Betania
distava poco da Gerusalemme: quindici stadi (meno di due miglia) Gv 11 Vs 18
Titolo: Spazio per Dio.
Argomenti: La Giudea
rappresenta la nostra interiorità. La vita sta nel raccogliere. La morte è
assenza di eternità. La morte è effetto di ignoranza. La morte non si
vince lottando contro. La singolarità della morte. La voce dell'eterno è il tempo. Cosa crea
spazio fra noi e Dio? I numeri.
11/Luglio/1993 Casa di preghiera Fossano.
Anche qui dobbiamo chiederci che significato abbia questa
precisazione.
Tutto quello che riguarda Gesù, ha un valore spirituale
per la nostra vita personale.
Quindi noi dobbiamo chiederci che significato possa
avere, per la nostra vita, questa precisazione che Betania distava poco da
Gerusalemme: "Circa quindici stadi".
Gesù era ritornato a Betania con i suoi discepoli e aveva
trovato Lazzaro che era già nella tomba da quattro giorni.
Noi dobbiamo tenere presente che sia Gerusalemme sia
Betania appartenevano alla Giudea.
Basta accennare alla Giudea, per capire come c'è sempre
un riflesso all'interiorità.
La Giudea
rappresenta l'interiorità.
Gerusalemme era la capitale della Giudea e Gerusalemme è
la città di Dio, perché rappresenta la nostra anima.
Dio non abita nelle città esterne.
Non abita né a Roma, né a Parigi, né a Gerusalemme.
La verità non abita nel mondo esteriore.
La verità è dentro di noi.
Dio abita dentro di noi.
Quindi la città di Dio, il paese di Dio, il tempio di
Dio, la casa di Dio è la nostra anima.
Per questo Gerusalemme (città di Dio), nel mondo esterno
significa la nostra anima.
Noi ci troviamo sempre con questo parallelismo tra mondo
esterno e mondo interno.
Per cui il mondo esterno diventa specchio ma anche
rivelazione, perché noi specchiandoci in una cosa capiamo.
Gerusalemme, città di Dio nel mondo esteriore, capitale
della Giudea, ha questo parallelismo con la città di Dio che è dentro di noi.
La città di Dio che è in noi è la realtà, Gerusalemme non
è la realtà.
Gerusalemme scade come città, scade come città di Dio,
vale come segno ma a un certo momento tutti i segni scadono e passano.
La nostra anima invece rimane.
La città di Dio che portiamo dentro di noi, quella resta
eterna.
Però tutto quello che avviene nel mondo esterno, è
rivelazione di fatti, di realtà che sono dentro di noi e se noi non passiamo
dal mondo esterno al mondo interno, noi non approderemo mai alla conoscenza
della verità.
Allora si richiede sempre questo passaggio dalle cose
esterne alle cose interne.
Di fronte a questo segno in cui ci viene presentata
Gerusalemme non lontana da Betania, noi dobbiamo chiederci che relazione ha
questo fatto con la realtà interiore che portiamo in noi.
Cosa significa questo per la nostra vita spirituale,
interiore?
Teniamo presente che in Betania era morto Lazzaro,
sepolto da quattro giorni e domenica scorsa abbiamo cercato di capire la
portata di quest’affermazione.
Lazzaro sepolto nella tomba già da quattro giorni che
Gesù incontra.
Abbiamo
visto che Lazzaro rappresenta l'uomo.
Rappresenta l'umanità intera, quest’umanità, questo uomo
che nuore.
Quest’uomo che, addirittura è già nella tomba quando Gesù
lo incontra.
Cosa può significare questo uomo che esperimenta la morte
e che si trova nella tomba.
Quanti credono di essere vivi e in realtà sono morti.
Domenica scorsa abbiamo precisato che la morte è essenzialmente
assenza di eternità.
Là dove manca l'eterno, l'uomo esperimenta la morte.
Anche se apparentemente è vivo.
Come possiamo noi affermare che la morte è assenza di
eternità?
Per il fatto che vivere vuol dire raccogliere.
Raccogliere vuol dire unificare, portare tutto
nell'unità.
Noi abbiamo la parola chiara, netta di Gesù:"Chi con
Me non raccoglie disperde, chi raccoglie con Me, riceve mercede di vita
eterna".
"Riceve mercede di vita eterna" vuol dire che
riceve vita eterna.
La
vita eterna quindi, è essenzialmente relazionata al raccogliere.
Ma raccogliere cosa e in che cosa?
Quando si raccoglie si presuppone sempre che ci sia un
punto fisso di riferimento in cui riferire, in cui raccogliere ogni cosa.
Gesù ha come punto fisso di riferimento sempre il Padre.
Gesù è venuto a darci la vita ma non la vita fisica, Lui
non ci salva con il sacrificio della sua morte fisica, non è questo che ci
salva.
Lui salva in quanto viene a raccogliere e si raccoglie
quello che è disperso.
Infatti Lui dice:"Io sono venuto a raccogliere
quello che si disperdeva".
Cristo raccogliendo dà vita e vita eterna.
Raccogliendo nel Padre.
Gesù precisa: "Chi con Me raccoglie", quindi
non basta che Lui raccolga, bisogna che anche noi con Lui raccogliamo.
Raccogliamo dove?
Raccogliamo nel Padre.
Perché Lui raccoglie nel Padre.
E soltanto se noi raccogliamo con Lui noi, siamo con Lui.
Altrimenti non siamo con Lui, anche se diciamo cristiani,
battezzati, membri di una chiesa e tutto quello che vogliamo, Dio non ci
conosce!
Noi busseremo invano a una porta che non si apre, perché
non ci conosce.
Perché non ci conosce?
Perché non abbiamo raccolto o non raccogliamo con Lui.
"Chi con Me non raccoglie....".
"Chi raccoglie riceve mercede".
Non si può raccogliere senza di Lui.
"Senza di Me fate niente".
Con Lui, se si vuole restare con Lui, si raccoglie nel Padre.
Il Padre è Dio Creatore, il principio di tutto.
Principio della vita, della conoscenza, della luce,
principio di tutto.
Tutto va riportato a Lui.
Tutto viene da Lui ma tutto va riportato a Lui.
Raccolto in Lui.
Non basta ricevere tutto da Dio.
Non basta dire che tutto è opera di Dio.
Se vogliamo entrare nella vita, è assolutamente
necessario che noi raccogliamo con Cristo.
Cristo è il Pensiero di Dio tra noi.
Quindi è necessario che raccogliamo, con il Pensiero di
Dio nel Padre.
"Chi con Me raccoglie, riceve mercede di vita
eterna".
Vita eterna è vita vera, contrapposta alla vita non vera
che facciamo noi.
La vita non vera è una vita di sentimento.
Una vita che ci illude, che ci dà l'impressione di vivere
ma che non è vita.
La vera vita è conoscenza.
La Parola di Dio lo precisa: "La vita eterna sta nel
conoscere Te Padre e Colui che Tu hai mandato".
La vita eterna sta nel conoscere e per giungere a
conoscere Dio è necessario raccogliere per mezzo del Pensiero di Dio.
Perché ognuno di noi è tempio di Dio e al centro di
questo tempio vi è il Pensiero di Dio sempre esposto.
Dio nel nostro tempio è Colui che è sempre esposto.
Quindi Cristo, Pensiero di Dio è rivelazione del Pensiero
di Dio che è sempre esposto nel tempio interiore che portiamo dentro di noi.
Se è sempre esposto, vuol dire che noi non lo possiamo
ignorare, che noi lo guardiamo o non lo guardiamo, che lo conosciamo o che lo
ignoriamo, Lui è sempre lì: immutabile.
Dio è sempre esposto nel nostro tempio, per cui questo
Pensiero di Dio che ogni uomo porta in sé è l'essere che nessuno può ignorare.
Però in quanto è esposto, è offerto come centralità, come
punto fisso di riferimento e soltanto se noi riferiamo tutto a questo
principio, a questo Pensiero di Dio che portiamo in noi, noi incominciamo a
vivere.
Vivere vuol dire raccogliere, unificare.
Gesù dice: "Chi con Me non raccoglie disperde",
allora capiamo anche che la morte è dispersione.
Dispersione da quel punto fisso di riferimento.
Cioè dispersione da Dio.
Allora la morte è dispersione.
La vita invece è raccoglimento.
Raccoglimento di pensieri.
Raccoglimento interiore.
Quanto più noi raccogliamo in Dio e quanto più
partecipiamo della vita.
Precisato questo, noi possiamo renderci conto perché la
maggior parte di noi esperimenta tristezza e noia del vivere, cioè difetto di
vita.
Ma la vita vera, già adesso, è vita vera in quanto è vita
eterna.
Per questo dico che la morte è assenza di eternità.
Là dove non si conosce o non si ha presente l'eterno e
quindi si vive per ciò che non è eterno, per ciò che muta, che passa, che è
soggetto al tempo, questo è morire.
Vivere per delle cose che passano è morire.
Fossero anche nazioni, istituzioni, potenze, ricchezze,
vivere per delle cose che sono soggette al tempo non è vivere.
È morire ed è fare esperienza di morte.
Quindi è diminuzione di vita, è perdita di vita.
"Chi con Me non raccoglie disperde".
È assenza di eterno.
Noi viviamo in quanto facciamo crescere in noi l'eterno.
Per farlo crescere prima di tutto lo dobbiamo
individuare, dobbiamo riconoscerlo.
Dobbiamo trovare questo punto di eternità che portiamo in
noi.
È un punto solo.
Ma noi dobbiamo trovarlo, sapendo che lo portiamo.
C'è un punto immacolato in noi, in cui non entra né il
pensiero del mondo, né il pensiero del nostro io, né dell'autorità, né degli
altri, non entra nessuno.
In quel punto lì si entra soltanto con il Pensiero di
Dio, perché è il Pensiero di Dio.
E nel Pensiero di Dio c'è soltanto Dio.
Ognuno di noi porta in sé questo punto verginale, questo
punto immacolato che è Dio con noi, che è il Pensiero di Dio in noi.
Lì c'è la nostra vita.
La nostra vita è nascosta in Dio.
Lì è la nostra vita.
Soltanto nella misura in cui noi raccogliamo in quel
punto, unifichiamo in quel punto, noi incominciamo a vivere, incominciamo a partecipare
della vera vita che è la vita eterna.
Ma raccogliamo che cosa?
Raccogliamo tutto ciò che viene da Dio.
Dio, l'abbiamo letto stamattina nel Vangelo, significa il
suo regno come un seminatore che uscì a seminare.
La nostra vita è questa.
C'è questo divino seminatore che tutti i giorni passa
sulla nostra terra, la nostra vita è questa terra.
Questa terra su cui il seminatore passa è la nostra vita.
Tutti i giorni c'è questo divino seminatore che passa
nella nostra vita a seminare il suo seme.
Il suo seme è la parola.
Tutte le sue opere sono tutte parole.
Dio semina e queste parole, queste opere che Dio semina
nella nostra vita, che Dio ci fa incontrare son tutti avvenimenti, son tutte
parole, sono tutti segni che debbono essere raccolti con pazienza.
Sapendo che la nostra vita essenziale sta lì.
La vita essenziale non sta nell'operare, non sta
nell'operare nel mondo, non sta nel conquistare le folle o nel costruire una
famiglia, la vita non sta in quello.
È necessario e avere ben chiara in noi qual è l'unica
cosa necessaria nella nostra vita.
La vita essenziale, mancando la quale manca tutto, sta
nel raccogliere tutto in Dio.
Tutto quello che viene da Dio, deve essere accolto da Dio
perché è opera di Dio e accogliendolo dobbiamo raccoglierlo in Dio.
Perché?
Perché soltanto raccogliendo in Dio, noi possiamo
giungere a capire il significato delle cose che Dio fa, opera o dice.
Tutte le cose arrivano a noi senza di noi.
Il significato delle cose non arriva e non può arrivare a
noi senza di noi.
Quel "senza di noi", vuol dire: senza che noi
lo raccogliamo in Dio.
Questo non avviene senza di noi.
Le cose arrivano a noi senza di noi.
E tutto quello che arriva a noi, è proposta e noi siamo
fatti responsabili di fronte a questa proposta.
Ma tutte queste cose non ritornano in Dio, non sono
raccolte in Dio senza di noi.
Perché questo non avviene più senza di noi?
Perché tutta la prima parte (opera creatrice di Dio)
avviene senza di noi e perché tutta la seconda parte non avviene senza di noi?
Perché la prima parte ci fa esperimentare le cose, per
cui noi siamo un campo di seminagione dell'opera del seminatore.
Il seminatore semina indipendentemente dal terreno.
Però il seme non fruttifica indipendentemente dal
terreno.
La Parola di Dio arriva a noi indipendentemente da noi,
noi la subiamo.
Non possiamo dire a Dio di non averlo sentito o che Lui
non abbia parlato.
Nessuno di noi potrà dire questo, perché tutti i giorni
noi siamo con questo divino seminatore che parla con noi.
Quindi nessuno di noi potrà dire: "Io non
sapevo".
Non possiamo ignorare Colui che parla con noi.
Però il seme che cade sulla terra non produce frutti
indipendentemente dalla terra.
E allora qui abbiamo nella parabola le diverse qualità di
terreno.
La terra significa noi stessi.
Quest’appunto per significare che quello che Dio semina
non produce frutto senza di noi.
Frutto è conoscenza di Dio, vita eterna.
Noi ci troviamo di fronte a questa situazione in cui Dio
offre a noi occasioni di vita, cioè offre a noi occasioni per conoscerlo, ma la
conoscenza non avviene se noi non ci applichiamo, se noi non ci
dedichiamo e ci dedichiamo con pazienza e ci dedichiamo con tutta quella
purezza di dedizione che richiede Colui che Uno, Colui che è verità, Colui che
è eterno.
Il problema centrale nella nostra vita è questo, se
vogliamo sfuggire alla morte.
La morte non è un destino.
Noi facciamo un grosso errore quando diciamo di essere
destinati a morire.
Non è vero.
Nel principio Dio non creò la morte, il che vuol dire che
nel principio Dio creò l'uomo, non creò la morte nel principio.
Cosa vuol dire questo?
Dio non ha creato l'uomo per farlo morire, altrimenti
creando l'uomo avrebbe creato anche la morte.
Dio non ha creato l'uomo per la morte.
Dio in principio non creò la morte.
La morte è subentrata, la morte è relativa ad altro.
La morte non esiste in Assoluto.
In Assoluto esiste la vita, non la morte.
La morte è un difetto.
È un'assenza.
La morte è una mancanza di qualche cosa.
Mancanza di vita.
Quindi il termine Assoluto è questo: l'uomo è stato
creato per la vita.
Non per la morte.
Quindi non diciamo che la morte è il vostro destino: non
rassegnatevi a morire.
Nessuno si deve rassegnare a morire.
E non illudiamoci di arginare, rinviare o prorogare la nostra
morte lottando contro la morte.
Quando noi lottiamo contro la morte, la partita è persa
in partenza.
La
morte non si vince lottando contro la morte.
La morte si vince conoscendo la vita.
Cercando la vita.
Soltanto cercando la vita si vince la morte.
Gesù dice: "Chi viene dietro di Me non gusterà la
morte".
Parola di Dio, promessa di Dio....qualcuno ci crede??!!
Chi crede che andando dietro di Lui non si esperimenta la
morte?
Se ci credessero correrebbero tutti dietro di Lui, perché
siamo tutti in fuga dalla morte.
Siamo tutti spaventati dalla morte.
Viviamo tutti sotto la paura della morte.
Eppure troviamo Gesù che dice: "Chi viene dietro di
Me non proverà la morte".
Noi diciamo di credere ma crediamo a questo?
Gesù è la vita.
Chi va dietro di Lui, chi cerca la vita non gusta la
morte.
Gusta la morte, esperimenta la morte uno che ha paura
della morte.
"Moriranno tutti di paura", nella paura di
morire.
Nella paura si muore ma solo perché non cercano la vita.
O non sanno cosa significhi veramente vivere.
La maggior parte degli uomini non sa assolutamente cosa
voglia dire vivere.
La maggior parte degli uomini giunge sul punto di morte e
non ha ancora capito cosa vuol dire vivere.
Se Gesù dichiara apertamente che la vita sta nella
conoscenza di Dio, vivere vuol dire conoscere Dio.
Vivere vuol dire impegnarsi a conoscere Dio con tutte le
nostre forze.
Siccome l'uomo non sa cosa sia la vita, ecco per cui che
a un certo momento arriva la morte.
La
morte arriva in quanto c'è quest'ignoranza.
C'è quest’uomo che non riesce a capire cosa voglia dire
vivere.
Allora a un certo momento Dio ti sbatte di fronte alla
morte, per farti capire cosa è la vita.
Ecco come viene fuori la morte.
A motivo dell'ignoranza è venuta la morte.
Perché c'è quest'ignoranza?
Perché Dio ci ha fatti per la luce, per la vita e noi
restiamo nell'ignoranza e nella notte, perché?
Da cosa è determinata quest'ignoranza?
Questa ignoranza è determinata unicamente da tutte le
opere di Dio.
La notte è determinata da tutte le opere di Dio.
Opere di Dio non raccolte in Dio.
Tutto ciò che viene da Dio, se non viene riportato in Dio
determina la nostra notte e la nostra morte.
La morte è questa perdita di tutte le opere di Dio.
Noi viviamo abbarbicandoci alle opere di Dio.
Noi viviamo per i buoi, i campi, la moglie, tutte
creature di Dio.
In quanto creature di Dio sono buone.
Però vivendo per i buoi, i campi e la moglie, noi stiamo
costruendo la nostra tomba, stiamo edificando la nostra morte.
I buoi, i campi e la moglie, non sono il nostro destino,
sono mezzi per il nostro destino ma non sono il nostro destino.
Il nostro destino è Dio.
Tutte le creature sono fatte per essere riportate a Dio
per conoscere Dio.
Se noi ci fermiamo alle creature noi esperimentiamo la
morte perché Dio solo è l'immutabile, l'eterno, l'infinito.
Cosa vuol dire questo?
Vuol dire che tutto ciò che non è Dio, essendo segno di
Dio è soggetto a mutamento, è soggetto al tempo.
Tutto è fatto nel tempo e nello spazio.
Il tempo vuol dire mutamento.
Tutte le creature essendo segni di Dio, sono segni di
Colui che è eterno ma non sono a loro volta eterne.
E noi vivendo per ciò che non è eterno esperimentiamo la
morte, perché la vita è l'eternità.
Ecco perché noi avevamo detto che la morte è assenza di
eternità.
Quindi la morte è costituita dal tramonto di tutti i
segni di Dio, di tutte le creature di Dio, di tutte le opere di Dio.
Dio ci toglie tutto questo.
Perché ce lo toglie dopo avercelo dato?
Ce lo toglie perché noi, in nome di queste cose, abbiamo
trascurato Dio.
Noi in nome dei buoi, dei campi e della moglie, noi non
abbiamo più la disponibilità per andare al pranzo di nozze cui Dio ci invita.
Non abbiamo più tempo per occuparci di Dio, abbiamo i
nostri lavori, le nostre fatiche, i nostri guadagni, i nostri rapporti con il
mondo, abbiamo i poveri o abbiamo i ricchi.
Ma abbiamo sempre qualche cosa che non è Dio che ci
impegna.
Noi li chiamiamo "doveri".
Dio a un certo punto, pur di salvare l'anima, pur di
salvare questa fame di eterno che portiamo in noi, Dio ci annulla tutto, tutto
ciò in cui noi giustifichiamo il nostro disimpegno dal conoscere Dio.
Ecco perché c'è quest’annullamento.
Dio non ha creato le cose per annullarle.
Dio è amante della vita.
Tutte le cose che Dio fa, le fa in un senso eterno.
Tutto ha un significato eterno e a un certo punto, pur di
salvare la nostra anima. Lui annulla tutto l'universo.
Tutte le creature che muoiono, muoiono tutte per noi.
Per salvare la nostra anima.
A questo punto noi capiamo una cosa importantissima.
Tutte le cose morendo e facendoci quindi esperimentare la
morte, il nulla, ci fanno scoprire la vita.
Lì è la meraviglia.
Noi scoprendo la morte scopriamo la vita.
Nell'ultimo si scopre il principio.
Com’è possibile che avvenga questo?
La
morte ha una caratteristica singolare.
Gesù diceva:"Lazzaro dorme" e poi a un certo
punto dice:"No, Lazzaro è morto".
La morte ha una singolarità.
Perché fintanto che l'uomo è malato ma vivo, porta sempre
con se la speranza di essere guarito.
Curare vuol dire che noi possiamo metterci le mani,
possiamo fare qualche cosa.
Lo mando in ospedale, gli do medicine eccetera...
C'è sempre questa speranza che è sempre incentrata
sull'uomo che può fare qualche cosa.
Fintanto che l'uomo è malato, c'è sempre quest’apertura
per l'io dell'uomo: "Io posso farli qualche cosa".
E se l'uomo dorme lo si può svegliare.
Ma quando l'uomo è morto.....
La singolarità della morte è: niente da fare, "Ormai
è morto, non c'è più nulla da fare".
Cosa vuol dire che l'uomo non può più fare niente verso
chi è morto?
Cosa significa questo non poter fare più niente?
Dio ci riduce a non potere fare più niente.
Cosa significa questo?
Impotenza.
Dio ci conduce a toccare con mano la nostra impotenza.
Ma questa è una meraviglia.
Dio attraverso la morte, conducendoci a toccare con mano
l'impotenza nostra, ci fa capire che tutto è opera di Dio, che tutto dipende da
Dio.
Ma questo è il principio, qui si scopre cos'è la vita, si
scopre dove sta la vita.
La morte sta nel mio io che vuole fare.
Alza le mani, non fare niente, riconosci la tua
impotenza, riconosci il tuo nulla.
Riconosci che tutto viene da Dio.
Lì sta la vita.
E Dio ti conduce alla morte (impotenza) perché tu abbia a
capire da che cosa dipendono tutte le cose.
E l'uomo lì sull'orizzonte della morte, lì nell'agonia ha
un solo problema.
Sono scaduti i problemi sociali, di giustizia e di
economia.
Tutto è scaduto, perché ogni uomo quando muore è solo.
Essenzialmente solo.
Di fronte ha una cosa sola: lui e Dio.
Il problema diventa uno solo: Dio.
Ecco l'opera che Dio fa conducendoci alla morte.
Perché non siamo intelligenti.
Se noi fossimo intelligenti, Dio non avrebbe bisogno di
annullare tutte le sue opere, per farci capire che Lui solo è e che Lui solo
opera.
Per farci capire che noi dobbiamo imparare a fare conto
solo su di Lui.
E a derivare tutto da Lui.
Perché da Lui viene la vita, da Lui viene l'esistenza, da
Lui viene la conoscenza, da Lui viene la luce, da Lui viene tutto.
Quindi smettila uomo di mettere le mani nelle cose,
smettila di voler fare perché quella è un'esaltazione dell'io.
Quello è l'uomo che sta cercando la sua gloria.
"Era malato ed io l'ho guarito".
"Io, io, io....".
L'uomo vive non in quanto dice "Io", vive in
quanto dice:"Dio".
In quanto glorifica Dio.
In quanto riconosce che tutto viene da Dio.
Se l'uomo è condotto a morte, è condotto perché possa
scoprire questa meraviglia.
Tutto viene da Dio.
Qui capiamo perché Betania è vicina a Gerusalemme.
Tutto è segno, tutto è simbolo, tutto è specchio.
Betania è il luogo dell'uomo che è morto.
Betania appartiene alla Giudea.
Quindi abbiamo sempre questo riferimento all'interiorità.
Gerusalemme è la città di Dio.
Ma questa città di Dio vuol dire la città in cui tutto
dipende da Dio.
Betania è il luogo dell'uomo morto.
Lazzaro rappresenta l'uomo che muore, nella tomba da
quattro giorni.
Ci vogliono questi quattro giorni prima di incontrare il
Cristo.
Per scoprire il luogo dove sta la vita.
Ci vogliono questi quattro giorni.
Però questa Betania è vicinissima a Gerusalemme.
La morte è vicinissima alla vita.
Direi che è la massima vicinanza possibile alla vita.
Qui capiamo cosa è che crea la distanza.
Tutto l'universo, tutta l'opera di Dio è fatta nel tempo
e nello spazio.
Prima abbiamo visto cosa è il tempo, qui adesso vediamo
cosa è lo spazio.
Betania è vicinissima a Gerusalemme, la città di Dio,
cioè a quel luogo in cui Dio è Colui che regna in tutto, in cui tutto dipende
da Lui, tutto e dove niente dipende dall'uomo.
È l'uomo che deve dire consapevolmente che lui non fa
nulla ma è tutto Dio che fa.
Non è l'uomo il creatore, è Dio il Creatore.
Se l'uomo non dice consapevolmente che Dio è il Creatore
di tutto, l'uomo non entra in Gerusalemme.
Perché non entra?
Che cosa è che crea questa distanza e perché la morte
(Betania) è vicinissima a Gerusalemme?
La morte è annullamento di tutte le creature e di tutte
le cose.
Tutto si spegne.
Lì appare la sorgente della vita, lì appare che tutto
viene da Dio.
La vita non viene dalle creature, per quanto preziose
siano.
Nel punto estremo, nel fine di tutto, noi scopriamo il
principio di tutto e dobbiamo aspettarcelo questo.
Ma allora questo ci fa anche capire perché siamo tanto
distanti da Dio.
Cosa
è che crea lo spazio tra noi e Dio?
Sono le creature, sono tutte le cose e tutte le opere di
Dio.
Queste sono fatte nello spazio.
Noi ci siamo chiesti cosa è il tempo?
Abbiamo detto che il tempo è il segno dell'eterno.
È l'assenza di eterno.
Il tempo è assenza d'eterno, quindi segno dell'eterno.
Il positivo è l'eterno.
Abbiamo detto che ogni esistente ha la sua voce.
La voce
dell'eterno è il tempo.
La voce di un esistente non è altro che la significazione
di quell'esistente in tutto ciò che è diverso da lui.
L'eterno significa se stesso con la sua voce che è il
tempo.
Il tempo non è altro che la voce, cioè la significazione
dell'eterno in tutto ciò che non è eterno.
Questo è l'eterno, questo è il tempo.
E lo spazio?
Lo spazio è la voce dell'infinito in tutto ciò che non è
infinito.
Ogni esistente ha la sua voce, l'eterno ha la sua voce,
l'infinito ha la sua voce.
La voce dell'eterno è il tempo, la voce dell'infinito è
lo spazio.
Tutte le cose sono fatte in questo spazio.
Abbiamo visto che il tempo e lo spazio sono dei segni,
sono voci.
Di cosa?
Dell'eterno e dell'infinito.
Ma cosa è l'eterno e perché ci sono l'eterno e l'infinito?
Che differenza c'è tra l'eterno e l'infinito?
Per cui la significazione dell'eterno diventa tempo e
quella dell'infinito diventa spazio.
Perché ci sono queste differenze?
Perché ci sono questi due esistenti: eterno e infinito?
Che poi sono entrambi espressione dell'Assoluto.
Perché l'eterno è azione e rappresenta l'opera di Dio.
C'è Dio e c'è l'opera di Dio.
Dio è l'essere Assoluto.
La significazione dell'essere Assoluto è lo spazio.
Quindi tutta la creazione non è altro che voce
dell'Assoluto.
Voce dell'infinito.
L'infinito significa se stesso in cose finite
all'infinito.
I numeri sono cose finiti ma vanno all'infinito.
Ma non sono l'infinito.
Sono significazione dell'infinito.
Ma i numeri sono tutti finiti.
Per quanto grandi siano, i numeri sono tutti finiti.
E non possiamo passare dai numeri all'infinito.
Però sono significazione dell'infinito.
Lo spazio non è altro che la significazione
dell'esistenza dell'infinito.
Lo spazio con la molteplicità di tutte le sue creature
(finite) non è altro che la significazione dell'infinito.
Noi vediamo tutte le creature finite, perché abbiamo
presente l'infinito.
Se noi non avessimo presente l'infinito noi, non vedremmo
le creature.
Così anche per l'eterno.
L'eterno non è altro che l'opera di Dio in tutto ciò che
non è Dio.
È la voce dell'opera di Dio e allora abbiamo il
movimento.
Il movimento dello spazio.
Il movimento delle cose finite.
Tutte le cose finite non restano lì finite, sono tutte in
movimento.
Tutte si muovono.
Perché si muovono?
Perché il tempo è Dio che viene.
Ecco l'opera di Dio.
Dio che significa Se Stesso in tutto, mette tutto in
movimento verso-.
Tutte le creature sono in movimento, mutano: è l'opera di
Dio.
È l'eterno che viene.
Ecco quindi che c'è l'eterno e c'è l'infinito perché c'è
Dio e c'è l'opera di Dio.
C'è il Padre e c'è il Figlio.
C'è l'essere Assoluto e c'è il pensiero dell'essere
Assoluto.
E il Verbo di Dio è il tempo, è nel tempo, si significa
nel tempo.
E alla fine di tutto il tempo abbiamo il Cristo e il
Cristo è il Verbo di Dio.
Cristo è l'opera di Dio tra noi.
Per cui noi veniamo a trovarci a un certo momento a tu
per tu con la morte: velo che si spacca, a tu per tu con la vita.
La morte è la massima vicinanza alla vita.
È il luogo in cui noi con più facilità possiamo scoprire
in cosa sta la vita.
La morte è riduzione all'impotenza.
Con la morte tutto viene ridotto all'impotenza.
Tu non puoi fare più niente e nello scoprire la tua
impotenza tu scopri la sorgente da cui dipendono tutte le cose: Dio.
Tutte le cose dipendono da Dio.
Questa è la rivelazione dell'eterno e dell'infinito che
opera tra noi per convocarci.
Se siamo intelligenti per convocarci a conoscere qual è
il principio di tutto.
Affinché noi, conoscendo il principio di tutto, possiamo
derivare tutto di lì, sopratutto la conoscenza.
La conoscenza di Dio viene solo da Dio.
Se non siamo intelligenti, tutto avviene per convocarci
di fronte alla nostra morte, cioè alla situazione d’impotenza in modo che noi
possiamo capire qual è il principio di tutte le cose, ciò da cui derivano tutte
le cose.