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Gli risposero essi: "Noi siamo posterità di Abramo e mai siamo stati schiavi di alcuno e come puoi tu dire: Voi diverrete liberi"                          Gv 8 Vs 33


Titolo: Le due libertà.


Argomenti: La menzogna dell'io. I figli di Abramo. L'uomo si vanta di essere libero. I sentimenti possono renderci ciechi. L'uomo può restare ingannato dal suo desiderio. La passione d'Assoluto ci fa vedere ogni essere autonomo da Dio. La nostra presunta libertà è conseguenza della lontananza da Dio. Presso Dio non c'è autonomia. Le scelte dell'uomo sono effetto di ignoranza. La nostra volontà non può volere quello che non conosce. La vera libertà è cercare quello che piace a Dio. La purificazione del desiderio. La libertà è dentro di noi. La libertà è riportare le cose nel loro Principio.


 

27/Ottobre/1985  Casa di preghiera. Fossano.


Siamo al versetto 33 del capitolo ottavo di San Giovanni.

Ѐ la risposta alle Parole di Gesù: "Se vi stabilirete nella mia Parola, sarete veri miei discepoli, conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi".

Abbiamo visto che sono Parole che aprono un panorama meraviglioso sulla conoscenza della Verità e sulle sue conseguenze.

Qui adesso abbiamo la risposta degli uomini ed è una risposta molto deludente, in cui si rivela come l'uomo nel pensiero del proprio io, possa impoverire la Parola di Dio di quel messaggio che Essa reca.

L'uomo pensando a se stesso si offende.

E si chiude alla possibilità di accedere a quel panorama meraviglioso di conoscenza e di liberazione che la Parola di Dio apre a coloro che l'ascoltano e che si stabiliscono in Essa.

Coloro che rispondono qui sono quei farisei che già avevano creduto in Gesù e possiamo renderci conto di quanto la loro fede che noi abbiamo chiamato "fede facile", fosse impotente a sostenerli sul cammino della conoscenza di Dio.

Gesù aveva dichiarato che non bastava credere in Lui per essere suoi discepoli ma, era necessario "stabilirsi nelle sue Parole".

La fede di questi farisei era una fede facile che partiva dal Dio che piace a noi, dal Dio che risponde ai nostri desideri, che soddisfa i nostri desideri e non era invece la fede difficile che cerca ciò che piace a Dio.

Qui si dice che costoro risposero a Gesù: "Noi siamo posterità di Abramo e mai (è da sottolineare questo "mai") siamo stati schiavi di alcuno. Come puoi Tu dire: Voi diverrete liberi?".

È incredibile come in poche parole, sia raccolta tanta superficialità ma, anche tanta menzogna e tanta ignoranza.

Soprattutto è da rilevare quel "mai": "Mai siamo stati schiavi di alcuno".

Evidentemente stavano ignorando la storia del loro popolo, il popolo di questi figli di Abramo, condotti in schiavitù da Nabuccodonosor e quanto abbiano sofferto per questa schiavitù ma, stavano ignorando soprattutto la situazione in cui si trovavano adesso: erano schiavi di Roma.

Eppure il nostro io arriva ad accecarci al punto tale da non vedere la situazione in cui ci troviamo.

E poi affermano: "Noi siamo posterità di Abramo" e rivelano proprio di non capire cosa vuol dire "posterità di Abramo".

Avremo in seguito Gesù stesso che li smentirà di essere figli di Abramo, perché figli di Abramo, sono quelli che hanno la stessa fede di Abramo.

Non conta la generazione della carne, non conta la circoncisione.

Gesù dirà: "Se foste figli di Abramo, credereste in Me, perché Abramo desiderò vedere il mio giorno" e quindi rivelava che essi avevano altro come padre.

E poi soprattutto questo: "Come puoi Tu dire: Voi diverrete liberi?".

Ecco uomini (specchio e lezione per ognuno di noi) così carichi d’ignoranza, così dimentichi della loro stessa situazione di schiavitù, eppure uomini che si vantano di essere liberi: è proprio l'argomento di questa sera, come sia possibile che l'uomo nella sua schiavitù, possa essere convinto e vantarsi di essere libero.

Certamente l'uomo sente di essere libero e si proclama ovunque questo sentimento di libertà.

Quale valore ha questo sentimento di libertà?

Abbiamo detto che è un sentimento che può creare una convinzione: loro erano convinti di essere liberi ma, è convinzione, è sentimento che procede dal nostro i0 che si vanta.

Noi abbiamo visto già domenica scorsa, come i nostri sentimenti, i nostri desideri ci possono rendere ciechi.

Maria Maddalena cercava Gesù, l'aveva presente davanti agli occhi e non lo riconosceva: vedeva l'ortolano.

Abbiamo visto come la causa di questa cecità fosse il desiderio che essa portava dentro di sé, essa cercava Gesù ma, cercava il corpo di Gesù e proprio questo pensiero che lei portava in sé, le impediva di vedere la Presenza di Colui che aveva presente.

Abbiamo visto che i farisei, quando presentano l'adultera colta in flagrante a Gesù, lo interrogano personalmente, direttamente per conoscere il suo pensiero e abbiamo visto quanta malizia ci fosse in questo interrogare Gesù per conoscere il suo pensiero.

Questo ci fa capire come sia possibile cercare Dio, desiderare Dio ed essere ingannati dal nostro stesso desiderio e come sia possibile (come i farisei nell'episodio dell'adultera) interrogare Dio personalmente, direttamente ed essere ingannati da ciò che portiamo dentro di noi.

Quando è che noi possiamo superare questo inganno?

Noi possiamo essere ingannati al punto tale, come qui, da essere convinti di essere liberi, mentre Gesù stesso ci smentisce perché Lui dice: "Soltanto conoscendo la Verità sarete liberi".

Gli uomini non conoscono la Verità però, sanno di essere liberi; ora, quale valore ha questo sentimento di libertà che essi portano addosso?

Abbiamo detto che l'uomo è una passione di Assoluto, perché porta in sé la presenza dell'Assoluto e la porta in sé indipendentemente da lui stesso poiché è Dio stesso che si dona all'uomo senza l'uomo, si dona all'uomo, per cui l'uomo è portatore della presenza di Dio.

Per questa presenza di Dio l'uomo subisce la passione dell'Assoluto ma, abbiamo detto anche che, subendo la passione dell'Assoluto, lui trasforma in Assoluto tutto ciò che vede, tutto ciò che tocca, tutto ciò che pensa.

Trasformare in Assoluto, vuol dire considerare ogni essere autonomo da Dio. 

L'uomo proprio per questa sua passione di Assoluto considera anche se stesso come autonomo da Dio, quindi libero.

Questa è una conseguenza ma, è una conseguenza di lontananza da Dio.

Allora noi abbiamo un senso di libertà che nasce dalla lontananza da Dio e abbiamo una libertà che nasce invece dalla vicinanza di Dio, quella di cui parla Gesù: "Conoscerete la Verità è la Verità vi farà liberi".

Abbiamo visto che conoscere la Verità, vuol dire conoscere Dio, quindi è la conoscenza di Dio che fa noi liberi.

Questo ci fa capire che ci sono due concetti di libertà.

C'è la libertà che nasce dalla conoscenza della Verità e c'è la libertà che nasce dall'ignoranza della Verità, dalla lontananza da Dio e questa libertà è autonomia da Dio.

L'uomo che è lontano da Dio si ritiene autonomo e considera gli esseri e le cose e gli avvenimenti autonomi da Dio ed è un errore: presso Dio non c'è nessuna autonomia.

Gesù stesso dice che il Figlio non può fare niente se non lo vede fare dal Padre.

In quanto dice che non può fare niente, rivela che non c'è autonomia.

Il problema è: com'è possibile essere liberi e non essere autonomi.

Ecco abbiamo questo concetto di libertà che non è autonomia da Dio ma che è conseguenza della conoscenza di Dio.

E questa è la libertà che godono tutti i figli di Dio.

E invece c'è la libertà che sorge dall'ignoranza di Dio, per cui l'uomo si ritiene dio, si ritiene un essere autonomo, un essere libero.

Questo sentimento di libertà è convalidato da tante esperienze che l'uomo fa, poiché l'uomo ritiene di essere libero in quanto esperimenta di poter fare ciò che vuole.

E quando esperimenta di poter fare ciò che vuole e di poter scegliere, lì fa esperienza di libertà.

Che l'uomo possa scegliere è evidente, perché si trova di fronte a una molteplicità di cose e quando si trova di fronte a una molteplicità di cose, l'uomo ha la possibilità di fare una scelta ma, questa scelta è effetto d’ignoranza di ciò che le cose sono.

Le cose per lui sono motivo di scelta, in quanto le vede indifferenti o uguali.

Lui in quanto vede una cosa uguale all'altra, ha la sensazione di essere libero di poter scegliere.

In realtà non ci sono cose uguali, non c'è nessuna cosa uguale all'altra e non c'è nessuna cosa che sia come valore identica all'altra.

Per cui chi conosce veramente, sa di non essere libero di scegliere ma sceglie secondo quello che vale di più.

Colui che invece ignora i valori delle cose e che nella sua grossolanità scambia le cose come uguali, ha la sensazione di essere libero nel compiere le sue scelte.

Ma questa è ancora una conseguenza dell'ignoranza del valore delle cose.

Tant'è vero che il più delle volte, quando l'uomo libero come si ritiene, fa delle scelte, poi se ne rammarica e dice: "Se avessi saputo".

Ora colui che sceglie senza sapere e poi dopo se ne rammarica, certamente non può dire di essere libero, quindi è stato dominato nella sua scelta, è stato dominato da qualche cosa, da che cosa?

Qui appunto entriamo nel campo del sentimento, è stato dominato da qualche sentimento (figura, paura, sentito dire) che gli ha fatto scegliere e lo ha determinato, quindi non è stata certamente la conoscenza della Verità a farlo scegliere.

Colui che sceglie e poi dopo si rammarica di quello che ha scelto, quindi ha scelto senza sapere ciò che egli sceglieva, evidentemente è schiavo di ciò che non conosce.

Quindi abbiamo questa libertà dell'uomo, sentita, che procede da scelte fatte nell'ignoranza e che può illudere l'uomo nel suo orgoglio, lo può illudere al punto dal farlo ritenere autonomo, ritenere libero.

L'unica via per poter sfuggire a questa schiavitù dell'uomo ai suoi sentimenti, è capire qual è la vera libertà, perché la vera libertà non è quella di poter fare quello che si vuole.

Se osserviamo attentamente, fare quello che si vuole è tutto subordinato al fatto di quello che si vuole.

Il problema della libertà non sta mica in ciò che si vuole in giù, dal fare ciò che si vuole in giù ma, da ciò che si vuole in su.

La vera libertà sta non nel fare quello che si vuole, perché la nostra volontà non può volere ciò che non conosce, quindi è condizionata da ciò che vede e da ciò che le viene presentato e basta presentare a noi certe cose che la nostra volontà resta condizionata da questo ma, certamente non può volere quello che non conosce.

Invece il vero problema della libertà come abbiamo visto la volta scorsa, non è fare quello che vogliamo ma, è cercare quello che vuole Dio, cioè è superare la nostra volontà o quello che si presenta alla nostra volontà, quindi non è cercare ciò che piace a noi ma, è cercare ciò che piace a Dio.

Il vero problema della libertà sta in questo superamento di tutto quello che può essere il campo dei nostri desideri, della nostra volontà, dei nostri sentimenti.

Abbiamo visto che anche interrogando Dio, noi possiamo errare enormemente, poiché tutto dipende da quello che portiamo nei nostri desideri e fintanto che nei nostri desideri, nella nostra intenzione, non si forma la concezione di quello che Dio è, quello che noi portiamo nei nostri desideri impedisce a noi di trovare la presenza di Dio, come quello che portava Maria Maddalena nel suo desiderio, nella sua intenzione, le impediva di vedere la presenza di Gesù risorto.

La purificazione di quello che noi portiamo nei nostri desideri sta proprio nel cercare quello che piace a Dio, quello che deriva, quello che discende da Dio.

Questo lo possiamo trovare soltanto nel Pensiero di Dio e il Pensiero di Dio abita dentro di noi e allora qui scopriamo il vero aspetto della libertà.

La libertà è dentro di noi e qui scopriamo anche la vera schiavitù.

La vera schiavitù è dentro di noi.

Noi siamo schiavi quando non possiamo raccogliere le cose nel Pensiero di Dio, quando non possiamo cercare quello che piace a Dio, qui c'è la schiavitù.

Quando noi siamo paralizzati nel nostro pensiero, qui c'è la vera schiavitù.

Le vere prigioni sono dentro di noi, non sono nell'ambiente, sono quello che portiamo dentro di noi e che si esperimentano proprio in questa paralisi del pensiero, in quanto non possiamo raccogliere nel Principio, non possiamo riportare le cose in Dio, non possiamo conoscere il Pensiero di Dio.

La vera libertà la troviamo anche qui: veramente libero è quell'uomo che è libero dentro di sé.

Ѐ libero dentro di sé in quanto non è condizionato, né dalla paura, né dalla figura, né dalle mode, né da quello che dicono gli altri ma, in quanto dentro di sé ha la possibilità di conoscere quello che piace a Dio, in quanto dentro di sé ha la possibilità di raccogliere le cose nel loro Principio.

Perché abbiamo detto che pensare vuol dire riportare una cosa nel suo Principio.

Allora il problema della libertà non è un problema di volontà, la nostra volontà non è libera.

La nostra volontà è condizionata da ciò che ha presente.

Il vero problema della libertà è un problema di pensiero.