è Parola di Verità, Parola di Dio, è Parola trascendente me.
E
in quanto mi trascende, io non la posso smentire.
Però
non la posso capire.
Allora
qui ho la fede.
La
fede c’è in quanto mi vengo a trovare di fronte ad una cosa che arriva a me
senza di me.
Quindi
sentito dire.
Non
posso smentirla.
Non
posso dire che non è vero.
Però
allo stesso tempo non capisco ancora.
Perché
per capire la devo vedere dal Padre.
Perché
il Padre è la sorgente della Luce.
Però
arriva a me già con questo sigillo: è Parola di Verità.
E
quando è Parola di Verità non è smentibile da me, io non la posso smentire.
Siamo
nel campo della fede.
Ora
il campo della fede è campo di fede in quanto, io ho ascoltato una cosa
(sentito dire) che non posso smentire, per cui sono tenuto ad aderire.
E
aderendo adesso sono impegnato ad arrivare alla luce, cioè a cercare di capire
personalmente, non per sentito dire.
P.: Solamente
quando arriveremo a conoscere questa, noi capiremo il “come”.
Luigi: Sì, comprendendo il “perché”,
comprendiamo anche il “come”.
E
impareremo anche in cosa consiste la vita, come si vive.
P.: Perché
adesso noi sappiamo che Dio opera per quel motivo lì ma il come ci sfugge.
Luigi: Logico.
Sapendo
che Dio opera tutto per condurre noi a conoscere il suo Pensiero che è il suo Fine,
Lui che opera tutto, mi dà quella fiducia necessaria per giungere.
Perché
la fiducia non è mica in me.
La
fiducia è in Lui.
Perché
se Lui opera ed opera per condurmi a realizzare un certo disegno, tutta la mia
fiducia è su Lui.
Lui
è onnipotente.
Lui
che mi ha creato e mi ha creato senza di me, certamente mi condurrà al fine.
Purché
io non rifiuti la strada, la sua opera e non prenda a calci tutto quello che
Lui mi fa arrivare.
Ma
se Lui ha quel fine lì, la mia fiducia è fondata sulla sua volontà.
Sull’opera
sua, mica sulla mia opera.
P.: Sulla sua
Parola...
Luigi: Su di Lui.
È
Lui che dà garanzia alla sua Parola.
Non
è la Parola di per sé, è Lui che dà
garanzia alla sua Parola.
Lui
fa arrivare a me la sua Parola e la sua parola è una proposta quindi una
vocazione, quindi una promessa.
Lui
se mi fa una promessa, ha la capacità di mantenere le sua promessa.
E
se la vuole dare, io ho tutte le garanzie di arrivare là, dove Lui mi vuole
condurre.
Ma
le garanzie sono fondate su di Lui, mica sulla creatura.
E
nemmeno sulla sua Parola.
La
Parola è fondata sul Pensiero, quindi su di Lui.
-
Pensieri conclusivi -
F.: La morte
spirituale è non interrogare più.
A.: Bisogna
avere la forza di rimanere bambini e continuare a interrogare.
Luigi: Questa forza ci viene
dal suo Pensiero.
Quindi se noi restiamo nel suo Pensiero, dal suo Pensiero ci viene questa
forza.
Però dobbiamo sempre tenere presente Lui.
D.: Non
commettere il peccato di ritenere che Dio non ci perdoni.
Luigi: Quello assolutamente
no.
Quella è una delle più grandi offese che noi possiamo fare a Dio.
F.: Che aumenti
la passione in noi per conoscere Dio.
H.: Avere un
dialogo continuo con Dio per cercare il fine per cui Lui opera.
Luigi: Quindi il suo fine,
deve essere il nostro fine.
Soltanto se diventa mio fine, allora c’è l’unione con Lui.
Infatti Gesù dice: “Il Padre non mi lascia mai solo, perché Io faccio
sempre ciò che piace a Lui”.
Quindi c’è coincidenza d’intenzione.
Questa coincidenza d’intenzione fa l’unione.
Z.: Dio opera
per formare in noi suo Figlio.
G.: Dialogare
in tutto con Dio ma poi avere la costanza di fermarsi in silenzio con Lui, per
ricevere le risposte.
Luigi: Lui che parla con noi
in tutto, non ci fa capire le sue Parole se non entriamo nel suo silenzio.
O.: Dio ci
parla sempre per realizzare il suo disegno in noi.
E.: Dio non
lascia mai l’uomo tranquillo.
F.: Dobbiamo
fare tante domande a Dio ma poi non riceviamo mai la risposta.
Luigi: La risposta cercala
presso Dio, nel silenzio della tua stanza.
K.: Aver fiducia nella promessa di Dio.
E passando vide un uomo cieco dalla nascita. E i suoi discepoli lo interrogarono dicendo:
“Maestro chi ha peccato? Lui o i suoi genitori dal nascere cieco?”.
Titolo: Riassunti -
DOMENICA -
ARGOMENTI: Sintonia e informazione – Le due realtà –
L’interrogazione a Dio - L’ascolto – Dio
opera solo per manifestare il suo pensiero – Dio è superiore alle nostre colpe
– La paura verso Dio – Il Dio buono – La priorità del problema Dio – Le ragioni
umane – La prova – Il desiderio di capire – La Luce è amore – Verità e bellezza
di Dio -
4/Gennaio /1987 Casa di preghiera Fossano.
- CONVERSAZIONE -
N.: Dio non è condizionato dalle nostre
colpe ma non è nemmeno condizionato dai nostri meriti.
E Tutto è opera di Dio, quindi noi non
possiamo farci usurpatori dell’opera di Dio.
Luigi: Per cui se è opera di Dio, tu non devi giustificare le cose in altro
da Dio.
N.: Ci faremmo principio di vertità.
Luigi: Perché tutte le opere di Dio sono giustificate in Dio, quindi non
sono giustificate né nell’uomo, né nei meriti dell’uomo, né nel peccato
dell’uomo.
N.: Dimentichiamo troppo facilmente di
essere solo creature.
Luigi: Quindi tutte le opere sono di Dio e possono essere giustificate solo
in Dio.
Quindi non cercare altrove.
N.: Sarebbe una cosa contro la logica.
Tu che sei creatura ti fai principio di
realtà.
Luigi: Non dobbiamo giustificarte l’opera di Dio né nei nostri peccati, né
nei nostri meriti.
S.: Ogni fatto ha in un primo tempo la
funzione di farci prendere coscienza di essere ciechi.
Poi devo alzare gli occhi a Dio per cercare
di capire quello che Lui mi vuole dire.
Devo cercare presso Dio quello che Lui mi
vuole dire di Sé, che è il fine...
Luigi: Il fine di tutte le cose che Lui fa.
Perché Colui che fa, è anche Colui che mi illumina quello che fa.
Però non me lo illumina se non alzo gli occhi a Lui.
Se io invece rivolgo gli occhi ad altro, mi costruisco delle
giustificazioni che sono poi fasulle.
Sia in bene che in male.
Credo di avere trovato una giustificazione e invece la mia giustificazione
è fasulla.
Perché non ho cercata presso Dio la giustificazione vera.
T.: La vita è informazione su Dio.
Però non basta fermarsi a questa
informazione...
Luigi: Cioè l’informazione non avviene senza l’interrogazione da parte
nostra.
Dio ci fa arrivare gli annunci, le sue opere, per suscitare in noi l’interrogazione e per darci poi
l’informazione di Sè.
Dio
forma il nostro orecchio e poi parla al nostro orecchio.
Quindi
abbiamo la prima parte in cui forma l’orecchio in noi.
E
l’orecchio lo forma in noi, attraverso le opere che Lui fa arrivare a noi, che
formano in noi l’interrogazione.
Se
noi non interroghiamo, non possiamo ricevere l’informazione da parte di Dio,
perché è poi l’informazione che forma comunione con Dio, l’unione con Dio.
Più
noi riceviamo informazioni di Dio e più abbiamo la possibilità di restare con
Dio.
Io
posso restare con uno che ho conosciuto molto, ma l’ho conosciuto molto in
quanto ho ricevuto informazioni da lui.
E
ho ricevuto informazioni da Lui, nella misura in cui mi sono reso disponibile
per lui, ascoltandolo.
Quindi
più sono stato attento ad uno, più ricevo informazioni da quest’uno.
Ma
devo essere attento.
L’attenzione
mi mette in sintonia.
Quando
sono in sintonia ricevo.
Ma
fintanto che non sono in sintonia io non ricevo.
Allora
l’informazione, presuppone in noi la sintonia.
Dio
opera per formare in noi la sintonia.
Ecco
per esempio perché fa crollare quella torre a Gerusalemme che uccide 18
persone.
Per
formare in noi l’oerecchio.
Per
metterci in sintonia.
Noi
vedendo l’avvenimento, corriamo il rischio di attribuire, giudicare, riferire a
qualche tipo di colpa o errore dell’uomo.
E
non mettiamo il fatto in rapporto a Dio.
Dimentichiamo
che Dio è il Creatore.
E
allora giudicando così, noi perdiamo l’interesse per il Creatore e non ci
apriamo a ricevere l’informazione da parte di Dio, non entriamo in sintonia con
Dio, non riceviamo la sua informazione.
Restiamo
disinformati e questo impedisce a noi l’unione con Dio.
T.: Quindi la
nostra interrogazione completa l’informazione.
Luigi:
Direi meglio, attraverso l’interrogazione, noi riceviamo l’informazione di Dio,
altrimenti non la riceviamo mica.
Cioè
quello che noi abbiamo ricevuto prima: la formazione dell’orecchio, non è un
principio d’informazione ma è condizione per ricevere l’informazione.
Tant’è
vero che se io non interrogo, non mi basta mica quello che io ho ricevuto da
Dio.
Tutte
quelle nozioni che io ho ricevuto da Dio, la mia vita, i fatti, le creature,
non mi serviranno a niente se io non mi sono aperto ad interrogare Dio, anzi
diventeranno per me, motivo di condanna.
Quindi
è l’interrogazione che mi rende capace di ricevere l’informazione di Dio su
Dio.
Il
primo dato che m’arriva è solo per formare in me l’orecchio, algtrimenti non ho
neppure la capacità d’interrogare Dio.
O.: Il cieco
è specchio per noi, però lui ha un grande amore per la luce.
Luigi:
Sì, perché se io credo di vedere, allora non mi apro più alla luce.
Cioè
se io credo che la realtà, la verità, sia quella che io vedo con i miei occhi e
tocco con le mie mani,io a questo punto qui non mi considero più cieco.
Cioè
io credo di vedere ma sono cieco, cioè sono in situazione di peccato.
In
questa situazione qui, io non mi apro più a cercare la luce, perché
considerando questa che vedo la frealtà, non ho bisogno di altro.
Mi
fermo lì e non vado più avanti.
Un
albero è un albero, una strada è una strada e un monte è un monte.
Non
vado a cercare oltre.
Se
invece tengo presente Dio, chiedo a Dio che cosa mi vuole dire di Sé attraverso
il monte, la strada e l’albero.
Allora
in tutte le cose, cerco, chiedo il significato a Dio.
Perché
mi ha dato la vita, perché mi ha fatto così, perché si gioisce e si soffre?
È
tutto un interrogare.
Ed
è questa interrogazione che ci fa entrare nella vita dello Spirito.
Che
ci mette in sintonia con Dio e ci rende capaci di ricevere l’informazione di
Dio.
Altrimenti
noi fermandoci al pensiero di noi stessi, diciamo che la realtà è quella che
vediamo.
E
ci fermiamo lì, non abbiamo bisogno di altro.
Se
non abbiamo presente Dio, noi non abbiamo bisogno d’interrogare.
Il
fatto che non sentiamo bisogno d’interrogare vuol dire che non abbiamo presente
Dio.
L’interrogazione
è un sintomo del luogo in cui si trova il nostro pensiero.
Se
il nostro pensiero è presso Dio, noi sentiamo sempre questo assillo di dover
interrogare Dio, anche se non riceviamo nessuna risposta.
Se
uno sente il bisogno d’interrogare vuol dire che ha presente Dio.
Se
non sente questo bisogno d’interrogare vuole dire che non ha presente Dio.
Se
non sento il bisogno d’interrogare vuol dire che mi sono fermato al pensiero di
me stesso.
Nel
pensiero dell’io dici che la cosa è così perché la vedi così...e allora hai
dimenticato Dio, il Creatore.
Vuol
dire che ho messo come punto fisso di riferimento il mio io e non Dio.
Il
conflitto estremo è sempre solo tra Dio e l’io.
O
noi teniamo presente Dio, o trascuriamo Dio.
Se
trascuriamo Dio la prima conseguenza è non sentire più il bisogno
d’interrogare.
G.: Tutte le cose
che Dio ci presenta sono annunci per suscitare in noi l’interrogazione quello
che ci impedisce d’interrogare è fermarsi al pensiero del nostro io.
Luigi:
Il nostro io quando noi trascuriamo Dio.
Se
noi trascuriamo Dio e quindi ci fermiamo a quello che il nostro io esperimenta,
ci fermiamo ai sensi, ai sentimenti e facciamo della realtà sensibile relativa,
una realtà assoluta.
E
non vado mica oltre.
Invece
se tengo presente Dio, Dio stesso mi sollecita ad andare oltre.
Cioè
mi sollecita a cercare il suo Pensiero.
Il
segnale rosso d’allarme è quando non sento in me il bisogno d’interrogare Dio:
la tua mente è altrove, non è più con Dio.
R.: Il
bambino è interrogazione, ma solo quando ha imparato a parlare, prima è tutto
ascolto altrimenti non imparerebbe a parlare, quindi per potere interrogare
bisogna prima di tutto ascoltare, “In Principio era il verbo”.
Luigi:
La creatura è soprattutto ascolto e ascoltando interroga ma può non
interrogare...
R.: Ma il
bambino crescendo viene contaminato dal mondo attorno a sè e a un certo punto
non interroga più.
Luigi:
Cioè ascolta solo più uomini e non ascolta più Dio.
Lui
ascolta in funzione dell’interesse che porta dentro di sé.
Se
io ho interessi finanziari, ascolto le informazioni finanziarie, se mi
interessa il football, ascolto tutte le informazioni sportive.
È
sempre l’interesse che determina l’ascolto.
N.: Il
bambino ascolta tutto ma non capisce niente prima di parlare.
Per
capire deve esserci tutta un altra cosa.
R.: Non sono
daccordo con lei.
N.: Ma allora
lei ha capito tutto da bambina e poi lo ha dimenticato...
P.: “È così
perché si manifestino in lui le opere di Dio”, questo è il fine di tutto.
Luigi:
L’opera di Dio è la generazione del suo Pensiero.
Dio
fa una opera sola.
Una
sola è la Parola che Dio dice.
Ed
è suo Figlio.
Cioè
il suo Verbo, il suo Pensiero.
Quindi
Dio fa tutte le cose per rendere manifesto il suo Pensiero.
E
questo è significato da tutti gli uomini.
Tutti
gli uomini parlano per manifestare un loro pensiero.
Gli
uomini sono creature di Dio e siccome Dio in tutte le cose non fa altro che
significare Se Stesso e non può far altro che significare Se stesso, perché Lui
solo è, anche in tutte le creature troviamo questa impronta dell’opera che Dio
fa: generare il suo pensiero.
Tutte
le creature quando parlano non fanno altro che cercare di significare il loro
pensiero, con i limiti dalla creatura natruralmente.
Dio
opera in tutte le cose per significare il suo Pensiero, rendere evidente a noi
il suo Pensiero.
Perché
nel suo Pensiero c’è la Luce, la Vita, la Libertà, c’è tutto.
E.: Dio opera
per manifestare Se stesso?
Luigi:
Manifestare cosa vuol dire?
E.: Rivelare?
Luigi:
Dio vuole manifestare il suo Pensiero a colui che sente il bisogno di capire.
È
l’uomo la creatura fatta per essere in grado di ricevere le comunicazioni di
Dio.
Quindi
Dio opera tutte le cose per far capire all’uomo il suo Pensiero, per
manifestarlo.
Dio
parla solo di Sè, quindi il mondo è soltanto un mezzo, attraverso cjui Dio mi
vuole dire qualche cosa di Sé.
Dicendomelo,
forma comunione tra me e Lui.
La
comunione è una conseguenza dell’informazione ricevuta.
E.: Allora il
cieco non è segno della nostra cecità, è segno che Dio è la luce.
Luigi:
È vero quello che dici tu: l’uomo cieco è segno che Dio è la Luce.
E
quindi l’uomo cieco è rivelazione che l’uomo è bisogno di Dio.
Z.: Guai se
vedessimo l’intenzione di Dio per farci soffrire...
Luigi:
Non è nemmeno per punirci.
Dio
è superiore alle nostre colpe.
Ma
noi il più delle volte ci accontentiamo di riempirci la bocca di parole.
Dobbiamo
andare al di là delle parole, per arrivare al significato delle parole.
Cosa
vuole dire che Dio è superiore alle nostre colpe?
Vuol
dire che Lui opera non condizionato dalle nostre colpe.
Z.: Sarebbe
una liberazione, resteremmo sempre a cercare di capire che cosa Dio ci vuole
dire.
Luigi:
Infatti Adamo ed Eva erano tutti aperti a dialogare con Dio gli avvenimenti che
Dio gli presentava ai loro occhi.
E
quella è vera preghiera.
In
tutti gli avvenimenti cercheremmo il significato di essi presso Dio, perché
tutto è opera sua.
Se
noi crediamo che Dio è il Creatore di tutte le cose, non possiamo fare a meno
di cercare presso di Lui che cosa Dio ci dice di Sé attraverso tutte le cose
che ci presenta.
È
lì la grande liberazione.
Dio
è il grande liberatore della nostra notte, delle nostre angoscie, delle nostre
paure.
Noi
dovremmo vedere tutti i fatti e le notizie che Dio ci presenta come mezzi per
dialogare con Lui, per darci la possibilità di pregare.
Per
darci la possibilità di raccoglierci in Lui.
E
se noi ci raccogliamo in Lui, a poco per volta il mondo cambia.
D.: L’uomo
porta la passione di Dio e se si rassegna alla sua notte prima o poi troverà il
tormento...
Luigi:
L’uomo è fatto per la Luce, quindi non sopporta la notte.
Anche
il tormento, noi lo subiamo come sollecitazione da parte di Dio per farci
camminare verso di Lui.
Perché
noi il più delle volte sprechiamo tutta la nostra vita senza interessarci della
luce.
Viviamo
solo per il lavoro, la famiglia, il guadagno e forse solo arriviamo sul letto
dell’agonia, scopriamo che la vita ci era stata data per cercare la Luce.
È
lì la grande pena.
E
allora se Dio ci manda tante pene e dolori, è sempre per risvegliarci a questa
essenzialità qui.
X.: Quando ci
manda delle sofferenze è per sollecitarci ma quando Dio ci manda cose che ci
fanno piacere perché ce le manda?
Luigi:
Perché ci pensa e ci ama.
Noi
possiamo vivere nella paura di Dio ma il fondamento della vita è sulla gioia.
Infatti
noi partiamo dal “Dio è buono”.
Ora
Dio per farci scoprire che ci pensa, che ci ama, che ci conosce, si concede a
noi sotto molte forme.
Per
farci capire il rapporto che c’è tra Lui e noi.
Perché
noi potremmo pensarlo come un essere sanguinario che spaventa.
X.: E perché
rimprovera quel giovane ricco che lo chiama “Maestro buono”?
Luigi:
Dio opera sui temi di bontà, di piacere e di gioia.
Però
se operasse solo in questi termini qui, noi non ci muoveremmo.
Ecco
per cui subentrano momenti di tribolazione e sofferenza.
E
arriva il giorno in cui Lui ti moltiplica i pani e noi vogliamo farlo re.
Il
giorno dopo lo cerchiamo, perché è stato buono e Lui il pane non me lo dà più.
Come
mai?
Ieri
era buono e oggi cattivo?
È
perché noi dobbianmo cercare Gesù per un altro pane, il pane di vita eterna.
Per
mettermi in movimento, per questo mi mette in una situazione di sofferenza,
altrimenti io mi metto in poltrona e non mi m muovo più.
Quindi
Dio opera per farmi muovere, fino a portarmi nella ricerca di Lui.
Perché
noi non entriamo nella Verità quamdo Lui si concede a noi.
Quando
Lui si concede a noi, tuttalpiù noi diciamo: “Come sei buono Signore”.
Ma
io non conosco mica Lui per quello che Lui è.
Fintanto
che io conosco una persona soltanto perché è buona, perché soddisfa me, io non
conosco mica quella persona.
Soltanto
quando io comincio a dedicarmi a lei per conoscerla, e supero me stesso, a quel
punto lì comincio ad entrare nella conoscenza della Verità.
Quindi
Dio in un primo tempo si concede per farci capire che Lui c’è, che lui ci
pensa, che Lui è buono e che Lui ci ama.
Però
allo stesso tempo ci stimola per farci camminare nella ricerca di Lui.
Perché
è la ricerca di Lui che ci mette poi dopo, nella condizione di poterlo
conoscere.
Fintanto
che noi diciamo: “Signore come sei bello e come sei buono”, noi non entriamo
mica nella conoscenza di Dio, perché bellezza e bontà sono nel pensiero del
nostro io.
Fintanto
che Dio mi manda le caramelle io dico “grazie Signore come sei buono”.
Magari
canto da mattina a sera al Signore e credo di essere molto religioso.
Ma
tutta la mia religiosità, è solo una conseguenza che il mio io è stato
soddisfatto.
E
qui non ci siamo mica.
Eppure
anche questo è Dio che lo fa, è Dio che si concede, è Dio che mi moltiplica i
pani ma poi arriva il momento in cui mi dice che lo devo cercare per altro, per
conoscere il suo Pensiero.
U.: Quando
una persona ha interesse per Dio cerca di superare il proprio pensiero.
Luigi:
Cerca di superare il suo pensiero e i propri problemi.
Perché
noi siamo magari carichi di problemi nel nostro mondo.
E
dobbiamo accantonare tutti questi pensieri, perché Lui deve essere più
interessante dei miei problemi.
E
allora Lui diventa il liberatore.
Noi
tendiam o sempre ad ingolfarci nei nostri problemi.
Vogliamo
prima risolvere i nostri problemi e poi occuparci di Dio.
“Quando
arriverà alla pensione mi occuperà di Dio”.
No,
tu devi cercare Dio anche se non sei ancora arrivato alla pensione.
Dio
deve essere superiore ai tuoi problemi.
Come
Dio deve essere superiore alle nostre colpe.
Noi
tendiamo a chiuderci nelle nostre colpe.
No,
tu cerca Dio anche se sei in colpa, anche se sei in situazione di peccato.
Non
pretendere di essere vestita bene per andare a Lui.
Bisogna
avere il coraggio di arrivare a Dio vestiti con i nostri stracci.
Vai
a Dio comunque tu sia.
L’importante
è questo.
Siamo
stati creati per entrare in rapporto con Lui.
È
Lui che ci cura, non siamo noi che dobbiamo curarci prima di arrivare a Lui.
No,
vai a Lui e Lui ti curerà.
E
questo andare a Lui, vuole proprio dire interrogare.
F.: Dio ci ha
creati per la luce e la Luce si trova solo in Lui...
Luigi:
In Lui Padre.
F.: E chi ci
fa arrivare a questa sorgente è il suo Pensiero.
Luigi:
Il Figlio.
F.: E tutta
l’opera di Dio è per portarci a conoscere il suo Pensiero.
Però questo Pensiero
lo conosciamo solo da Lui.
Luigi:
Solo dal Padre.
F.: E noi
dobbiamo arrivare alla generazione del suo Pensiero.
Luigi:
Certo.
Cioè
Lui opera per inserirci nella sua vita eterna che è partecipazione al Padre, al
Figlio e allo Spirito Santo.
Quindi
per inserirci nella Trinità di Dio.
F.: Ma la
Madonna non ha interrogato molto, una volta sola...
Luigi:
Basterebbe interrogare una volta sola...
Se
siamo capaci a fare centro al primo colpo...
F.: E perché
il bambino fa tante domande?
Luigi: Perché non riceve lai soddisfazione.
Y.: Cosa vuol
dire confondere la Luce con le nostre ragioni?
Luigi:
Con quello che noi abbiamo conosciuto.
Io
ho conosciuto che il tale è un bugiardo, etichettato.
Invece
devo sempre ragionare secondo Dio: “Signore perché mi presenti questo?”.
Devo
sempre cercare la ragione delle cose e delle persone presso Dio.
Altrimento
io credo di avere ragione “quel tale è così” e intanto metto una etichetta e
poi mi accorgo che ho preso una cantonata.
R.: Perché
vediamo Dio come un Dio che punisce?
Luigi:
È perché siamo nel pensiero del nostro io.
Prima
di tutto perché non dialoghiamo la cosa con Dio.
Cerchiamo
di scaricare, non ci assumiamo la responsabilità dell’avvenimento.
E
allora cerchiamo di scaricare la colpa su un altro.
Se
invece io mi prendo la responsabilità dico che è Dio che presenta a me
personalmente questo.
È
Dio che lo presenta a me!
Quindi
se io tengo presente Dio non posso fare a meno di interrogare sul perché mi presnta
un certo avvenimento.
Allora
assumo la cosa su di me.
Se
io invece non tengo presente Dio la cosa non mi riguarda, riguarda un altro.
R.: E se io
invece sento la colpa su di me?
Luigi:
Comunque Dio non opera per punirmi.
Non
devo vederlo come punizione, come castigo.
Magari
Dio oepra per liberarmi da una situazione di errore in cui io mi trovo.
Ma
sempre per condurmi a cercare il suo Pensiero.
R.: Oppure
per mettermi alla prova.
Luigi:
Mettermi alla prova, per darmi la possinìbilità di possedere quella luce che
Lui mi ha fatto arrivare.
Allora
stai attenta che davanti a questa prova tu devi affermare la tua fede in Dio.
Tu
devi fare conto su Dio e se non fai conto su Dio tu perdi quella luce ricevuta.
R.: E invece
quando ci rassegnamo a non capire?
Luigi:
Quando mi rassegno è perché ho ancora altri interessi, altri amori e allora la
cosa mi interessa relativamente.
Quando
dico che la cosa è difficile, è una scusa, come dire che non ho tempo, è perché
ho altri amori e allora anche se non la capisco mi tocca poco.
Se
invece sapessi che tutta la mia vita dipende da quello, anche se quello è
terribilmente difficile m’impegnerei molto.
R.: E neppure
è giusto dire che una cosa non la capisco però l’accetto per fede.
Luigi:
No, l’opera di Dio, Dio me la arrivare perché io capisca e quindi mi devo
impegnare a capire.
Non
devo pretendere di capire, però devo desiderare di capire.
Dobbiamo
portarlo questo desiderio nel cuore, perché quella è la condizione per ricevere
la Luce.
P.: Una cosa è
capita quando la vedo giustificata in Dio, quando mi fa vedere cosa è una certa
cosa, in relazione a quello che Lui è...
Luigi:
Certo.
P.: Gli
argomenti erano il sapere di essere ciechi...
Luigi:
Prima di tutto prendere consapevolezza che siamo ciechi, non ritenere di
vedere.
Perché
il primo errore è questo.
Il
primo errore è ritenere cha la raltà sia quello che vedo e che tocco.
Io
riferisco una cosa al mio io, io la vedo così, quindi il mondo è così come io
lo vedo.
E
mi fermo alla realtà che vede il mio io.
A
questo punto io ho escluso Dio e ho stabilito un rapporto orizzontale tra il
mio io (punto fisso di osservazione) e il mondo.
Se
invece per me la realtà è Dio, il mondo è soltanto una parola, un segno di Dio
e allora cerco sempre presso Dio il significato.
Quindi
il primo errore è quello di scambiare per realtà, quello che vedo io.
Il
secondo errore è ritenere che quello che avviene sia per colpa degli uomini.
Vanno
superate entrambe le cose.
P.: Il
secondo argomento era cercare il perché finale e il terzo argomento aderire al
perché di Dio, alla risposta che Dio ci dà.
Luigi:
Quando tu hai ricevuto l’informazione da Dio non puoi non aderire.
Tu
puoi non aderire prima, quando sei invitata ad interrogare, ma quando tu hai
conosciuto non puoi non aderire.
P.: La luce
vincola.
Luigi:
La luce è più forte di noi.
Quando
uno è convinto (cum-vinto, legato assieme) tu sei legato assieme, non ti
disgiungi più.
Noi
ci disgiungiamo prima di conoscere ma una volta conosciuto non ci disgiungiamo
più.
P.: In questi
tre argomenti si evidenzia che la Luce è cercata ed amata.
Ma si
evidenzia anche come la luce cerca e ama l’uomo.
Luigi:
La Luce è amore e chi trova la Luce necessariamente ama, non può farne a meno.
Chi
non ama la Luce è perché non ha trovato la Luce.
Chi
ama poco è perché ha trovato poca Luce.
Chi
ama molto la Luce è perché ha trovato molta Luce.
Ma
la Luce è amore.
Presso
Dio la Luce è amore.
P.: E come ci
sentiamo amati da Dio!
Luigi:
Mica tanto.
Perché
quando Dio comincia a mandarti le batoste, se pensi a te stessa, tu non ti
senti mica più tanto amata!
Quanti
lodano l’amore di Dio e poi alla prima disgrazia lo maledicono?
È
per questo che bisogna svegliarsi prima del tempo.
Quando
Dio mi manda le caramelle dico Signore come sei buono ma arriva il momento in
cui Dio non mi manda più le caramelle.
Tu
dovevi capire il significato delle caramelle che Dio ti mandava.
Adesso
non dico più al Signore che è buono.
Santa
Teresa D’avila diceva a Gesù: “Capisco perché hai pochi amici, perché se li
tratti così!”
Il
concetto di bontà e di bellezza presuppongono la soddisfazione del mio io.
La
verità si, ma noi quando Dio ci dà le caramelle non gli diciamo mica “Signore
come sei vero”.
E
noi invece dobbiamo proprio arrivare a dire al Signore: “Signore quanto sei
vero!”.
I
nostri rapporti devono essere stabiliti sulla Verità.
“Conoscerete
la Verità e la Verità vi farà liberi”.
Bisogna
capire il significato di tutte le cose, anche se Dio scende e fa le cose che
piacciono a noi.
Sono
molte le caramelle che Dio ci manda nella nostra vita e nella nostra giornata.
Noi
dobbiamo sempre cercare il significato delle caramelle.
E passando
vide un uomo cieco dalla nascita. E i suoi discepoli lo interrogarono dicendo:
“Maestro chi ha peccato? Lui o i suoi genitori dal nascere cieco?”.
Titolo: Riassunti. LUNEDÌ.
ARGOMENTI: Oro,
incenso e mirra – La veglia – Capire di non capire –Il potete delle tenebre – La
perfezione – Il buon ladrone – Le tribolazioni con Cristo – Positivo e negativo
-
5/Gennaio /1987 Casa di preghiera
Fossano.