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CAPITOLO UNDICI RIASSUNTO GENERALE


Vangelo di S. Giovanni: capitolo XI


 

9/Ottobre/1994


 

Gv 11,1-57: 1Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era l’ammalato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».

4aAll’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, 4bma per la gloria di Dio, 4cperché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. 6Quand’ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e Tu ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce». 11 Così parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato; ma Io vado a svegliarlo». 12 Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s’è addormentato, guarirà». 13Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e Io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!». 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

17Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. 20Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell’ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in Me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in Me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».

28Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là». 32Maria, dunque, quando giunse dov’era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se Tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: 34«Dove l’avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».

38Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. 42Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che Tu mi hai mandato». 43E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».

45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui. 46Ma alcuni andarono dai farisei e riferirono loro quel che Gesù aveva fatto. 47Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il Sinedrio e dicevano: «Che facciamo? Quest’uomo compie molti segni. 48Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in Lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione». 49Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla 50e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera». 51Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione 52e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. 53Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

54Gesù pertanto non si faceva più vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli.

55Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione andarono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. 56Essi cercavano Gesù e stando nel tempio dicevano tra di loro: «Che ve ne pare? Non verrà egli alla festa?». 57Intanto i sommi sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunziasse, perché essi potessero prenderlo”.

 

SINTESI DEL RIASSUNTO DEL CAP.  XI

 

Con il capitolo XI si conclude il "Libro dei segni" e si apre il sipario su quelle parole di Cristo che potremo capire solo se in noi si realizzata quella Pasqua personale alla quale Cristo vuole condurci.

Già precedentemente Gesù aveva dato un assaggio di quelle parole che ci introducono al mistero di Dio. Aveva detto: “Io e il Padre siamo Uno”, “Il Padre è in Me ed Io sono nel Padre”, ma gli apostoli non avevano capito la Realtà che annunciano tali parole. Per questo fu necessaria la lezione della morte di Lazzaro: “Perché voi crediate Io mi rallegro di non essere stato là”.

La morte appartiene al disegno di Dio che è quello di aprire gli uomini alla fede, cioè ad un rapporto a tu per Tu con Dio. L'uomo stolto viene condotto a morte per scoprire che la vita non è nelle cose che passano, ma è in Dio.

La morte di Lazzaro l'è per la gloria di Dio, affinché il Figlio di Dio ne sia glorificato", dice Gesù portandoci direttamente nel Fine per cui Dio ci ha dato l'esistenza: siamo creati per la vita eterna e “questa è la vita eterna: conoscere Te, unico vero Dio, e il Figlio tuo Gesù Cristo” (Gv 17,3).

La via verso la vita eterna passa attraverso la Pasqua. Lì è il punto cruciale, il posto di blocco per attraversare il quale è necessario che Cristo muoia.

Dio non ha creato l'uomo per la morte. “La morte è venuta in conseguenza del peccato”, dice il libro della Sapienza (Sap 1,12-13), come aiuto di Dio a distaccarci da tutte le creature che abbiamo messo al posto di Dio, facendone degli idoli.

Qui Lazzaro era per Marta e per Maria più importante di Dio ed esse subordinavano l'amicizia stessa con Gesù al loro rapporto con Lazzaro.

Gesù non aveva liberato Maria da sette demoni perché si dedicasse a Lazzaro. Dio non ci dà la vita, la salute fisica e mentale perché noi le sprechiamo dietro le cose del mondo, anzi confermerà Maria quando dopo pochi giorni sprecherà trecento denari di profumo su di Lui.

Tutto dobbiamo spendere per Lui, la nostra stessa vita, perché non sempre avremo Lui a nostra disposizione: la sua incarnazione è un fatto eccezionale. E' una grazia di Dio, ma dobbiamo anticipare il giorno della sua sepoltura: “Non sempre avrete Me”' (Gv 12,8).

La vita vera incomincerà per noi il giorno in cui, capito il significato della sua morte, Dio non sarà più un distributore di grazie per risolvere i nostri problemi, ma finalmente ci metteremo in ascolto dei suoi argomenti.  Il "Libro delle parole" non potrà essere capito fintanto che non moriremo a tutto il nostro mondo, fintanto che non vivremo per ascoltare e capire l'opera dì Dio in noi e fuori di noi.

Gesù propone a Marta un argomento divino: “lo sono la resurrezione e la vita. Chi crede in Me anche se fosse morto vivrà e chi vive e crede in Me non morirà in eterno.  Lo credi tu?” E Marta: “Sì, sì, so bene che si risorge l'ultimo giorno e che Tu sei il Figlio dì Dio venuto nel mondo”. Le parole di Dio non fanno presa in un'anima che è preoccupata di risolvere i suoi problemi e che non ha capito che la morte di Lazzaro era solo uno specchio di una ben altra morte nella quale si trova ogni uomo chiuso nel pensiero dei suo io.

Anche Maria, la contemplativa, non è da meno degli altri: “Signore, se Tu fossi stato qui...!”. E Gesù pianse...

Chissà cosa vide dentro di Sé, quali umiliazioni e sofferenze avrebbero dovuto subire una schiera di innocenti nel corso dei secoli per partecipare alla divina Redenzione.

Certamente non pianse per condividere o confermare la validità dei sentimento che prostrava le sorelle. Gesù venne per liberarci dai nostri errori e non per confermarci nel nostro peccato.

A questo punto non c’è parola che possa servire, non c’è argomento divino che possa tirar fuori l'uomo dal suo buco e per questo Gesù opera decisamente nel campo dei segni quello che nessuna parola avrebbe operato nel cuore di Marta e di Maria: “Lazzaro, vieni fuori!”. E' l'ultimo segno del “Libro dei segni”. E' ancora opera del Figlio dell'uomo che scende nel nostro sepolcro e scrive le tappe per la nostra resurrezione.

Tappe che solo capendo si realizzeranno:

1)                         “Levate la pietra”.

2)                       “Padre, ti ringrazio di avermi esaudito”.

3)                       “Ho detto questo affinché credano che Tu mi hai mandato”.

Scoprire il Mandato dal Padre è la condizione per entrare nel giusto rapporto con Dio: Dio che parla e la creatura che ascolta. L'uomo non può uscire dalla sua soggettività da solo, per cui solo incontrando il Mandato dal Padre e ascoltandoLo, noi possiamo uscire dalle nostre tombe ed entrare nella vita. A questo punto la religione diventa personale!

Lo stesso dato, qui Lazzaro risorto, suscita risposte personali: "Molti credettero in Gesù, altri andarono dai farisei...” e i farisei addirittura decideranno di sopprimere Gesù.

Noi siamo persone in quanto siamo creati in relazione a Dio, ma siamo meno persona in quanto non attingiamo al “Tu” di Dio e ci lasciamo guidare da altro o da altri. Così noi siamo persone, ma finiamo di non essere quello che siamo non tenendo presente in ogni scelta il “Tu” di Dio che ci fa essere persona.

La persona è essenzialmente costituita dal “Tu” di Dio, quindi dalla possibilità di ragionare secondo Dio; e l'uomo è in colpa quando ragiona secondo gli uomini.

A questo punto dei vangelo noi vediamo che Gesù ha scatenato m conflitto risorgendo Lazzaro: quando l'uomo è riportato in contatto diretto con la Verità, e portato via al mondo. Il mondo ama chi lo serve.

L’autorità religiosa a questo punto decide di uccidere Gesù. Che lezione c’è per noi?

Cristo è il rivelatore dei segreti dei cuori. Dio ci conduce a delle decisioni che sono contrarie alla nostra stessa vita per farci capire che abbiamo trascurato Dio, il suo punto di vista. “Presero dunque la risoluzione di farlo morire”: anche per noi arriva il momento in cui dobbiamo schierarci con Cristo o con l'autorità, dobbiamo servire la conoscenza di Dio o la religiosità ufficiale e rituale. Tutto l'universo è orientato a fornire in noi una religione personale; anche le istituzioni, anche le autorità servono questo passaggio personale. Il “Libro dei segni” sintetizza tutta l'opera che Dio fa senza di noi per condurci alla convinzione della necessita di superare il nostro io per aprirci a ricevere la sua intenzione.

Si passa al “Libro delle parole” perché a questo punto l'uomo ha capito che deve attingere a quella Sorgente di vita che ha presente oggettivamente in Sé: “Chi ha sete venga a me e beva. Dal seno dì chi crede in Me scaturiranno fiumi di acqua vìva” (Gv 7,38). E' un problema di luogo: “Dove vuoi che ti prepariamo la Pasqua?”.

Luogo per questo passaggio è quello in cui il pensiero dell’uomo si trova a tu per Tu con l’Infinito dì Dio senza interposizione di altro o di altri; è là dove Dio è presente con il suo Pensiero, il suo Verbo dato agli uomini. E' il luogo per la nostra preghiera interiore.

Gesù risuscitando Lazzaro suscitò il conflitto con l'autorità religiosa, quasi a dire che arriva un momento nella nostra vita in cui dobbiamo prendere responsabilmente posizione rispetto a tutto ciò che non è Dio. A Dio si arriva solo personalmente.

Per questo “Gesù si ritirò nel deserto”: Gesù abbandona il Tempio di Dio, quel Tempio che aveva difeso come Casa del Padre. Gesù si ritira nel deserto con i suoi discepoli per invitarci, dopo il conflitto con l'autorità religiosa, ad una religione personale. A quel punto è necessario ritirarsi nel silenzio, in solitudine con Cristo, Pensiero di Dio in noi, altrimenti si perde il contatto con Dio.

Il Tempio, la Chiesa, non sono più sufficienti per mantenere il nostro rapporto con Dio: tutto si svuota di Dio per condurci a ricevere lo Spirito di Dio.

C’è un punto preciso in cui Dio ci rivela il suo luogo e ci fa la proposta di mettere Lui prima di tutto: lì si avvicina la Pasqua, la possibilità di passare alle cose eterne di Dio.

“S’avvicinava frattanto la Pasqua dei Giudei...”: a quel punto o si fa il passaggio al luogo, al Pensiero di Dio in noi, in cui Dio ci parla il “Libro delle parole”, oppure tutto perde di significato. incomincia la routine: “Salirono a Gerusalemme per purificarsi”.

Tutto è preparazione per condurci a questo isolamento nel Pensiero di Dio, anche il conflitto con le autorità religiosa, perché soltanto dal Padre si riceve lo Spirito Santo. Qui invece ci viene presentato un grave errore di luogo: “Cercavano Gesù nel Tempio". Persone che lasciano Gesù nel deserto per andare in cerca di Gesù nel Tempio, nella purificazione rituale.

È il rischio della falsa religiosità: purificarsi, diventare virtuosi, impeccabili. Dio ha nausea di queste cose, dei nostri canti, delle nostre funzioni e cadiamo così nel campo della impossibilita, si perde la fede perché non si può credere ciò che è impossibile.

Tutto è conseguenza di un errore di luogo. Il luogo si scopre con l'intelligenza del punto di vista di Dio in noi: “presso Dio tutto e possibile” (Lc 1,37), anche il conoscerLo e il trovarLo.

Nel suo luogo Dio si fa trovare! Dio opera nella nostra vita per convincerci che Dio si trova solo in Dio: Dio stesso è il suo luogo!

Dio si trova ascoltandolo e per questo si ritira da tutti i suoi segni e ci conduce nel suo Pensiero in cui ci parla il “Libro delle parole”, senza le quali nessuno può conoscerLo e quindi trovarLo.

L'ultimo versetto del capitolo evidenze il conflitto tra L'AUTORITA' E LA PERSONA per rivelarci che l'autorità non può conoscere il luogo di Dio, tant’è vero che cercano “qualcuno” (persona) che “sapeva dove Egli fosse”.

La conoscenza del luogo è riservata alla persona che ragiona con Dio, che si raccoglie nel Pensiero di Dio, perché Dio solo è il rivelatore di Sé. La Presenza di Dio si rivela solo là dove la persona umana si assume la responsabilità di dire:        “Amen”, anche a costo di disubbidire all'autorità.

E' Dio stesso che suscita questo conflitto risorgendo Lazzaro, cioè riportando l'uomo in una religione personale nella quale l'uomo è tenuto a far trionfare la Verità al disopra di tutto, se vuole essere degno di giungere a trovare la Presenza di Dio e quindi ad entrare nella Vita Eterna.

 

 

Riassunto del capitolo XI

 

“Già l’inverno era passato e già i giorni correvano veloci verso la Pasqua, questo passaggio obbligato per il quale tutte le cose sono fatte e anche noi, poiché tutto viene da Dio per fare ritorno a Dio, e Pasqua segna il momento di questo passaggio, il punto di sutura tra il tempo e l'eternità, tra le cose che passano e le cose che non passano, tra il finito della creatura e l'Infinito di Dio”.

Cristo è venuto per la nostra Pasqua: prepara e conduce chi Lo segue a quel passaggio.

Qui si conclude il "Libro dei segni".

La prima parte della nostra vita è tutto un crescendo di segni che Dio opera per farci capire che non dobbiamo vivere per ciò che vediamo e tocchiamo.  Il segno è manifestazione in un'intenzione sbagliata: noi siamo stati creati per conoscere Dio e ogni altra intenzione è peccato, è errore che ci conduce a morire lontano da Dio. La nostra vita in questa intenzione errata è infatti una delusione crescente (“Tutto è vanità...” {Qo 1,2}), che conclude con l'esperienza di morte, appunto con il sepolcro di Lazzaro.

Vi sono momenti che si impongono, poiché i tempi sono di Dio e Lui conduce ogni cosa, uomini e tempi, verso il “Tutto compiuto” del Golgotha (Gv 19,30), verso la Pasqua appunto.

 

 

 

Preannunci di Pasqua

 

“Il tempo passa, i giorni corrono veloci, Pasqua vicina: nell'aria c’è profumo di morte. Ed ecco a Gesù, che se ne stava al di là dei Giordano in attesa della sua ora, giungere i primi segni che Lo invitavano ad avvicinarsi a Gerusalemme, poiché tutto deve avvenire in questa città: qui infatti che il suo sangue si deve spargere.

“Gerusalemme significa la nostra anima ed è qui che il mistero di Dio raggiunge la sua consumazione nel pensiero dell'uomo per la salvezza dell'uomo.

“Da Betania, paese della Giudea alle porte coi Gerusalemme, mandano a dire a Gesù: «Signore, colui che Tu ami s’è ammalato».  Chi manda tale messaggio sono due sorelle, Marta e Maria, presso le quali Gesù sostava tutte le volte che saliva a Gerusalemme. Il malato era Lazzaro, loro fratello.

“Gesù amava questa famiglia, era l'amico di casa, e l'amicizia di Gesù con questa famiglia così singolare, era nata grazie al mestiere di prostituta che Maria svolgeva a Magdala, in Palestina.

Gesù aveva liberato Maria di Magdala da “sette demoni” l'aveva così riportata alla sua famiglia in Bethania. Qui Gesù trovava cuori aperti e disponibili all'ascolto, qui si confidava.  Eppure, quando seppe che Lazzaro era si fermò ancora due giorni nel luogo dov'era.

“Gesù lascia che Lazzaro muoia.  Perché?  Perché non si muove?  Perché si ferma ancora due giorni al di là del Giordano? Che significato ha tutto questo?

“Ci deve essere una ragione, poiché ogni atto di Gesù ha un suo profondo significato teologico per la vita personale di ogni uomo. E' questo che bisogna intendere: “Intendete quello che vi ho fatto?” (Gv 13,12), ci dice il Signore dopo ogni avvenimento della nostra vita.

“E' Lui infatti che opera tutto e in tutto bisogna cercare il suo Pensiero, appunto il significato di quello che Egli fa”.  Ce lo rivela Lui stesso: “Questa malattia non conduce alla morte, m è per la gloria di Dio, affinché il Figlio di Dio ne sia glorificato”.

E' la singolarità del parlare di Gesù: “nessuno ha mi parlato come Lui”, che demolisce le nostre certezze per lanciarci nelle cose del suo Cielo.  La morte non “è l'atto conclusivo della vita dell'uomo, ma è un momento della vita, e in funzione della vita: “...è per la gloria di Dio”.

Malattia, morte, risurrezione: sono tappe necessarie per inoltrarci a capire il "Libro delle parole" che ci condurrà (attraverso il Calvario) a ricevere lo Spirito Santo che Dio promette ad ogni uomo che viene in questo mondo.

Questo capitolo-cerniera congiunge le due parti del Vangelo di S.Giovanni: il “Libro dei segni” deve condurci a morire, a morire al nostro io, per aprirci all'intenzione comunicata nel “Libro delle parole”.

Il segno è manifestazione in una intenzione; la parola è manifestazione di una intenzione, l'intenzione, il Pensiero di Dio, che è principio di resurrezione.

La vita eterna è conoscere Dio. Per poter risorgere a questa nuova vita bisogna sposare l'Intenzione di Dio e impegnarsi con le parole di Cristo, specie con quelle che conducono allo Spirito Santo, che troveremo nella seconda parte del Vangelo.

Gesù ci rivela che questo episodio di Lazzaro, “questa malattia”, ci condurrà alla gloria di Dio e a quel LUMEN GLORIAE che diventa IL PASSAGGIO OBELIGATO PER RICEVERE LE COMUNICAZIONI DEL PADRE: il Pensiero di Dio in noi è la porta, è la luce di Dio.

Lì è possibile conoscere il Padre della Luce e quindi, dal Padre, chi è quel Pensiero di Dio in noi, quella luce che ci ha condotti a vedere la gloria di Dio. Cristo riporta i nostri pensieri dispersi nel Pensiero di Dio e così cura la malattia, la morte, perché sono i nostri pensieri impazziti la causa di tutte le malattie e le sofferenze nel mondo.  Cristo è venuto a curare la malattia dell'umanità nella sua causa e per questo predica il Principio in cui trovare la nostra vita.

“Gesù non venne a rinviare la morte di qualche ora, ma venne a vincere la morte dell'uomo per sempre; venne a liberare l'uomo dalla schiavitù al male ed a salvarlo dall'ossessione dei pensiero dei proprio io per l'eternità.  Per questo volle aspettare che Lazzaro fosse morto prima di recarsi là dove invocavano la sua presenza salvatrice: “Signore, se Tu fossi stato qui...”.

“Voleva riservare per i suoi amici un miracolo più grande che la guarigione di un malato, affinché una più grande speranza abitasse sulla nostra terra ed ma più grande gioia fosse nei nostri cuori: quella di sapere che Dio è Signore anche della morte”. Per questo aspettò che Lazzaro fosse morto prima di dire loro: “Venite, andiamo da lui”. Qualcuno dei suoi discepoli allora aveva sussurrato: “Andiamo anche noi a morire con lui”.  Invece Gesù li conduceva a risuscitare con Lazzaro e ad esperimentare il trionfo della vita sulla morte per un giorno di più grande trionfo: quello della risurrezione del loro Maestro.

 

 

 

La Morte

 

“Gesù, arrivato in Giudea, trovò che Lazzaro era nella tomba già da quattro giorni”.

Gesù stava formando i suoi apostoli: li riportava in Giudea.

Nei discorsi fatti precedentemente in Giudea erano rimasti due punti oscuri:

- “Io e il Padre siamo Uno”.

- “Il Padre è in Me ed lo sono nel Padre”.

Nemmeno gli apostoli erano preparati a capirle e per questo Gesù prima li conduce al di là del Giordano, a quel battesimo di giustizia necessario per poterlo seguire, e adesso li riporta sul cammino della Vita Eterna, quel camino che si può seguire solo avendo Dio prima di tutto.

Tornando in Giudea si va verso la morte o la vita?

Secondo gli apostoli verso la morte, ma Gesù cammina sempre verso la vita, anche quando ci conduce di fronte alla morte. Dio opera tutto per la vita, per cui anche la morte va capita nell’intenzione di Dio: l’Intenzione di Dio è la chiave per capire ogni avvenimento.

Per questo Gesù ci insegna a CAMMINARE NELLA LUCE: “Non sono forse dodici le ore del giorno?  Se uno cammina di giorno non inciampa perché egli vede la luce di questo mondo, ma se uno cammina di notte inciampa, perché gli manca la luce”.

Quando vediamo l'intenzione, la volontà di Dio, siamo nel giorno, altrimenti non dobbiamo muoverci, perché l'elemento determinante il camino è l'Intenzione di Dio:

- conosciuta: giorno

- non conosciuta: notte

la morte per Gesù, cioè dal punto di vista di Dio, è un sonno: “Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato”.  Però i discepoli non capivano questo parlare ambiguo di Gesù. rivelando così che non avevano presente la luce, l’intenzione che dà modo di leggere bene gli avvenimenti.

A questo punto è necessario che Lazzaro muoia, perché i discepoli e Marta e Maria si aprano alla fede. Per questo Gesù disse loro apertamente: “Lazzaro è morto. E per causa vostra, perché voi crediate, Io mi rallegro di non essere stato là”.  Per la mancanza di fede fu necessaria la morte di Lazzaro.

In ogni uomo che muore è significato il mistero dei Cristo che muore innocente per salvare chi capisce la sua morte: è necessario che Cristo muoia perché l'uomo si apra alla fede.

Qui Gesù anticipa il significato della sua morte per darci la possibilità di capire qualcosa: “Mi rallegro che sia morto, affinché voi crediate”.

La morte appartiene al disegno di Dio che è quello di aprire gli uomini alla fede, cioè ad un rapporto a tu per Tu con Dio.  Gesù si rallegra, perché con la morte di Lazzaro si apre una porta sulla Vita Eterna: la morte è la conclusione del tempo.

Dio opera attraverso il passare del tempo per riportarci nel Principio del nostro esistere, per condurci a tu per Tu con la Vita che è Lui: ci conduce di fronte alla morte per aprirci ad una risurrezione.

La morte è la massima vicinanza alla vita, perché qui l'uomo capisce la sua impotenza ed è fortemente sollecitato a far conto su Dio ed a scoprire così la Vita. Attraverso la morte Dio ci recupera al suo disegno di vita: la morte è una nuova sinfonia che Dio costruisce sulla nostra stecca, e così nella morte l'uomo scopre la vita. L'uomo stolto viene condotto a morte per scoprire che la vita non è nelle cose che passano, ma è in Dio.

Questo è dunque il significato della morte, ma come reagiscono gli uomini di fronte alla morte?

“Molti dei Giudei vennero da Marta e da Maria per consolarle del loro fratello”: la morte diventa un centro di raccolta per tutto il mondo, per questi “molti” e per i “pochi”, il piccolo gregge che sta salendo con Gesù verso Betania.

Pochi sono quelli che si sforzano di entrare nella vita eterna con Gesù, ma “molti percorrono la via larga” (Mt 7,13), la via del sentimento, per cui "è facile consolare con argomenti umani (che consolano proprio per niente chi è nella morte), ma è terribilmente difficile capire che la morte serve la Vita. Molti cercano di consolare, pochi di capire! E' facile rassegnarsi a ciò che si impone su di noi, ai sentimenti, alla morte, invece la Vita richiede sempre un certo superamento, perché richiede di raccogliere nell'Unità, e questo non avviene senza di noi.

 

 

 

Gesù piange

 

Gesù arriva a Betania.

Ci rivela cosi che Dio non ci abbandona nella nostra morte.  Lui è sempre con noi, anche quando non Lo sentiamo più. Infatti non a caso durante la malattia e morte di Lazzaro Gesù era in Betania di Transgiordania dove Giovanni battezzava, quasi ad invitare “la casa dell'afflizione”, Betania appunto, ad un battesimo di giustizia per scoprire la mano di Dio in tutto.

Eppure, appena Marta seppe della venuta di Gesù, gli andò incontro per dirgli: “Signore, se Tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto, perché so che qualunque cosa chiedi a Dio te la concede!”.

In campo fisico le presenze sono automaticamente reciproche, ma in campo spirituale c'è una DICOTOMIA DELLE PRESENZE: Dio è con noi, ma non è detto che noi siamo con Dio.

Dio era presente anche nella morte di Lazzaro, Marta non era con Dio, perché era con suo fratello morto: il pensiero di Lazzaro morto aveva sostituito in lei il Pensiero del Dio Creatore anche della morte di Lazzaro. Solo il Pensiero di Dio è inseparabile da Dio. Il Pensiero di Dio in noi è per noi luogo della Presenza di Dio. Gesù sta operando per condurci in quel luogo che è Lui stesso: anche la malattia, la morte, la risurrezione di Lazzaro sono lezione di Dio per condurre noi in quel luogo in cui non si muore più, nel Pensiero di Dio in cui c'è inseparabilità, quindi presenza di Dio, perché c’è quella reciprocità che ci fa essere con Dio come Dio è con noi.

Infatti Gesù promette a Marta: “Tuo fratello risorgerà”.  In questa proposta di Gesù c'è la via stessa alla risurrezione: “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in Me, anche se fosse morto, vivrà e chi vive e crede in Me non morirà in eterno”.

Marta non poteva capire.  E' argomento riservato ai contemplativi: solo guardando da Dio è possibile andare oltre la morte e capire che la risurrezione non è riservata per la fine del mondo. La risurrezione è un pensiero: “lo sono la risurrezione”, è il Pensiero di Dio. Lui è l'ultimo giorno! Lì è la risurrezione, il passaggio a capire la presenza nell'assenza, il capire che la Realtà è Spirito.  Gesù proponeva a Marta l'uscita dalla situazione di morte per entrare nel Regno di Cristo, nella vita delle cose invisibili ed eterne, in quel “cerca prima di tutto il Regno di Dio” (Mt 6,33) che Dio propone ad ogni uomo.

“Lo credi tu?”: Marta andando a chiamare Maria rivela che lei non può entrare in quell'argomento proposto da Gesù.

Il passaggio da Marta a Maria ci fa capire quanto sia necessario mettere Dio al disopra di tutto se non vogliamo perdere il contatto con il Maestro di vita.

Gesù adesso si propone a Maria. Come risponde la contemplativa? Colei che aveva scelto la “parte migliore” (Lc 10,42)?

“Maria subito si alzò e andò da Gesù”.  Sceglie la parte migliore e ascolta la chiamata del Maestro.

“Vedendolo cadde ai suoi piedi dicendogli: Signore, se Tu fossi stato qui...”: esattamente come Marta. MARIA È NEL LUOGO DI MARTA: è con Lazzaro morto. Anche in lei era prevalso il sentimento sulla ragione. Anche il contemplativo si trova in difficoltà al punto che Gesù non dirà più come a Marta: “io sono la risurrezione...”. Non serve più, perché a questo punto Gesù non può essere capito: il luogo di Dio è per loro inaccessibile.

“Quando Gesù vide tutto questo - ci dice il Vangelo - quando vide che essa piangeva.... fremette in cuor suo e si turbò…”.

Che lezione c’è in questo turbamento di Gesù?

Maria si sentiva abbandonata da Dio: “Se Tu fossi stato qui...”. Gesù si turba, perché il Padre gli fa vedere la necessità che anche Lui passi attraverso quella esperienza per poter salvare Maria. Il Padre anticipa a Gesù il “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” che dirà sulla Croce e questo turba Gesù (Mt 27,46).

Quando l'uomo non resta con Dio (Maria non aveva colto la morte di Lazzaro come parola di Dio) e non guarda ogni cosa da Dio, perde la presenza di Dio: "Se Tu fossi stato qui...”.

Gesù era a Betania, ma era Maria a non essere in quel battesimo di giustizia che ci fa vedere Dio in tutto. Maria pensava a Gesù: “Se Tu fossi qui”, ma non L'aveva presente, tant’è vero che Lo manda a chiamare.

L'uomo si trova con un pensiero, ma senza la realtà di quel pensiero. E' la notte dello Spirito, LA CASA ABBANDONATA, “la desolazione posta là dove non doveva esserci” (Mt 24,15) ed è qui il motivo del turbamento di Gesù di fronte a Maria.

Per questo Gesù piange.

Il pianto, il turbamento di Gesù ha una fonte ben più grave che un fatto sentimentale dovuto alla perdita di un fratello: è la notte dello Spirito, “è la perdita dell'identità”. Trascurare il punto di vista del Padre rende impossibile all'uomo il recarsi nel luogo dove 'è Dio. La creatura si sente abbandonata da Dio: “Dove Io sono voi non potete venire” (Gv 7,34).

Cristo a un certo momento si trova in un luogo completamente staccato dalla creatura: è      l'esperienza dell'abbandono di Dio.

Qui abbiamo il "clou" dell’incarnazione del Verbo: Cristo fa esperienza dell'abbandono del Padre per salvare coloro che sono abbandonati da Dio.

Il Figlio ha nel Padre il Principio di tutto, per cui giustifica la nostra esperienza di abbandono nella volontà del Padre che è la nostra salvezza. Dicendo: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” conduce la nostra situazione nella Verità e la rivela come opera del Padre per recuperare l'uomo dal suo peccato.

Lui viene dove noi siamo e dicendo al Padre: “Padre, voglio che dove Io sono siano anche loro” (Gv 17,24), realizza la possibilità di essere con Lui in quel luogo che per noi era inaccessibile, quel luogo in cui il Figlio riceve l'essere Figlio. Questo vuol dire prendere su di Sé la situazione dell'uomo, ribaltarla e riportare l'uomo là dove era in Principio, affinché possa salvarsi.

 

 

 

Resurrezione di Lazzaro

 

Nessuno capì il significato della malattia di Lazzaro, né della morte, nonostante le spiegazioni di Gesù. Nessuno capì il significato del pianto di Gesù.

L'uomo è irrimediabilmente in una situazione di morte, per questo Gesù viene nel nostro errore di luogo: “Gesù, fremendo di nuovo in Se stesso, venne al sepolcro...”. “Nessuno può salire al Cielo se non Colui che discende dal Cielo” (Gv 3,3): il Figlio di Dio si incarna e collega ogni pensiero disunito da Dio, collega ogni negatività in noi, la morte stessa, con Dio e ci assorbe nella Vita.

Ci dice: “Levate la pietra”.  La pietra rappresenta tutte quelle ragioni in nome delle quali l'uomo giustifica il suo non impegnarsi nella ricerca di Dio. Gesù dice: “Levate la pietra” per metterci in contatto diretto con la Vita che è Lui stesso.

Levate la pietra, se volete risorgere. Togliete le vostre ragioni, come quelle di Marta: “Signore, già puzza, perché da quattro giorni è lì”, perché dice Gesù: “Se crederai, vedrai la gloria di Dio”.  E' attraverso il credere che si arriva a vedere e credere vuol dire impegnarsi in ciò che la fede propone. L'uomo risorto è caratterizzato da questa ricerca del punto di vista di Dio.

Marta e Maria hanno rappresentato sulla scena del Vangelo quella situazione di morte in cui si trova ogni uomo che è legato alle creature, nel loro caso a Lazzaro. Anche gli apostoli, anche i Giudei venuti da Gerusalemme, rappresentano l'uomo che, chiuso nel pensiero del suo io, ha perso la capacità di ascoltare la Parola di Dio e infatti abbiamo visto quanto sia fraintesa la Parola di Gesù in tutto questo capitolo. Altro che passare al “Libro delle parole”!

Per capire il “Libro delle parole”, dobbiamo morire alle nostre intenzioni per risorgere all'intenzione di Dio: per indicarci questa necessita Gesù risorge Lazzaro.

E' necessario che noi capiamo bene le condizioni per risorgere a nuova vita, perché noi non risorgiamo “magicamente” come Lazzaro.

In questi pochi versetti che troviamo al vertice di questo capitolo sono significate le tappe della nostra risurrezione.

-                            La prima tappa: “Levate la pietra”.  Non si può rinascere da Dio se non si tolgono tutte le ragioni con le quali ci giustifichiamo dal non cercare Dio prima di tutto.

-                            La seconda tappa: “Padre, ti ringrazio di avermi esaudito”.  Gesù ringrazia il Padre di aver tolto la pietra, perché riconosce nel Padre il Principio di tutto. Ci fa così capire che solo con Dio possiamo levare la pietra. Solo con Dio possiamo credere che se cerchiamo Dio prima di tutto, ci verrà dato anche il soprappiù.  Dio non ha nessuna difficoltà a mantenerci!

-                            La terza tappa: “Ho detto questo affinché credano che Tu mi hai mandato”. Cristo stabilisce un rapporto tra ciò che Lui dice e il credere che Lui è mandato dal Padre. E' la testimonianza che riceve da noi Colui che parla secondo Dio. Ci fa dire: “Se Dio c’è, questa parola è vera”.  Così possiamo riconoscere il Mandato dal Padre, condizione indispensabile per giungere alla rinascita da Dio: non possiamo conoscere Dio da soli. Si arriva a Dio ascoltando il Figlio di Dio e ascoltandolo fino al compimento: la Pentecoste, in cui c’è la nostra rinascita, il compimento della risurrezione.

 

“Detto questo, a gran voce esclamò: Lazzaro vieni fuori!. Questo invito di Cristo, che per Lazzaro fu un ordine indiscutibile, per noi si realizza solo capendo tutte le tappe precedenti questa risurrezione: l'ascolto della Parola di Dio è un'attività profonda dell'anima alla quale si giunge dopo una lunga maturazione. L'uomo può uscire dalla sua tomba solo ascoltando la Verità che gli dice: non sei tu che pensi Dio, ma è Dio che pensa in te.

Le parole di Gesù: “Lazzaro, vieni fuori!” si realizzano nella nostra vita in quanto Cristo ci fa vedere il Principio del nostro pensiero, in quanto collega cioè i nostri pensieri con la Realtà che giustifica il nostro pensiero.  L'uomo non può uscire dalla sua soggettività da solo, per cui solo incontrando il Mandato dal Padre e ascoltandolo, noi possiamo uscire dalle nostre tombe ed entrare nella vita.

“E subito il morto uscì, legato ai piedi e alle mani con strisce... Gesù disse loro: «Slegatelo e lasciatelo andare»”: la risurrezione è incompleta.

LA LIBERAZIONE DELL'UOMO non è con la resurrezione, ma è alla Pentecoste, per cui fintanto che l'uomo non conosce la Verità, non è libero. Prima di arrivare a questa conoscenza, la creatura è condizionata da tutte le creature che ha presenti, per questo la Parola di Dio interviene ed esprime la sua volontà: “Scioglietelo e lasciatelo andare”, affinché l'uomo sappia che Dio lo difende nel suo impegno di resurrezione, nel cercare di conoscere Dio prima di tutto.

Dio vuole che il mondo si ritiri e lasci andare l'uomo che ha scoperto ciò per cui deve vivere, perché il cammino è ancora lungo.

“Con la resurrezione di Lazzaro, Gesù volle inondare di vita il cuore dei suoi discepoli prima della sua passione e morte ormai vicine, affinché la sua morte fosse in loro assorbita dalla certezza del trionfo della vita e non potesse far loro male in modo definitivo. Volle salvare in loro la speranza”.

 

 

 

Verso la Pasqua

 

Gesù ha risorto Lazzaro.  E' l'ultimo segno del “Libro dei segni”. Avremo poi l'ultimo segno, la morte di Cristo, alla conclusione del “Libro delle parole”.

La resurrezione di Cristo non sarà per tutti, ma solo per coloro che avranno capito il significato della Croce di Gesù. La morte e risurrezione di Lazzaro sono un, aiuto di Dio per prepararci alla morte di Gesù, però non è sufficiente la resurrezione di Lazzaro per la nostra Pasqua personale che deve avvenire sul camino della vita interiore: la resurrezione di Lazzaro è ancora un “segno”, è ancora Dio che scende a risolvere i nostri problemi.

Invece fare Pasqua richiede la morte a tutte le nostre problematiche per impegnarci nei problemi che Cristo ci propone: si passa così al “Libro delle parole”.

La Pasqua, questo passaggio alle cose invisibili dei Regno di Dio, comporta il superamento di tutti i segni, il silenzio di tutto, anche del proprio io, la morte in noi a tutto: “E' necessario che tutto ciò avvenga” (cf Lc 24,7).

Marta e Maria avevano a disposizione la Sorgente della vita e si preoccupavano di non poter più attingere vita dal fratello morto: così noi elemosiniamo gli spiccioli e non ci accorgiamo del tesoro che portiamo in noi nel Pensiero di Dio.

Di fronte allo stesso dato, il Pensiero di Dio in noi, diverse sono le risposte degli uomini.  “Molti credettero in Gesù”, altri andranno a confrontarsi con l'autorità religiosa del tempo.  A questo punto la religione diventa personale!

Noi siamo persone in quanto siamo creati in relazione a Dio, ma non siamo persone per quanto non attingiamo a questo rapporto: siamo e non siamo allo stesso tempo. La Pasqua è possibile solo alla persona, non è questione di gruppi, di riti, di istituzioni.

Questo dibattito nel Sinedrio ci fa capire come a un certo punto l'autorità si opponga alla Verità: “Presero la decisione di far morire Gesù”.  Caifa, il Sommo Pontefice, l'autorità religiosa disse: “E' meglio che un uomo muoia, onde non perisca la nazione”.  Rivela che per lui è più importante l'istituzione, la nazione, il luogo sacro, che la persona: il mondo, anche il mondo religioso, non sopporta chi non lo serve, chi predica LA RELIGIONE PERSONALE.

Gesù, risuscitando Lazzaro, porta via Lazzaro al mondo, segno dell'uomo risorto che è ristabilito nella sua relazione personale con Dio, Principio di tutto. La Verità porta via l'uomo al mondo, oppure non è la Verità quella che si è incontrata.

Cristo, Verità tra noi, porta via l'uomo al mondo, però risuscitando Lazzaro, firma la sua condanna a morte.

Infatti Caifa profetizzò che Gesù doveva morire. “Non disse questo da se stesso”.  Ma allora qual 'è la responsabilizza di Caifa visto che decide una cosa già decisa da Dio?

La colpa dell'uomo non è in ciò che fa o non fa, perché tutto è voluto da Dio, ma è in come ragiona: “Tu sei un demonio, perché ragioni secondo gli uomini” (Mt 16,23).

Caifa era ben lontano dalla volontà di Dio quando giustificava a quel modo la condanna a morte di Gesù, però quello che ha deciso e poi fatto è volontà di Dio, perché Dio è il Creatore. Dio ci conduce a delle decisioni che sono contrarie alla nostra stessa vita per farci capire che abbiamo trascurato Dio, il suo punto di vista.

La persona è costituita essenzialmente dal “Tu” di Dio, quindi dalla possibilità di ragionare secondo Dio e l'uomo è in colpa quando ragiona secondo gli uomini. Questa è la condizione per restare nella Verità, altrimenti incominciamo a seminare in noi un motivo di sofferenza, di angoscia, di morte: se non cerchiamo di essere con Dio come Dio è con noi, noi perdiamo la Verità.

 

 

 

Il Luogo della Pasqua

 

Dio è con noi in quanto ci dà il suo Pensiero: quello è il luogo in cui si può realizzare quella Pasqua verso cui Cristo ci conduce.

Tutto l'universo è orientato a formare in noi una RELIGIONE PERSONALE, anche la religiosità ufficiale, anche le istituzioni devono servire e servono questo passaggio personale.

Il "Libro dei segni" sintetizza tutta l'opera che Dio fa senza di noi per condurci alla convinzione della necessità di superare il nostro io, le nostre intenzioni di morte, per aprirci a ricevere la sua intenzione, la sua Parola di vita.

Il Figlio dell'uomo viene nella nostra tomba soggettività, nel nostro cerchio di morte e ci conduce a scoprire il Pensiero di Dio, affinché possiamo inaugurare un rapporto vero, quindi eterno, con Dio. Non è giusto che Dio si sottometta a noi. Siamo noi che dobbiamo sottometterci al “Tu” di Dio presente oggettivamente in noi. Qui incomincia il vero ascolto: si passa dal “Libro dei segni” al “Libro delle parole”, perché a questo punto l'uomo ha capito che deve attingere a quella Sorgente di vita che ha presente oggettivamente in sé e non sottomettere Dio ai suoi bisogni.

Cristo ci ha condotti alla fine di questo capitolo ad affrontare il problema del luogo: “Dove vuoi che ti prepariamo la Pasqua?” (Mt 26,17), chiedono i discepoli a Gesù alla vigilia della sua passione e morte.

"Pasqua è passaggio. Preparare la Pasqua è preparare un passaggio. Quale? E' il passaggio dal mondo a Dio, dalle cose che si vedono alle cose che non si vedono, è il passaggio alla conoscenza di Dio.

“Luogo per questo passaggio è quello in cui il pensiero dell’uomo si trova a tu per Tu con l’Infinito di Dio senza interposizione di altro o di altri; è là dove Dio è presente cm il suo Pensiero, il suo Verbo dato agli uomini; è il luogo per la nostra preghiera interiore.

“Egli vi mostrerà una grande sala, alta: lì preparate” (Mc 14,15).

“La grande sala alta è la mente di ogni uomo.  Il luogo in cui avviene l'Apocalisse, questa rivelazione della Presenza di Dio è dentro di noi.

“Preparare il luogo è non rinunciare a pensare Dio per occuparsi della società o delle cose del mondo, è non accontentarsi di riti o di funzioni religiose, ma è pensare a Dio e pensare con Dio per conoscerLo. Si tratta di elevare Dio al disopra di tutto in questa stanza alta dei nostri pensieri che è la nostra mente”.  Non si può sostituire la conoscenza di Dio con la sociologia, la comunità, la regola, le istituzioni, i doveri, senza distruggere gli uomini stessi e per questo Gesù, risuscitando Lazzaro, suscitò il conflitto cm l'autorità religiosa, quasi a dire che arriva un momento nella nostra vita in cui dobbiamo prendere responsabilmente posizione rispetto a tutto ciò che non è Dio.

A Dio si arriva solo personalmente!

Per questo “Gesù si ritirò nel deserto, in una città di nome Efraim". Gesù abbandona il Tempio di Dio, quel Tempio che aveva difeso come “Casa del Padre” (Gv 2,16).

E' necessario che la creatura, dopo aver ricevuto gli annunci di Dio, superi ogni cosa e si raccolga nel Padre, affinché riceva quello Spirito che solo il Padre può darci.

Sono i tre grandi momenti dell'opera di Dio:

-                            Dio che parla a noi attraverso i segni: Cristo incarnato.

-                            Lo Spirito si separa dai segni, anche dalle cose sacre, dai sacramenti stessi, per farci scoprire il vero luogo di Dio: il Pensiero di Dio oggettivo.

-                            Lo Spirito Santo viene a noi dal Padre: si conosce il Figlio dì Dio.          1

Gesù si ritira nel deserto con i suoi discepoli per invitarci, dopo il conflitto con l'autorità religiosa, ad una religione personale. A quel punto è necessario ritirarsi nel silenzio, nella solitudine con Cristo, Pensiero di Dio in noi, altrimenti si perde il contatto con Dio.

Il Tempio, la Chiesa, i riti, non sono più sufficienti per mantenere il nostro rapporto con Dio: tutto si svuota di Dio per condurci a ricevere lo Spirito di Dio.

“S'avvicinava frattanto la Pasqua dei Giudei...”'. C’è un punto preciso in cui Dio ci rivela il suo luogo e ci fa la proposta di mettere Lui prima di tutto: lì si avvicina la Pasqua, la possibilità di passare alle cose del Cielo di Dio.

Da quel momento, se non aderiamo, tutto si svuota di significato: ci ritroviamo come quell'uomo che a sessant'anni trascina m cavalluccio di legno.

Tutta la prima parte della vita è “Libro dei segni”, è un invito a mettere Dio prima di tutto.  E' la stagione dei fiori: Dio tutti i giorni ci manda dei segni di Sé, dei mazzi di fiori che a un certo momento diventano proposta di matrimonio. A quel punto o si fa il passaggio al luogo, Pensiero di Dio in noi, in cui Dio ci parla il "Libro delle parole", oppure tutto perde di significato.  Incomincia la routine: “Salirono a Gerusalemme per purificarsi”.

Si inaugura la fine del mondo, i segni dei tempi di cui parla Gesù: “Quando vedrete questi segni, non voltatevi indietro, ma fuggite ai monti e alzate il capo perché la vostra liberazione è vicina” (Lc 21,20-21).

I “segni dei tempi” ci preannunciano il terzo tempo dell'opera di Dio. Dio che si fa conoscere in un rapporto diretto e personale. “Quando vedrete la desolazione posta nel luogo sacro, fuggite ai monti”: tutto è preparazione per condurci a questo isolamento nel Pensiero di Dio, anche il conflitto con l'autorità religiosa, perché soltanto dal Padre si riceve lo Spirito Santo.

E' necessario impegnarsi a conoscere i tempi dell'opera di Dio per essere preparati alla venuta del suo Spirito che certamente verrà: tutto dipenderà dall'anticipo, dalla preparazione che avremo alla venuta dello Spirito di Dio. UNA DELLE SETTE COLONNE DELLA SAPIENZA che può sopportare lo Spirito di Dio è proprio conoscere il luogo in cui si può conoscere Dio.

Qui si dice: “Cercavano Gesù nel Tempio”. Ci presenta un grave errore: persone che lasciano Gesù nel deserto per andare in cerca di Gesù nel Tempio, nella purificazione rituale. Si arriverà al punto finale in cui si manderà a morte Dio in nome di Dio, che "è la massima contraddizione in cui può venire a trovarsi l'uomo. E' il rischio della falsa religiosità: purificarsi, diventare santi, virtuosi.

Sostanzialmente è un errore di luogo: un rendersi impossibile ciò che Dio ha reso possibile.  Dalla impossibilita alla incredulità il passo è breve e l'uomo perde così la fede, fede che Dio stesso ha seminato nell'anima di ogni uomo.

Tutto è conseguenza di un errore di luogo. Per questo Cristo insiste tanto nelle sue parabole sull'importanza dell'intelligenza: le vergini sagge, il fattore scaltro, il terreno buono,...

Il luogo si scopre con l’intelligenza che viene dal guardare le cose dal punto di vista di Dio: presso Dio tutto è possibile, anche il conoscerLo e il trovarLo, che per noi è impossibile.

“Dove Io sono voi non potete venire”: impossibilità; ma “Io vado a prepararvi m posto -  posto = possibilità – affinché dove Io sono siate anche voi e possiate vedere la mia gloria" (Gv 14,2-4): nel suo luogo Dio si fa trovare.

Dio opera nella nostra vita per convincerci che Dio si trova solo in Dio: Dio stesso è il suo luogo!

Dio si ritira da tutti i suoi segni e si ritira nel suo Pensiero in cui ci parla il “Libro delle parole”: quello è il luogo in cui dobbiamo raccoglierci se vogliamo trovarLo, perché quello è il luogo in cui Lui si fa conoscere.

L'ultima lezione di questo capitolo è il conflitto che c’è tra L'AURORITA' E LA PERSONA: “Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che se qualcuno sapeva dove Egli fosse, Lo denunciasse per impadronirsi di Lui”.

Vediamo che l'autorità si rivolge alla persona per conoscere il luogo: l'autorità è incapace a sapere il luogo in cui trovare Gesù.

Ad un certo momento bisogna lasciare tutti i mezzi, raccogliersi unicamente nel Pensiero di Dio, perché Dio solo e il rivelatore di Sé.  La Presenza di Dio si rivela solo là dove la persona umana si assume la responsabilità di dire: “Amen”, anche a costo di disubbidire all'autorità: la Verità va difesa a costo di morire.

E' Dio stesso che suscita questo conflitto risorgendo Lazzaro, cioè riportando l'uomo in una religione personale, nella quale l'uomo è tenuto a far trionfare la Verità al disopra di tutto, se vuole essere degno di giungere a trovare la Presenza di Dio e quindi a entrare nella Vita Eterna.

 

 

 

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