Gesù le disse:
"Tuo fratello risusciterà" Gv 11 Vs 23
Titolo: Promessa
di resurrezione.
Argomenti: La Parola di Dio è in contrasto con la realtà dell'uomo.
Presenza interiore (pensiero) e esteriore (fisica). La
realtà dominante è quella spirituale. Cosa è la realtà?
Chi muore, muore per noi. Come trovare la
Realtà di Dio. Passaggio
dalla morte alla resurrezione.
28/agosto/1993 Casa di preghiera Fossano.
Per l'uomo la morte è una realtà definitiva, i morti non
ritornano.
I morti si possono pensare o sognare ma manca la
oggettività della presenza.
Siamo sempre nel dubbio, c'è ancora qualcosa o tutto
finisce li?
La persona continua o è annullata?
C'è questo dubbio perchè la morte fa esperimentare
all'uomo il nulla: tutto finisce con la morte.
Se c'è qualcosa, si sottrae alla nostra verifica.
Però in questa esperienza di morte c'è la Parola di Dio
che ci assicura: "Tuo fratello risorgerà”.
Non dice quando e come ma ti assicura.
C'è conflitto quando in un’esperienza di morte (Marta),
Gesù dice questa parola.
È in contrasto.
In contrasto con ciò che esperimentiamo.
C'è una esperienza nostra quotidiana di morte e una
parola di Gesù che contraddice questa esperienza di morte.
È il Creatore che ci fa fare esperienza di morte ed è
sempre il Creatore che in questa esperienza ci fa arrivare la parola di Cristo.
Cosa vuol dire risorgere?
L'esperienza
di morte crea angoscia nell'uomo che non sopporta
l'annullamento senza una giustificazione.
L'uomo non sopporta lo scomparire delle persone.
E tra i miliardi di parole che ci arrivano c'è anche
questa Parola di Dio: "Risorgerai".
Parola che fa quasi pensare che la morte sia un fatto
transitorio, non definitivo.
Dovessimo avere un criterio di verità... tutto ciò che
esiste, in quanto esiste, ha un suo significato.
La morte deve avere un suo significato.
L'esperienza di morte che ognuno di noi fa, deve avere un
suo significato.
Ma anche la Parola di Dio: "Risorgerai".
Può essere una fantasia, può essere solo un sogno, un
desiderio dell'uomo.
Chi ci assicura che queste affermazioni di resurrezione non
siano frutto di questo sogno?
Come possiamo noi realizzare dove sta la verità?
Noi abbiamo sopratutto il Cristo che risorge.
Cristo è risorto.
Anche questa è una realtà.
Ma Gesù è veramente risorto?
Intanto però noi abbiamo dei dati.
Anche la Sindone è una realtà tra noi, come la morte.
È un documento che testimonia che Cristo è risorto.
E noi non possiamo cancellare questi dati.
Sono realtà tra noi.
Come noi non possiamo dimostrare che Dio non sia con noi,
anche se non possiamo capire come.
Così non possiamo dimostrare che la Sindone non testimoni
la resurrezione di Cristo.
Non abbiamo dei dati per smentirla.
E se la neghiamo, abbiamo dei preconcetti.
Ma non dobbiamo camminare con dei preconcetti.
Noi dobbiamo camminare con dei dati.
Com’è un dato: la presenza di Dio nell'uomo, sono dati
anche la morte e la Parola di Dio che la nega.
C'è una verità che si vuole comunicare a noi e la morte
rientra in questo disegno.
Morte significa scomparsa di una presenza.
Una presenza con cui magari siamo vissuti molti anni che
a un certo punto scompare.
Questa esperienza di morte è un’esperienza d'assenza.
L'uomo non sopporta questo perchè l'uomo è costituito essenzialmente
di presenza.
Vive in quanto ha una presenza, senza presenza non vive
più.
Fa veramente esperienza di morte colui che perde la
presenza dell'altro.
Non è tanto chi muore, ma è chi rimane che subisce la
morte.
Ognuno di noi vive della presenza dell'altro.
È la presenza dell'altro che dà significato alla nostra
vita.
Nessuno di noi potrebbe fare esperienza d'assenza se non
avesse qualcuno presente dentro di sé.
Per cui l'esperienza della morte presuppone che nell'uomo
ci sia la presenza di ciò che è venuto meno.
Ci sono due presenze, un’interiore, dentro di noi
(pensiero) e un’esteriore.
Quando la presenza esteriore viene meno, abbiamo questa
presenza interiore che inizia a soffrire.
Soffre perchè non trova più la corrispondenza nel
cosìddetto mondo reale.
La presenza dello spirito resta e soffre, perchè?
Perchè per noi la realtà non è il pensiero della persona.
Per noi la realtà è la persona reale che vediamo e
tocchiamo.
Quando nella realtà esteriore non troviamo più la
corrispondenza di ciò che portiamo nel pensiero, si crea in noi una frattura
tra la realtà e il nostro pensiero.
È questa frattura che per noi è morte.
Questa frattura per noi è angoscia, sofferenza e ci
cancella ogni significato di vita.
La vita perde senso.
Perde senso perchè la realtà esteriore è venuta meno.
Quindi la realtà esteriore per noi è tanto importante da
metterci in crisi.
Tanto in crisi da renderci la vita senza senso.
Quindi insopportabile.
Allora, la realtà esteriore è più importante della realtà
interiore?
Dal
momento che ci sono queste due realtà, queste due presenze, (non noteremmo una
assenza esteriore se non avessimo una presenza interiore)
vuol dire che la realtà dominante è l'interiore.
Perchè tutta la realtà intorno a noi, mancando una sola
presenza non ha più senso?
Il mondo è pieno di presenze fisiche, di persone.
Eppure tutte queste presenze non sono minimamente
sufficienti a riempire il vuoto di una persona sola.
Se quindi ciò che conta è la presenza esteriore, tutte le
restanti presenze esteriori, dovrebbero ben supplire alla mancanza di una sola.
Se la vita viene dalle presenze fisiche, ci sono altre
presenze che dovrebbero darci vita.
E come mai invece no?
È sufficiente che muoia una persona sola per renderci la
vita insopportabile.
Tutte le altre presenze non servono più.
Non ci dicono più niente.
Possono consolarci ma sono solo parole che non servono
assolutamente a niente.
Ci può venire anche il dubbio che la parola di Gesù sia
una parola consolatoria.
Noi per consolare a volte diciamo: "Tuo fratello
vive, la vita continua".
Ma tutte le parole che possono dire tutte le persone che
sono ancora attorno a noi, non possono riempire il vuoto lasciato da una
persona sola.
Quindi non è la presenza esteriore che determina la
presenza interiore ma viceversa.
La presenza che portiamo nel pensiero è dominante anche
su miliardi di presenze fisiche.
Però questa presenza del pensiero, in noi, non ci libera
dal dubbio se quella persona c'è ancora o no.
Noi siamo talmente abituati a ritenere che esista ciò che
vediamo e tocchiamo che quando l'esteriorità viene meno, non ci basta ciò che
portiamo nel pensiero per farci capire che quella persona lì c'è.
Anzi ci carica di dubbio, perchè?
Perchè sono io che penso.
Sono io che penso e lo penso come persona.
Pensando quella persona, io esperimento l'assenza, la
morte di quella persona.
Quella persona è stata separata da me.
Ma è stata separata da me, da "io che penso".
E forse è tutto lì il problema.
Ed è tutto lì il problema della morte nel mondo.
È vero che il pensiero è l'elemento dominante per capire
l'assenza di una cosa, però finché sono io che penso io, non posso arrivare a
costatare la realtà dello spirito.
Io penso e allora è Dio che mi fa arrivare a toccare con
mano che ciò che vedo e tocco è quella realtà di cui io vivo, perchè sono io
che penso e questa è una realtà relativa al mio io che pensa.
Ma la realtà esteriore può essere la realtà?
La realtà è ciò che esiste indipendentemente da noi.
Ma tutto ciò che vediamo e tocchiamo è relativo a noi.
Noi diciamo: "Questa cosa esiste perchè io la vedo e
la tocco”.
Esiste perchè io la vedo e la tocco?
Allora non è la realtà assoluta.
È una realtà relativa ai miei sensi.
Ma la realtà assoluta non esiste perchè io la vedo e la
tocco.
Esiste indipendentemente da me.
Che io la veda o no quella esiste.
Dio è presente in noi sia che lo vediamo o no.
Questa è una realtà.
Una realtà che esiste indipendentemente da noi.
Indipendentemente da ciò che vedo e tocco.
Siamo noi che nel pensiero del nostro io (facendolo punto
fisso di riferimento) diciamo (sbagliando): "Esiste ciò che io vedo e
tocco".
E Dio non lo vedo e non lo tocco.
Eppure non lo posso smentire.
Evidentemente il nostro criterio di realtà, (esiste ciò che
vedo e tocco) è un criterio insufficiente.
Che dovrà essere smentito se vogliamo entrare nella
verità.
La morte non è altro che Dio che smentisce questo nostro
punto fisso di riferimento (esiste ciò che io vedo e tocco).
Per cui le creature esistono perchè io le vedo e le
tocco.
Dio ci deve smentire questa realtà che non è la realtà.
Tutte le persone con cui viviamo, diciamo che esistono
perchè noi le vediamo e le tocchiamo.
Sono relative al nostro io.
E addirittura le facciamo motivo di vita perchè noi
viviamo per ciò che abbiamo presente.
Facendole motivo di vita noi implicitamente sanzioniamo
la loro morte.
Perchè Dio le deve far morire per salvarci per farci
toccare il nostro errore.
Tutti coloro che muoiono prima di noi muoiono per noi.
Devono scomparire da quella realtà che esiste perchè noi
la vediamo e la tocchiamo, devono scomparire per la nostra salvezza.
Per giungere a quella realtà che esiste indipendentemente
da noi.
Noi siamo salvati dalla conoscenza della verità.
La verità è ciò che esiste indipendentemente da noi.
Noi fintanto che viviamo di ciò che vediamo e tocchiamo
costringiamo Dio a far morire questa realtà.
Per salvare noi.
Muore per farci passare da quella realtà che è esteriore,
sensibile alla Realtà spirituale.
E muoiono poiché noi le abbiamo fatte scopo, realtà della
nostra vita.
Mentre la nostra terra è caratterizzata dal fatto che noi
le cose le vediamo e le tocchiamo, il cielo di Dio è caratterizzato da questo:
Dio esiste indipendentemente dalle creature.
Infatti, quando una persona muore, diventa tutto pensiero
per noi.
E noi ci rifugiamo nel pensiero.
Però ci resta il grande dubbio, "Quella persona
esiste o non c'è più?".
Finché dico: "Sono io che la penso" non c'è nessuno
che mi possa liberare dal dubbio.
Nessuno, nemmeno Dio.
Dove sta allora la salvezza?
Chi ci libera da questo pensiero del nostro io che dubita
di ciò che pensa?
Dubita perchè costata che le cose dono diverse da come le
pensa.
Entra il dubbio che con la morte non ci sia la continuità
con la vita.
Che la persona non continui ma ci sia una rottura.
Un annullamento.
Però abbiamo anche visto che quello che portiamo nel
pensiero è una presenza dominante.
Al punto tale che senza questa presenza noi non costateremmo
l'assenza fisica, la morte.
È l'elemento dominante e nello stesso tempo ci lascia nel
dubbio, non ci aiuta.
La soluzione sta in un punto solo, solo da Dio.
Solo
guardando da Dio noi abbiamo la possibilità di uscire da quel "Io
penso".
Solo in quanto guardiamo da Dio, si nasce da Dio,
arriviamo a capire quel Dio con noi.
Solo conoscendo da Dio, come Dio è con noi, noi
realizziamo la realtà.
La realtà è questa: Dio è con noi, noi non possiamo
smentirla.
Dio è con noi, sia che lo crediamo o no, sia che lo
capiamo o no.
Nessuno può dimostrare il rovescio.
Ecco la realtà che trascende.
Il campo dello spirito non è come quello fisico, dove
esiste ciò che io vedo e tocco.
Nel campo dello spirito esiste la realtà non perchè io la
dimostro o la capisco, esiste indipendentemente da ciò.
Per questo la verità s’impone su di noi.
La presenza di Dio in noi è oggettiva.
Non possiamo annullarla.
Non è relativa a noi.
Non possiamo dire: "Dio esiste perchè io lo vedo e
lo tocco".
La sua presenza è una verità che noi non possiamo
smentire, quindi ci trascende è superiore.
Questa è la realtà anche se non la capiamo.
Questa è la realtà in cui noi ci troviamo.
E di cui viviamo anche senza saperlo.
Soltanto conoscendo come Dio è con noi, noi siamo con Dio
come Dio è con noi.
Quindi realizziamo questa realtà.
Ma la realtà è già quella, non dobbiamo noi fare!
Noi dobbiamo essere come Dio è con noi.
Preoccuparci di essere con Dio come Dio è con noi.
Dobbiamo capire come Dio è con noi.
Solo capendo come Dio è con noi, si realizza questa
realtà.
Cioè capendo da Dio noi entriamo in questa realtà.
Dio è il grande rivelatore di quella realtà in cui noi ci
troviamo.
E per capire si deve guardare dal principio.
Solo guardando dal principio noi possiamo capire la
realtà in cui noi ci troviamo e quindi possiamo uscire dalla soggettività.
Non possiamo capire in quanto: "Io penso" o in
quanto vedo e tocco.
Possiamo capire solo da Dio.
E si capisce in quanto si guarda dal principio.
Dio è il Principio, quindi soltanto se lo guardiamo dal
principio, noi, lo possiamo capire.
E capire la realtà in cui noi ci troviamo.
E uscendo dalla soggettività possiamo capire come il
pensiero di quelle persone che sono morte non è un nostro pensiero.
Perchè presso Dio tutti sono vivi.
Non esiste la morte presso Dio.
In quanto noi esistiamo non moriamo più.
La morte è un accidente, un accidente della vita.
Esiste in quanto noi siamo lontani da Dio.
Quindi è un atto di misericordia da parte di Dio per
condurci alla vicinanza.
È lì che si risolve il problema.
Il problema si risolve nel capire.
Il
problema della morte e quindi della resurrezione.
Il passaggio dalla morte alla resurrezione non è effetto
di tempo.
Non è che noi risorgeremo di qui a un milione di anni,
quando la terra finirà, non è così.
Si risorge immediatamente.
Cioè la vita continua.
Non c'è interruzione, morte, sospensione.
I morti non sono morti, nel modo più assoluto.
Chi muore va verso un più, una vita maggiore.
La vita continua, la strada continua.
Sfugge a quella realtà che noi vediamo e tocchiamo.
Questo deve essere annullato perchè questo è un errore
nostro.
La morte è un accidente nel nostro errore.
Per liberarci dal nostro errore.
Per farci entrare in quella realtà che esiste
indipendentemente da noi.
Quelli che muoiono non muoiono mica, siamo noi che
moriamo a un nostro errore.
Il passaggio dalla morte alla resurrezione è capire la
presenza nell'assenza.
Che colui di cui noi facciamo esperienza d'assenza, è
presente.
Nell'assenza c'è una presenza.
Questo passaggio non può avvenire se non partendo da Dio.
Quindi Dio è la resurrezione.
In Dio noi troviamo la resurrezione.
E guardando da Dio noi scopriamo che la vita continua, le
presenze continuano.
Non c'è l'interruzione.
C'è un cammino continuo progressivo verso il cielo di
Dio.
Dove tutti, già oggi sono vivi.