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Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse:    Gv 11 Vs 33


Titolo: La casa abbandonata.


Argomenti:  Il turbamento di Gesù.  Cosa vuol dire prendere su di Sé i nostri peccati?

I drammi dell'uomo.  Luoghi del dramma: mutamento, inutilità, assenza. Assenza-presenza.   Tutto è relativo al pensiero. La notte dello spirito. Realtà non corrispondente al pensiero. Identità. Impossibilità per l'uomo di trovarsi nel luogo di Gesù. Incarnazione del Verbo.


 

28/novembre/1993 Casa di preghiera Fossano


Gesù di fronte alle parole di Maria uguali a quelle di Marta non dà la stessa risposta data a Marta.

Perché a Maria non dice: "Io sono la vita"?

Maria era in una situazione personale diversa.

Dio non risponde automaticamente.

Dio considera la persona.

Evidentemente la personalità di Maria era molto diversa da quella di Marta.

Anche se Maria dice le stesse parole di Marta.

Maria era colei che aveva scelto la parte migliore, l'unica cosa necessaria: conoscere il Signore.

E proprio per questa scelta che la caratterizzava, Gesù non dice: "Io sono la resurrezione e la vita".

Non dice: "Chi crede in Me risorgerà".

La situazione di Maria a questo punto diventa grave.

Qui si può già intuire il turbamento di Gesù.

Maria che ha scelto la parte migliore è colei che contempla le cose da Dio.

Qui anche per Maria c'è stata questa decadenza nel sentimento.

È questo dominio del sentimento.

Era passata da quella che era l'oggettività forte (vedere le cose da Dio) a quella che era l'oggettività debole vedere cioè ciò che è esperimentato dall'uomo.

A quello che l'uomo sente.                 

Certo Marta aveva sentito, visto, toccato la morte di suo fratello ma questo non doveva diventare l'elemento dominante.

La morte del fratello era una lezione da vedere dal punto di vista di Dio.

Come tutte le cose sono da vedere dal punto di vista di Dio, per i contemplativi.

Se tutto sommato questo era giustificabile in Marta non lo era più in Maria.

Ma è possibile che Gesù si turbi?

Prima di tutto Gesù è Dio.

Uno si turba in quanto resta sorpreso.

Sorpreso da avvenimenti che non comprende o non vorrebbe.

Se ci troviamo di notte in un paese sconosciuto, siamo turbati.

Di fronte a ciò che non capiamo siamo turbati.

Ma Dio che è il Creatore di tutte le cose quindi Colui che regna in tutto?

Nulla accade che non sia voluto da Dio.

Quindi Dio non può essere sorpreso da avvenimenti.

È Lui che determina gli avvenimenti.

Abbiamo visto che la morte di Lazzaro è stata determinata da Gesù.

Però ne consegue, può esserci un turbamento in Dio?

Evidentemente in Dio non può esserci turbamento.

Il turbamento è condizionamento.

Dio non può essere condizionato.

E allora cosa può intendersi per questo turbamento di Gesù?

Gesù è Dio certo, però è Dio incarnato.

Incarnato, vuol dire che prende su di sé la situazione umana.

La situazione dell'uomo.

Abbiamo un essere che amando prende su di sé la situazione dell'amato.

Sul piano umano Gesù può essere turbato, conturbato.

Conturbato in quanto prende su di Sé la situazione dell'uomo.

Soltanto prendendo su di Sé, salva.

L'interpretazione dogmatica dice che ci salva prendendo su di Sé i nostri peccati.

Tutte le opere che Dio fa, le fa per aprirci alla Luce.

Dio vuol convincere.

Noi dobbiamo cercare da Lui, per mezzo di Lui, come avviene questa salvezza per mezzo di Dio.

Cosa vuol dire prendere su di Sé le nostre colpe, i nostri peccati?

E come prendendo su di Sé, le nostre colpe ci libera?

Ci libera da qualcosa da cui noi non ci possiamo liberare.

Ci sono situazioni gravi:

"Dove Io sono voi non potete venire".

Situazioni d’inaccessibilità.

"Dove Io sono voi non potete venire".

Qui non si tratta di atti magici per cui a un certo momento l'uomo dice: "Io sono salvo".

La salvezza viene attraverso comprensione.

La vita eterna sta nella conoscenza.

Dio opera convincendo.

E se c'è una strada attraverso cui Lui ci salva e ci libera questa strada è nella Luce.

Non è attraverso atti magici fatti nella notte.

Il turbamento di Gesù può essere capito solamente in quanto è il Dio incarnato.

Il Dio che prende su di Sé la situazione dell'uomo.

Qual è la situazione dell'uomo?

L'uomo fatto per la vita a un certo punto scopre che deve morire.

Ma è un dramma.

La morte è inconcepibile posta nel campo di Assoluto che è la vita.

La vita è assoluta.

La morte è un accidente.

Ma un accidente che non si riesce ad assimilare.

Là dove ci troviamo di fronte ad avvenimenti che non riusciamo ad assimilare noi, ci troviamo di fronte a un dramma.

L'uomo subisce il dramma.

Ci sono diversi drammi nell'uomo.

Già il fatto del mutamento delle cose.

Del tempo che passa.

Ma già questo è un dramma per l'uomo.

L'uomo è fatto per l'Assoluto.

L'uomo è fatto per la stabilità.

E noi vediamo quanta difficoltà abbiamo nell'accettare quello che noi non abbiamo in testa.

Abbiamo difficoltà enormi.

Questo ci testimonia che noi siamo fatti per una cosa stabile.

Il guaio è che il più delle volte noi vogliamo rendere stabile quello che noi abbiamo in testa.

E noi così ci apriamo al dramma.

Un luogo del dramma è il mutamento delle cose.

Noi dobbiamo subire un mutamento in ciò che noi vorremmo.

Noi vogliamo che una cosa sia così ma noi subiamo una cosa diversa da quella che noi vorremmo.

Già questo ci apre una situazione di dramma.

È un trauma.

Lo spirito esige stabilità, eternità assolutezza.

Un altro luogo di dramma è scoprire l'inutilità, la vanità di tante cose per cui noi siamo vissuti.

O per cui noi ancora viviamo.

La perdita di valori per noi è un dramma.

Noi abbiamo sempre bisogno che ciò per cui noi viviamo abbia una ragione.

Sia giustificato.

Lo scopo è quello della verità, la verità giustifica ogni cosa.

Vivere per una cosa senza significato rende noi e la nostra vita insopportabili.

Questo è un altro luogo che ci drammatizza e ci turba.

E che l'uomo subisce nella sua vita.

Sopratutto quello che l'uomo maggiormente subisce è la perdita di presenza.

La perdita di presenza è morte.

Ecco il dramma dell'uomo.

L'uomo a un certo momento è messo in un paradiso terrestre, in questo paradiso tutto parla di presenza.

Abbiamo il Creatore che parla la sua presenza.

Abbiamo le Creature che parlano a noi la presenza.

E l'uomo gioisce, la vita diventa gioia.

È bello trovarsi fra presenze.

Ma poi a un certo momento una presenza viene meno, un'altra viene meno.

A un certo momento l'uomo esperimenta la solitudine.

Solo senza più nessun altro.

Anche Dio scompare.

Senza più presenze.

Resta l'assenza.

Questo è il massimo del dramma.

L'uomo è fatto essenzialmente di presenza.

Questi sono i luoghi del dramma di ogni uomo:

Mutamento, inutilità, assenza.

Capisca o non capisca.

Perché l'uomo subisce gli avvenimenti.

Indipendentemente che lui li capisca o no.

Però tutti questi luoghi di dramma che l'uomo subisce sono relativi.

Ma relativi a cosa?

Relativi a ciò che l'uomo ha in testa.

Relativi al pensiero.

Per poco che l'uomo si scosti da colui che fa la realtà (Dio Principio), immediatamente lui precipita nel campo dei sentimenti (Maria).

Nel campo del dramma.

Nel campo del fratello che muore.

Nel campo dell'esperimentato.

L'uomo non ha più nel pensiero, al di sopra di tutto Dio, ha altro.

E ciò che è staccato da Dio, dal Principio immutabile è soggetto a mutamento.

Anche gli angeli mutano.

E l'uomo subisce le conseguenze.

I luoghi dei drammi dell'uomo essendo relativi sono voci, voci che ci chiamano.

Sono voci di ciò che non è relativo.

L'assenza è un luogo di dramma per l'uomo.

Essendo l'uomo fatto di presenza.

Ma questo luogo di dramma è una voce.

Una voce della presenza.

Di quella presenza che l'uomo ha perso.

E dove l'ha persa?

L'ha persa nel pensiero.

È il suo pensiero che ha perso la presenza di Dio.

E adesso l'uomo subisce il luogo del dramma: l'assenza.

Ma quest’assenza è voce della presenza.

È voce che lo chiama alla presenza di ciò che lui ha trascurato.

La morte è voce della vita.

Perché in Assoluto esiste la vita, non esiste la morte.

Presso Dio, presso l'Assoluto tutti sono vivi.

In Assoluto esiste la vita, non esiste la morte.

L'apocalisse dice che la morte sarà l'ultima a essere distrutta.

Se è l'ultima a essere distrutta è già distrutta.

Perché nel campo della verità il tempo non c'è.

Quindi la morte è voce della vita.

L'assenza è voce di presenza.

Il tempo (dramma) è voce dell’'eterno.

L'eterno è l'Assoluto.

Il tempo, il mutamento è relativo e quindi è voce.

Se è voce, vuol dire che è richiamo.

Quindi è opera di Dio.

Per chiamarci là, da dove noi siamo partiti.

Da ciò che noi abbiamo trascurato.

Succede questa frattura nel campo essenziale dell'uomo.

Il campo essenziale dell'uomo è lo spirito.

Tutto nell'uomo deriva da ciò che lui porta nel pensiero.

Queste esperienze d'assenza sono sempre relative al pensiero.

Ciò vuol dire che l'elemento dominante in noi è il pensiero.

La stessa esperienza di morte è sempre relativa a ciò che uno ha nella mente.

Se uno non ha nella mente una certa persona, non si accorge che è morta.

Quindi l'elemento dominante in noi è il pensiero.

Ma cosa succede nell'animo dell'uomo quando questo trascura il Principio?

I luoghi del dramma sono una conseguenza del fatto che l'uomo trascura il Principio.

Non resta, l'uomo ha difficoltà a restare con Dio.

Maria qui esprime questa difficoltà.

Maria a un certo momento ha avuto difficoltà a restare, ad ascoltare il Signore.

"Se tu fossi stato qui".

Aveva perso Dio.

Il che vuol dire che lei non era più seduta ai piedi di Gesù quando è morto suo fratello.

Il che vuol dire che la morte di Lazzaro Maria non l'aveva accolta come parola di Gesù per lei.

"Se tu fossi stato qui".

Maria rivela che la morte del fratello era diventata l'elemento dominante in lei.

E la portava via da Gesù.

Gesù era certamente lì.

Era Lui che aveva voluto quella morte.

Il fatto che lei dica "Se tu fossi stato qui", vuol dire che lei non era lì.

Posto che l'elemento dominante in noi è il pensiero.

Se questo pensiero qui trascura Dio, non resta presso Dio, non guarda tutto da Dio (principio) che è colui che fa la Realtà delle cose, noi finiamo nell'astrazione.

Tutto diventa astratto per noi.

Ed è lì che noi esperimentiamo la morte.

Perdiamo la presenza.

Cosa succede nel nostro pensiero quando trascura Dio o quando non resta a guardare ogni cosa dal punto di vista di Dio, anche la morte?

Anche la morte va vista dal punto di vista di Dio.

Per scoprire che è la vita.

È segno della vita.

Che cosa è questo pensiero qui che rimane in noi?

Il tema di stasera è la casa abbandonata.

Nel campo dello spirito avremmo potuto chiamarlo la notte dello spirito.

Come si entra in questa notte.

Perché c'è questa notte?

La notte è quando c'è un pensiero e non c'è la realtà di Dio.

E non c'è la presenza di Dio.

C'è il pensiero e non c'è la presenza relativa a quel pensiero.

Quando l'uomo non resta presso Dio a guardare ogni cosa dal Padre, l'uomo viene a trovarsi in questa situazione.

Si trova con un suo pensiero che è Pensiero di Dio, pensa Dio... "Se Tu fossi....ma non c'è come realtà.

Perché dice: "Se tu fossi stato qui".

Evidentemente per lei Gesù in quel punto non era realtà.

Maria aveva il pensiero di Gesù però Lui non c'era.

Non era presente.

La notte dello spirito.

Avere un pensiero e non trovare la realtà corrispondente a quel pensiero.

Che cosa è questo pensiero?

Anche Pensiero di Dio, questo pensiero che noi portiamo in noi e di cui noi non riusciamo a vedere la realtà.

Pensiamo Dio ma non lo vediamo come realtà oggettiva.

Come presenza oggettiva.

Come oggettività forte.

Come presenza che esiste indipendentemente dal nostro pensiero.

Qui si apre un altro problema che è quello dell'identità.

Come il nostro pensiero si separa da Dio, l'uomo entra in crisi.

Che cosa è questo pensiero in crisi d’identità?

Questo ci fa capire che il principio di ogni identità è Dio stesso.

E se noi ci allontaniamo da Dio, non sappiamo più né noi chi siamo, né il nostro pensiero cosa sia.

Noi abbiamo il nostro pensiero ma non sappiamo dargli un nome, dire cosa sia.

Tanto che noi diciamo:"Io penso" ma "Io penso è una sovrapposizione di pensiero.

Evidentemente non sono io che posso dare identità al mio pensiero.

Il mio pensiero mi supera da tutte le parti.

Tante volte sono costretto a pensare cose che non vorrei nemmeno pensare.

I pensieri ci dominano.

Quindi non siamo noi con il pensiero del nostro io a dare identità al nostro pensiero.

Il nostro pensiero acquista identità in un modo unico e solo.

Solo pensando Dio.

Allora lì diventa identità.

È Pensiero di Dio.

È il Padre che conosce il Figlio.

È il Padre che determina l'identità del Figlio.

Ma solo in quel punto.

Ma fuori da quel punto l'uomo non può sapere cosa sia il suo pensiero.

Ecco le ombre della notte dello spirito.

Ecco la desolazione posta là dove non dovrebbe esserci.

È qui che c'è il turbamento di Gesù.

Gesù non piange perché Maria piange.

Gesù sapeva che avrebbe risorto Lazzaro.

Quindi il suo pianto ha un’altra fonte.

Una fonte molto più grave della perdita sentimentale di un fratello.

Perché la notte dello spirito, la perdita d’identità, cioè la perdita di guardare le cose dal Padre rende l'uomo impossibilitato a recarsi nel luogo dove c'è il Figlio di Dio.

Si crea una frattura.

In quel punto il Figlio di Dio abita in un luogo inaccessibile per gli uomini.

"Dove Io sono voi non potete venire".

"Io sono di lassù, voi siete di quaggiù."

Quindi c'è questo rischio.

Ed è questo che turba Gesù.

È il rischio dell’inaccessibilità.

Dio che ha fatto l'uomo per renderlo partecipe della verità si trova con la creatura che non può accedere al luogo in cui Lui è.

Cristo si trova in un luogo che è totalmente staccato dalla creatura.

È l'esperienza dell'abbandono di Dio.

La creatura si sente abbandonata da Dio.

Senza Dio non può fare niente.

E qui esperimenta che il luogo di Dio è inaccessibile.

È inaccessibile il luogo in cui il Figlio riceve l'essere.

Perché l'accessibilità è possibile soltanto dal Padre.

Badate che tutto è contemplato da Dio, quindi anche questa situazione d’inaccessibilità è contemplata da Dio.

Ma qui abbiamo il punto centrale dell'incarnazione del Verbo.

Se Gesù, Figlio di Dio vuole salvare l'uomo che si trova in una situazione d’inaccessibilità, quindi di abbandono del Padre, deve prendere su di Sé la situazione dell'uomo.

L'uomo che fa esperienza di essere solo con un suo pensiero che non sa cosa sia.

Per salvare quest'uomo c'è una possibilità sola, Cristo deve prendere su di Sé questa situazione d’inaccessibilità dell'uomo verso Dio.

Cristo, Lui stesso deve fare esperienza dell'abbandono del Padre.

Per salvare coloro che sono abbandonati da Dio.

Maria era colei che contemplava tutte le cose dal Padre.

Gesù vedendola in questa situazione d’inaccessibilità scopre la necessità che Lui, per salvare Maria, deve fare esperienza, su di Sé dell'abbandono del Padre.

È la ragione per cui Gesù dice: "Dio mio perché mi hai abbandonato?".

Ma è la stessa esperienza di Maria quando dice: "Se tu fossi stato qui."

"Dio mio perché mi hai abbandonato?" e "Se Tu fossi stato qui" sono le stesse parole.

Cristo denuncia che il Padre non era qui.

Cristo soltanto prendendo su di Sé la situazione dell'uomo, che viene a trovarsi nell’inaccessibilità, cioè nell'esperienza dell'abbandono.

perché lui è abbandonato.

E avendo abbandonato lui fa esperienza di abbandono.

Soltanto prendendo su di Sé questa situazione, Cristo offre all'uomo la possibilità, attraverso di Sé di ritrovare quel luogo in cui Lui riceve l'essere dal Padre.

"Padre Io voglio che coloro che sono con Me, vedano la Gloria che Tu mi hai dato"

Cioè siano dove sono Io.

Mentre prima ha detto: "Dove sono Io voi non potete venire."

Qui adesso a coloro che sono con Lui, in quanto sono nello stesso luogo in cui Lui si trova (abbandono del Padre) e questo luogo dà la possibilità all'uomo di essere dove il Figlio è.