È per questo che
i suoi genitori avevano risposto interrogatelo personalmente perché ne ha
l'età.
Gv 9 Vs 23
Titolo: La solitudine di Maria.
Argomenti: Solitudine, paura, schiavitù. La vera religione è un rapporto personale con Dio. Il legame forte è dato da ciò per cui si vive.
Con il fine si
stabilisce un rapporto di dipendenza.
La sinagoga è il mondo. Il conflitto con
l'autorità. Non si può condividere
la passione per Dio con le pessioni del mondo. La solitudine eletta. La
funzione del conflitto col mondo è ridurre l’agonia. I compromessi. L’idolo. Didaperin.
17/Gennaio/1988 Casa di preghiera Fossano.
Siamo al versetto 23 del
capitolo nono di San Giovanni.
Qui si dice: "È per questo
che i suoi genitori avevano risposto: interrogatelo personalmente perché ne ha
l'età".
Dice: "È per
questo".
Questo che cosa?
Quello che dice nel
versetto prima: "I Giudei si erano messi d'accordo perché chiunque avesse
riconosciuto Gesù come il Messia fosse scacciato dalla sinagoga".
È questo motivo, quindi la
paura, il timore di essere scacciati dalla sinagoga, che divise i genitori
dell'uomo nato cieco dalla nascita e guarito da Gesù in giorno di sabato.
Li divise dal destino,
dalla luce che aveva ricevuto quel loro figlio.
È un segno delle divisioni
che avvengono fra gli uomini anche in una stessa famiglia, perché Gesù stesso
dice: "Non crediate che Io sia venuto a portare la pace, l'unione,
l'armonia, Io sono venuto a portare la divisione".
Qui abbiamo un caso di
divisione.
I genitori che si sono
divisi dal figlio, dall'opera che Gesù aveva fatto al loro figlio.
Perché?
Per timore di essere
scacciati dalla sinagoga.
Tutto è segno, tutto è
Parola di Dio, tutto è lezione per ognuno di noi oggi, per noi che leggiamo
queste parole ed osserviamo questa scena.
E poiché è lezione di Dio
per noi, dobbiamo chiederci quale significato, che cosa Dio vuole insegnare a
noi attraverso questa scena, attraverso questo fatto, attraverso questi
genitori che si vergognano di condividere l'opera che Gesù ha fatto al loro
figlio.
Gesù aveva guarito il loro
figlio che era cieco dalla nascita, aveva dato la luce a quest'uomo.
I genitori si vergognano e
hanno paura di essere scacciati dalla sinagoga, per cui dicono ai giudei:
"Interrogate lui, ha i suoi anni, dica lui quello che gli è
avvenuto".
Scorporano, dividono la
loro responsabilità dalla responsabilità del figlio.
Evidentemente qui
ritroviamo il problema di Pilato.
Anche Pilato a un certo
punto ha dovuto scorporare l'innocenza di Gesù.
Pilato aveva riconosciuto
che Gesù era innocente e lo dice: "Io non trovo in Lui colpa alcuna".
Pilato ha dovuto dividersi,
separarsi dall'innocenza di Gesù, per paura di compromettere la sua carriera
nell'Impero romano di fronte a Cesare.
Dobbiamo chiederci il
significato di tutto questo, perché tutto avviene per ognuno
di noi personalmente, per significare noi qualche cosa dei nostri rapporti con
Dio, con il rapporto religioso con la Verità che l'opera, perché è Dio che
opera in tutto nella nostra vita.
Le domeniche precedenti
abbiamo considerato in che cosa consiste la vera religione e attraverso la
condizione esistenziale dell'uomo stesso, siamo giunti a riconoscere in cosa
consiste.
Perché la condizione esistenziale
di ogni uomo è caratterizzata dalla incomprensione, dalla solitudine dell'uomo.
L'uomo è essenzialmente un
essere solo.
L'uomo è solo perché si
trova in mezzo a delle creature che non lo comprendo, che non possono
comprenderlo.
Non possono comprenderlo
perché l'uomo è un bisogno di Assoluto e non c'è nessuna creatura che possa
rispondere a questo bisogno di Assoluto che ogni uomo porta in sé.
L'uomo ha bisogno di
infinito, non c'è nessuna creatura che possa rispondere a questo bisogno di infinito
dell'uomo.
L'uomo ha bisogno di Verità
e non c'è nessuna creatura che possa rispondere al bisogno di Verità che l'uomo
porta in sé.
L'uomo è caratterizzato
dalla solitudine in cui si trova nella sua vita, anche se attorniato da un
infinità di gente, anche se è attorniato da gente che dice di volergli bene.
Non è sufficiente il bene
delle creature per liberare l'uomo da quel senso di solitudine che porta con
sé.
Abbiamo visto che ogni uomo
muore solo, e proprio questa solitudine dell'uomo di fronte alla morte, rivela
la situazione in cui l'uomo si trova ogni giorno.
Il secondo fattore che
caratterizza l'uomo è la paura.
La paura deriva dal fatto
che lui vive per delle cose che mutano, cose che altri gli possono portare via,
che può perdere.
Poi la terza caratteristica
dell'uomo è questo legame di Assoluto con cui si lega a ciò per cui vive, a ciò
che ama, a coloro che ama e se anche costoro gli fanno esperimentare la
tristezza, la solitudine, la paura, lui non può separarsi da loro, perché trova
in essi la giustificazione del suo vivere.
Da solo l'uomo non sta su,
ha bisogno di una presenza.
L'uomo è salvato da una
presenza ma, è anche dannato da una presenza.
Abbiamo detto che proprio
questi tre fattori (la solitudine, la paura, il legame forte che l'uomo non può
spezzare e che lo lega le creature) denunciano, dichiarano, rivelano ciò per
cui l'uomo è fatto e quindi rivelano la vera religione.
L'uomo è fatto per essere
compreso, amato.
L'uomo è fatto per
incontrare ciò che non è soggetto a mutamento, ciò che non può perdere e per
legarsi a questo Essere con un legame indissolubile, un legame che nessuna cosa
al mondo possa spezzare, che neppure lui stesso non può spezzare.
Evidentemente la rivelazione di questo destino per cui l'uomo è fatto, per
cui soffre, patisce quando non incontra, fa capire in cosa consista la vera
religione.
La vera religione sta nel
trovare l'Essere Assoluto, immutabile, eterno, trascendente il tempo e lo
spazio, indipendente da tutto e dicendo questo abbiamo definito Dio.
Solo Dio è l'Essere
Assoluto, eterno, infinito, indipendente da tutto.
L'essere che non subisce
mutamento.
Perché non subisce
condizionamenti né di tempo, né di spazio.
I bisogni dell'uomo rivelano
noi in cosa consista il destino e quindi in cosa consista la vera religione.
Tutto ciò che appartiene al
mondo esteriore è soggetto al tempo e allo spazio, quindi a mutamento.
Dio non appartiene al mondo
esterno, quindi non possiamo trovarlo nel mondo esterno.
Ma proprio perché questo
Essere non appartiene al mondo esteriore, non può trovarsi nel mondo esteriore.
Tutto il mondo esterno è
opera di Dio, tutta la creazione, l'universo, l'ambiente che ci circonda è
opera di Dio, per cui tutto ci segnala Dio, tutto è un annuncio di Dio, tutto
ci parla di Dio, ma nessuna creatura del mondo ci può far trovare Dio.
Dio si trova nell'interno
dell'uomo, Dio abita dentro l'uomo, la Verità è nell'uomo.
Per cui solo dentro l'uomo noi
possiamo trovare Colui che risponde al nostro destino: è dentro di noi.
Colui che parla in tutto si
rivela, si manifesta, si fa trovare dentro il nostro cuore, nella nostra mente,
dentro i nostri pensieri ed è lì che dobbiamo cercarlo, è lì che Lui si rivela.
Basta accennare questo per
capire come il rapporto veramente religioso è un rapporto personale, intimo.
È il rapporto per cui la
creatura cerca il suo Signore.
È un rapporto personale che
deriva dal fatto che la creatura si rivolge alla ricerca di Dio come suo fine,
vive per Dio.
Soltanto vivendo per Dio,
per conoscere Dio, si realizza una vera unione.
E qui abbiamo la
rivelazione di quello che abbiamo definito il legame
forte.
Perché il legame forte si
determina vivendo per-.
L'uomo quando vide per la
creatura determina con essa un legame forte che nemmeno lui può spezzare,
perché è un legame di dipendenza.
Subire la schiavitù, la
dipendenza da una creatura è una tristezza per l'uomo che è fatto per
l'infinito, per l'eterno, per l'Assoluto. Ma intanto ci rivela che il legame
forte e si stabilisce a una condizione sola: in quanto uno vive per-.
Cioè in quanto uno ha Dio
come fine.
Fintanto che noi ci
rivolgiamo a Dio per farlo servire ad altri fini, quindi lo adoperiamo come
mezzo, noi non possiamo assolutamente stabilire con Lui un legame forte.
Perché noi in questa
situazione strumentalizziamo Dio ad altro fine, fine al quale siamo legati con
un legame forte.
In questo caso Dio per noi
serve solo come cornice ma, il quadro della nostra vita è tutto un altro.
Ciò che determina il quadro
della nostra vita, ciò che determina la natura dell'uomo, la mentalità, il
carattere, la vita dell'uomo, ciò che determina tutto è il legame forte, è ciò per cui uno vive: è il
fine.
L'uomo è determinato dal fine.
Quindi solo se l'uomo vive
per Dio e ha Dio come fine, come scopo della sua vita, soltanto a questo punto
Dio diventa il quadro della sua vita, diventa l'elemento che forma la sua vita.
In caso diverso noi siamo
formati da altro, in quanto siamo formati da altro, anche se ci rivolgiamo a
Dio, anche se preghiamo Dio, anche se siamo molto religiosi, questa non è vera
religione.
Perché noi consideriamo Dio
come uno strumento, come cornice per abbellire il nostro quadro di vita, la
nostra mentalità, il nostro mondo.
Le scelte nostre sono
determinate da altro da Dio.
Questa è la vera importanza
della conoscenza del legame forte, perché proprio prendendo consapevolezza che
noi diventiamo dipendenti del ciò per cui viviamo, capiamo che noi diventiamo
dipendenti da Dio solo nella misura in cui viviamo per Dio, solo in quanto
abbiamo Dio come il nostro fine.
L'uomo subisce le
conseguenze, intanto però questo è un rivelatore che soltanto vivendo per Dio
noi diventiamo dipendenti da Dio, diventiamo figli di Dio.
Dipendenti quindi
appartenenti a Dio.
Ecco come si nasce da Dio.
Sì è di-, (appartenenti a-)
soltanto in quanto si è da-, cioè in quanto si nasce da-.
Però si nasce da-, soltanto
in quanto si vive per-.
Ecco il rapporto fra il di-
e il da-, il per-.
Sì è di-, quindi si è dipendenti, si appartiene a-, in
quanto si nasce da-, ma si nasce da-, in quanto si vive per-.
È la meraviglia di Dio nel
formare l'uomo.
È vero, Dio ci fa nascere indipendentemente
da noi ma vivendo, noi diventiamo figli di ciò per cui viviamo, per cui
diventiamo figli del fine che scegliamo.
È un fatto essenzialmente
personale.
Dio creandoci ha posto
nelle nostre mani la scelta del padre che noi vogliamo avere.
Avremo come padre ciò per
cui noi abbiamo vissuto.
Il padre è il motivo del
nostro vivere, quindi è l'elemento determinante del nostro vivere.
Però, siccome siamo fatti
per l'Assoluto, per l'infinito, per l'eterno, se noi viviamo per ciò che non è
infinito, per ciò che non è eterno, trascendente, immutabile, se non viviamo
per questo, noi subiamo un tormento all'infinito, perché avremo come padre non
il vero nostro Padre.
Il tormento nasce da questa
discordanza tra la Verità (ciò che giustifica la nostra esistenza è Dio) e ciò
per cui noi saremmo vissuti, il padre nostro diverso da Dio.
Soltanto se noi facciamo
coincidere la Verità (Dio Creatore) con il nostro fine (ecco perché il
principio deve coincidere con il fine), ciò per cui viviamo, da questa coincidenza
nasce in noi la partecipazione alla Verità, nasce la luce, la pace, solo in
questi termini. Però proprio il fatto che l'uomo
venga ad appartenere, ad essere dipendente da ciò per cui vive, fa scoppiare il
problema del conflitto.
Qui è annunciato il
problema del conflitto con la sinagoga.
La sinagoga rappresenta il
nostro mondo vecchio, la legge, il sabato, il dovere, l'istituzione, quella
autorità che fa servire l'uomo a una regola, a una struttura, a qualcosa di
diverso da Dio.
La sinagoga in termini
estremi rappresenta il mondo.
La sinagoga è fatta per
l'uomo, come la legge, il sabato, come ogni istituzione, come la chiesa.
Sono tutte cose fatte per
l'uomo e non è l'uomo che è fatto per la sinagoga, per la legge, e il sabato,
per un'istituzione, per la chiesa.
Far vivere, far servire
l'uomo a qualche cosa di diverso da Dio è strumentalizzare l'uomo a ciò che è
diverso da Dio.
Quindi è creare
l'infelicità nell'uomo, perché l'uomo è fatto per Dio.
Quando si dice che la
sinagoga è fatta per l'uomo, vuol dire che tutto, anche il mondo, tutte le
strutture, le istituzioni, sono fatte per l'uomo, affinché l'uomo viva per Dio.
Non c'è nessuna sinagoga,
legge, istituzioni, che possa sostituire, giustificare questo rapporto
personale dell'uomo con Dio, perché Dio si trova solo conoscendolo, la Verità
abita dentro l'uomo, la verità si trova solo conoscendola, quindi è un rapporto
essenzialmente personale che si risolve tra l'anima dell'uomo e Dio e nessuno
si deve mettere in mezzo.
Possono aiutare come servi
ma mai come padroni.
Servi affinché l'uomo possa
cercare il suo Signore e conoscere il suo Signore.
Questa è la condizione
essenziale.
Invece avviene il
conflitto.
Qui abbiamo il conflitto.
La sinagoga diventa (e qui
lo dicono: "Chiunque riconosca Gesù come il Messia venga scacciato dalla
sinagoga") il padrone che vuole condizionare i servi con le sue minacce.
C'è il conflitto che sorge
tra l'uomo che comincia cercare Dio, a cercarlo personalmente, quindi entra nel
rapporto con la vera religione e il suo mondo di prima.
Perché cercando Dio e
cercandolo personalmente, abbiamo un abito nuovo, una novità di vita.
Gesù dice: "Non si può
rattoppare un abito vecchio con delle pezze nuove, non si può mettere il vino
nuovo in otri vecchi, perché tutto si rompe".
Questo per dirci che non si
può vivere di compromessi.
Gesù ha una frase molto
dura nel Vangelo di San Marco: "Chi si sarà vergognato di Me e delle mie
Parole davanti agli uomini, anch'Io mi vergognerò di lui davanti al Padre mio e
ai suoi angeli".
Per dirci che non è
possibile un compromesso.
Non c'è nessuna
giustificazione per il compromesso e quando uno fa il compromesso non è che
conquisti colui per il quale fa il compromesso ma lui è conquistato da ciò per
cui fa il compromesso.
Quando si mette assieme la
moneta buona con quella cattiva, non è la moneta buona che assorbe quella
cattiva ma, la cattiva che assorbe quella buona.
Quindi non c'è nemmeno la
giustificazione del compromesso in nome di salvare o di aiutare qualcuno.
Si aiuta qualcuno in quanto
si cerca nettamente, puramente la Verità al di sopra di tutto.
Chi cerca la Verità lavora
per tutti.
Non c'è più grande dovere
per l'uomo che sforzarsi personalmente di cercare Dio.
Questo è il grande dono che
Dio fa a noi e che Dio fa a tutto il mondo attraverso quelli che cercano Dio
prima di tutto.
"Cercate prima di
tutto il Regno di Dio", questa è una Parola di Dio che vale per ogni uomo
e per ogni campo.
Nasce la conflittualità
perché il mondo tende ad amare soltanto ciò che è suo, solo in quanto serve.
Quando uno cerca Dio,
sfugge all'appartenere al mondo, perché abbiamo detto che vivendo per Dio si
diventa dipendenti da Dio e Dio non è il mondo.
Quindi quando si diventa
dipendenti da Dio, non si è più dipendenti dal mondo, non si appartiene quindi
più al mondo, non si serve più il mondo.
Qui è il mondo che fa
nascere il conflitto Gesù dice: "Beati voi quando vi
perseguiteranno".
Perché beati voi quando vi
perseguiteranno?
Perché è segno che voi non
siete più del mondo.
Il mondo ama ciò che è suo.
Gesù dice ai suoi
discepoli: "Se voi foste del mondo il mondo vi amerebbe, ma il mondo vi
odia perché Io vi ho portati via al mondo".
Ecco qui la ragione per cui
non si vuole che Gesù sia riconosciuto come Messia.
Perché qui Gesù comincia a
bruciare.
Gesù è uno che brucia.
E allora i giudei
cominciano a dire (ed è il nostro mondo): "Se qualcuno crede, segue Lui,
deve essere scacciato dalla sinagoga".
È il mondo che inaugura
l'odio verso coloro che gli sfuggono, che non gli appartengono, che non si
lasciano più strumentalizzare. Questa è la ragione del conflitto.
Ma ci deve essere un
significato in questo conflitto, perché tutto ciò che
accade è voluto da Dio, quindi anche questa conflittualità deve avere un suo significato
e un significato positivo.
Non è soltanto un bastone
tra le ruote per coloro che cercano Dio.
Ed è positivo tanto è vero
che Gesù dice: "Beati".
Dice: "Beati",
perché c'è una positività e allora dobbiamo cercare in che cosa consista questa
positività del conflitto tra il mondo e coloro che cercano Dio prima di tutto e
che quindi diventano dipendenti da Dio.
Il significato c'è ed è
questo: tutta questa conflittualità tende, sollecita, coloro che cercano Dio a raccogliersi
sempre di più nella ragione di Dio, a purificare sempre di più il loro animo,
il loro cuore, il loro pensiero, unicamente in Dio.
Perché l'uomo parte
cercando Dio ma ha ancora tante altre ragioni.
E quando l'uomo comincia a
cercare Dio ecco che Dio lì interviene con i conflitti perché: o/o.
Prima si viveva e/e, si
poteva vivere con questo e con quell'altro.
Quando uno comincia cercare
Dio, il conflitto stesso incomincia a metterlo nella impossibilità di
condividere.
Non si può condividere la
passione di Dio con la passione del mondo e allora viene fuori l'aut/aut: o/o .
Non è più e/e.
Non si può servire Dio e
servire le creature, servire Dio e servire il mondo, vivere per Dio e vivere
per le cose del mondo.
Ecco che si forma il
bisogno di questa nettezza.
La conflittualità serve per
provocare in noi la nettezza, la purezza di pensiero, fino ad avere unicamente
in Dio la ragione del nostro vivere, di tutto.
Quando noi diciamo: fino ad
avere in Dio la ragione di tutto, già vediamo delinearsi la figura di Maria, la
solitudine di Maria.
Il significato della
conflittualità del mondo con coloro che cercano Dio, è proprio quella di
portare l'uomo alla solitudine eletta, che è solitudine d'amore.
E l'uomo che ama, desidera
trovarsi soltanto con l'essere amato, cioè è quello che la Parola di Dio dice:
"Ti condurrò nel deserto e là parlerò al tuo cuore", cioè: "Là
mi farò conoscere".
Ecco la funzione della
conflittualità del mondo con coloro che cercano Dio: è per portare le anime
(funzione positiva) nel deserto, a tu per tu con Dio, perché soltanto in questo
rapporto diretto, personale, solitario, l'anima dell'uomo che cerca Dio viene
fatta capace di concepire Dio, di conoscere Dio.
Questa è una solitudine
eletta perché è una solitudine d'amore, non è imposta perché quello che è
imposto non serve a niente.
Lunedì 18/Gennaio/1978
Luigi: Il legame forte
si stabilisce con ciò per cui si vive.
Vivendo per
qualche cosa (cosa, creatura o Dio), tu stabilisci un legame forte, diventi
dipendente, perché tu trai vita da ciò per cui tu vivi, traendo vita da ciò per
cui tu vivi cosa succede?
Vivendo per una
cosa, tu trai vita da quella cosa, per cui resti dipendente da quella cosa,
allora c’è il legame forte, perché non puoi fare a meno di quello.
Soltanto se Dio
diventa nostro motivo di vita, quindi diventa fine nostro, stabiliamo il legame
forte con Dio.
Noi siamo
informati dal fine, vivendo per una cosa, noi restiamo condizionati, quindi
informati da quella cosa lì.
Luigi: Idolo è ciò per cui noi viviamo, diverso da Dio.
Ciò che è
diverso da Dio è finito, relativo, soggetto al tempo e allo spazio, soggetto a
condizionamenti e a mutamenti e noi siccome abbiamo la passione d’assoluto,
vivendo per ciò che muta siamo straziati.
Vivendo per ciò
che mi può essere portato via, io subisco lo strazio della paura.
Quindi sono
tormentato dal mio idolo.
L’idolo è un
fine diverso da Dio.
Luigi: Tutti siamo creati da Dio, soltanto se noi abbiamo come fine Dio, allora
il padre per cui noi viviamo, diventa il Padre che ci ha dato l’esistenza, i
due padri coincidono e in questa coincidenza c’è la pace e la luce.
Luigi: Se tu appartieni a Dio non appartieni più al mondo
e il mondo comincia a farti la guerra, perché non sopporta che tu, che prima avevi
le passioni del mondo, adesso non le condividi più, qui il mondo si ribella.
Il mondo tende a possedere
le cose e se tu sfuggi ti odia, fintanto che tu ti lasci possedere il mondo ti
ama, il giorno in cui non ti lasci più possedere, il mondo comincia ad odiarti.
Luigi: Il mondo,
le istituzioni, le regole, tutto deve servire il fine dell’uomo che cerca Dio,
perché il fine dell’uomo è Dio, nessuno quindi si deve mettere al posto di Dio.
Nessuno può dire ad un
altra creatora:”Io sono il tuo fine”.
Nessuno deve
strumentalizzare.
L’uomo porta in se stesso
il Fine, quindi tu verso l’uomo puoi soltanto aiutarlo a raggiungere il suo
Fine, ma mai farlo servire a un altro fine.
Luigi: Si salva
il fratello non guardandolo e cercando Dio.
Luigi: Una cosa
è essere del mondo e altra cosa essere nel mondo.
Tu sei di-, in quanto vivi
per-.
Se tu vivi per Dio che non
è il mondo, allora non appartieni al mondo, sei nel mondo ma non appartieni al
mondo, e allora il mondo qui si ribella: ti critica, ti condanna e dice che sei
matto.
Noi vivendo di sentimento,
diventiamo figli del sentimento e allora il sentimento per noi diventa tutto.
Ci sono persone per cui il
mangiare o il footbal sono tutta la loro vita.
Luigi: “Guai a
voi quando il mondo dira bene di voi e vi applaudirà”.
Se invece il mondo è in
conflitto con te, è segno che tu non appartieni più al mondo.
Luigi: Chi ama
una persona vuole essere solo con quella persona lì e non è mica una
sofferenza, è un’elezione.
“Ti condurrò nel deserto e
là parlero al tuo cuore, là mi farò conoscere”, in questa purezza, unicità, in
questa unica ragione di Dio in noi si ha la possibilità di concepire Dio.