“Ritornò
nuovamente al di là del Giordano, nel luogo
dove da principio Giovanni aveva battezzato e là si trattene”.Gv 10 Vs 40 Primo
tema.
Titolo: La freccia
nel cuore.
Argomenti: Il fuggire di Gesù e
di Dio dalle mani e dalle ragioni degli uomini – Al di là del Giordano –
L’assenza di Dio - L’assenza è la sintesi di due presenze – Noi
sappiamo ciò che è Dio – Dio è l’unico essere che si trova conoscendolo – La
Verità si trova solo conoscendola – Sbagliare luogo – Come andare in un luogo –
Il luogo di Dio è il suo Pensiero – Terra promessa e terra pagana – La
molteplicità di idoli – Il metro della legge - Il prima di tutto -
18-19/Ottobre/1992
Casa di preghiera Fossano.
Incominciamo il versetto 40 del cap. X di s. Giovanni: “Ritornò nuovamente al di
là del Giordano, nel luogo dove da principio Giovanni aveva battezzato e là si
trattenne”.
È una scena, un fatto che Dio presenta a noi e, in quanto
ce lo presenta, è carico di significato, ed è a questo significato che dobbiamo
giungere, poiché ogni cosa va contemplata da Dio nel suo Pensiero: è fatta nel
suo Pensiero e va vista nel suo Pensiero.
Tutti i fatti e tutte le parole che Dio ci fa arrivare,
sono fatti e parole per noi, per la nostra vita essenziale, per insegnare a noi
il cammino per giungere alla nostra Vita Eterna, quindi per giungere a
conoscere Dio come vero Dio.
Qui si dice: “Ritornò nuovamente al di là del
Giordano...”.
Ecco questa sera ci fermiamo su questa prima parte.
Dobbiamo chiederci appunto il significato di questo suo
tornare nuovamente al di là del Giordano, dopo che i Giudei avevano cercato di
impadronirsi di Lui.
Abbiamo visto infatti negli argomenti precedenti che c'è
questa azione di uomini che cercano di mettere le mani su di Lui, di
impadronirsi di Lui.
“Ma - dice il Vangelo – Egli sfuggì dalle loro mani”.
Ed abbiamo visto che in questo non lasciarsi prendere,
Dio ci indica il luogo in cui si trova.
Prima di tutto siccome Gesù è Dio, in questi uomini che
cercano di prendere Gesù, di mettere le mani su Gesù abbiamo la rivelazione di
tutta la fatica e di tutti gli errori che fanno gli uomini.
Tutti gli uomini tendono a mettere le mani su Dio.
E per mani si intende non soltanto l'azione materiale di
impossessarsi, ma anche il tentativo di impossessarsi intellettualmente di Dio,
di farlo entrare nelle loro ragioni, nei loro argomenti, nei loro motivi.
“Guai a voi - dice Gesù ad un certo momento,
rimproverando i Farisei - guai a voi che vi siete appropriati della chiave della
scienza e voi non siete entrati e .-avete impedito di entrare a quelli che lo
volevano” (Lc 11,52): ecco è questo tendere dell'uomo a mettere le mani su Dio,
a impossessarsi di Dio.
In questo Gesù che sfugge dalle loro mani è significato
Dio che non si lascia prendere dall'uomo.
Ci siamo chiesti: Dio ha creato tutte le cose per
comunicarsi all’uomo. Dio fa tutto per comunicare Se stesso, per far conoscere
Se stesso, e perché proprio quando l'uomo cerca di prenderlo Lui si sottrae?
Gesù è venuto come Re (e Lui stesso lo proclama), Re
della Verità, quando gli uomini dopo la moltiplicazione dei pani, tendono a
farlo re, vogliono nominarlo re, sfugge.
Ecco, c'è questa azione di Dio che provoca l'uomo,
dell'uomo che tende ad esaltarsi, e di Dio che sfugge.
Eppure Dio è venuto per farsi nominare Re, Lui che è Re.
Dio è venuto per farsi conoscere, opera tutto per farsi
conoscere e quando l'uomo tende a possedere Dio, tende a mettere le sue mani su
Dio, sfugge.
Abbiamo cercato il significato di questo, perché è al
significato, che bisogna sempre arrivare, a quello che Dio ci vuole comunicare.
Ed abbiamo visto che questo sfuggire di Cristo, questo
suo sottrarsi all'azione dell'uomo, non è per sottrarsi, ma è per far capire
all’uomo il "luogo" in cui Lo può trovare.
Questa fuga di Dio ci ha fatto capire che Dio abita in un
luogo ben preciso, e soltanto cercandolo lì noi Lo possiamo trovare.
Per cui tutte le volte in cui Lo cerchiamo in altro
luogo, sfugge, non si lascia trovare.
Il fatto di non lasciarsi trovare è lezione per noi per
dirci: “Guarda che lì non mi puoi trovare, perché io non sono lì”.
Noi in un primo tempo lo cerchiamo nella natura e ci
esaltiamo esclamando: Dio è grande, ecc.
Lo cerchiamo nelle cose, negli avvenimenti, nei fatti,
nel mondo esterno, e Dio lì proprio non si lascia trovare, perché Dio non è lì.
Noi lo cerchiamo nei nostri argomenti, nei nostri
ragionamenti, nelle nostre filosofie, nei nostri studi, nelle nostre
riflessioni. o nelle nostre preghiere.
Eppure noi tocchiamo con mano che Dio è assente, che Dio
non è lì.
Ho detto: ogni esistente ha un suo luogo e soltanto
conoscendo il luogo in cui quell'esistente si trova, noi abbiamo la possibilità
di trovarlo in caso diverso no!
Tutto è segno!
Se ogni esistente ha un suo luogo, anche Dio abita in un
suo luogo.
Dio segnala a noi che soltanto conoscendo il luogo in cui
si trova, noi lì lo possiamo trovare.
Quindi se si sottrae, è perché evidentemente sbagliamo
luogo.
Questa è la prima grande segnalazione del Cristo che
sfugge a coloro che volevano prenderlo con le loro mani e del Cristo che si
sottrae ad essere nominato re.
Lo volevano nominare re perché aveva provveduto alla
moltiplicazione dei pani: non era questo il motivo per cui Lui era venuto, per
cui si sottrae in quanto vogliono possederlo.
Dio non si può possedere né con i nostri ragionamenti, né
con le nostre azioni, né con le nostre parole, tanto meno con le nostre mani.
Intanto però rivelandoci questo ci convoca verso un punto
ben preciso.
Abbiamo detto la volta scorsa: Dio abita nel suo
Pensiero. Il suo Pensiero è suo Figlio.
Soltanto quando noi Lo cerchiamo lì, nel suo Pensiero,
solo lì, Lo possiamo trovare.
Adesso, dopo aver capito questo, cioè dopo questa
segnalazione di luogo, dobbiamo capire come vi si arriva. Dio ci ha indicato il
luogo in cui lo possiamo trovare, e questo ci fa capire già tante cose, ci dà
una mano per evitarci tutte le fatiche inutili: è inutile che noi giriamo a
destra o a sinistra, che andiamo da una parte o che andiamo dall'altra, in un
luogo o nell'altro.
Dice Gesù: “Vi diranno, andate qui e lo troverete, o
andate là e lo troverete: non seguiteli, non ascoltateli” (Lc 17,21).
Sarebbe tutto un faticare inutile, perché Dio è Luce:
dentro di noi sarà come un lampo nella notte, un lampo che scatta ed illumina
soltanto nel Pensiero di Dio, quindi soltanto in quanto noi ci raccogliamo nel
Pensiero di Dio, perché questo è il luogo in cui abita Dio.
Dio ha dato a noi la possibilità di pensarlo, il che vuol
dire che Dio ha dato a noi il suo Pensiero, e ha dato quindi a noi la
possibilità di recarci in questo luogo.
Si apre il problema: conosciuto dove è il luogo in cui si
trova una cosa, bisogna conoscere cosa vuol dire andare in quel luogo.
Ed è qui che possiamo aprirci su questo nuovo argomento
di Gesù che dopo essere sfuggito dalle loro mani, dice il Vangelo, ritorna
nuovamente al di là del Giordano.
È una continuazione dell'episodio del Dio che dopo aver
segnalato il luogo in cui Lui si trova, adesso si ritira al di là del Giordano.
E noi dobbiamo chiederci: ma che significato ha questo,
soprattutto questo “al di là del Giordano”? che significato ha questo
Giordano?
Il Giordano è il confine tra la Terra promessa, la
Palestina e la terra pagana, tra il popolo di Israele, il popolo di Dio e i
pagani.
È la zona di confine.
Ma nel campo dello spirito cosa ci può significate questo
Giordano?
E soprattutto cosa può significarci Gesù che, dopo essere
sfuggito dalle mani di coloro che lo vogliono prendere, se ne ritorna al di là
del Giordano: il che vuol dire al di là della sua patria, al di là del suo
popolo, al di là del Tempio, al di là della religione di Israele, al di là
della Legge.
Questo fuggire di Gesù al di là del Giordano, quindi al
di là del suo popolo, è un rendersi assente, è un andare lontano.
Andar lontano vuol dire rendersi assente.
E siccome tutto è significazione dei nostri rapporti con
Dio, noi dobbiamo chiederci: cosa può significare per noi Dio che si rende
assente?
Ora, che Dio si renda assente è evidentissimo, perché
tutti quanti lo esperimentiamo: noi cerchiamo tutti quanti di sapere
dell'esistenza di Dio, di esserne sicuri: “sapessi almeno che Dio esiste!”.
Ecco, abbiamo bisogno di attingere questa certezza: Dio
c'è o non c'è?
E perché abbiamo questo problema?
Perché noi esperimentiamo che è assente; noi
esperimentiamo che quando vorremmo toccarlo, non riusciamo a toccarlo, non
riusciamo a metterci le mani.
Vorremmo una dimostrazione, una certezza che Dio ci sia.
Eppure proprio lì noi ci accorgiamo quanto Dio per noi
sia evanescente, sfugga a tutti i nostri metri di misura, non si lascia
misurare da noi.
Quindi noi facciamo esperienza della lontananza,
dell'assenza di Dio, del dubbio che Dio veramente ci sia.
E dobbiamo chiederci: ma come fa Dio a rendersi assente?
Dio è il Presente, Dio è l'Essere assoluto, è la Realtà
in cui noi siamo immersi. S. Paolo addirittura paragona questa Realtà ad un
mare, quando dice che noi siamo immersi come pesci nel mare: siamo immersi nel
Regno di Dio, immersi nello Spirito di Dio.
È Lui che muove tutto!
È Lui che muove noi! Addirittura muove il nostro pensare,
il nostro volere, il nostro parlare, il nostro amare. È Lui che fa tutto e noi
siamo immersi in questo Dio che opera tutto, immersi in questo Regno di Dio.
E allora, dico, come è possibile che immersi in questa
Realtà (maiuscola) del Dio che opera e che è presente in tutto ed in tutti,
come è possibile fare l'esperienza dell'assenza?
O meglio, come Dio può rendersi assente a noi, Lui che è
il Presente?
È una contraddizione!
Dio ci fa toccare con mano la sua non-realtà, cioè la sua
assenza?
Ora, come sia possibile questo dobbiamo chiedercelo: è la
chiave profonda di questo discorso dell'argomento di stasera, perché c’è una
ragione profonda in questa esperienza di assenza, poiché Dio fa tutto per farsi
trovare, per farsi conoscere, ed opera ogni cosa per manifestare Se stesso, per
rivelaere Se stesso, per comunicare Se stesso.
Quindi l'assenza, il suo rendersi assente deve essere un
momento, una tappa, di questa comunicazione di Dio.
Gesù, che ad un certo momento se ne va lontano dal suo
popolo, lontano dalla religiosità del suo popolo, dalla Legge del suo popolo,
dal Tempio del suo popolo, e se ne va al di là del Giordano, cioè in terra
pagana, cosa vuol direi?
Anche questo rientra nel disegno di Dio che si vuol far
conoscere.
Questa assenza deve essere una tappa del Dio che si vuol
far conoscere.
Noi abbiamo annunciato che il tema di stasera è "la
freccia nel cuore": ecco, questa freccia che ferisce l'uomo è l'assenza di
Dio!
Colui che si rende assente ferisce veramente l'uomo.
Perché ferisce?
Perché l'uomo senza presenza muore.
L'uomo è fatto di presenza, e quando una presenza viene
meno all'uomo, l'uomo resta ferito.
Ecco, è il Dio che ferisce.
È Dio che ferisce l'uomo e lo ferisce nel cuore, quindi
nella parte vitale dell'uomo.
Perché Dio ferisce l'uomo?
E come questo ferire l'uomo entra nel processo di
conoscenza?
Qui dobbiamo richiamare quanto abbiamo detto parlando
dell'assenza e della presenza.
Come fa l'uomo ad esperimentare l'assenza di una cosa?
Abbiamo visto quando abbiamo parlato di questo che
l'assenza è sempre la sintesi di due termini:
Il primo è l'uomo con il suo pensiero, quello che ha
dentro di sé, per cui l’uomo cerca una cosa e non la trova, e allora dice:
"non c'è, è assente", quindi il primo è questo: il desiderio
dell’uomo; l'uomo desidera e quindi ha presente un pensiero e poi il luogo in
cui cerca.
L’uomo cercando in un certo luogo quello che ha in testa,
quello che desidera e constatando che in quel luogo non c'è, dice: "non
c'è, è assente".
Ecco l'assenza!
Quindi il concetto di assenza presuppone che nell'uomo
sia presente nel suo pensiero quello che lui cerca.
Se l'uomo non avesse presente nel suo pensiero quello che
cerca, non potrebbe assolutamente notare l'assenza di una cosa.
Quindi l'assenza presuppone in noi una presenza.
Se io cerco una biro, l'ho detto molte volte, se cerco
una biro debbo avere presente nel pensiero la biro.
Ma se non avessi presente la biro certamente non noterei
l'assenza della biro.
Quando noi notiamo l'assenza di una persona è perché
quella persona l'abbiamo presente, altrimenti non la noteremmo.
Notiamo una cosa importantissima, ed è bellissimo questo
fatto: dico, se per notare l'assenza è necessaria una presenza, nel campo del
Divino, nel campo di Dio, il fatto di scoprire che Dio è assente, ci rivela la
presenza di Dio, perché se non avessimo presente Dio, non noteremmo
assolutamente l'assenza di Dio.
Questo è fondamentale!
Ed è l'opera attraverso cui Dio conduce ogni uomo, perché
sul letto di morte, cioè all'ultimo atto della nostra vita, noi ci troveremo
soltanto con questo Pensiero di Dio, solo con questo! fuori più niente, ma puro
Pensiero di Dio!
Gesù dice: “arriva un momento in cui il padrone di casa
si ritira in casa sua e chiude l'uscio”': siamo lì! Cos'è questo Dio che ad un
certo momento si ritira in casa sua, si ritira nel suo luogo e chiude l'uscio?
Nel momento della morte noi ci troveremo li.
Tutti, volenti o nolenti!
Credenti o non credenti ci troveremo tutti lì, perché
sparirà il mondo.
È Dio che si ritira in casa sua.
È importante quello che abbiamo visto prima perché ci ha
fatto capire il luogo in cui è Dio.
Casa sua è il suo Pensiero.
Dio che parla in tutto, che opera in tutto, ad un certo
momento si ritira nel suo Pensiero: il che vuoi dire che non parla più in
tutto.
Il che vuoi dire che noi restiamo col puro suo Pensiero.
Ho detto prima: nessuno può notare un'assenza se non ha
presente nel suo pensiero ciò che cerca.
Noi non potremmo assolutamente notare l'assenza di Dio se
non avessimo Dio presente nel nostro pensiero.
Ho detto molte volte che se noi non avessimo presente Dio
in noi, nel nostro pensiero, se qualcuno ci dicesse: “questo è Dio”, noi
diremmo: “va bene, questo è Dio”.
Chiunque ci potrebbe dire: “Questo é Dio” e noi lo
crederemmo.
Ma se noi notiamo l'assenza, cioè se noi possiamo dire:
“no, questo non è Dio” è perché di fronte a tutto quello che abbiamo presente
non troviamo la presenza di ciò che abbiamo presente nel pensiero.
Perché in realtà non c'è l'assenza, realmente non c'è
l'assenza; il vuoto non esiste, l'assenza non esiste.
Noi siamo pieni di presenze!
Tutta la creazione, tutte le creature sono tutte
presenze!
Però noi diciamo: “'Dio non c'è, è assente”, perché?
Perché sappiamo benissimo distinguere tra creatura è
Creatore.
Noi, dico, siamo pieni di creature!
Nessuno si sogna di confondere la creatura con il
Creatore.
Noi diciamo ''Sì, io vedo le creature, io tocco con man
tutta la creazione di Dio, tutte le opere di Dio”.
Siamo pieni di presenze, anche in questa semplice stanza:
è tutta piena di presenze.
Però diciamo: “Dio non lo vedo e non lo tocco: Dio è
assente!”.
Se dico: "Dio è assente!”, esperimento l'assenza di
Dio!
Il che vuol dire che non confondo Dio con le creature che
ho presente!
Se qualcuno mi dicesse: “questo registratore è Dio”, lo
direi con sicurezza: “questo registratore non è Dio”. Ma come faccio a dire:
“questo registratore non è Dio”?
Come faccio a dirlo?
Se posso dire che questo registratore non è Dio è segno
che so chi è Dio, perché se non sapessi chi è Dio non potrei dire: “certamente
questo registratore non è Dio”.
Il fatto di esperimentare l'assenza di una cosa, oltre a
testimoniarci che quella cosa noi l'abbiamo presente nel nostro pensiero, ci
testimonia che noi conosciamo che cosa è questa cosa, perché se non la
conoscessimo noi la confonderemmo con tutto quello che ci viene presentato.
Invece noi di fronte a tutto quello che ci viene
presentato, noi sappiamo dire: "no, questo non è Dio!".
Se posso dire ciò che non è Dio, è segno che so ciò che è
Dio.
Ma se so ciò che è Dio, (è qui la meraviglia!), ho
trovato Dio!
Dio è l'unico Essere che si trova conoscendolo.
Tutti gli altri esseri non basta conoscerli per trovarli.
Dio è l'unico Essere che, poiché è la Verità, si trova
conoscendolo.
La Verità si trova solo conoscendola.
L'abbiamo detto mille volte: la Verità si trova solo
conoscendola!
Ora, se noi possiamo dire ciò che non è la Verità, è
certamente perché sappiamo ciò che è la Verità.
Ma se sappiamo ciò che è la Verità, vuol dire che
L'abbiamo trovata.
Dio diceva a s. Agostino: “Tu non mi cercheresti se non
mi avessi già trovato!”.
Intimamente Dio è Colui che nessuno può ignorare; però
l'uomo ha bisogno di prendere consapevolezza che Colui che non può ignorare lo
conosce.
Lo conosce perché non può confonderlo con tutto ciò che
non è Dio.
Allora dall'esperienza dell'assenza ci sono queste due
grandi componenti.
Ma noi ci chiediamo: come mai noi sappiamo chi è Dio,
eppure siamo tutti lì nel dubbio, nell'incertezza, in questa esperienza di
vuoto, di assenza, in questo non riuscire a toccare qualche cosa di Dio?
E sì!
Ho detto, nell'esperienza di assenza ci sono due
componenti: c'è il pensiero di ciò che si cerca, ma c'è anche il luogo in cui
lo si cerca.
Io posso sapere cosa sono le stelle alpine, ma se vado a
cercare le stelle alpine in un roseto, certamente non trovo le stelle alpine.
Quindi so cosa sono le stelle alpine, ma posso sbagliare
luogo: posso cercare stelle alpine in un luogo sbagliato.
Ho detto: Dio abita in un luogo ben preciso.
Non è vero che Dio sia in tutto.
Si annuncia in tutto, ma non è in tutto.
Dio ha un luogo ben preciso: è nel suo Pensiero!
Dio opera tutto, parla in tutto, ma è unicamente nel suo
Pensiero.
Il che vuol dire che fintanto che noi Lùlo cerchiamo
altrove, esperimentiamo l'assenza.
Dio non può essere trovato in ciò che non è Dio.
Abbiamo detto: Dio è un infinito e l'Infinito non
possiamo trovarlo nel finito.
Il finito ci testimonia l'Infinito, come il frammento ci
testimonia il tutto, ma trovando il frammento non trovo il tutto, e trovando il
finito non trovo l'Infinito!
L'Infinito si trova soltanto nell'Infinito.
Il tutto si trova soltanto nel tutto!
La persona si trova soltanto con la persona, Dio si trova
soltanto in Dio: "Dio da Dio, Luce da Luce".
Allora abbiamo questo confine tra luoghi in cui non c'è
Dio e luogo in cui c’è Dio.
Quindi è necessario che in noi ci sia il pensiero di
quello che cerchiamo, ma ci sia anche l'intelligenza del luogo in cui Lo
cerchiamo.
Ma come facciamo noi a sapere il luogo in cui Dio è?
Il luogo, il conoscere il luogo è effetto di
intelligenza.
Il luogo in cui si trova una cosa dipende unicamente
dalla conoscenza della cosa.
Soltanto conoscendo la cosa noi possiamo sapere il luogo
in cui si trova quella cosa.
Se io conosco le stelle alpine so il luogo in cui si
trovano le stelle alpine.
Se conosco bene i funghi, so il luogo in cui si trovano
funghi.
Il luogo è determinato dalla conoscenza di ciò che
veramente uno cerca.
Il conoscere il luogo è essenziale, perché se sbaglio
luogo certamente non trovo la cosa.
Se cerco mele su un di un larice, certamente io non trovo
le mele: sbaglio luogo!
E poi mi sento ancora dare dello stolto, dello
sciocco.
Però accade anche questo, che noi non trovando Dio, o per
lo meno, non trovando mele sul larice, ad un certo momento dubitiamo che
esistano le mele, cioè noi dubitiamo che esista Dio.
Noi cerchiamo Dio in luoghi sbagliati, diciamo: “non
riesco a trovarlo”, e ad un certo momento viene il dubbio: ma Dio c'è o non
c'è?
Perché io non lo vedo e non lo tocco, non riesco a
trovarlo!
E quanti hanno detto: "Ho cercato e non ho
trovato!".
E già!
Perché il problema del cercare Dio richiede nel modo più
assoluto la scoperta del luogo in cui è Dio.
Ma quando noi diciamo “luogo”, cosa vogliamo dire?
E qui adesso arriviamo al significato del Giordano e
dell'al di là del Giordano.
Dico, quando noi diciamo "luogo" cosa vogliamo
dire?
Vuol dire quel punto in cui si trova una cosa.
Luogo di Dio è quel punto in cui si trova Dio. Dio si
trova nel suo Pensiero, soltanto nel suo Pensiero, suo Figlio: "Nessuno
può venire al Padre se non per mezzo di Me!” (Gv 14,6); questo “Me” è il luogo,
è chiaro. “Dove Io sono voi non potete venire” (Gv 13,33): altrettanto chiaro.
In quanto ci viene presentato un luogo si è informati:
quella cosa si trova in quel tale luogo. Ma adesso il problema qual è?
Il problema é come fare ad andare in quel luogo.
Cosa vuol dire andare in un luogo?
Andare in un luogo vuol dire lasciare tutti gli altri
luoghi.
Noi non possiamo andare in un luogo se non lasciamo gli
altri luoghi.
Il luogo è una singolarità.
E noi non possiamo andare in questa singolarità, in
questo luogo, se non partiamo, quindi se non lasciamo tutti gli altri luoghi.
È qui, dico, il significato di Gesù, che dopo aver fatto
capire, non lasciandosi prendere, il luogo in cui si trova, se ne va al di là
del Giordano.
Perché?
Per farci capire una cosa importante.
Prima ci ha fatto capire il luogo in cui si trova; cioè
rifiutandosi a lasciarsi prendere ci fa capire dove si può prendere, ma adesso
il problema è “come” fare per andare in quel luogo.
Dico: Lui se ne va al di là del Giordano per insegnare a
noi come fare per andare in quel luogo.
Il problema è lasciare tutti gli altri luoghi: lasciarli
tutti i luoghi che impedivano ai farisei, ai giudei, al popolo di allora, a noi
erano le sicurezze in cui si trovavano, era la religione in cui si trovavano,
era il Tempio in cui si trovavano, era la Legge in cui si trovavano!
Quella Legge, quel Tempio, quella religiosità in nome
della quale loro stavano giudicando Cristo e stavano escludendo Cristo: lo
manderanno a morte.
Ecco, Gesù se ne va in terra pagana, al di là del
Giordano.
E noi vedremo la volta successiva che è lì dove Giovanni
battezzava.
Dico, se ne va in terra pagana.
Dobbiamo chiederci: che differenza c'è tra la terra
pagana, e il suo popolo?
Lui sta sottraendosi al suo popolo, sta fuggendo, sta
rendendosi assente al suo popolo!
Il suo popolo che è fatto di Bibbia, di Scrittura, di
comandamenti, di Legge, di Tempio, di autorità!
Si rende assente: Dio non è li!
Dio non è lì!
E già!
Dio è soltanto nel Suo Pensiero.
E il Pensiero di Dio se ne va lontano.
Se ne va addirittura in terra pagana, tra i pagani, al di
là del Giordano, al di là del confine tra il suo popolo e gli altri popoli.
Ho detto che differenza c'è, cos’è che caratterizza
questo confine, il Giordano, tra il suo popolo e gli altri popoli?
Gli altri popoli sono caratterizzati da questo: ho detto,
terra pagana!
Cosa vuol dire terra pagana?
Terra pagana è il luogo in cui l'uomo ha una molteplicità
di amori, una molteplicità di interessi.
La caratteristica della terra promessa quindi al di qua del Giordano, è quella di un
interesse al di sopra di tutto, di un amore al di sopra di tutto, un fine.
Quindi in terra pagana abbiamo uomini che vivono senza un
senso e un senso eterno la loro vita: uomini che sono dominati dalle cose dei
mondo.
Il mondo è fatto di molteplicità, quindi molteplicità di
interessi, molteplicità di ascolto, molteplicità di vita, molteplicità di
amori.
Questa è terra pagana.
Il paganesimo è determinato da molteplicità di idoli:
molteplicità!
Noi moltiplichiamo gli idoli fino ad averne addirittura
centinaia e migliaia al giorno.
Invece il luogo al di qua del Giordano, Terra promessa,
che ha come centro Gerusalemme, quindi Città di Dio, è il luogo in cui si ha un
amore: si ha un interesse al di sopra di tutto, posto al di sopra di tutto.
Ora, cosa significa questo Gesù che se ne va da quel
luogo in cui si è messo un fine al di sopra di tutto e se ne ritorna là dove ci
sono tanti interessi?
Che significato può avere questo?
È che Dio si sottrae: si sottrae al Tempio, non si lascia
più trovare nel suo Tempio, non si lascia più trovare nella Gerusalemme e se ne
ritorna là, in terra pagana.
Che significato può avere questo?
Tutto è momento per la formazione nostra.
Sì, perché certamente si può avere un fine al di sopra di
tutto, ma si può avere un fine sbagliato al di sopra di tutto.
Il fine del popolo di Dio era la legge: ma la legge non
salva.
Prima di tutto avevano la legge.
E quel “prima” di tutto è ciò da cui si guarda per
misurare tutte le cose.
Abbiamo visto quanti conflitti con Gesù; perché?
Perché il suo popolo guardava dal punto di vista della
legge.
Il metro con cui hanno misurato Gesù era la legge, i
comandamenti.
Hanno messo prima di tutto la Legge.
La legge prima di tutto.
Ma Dio non è nella legge, Dio non è nei comandamenti, S.
Paolo, in questi giorni, abbiamo visto, ha proclamato apertamente: "la
legge non può salvare l'uomo".
Dio è nel suo Pensiero.
Ad un certo momento noi dobbiamo aspettarci,
necessariamente dobbiamo aspettarci, là dove noi credevamo ci fosse il sacro,
ci fosse Dio, noi dobbiamo aspettarci l'assenza di Dio.
Dobbiamo esperimentarla quest'assenza di Dio.
È Dio che se ne va via dal suo popolo.
Ma perché?!
Non hanno capito lo spirito, non hanno capito che quello
che bisogna mettere prima di tutto non è la regola o le istituzioni, non sono
le costruzioni, non è il Tempio.
Quello che bisogna mettere prima di tutto è Dio.
È Dio!
È la conoscenza di Dio che va messa prima di tutto.
E allora è tutto da rifare!
II disegno è sbagliato.
E quando c'è un disegno sbagliato, cosa si fa?
Due righe sopra: tutto da rifare: ricominciare dal
principio.
Ricominciare dal principio!
Si ritorna, si deve ritornare, nuovamente al principio:
al principio!
Cioè là dove tutto è da rifare, cioè là dove c'è
molteplicità di interessi, molteplicità di scelte, dove si vive per tante cose,
dove lì, arriva quella parola che dice: "metti prima di tutto Dio!"
Dico, la terra pagana è il luogo in cui si vive in
molteplicità di amori, ma in cui arriva quella parola, e lo vedremo, la volta
prossima con Giovanni Battista, che dice: "metti prima di tutto Dio! sei
stato creato per Dio, metti Dio prima di tutto, cerca Dio prima di tutto!"
E alloro qui si può capire cosa vuol dire questo Giordano.
Il Giordano segna il passaggio da una vita vissuta per
tante cose, per una molteplicità di interessi, ad una vita Vissuta per un fine
unico.
Quindi il passaggio al "prima di tutto"
rappresenta questo confine verso la vita vissuta per un prima di tutto, ma un prima
di tutto che deve essere Dio e non la Legge di Dio, e non la regola e non le
istituzioni non il Tempio: deve essere Dio, la conoscenza di Dio!
Perché se non è questo, se è un altro prima di tutto, noi
in quell'altro che abbiamo messo prima di tutto, che abbiamo confuso con Dio,
ad un certo momento questo ci fa esperimentare l’assenza di Dio.
Dio dopo averci fatto toccare con mano il luogo in cui si
trova (ecco l'importanza disconoscere il luogo: il luogo è il suo Pensiero!) ci
fa capire come questo va messo prima di tutto, perché lì si trova Dio.
Sì può essere nelle legge, si può essere nella
religiosità più piena, si può essere in tutte le regole, in tutti i
comandamenti, si può essere in tante altre cose sante, ecc., ma con al centro
il pensiero del nostro io.
E Dio dopo averci rivelato che si trova soltanto nel suo
Pensiero, si ritira da tutti gli altri luoghi: si ritira in casa sua!
Per farci capire che è tutto da rifare.
È tutto da rifare perché nella nostra vita va messo prima
di tutto quello per cui noi siamo stati creati: noi siamo stati creati per
conoscere Dio ed è la conoscenza di Dio che va messa prima di tutto.
Questo rappresenta il Giordano: questo passaggio, questo
mettere Dio prima di tutto, perché soltanto lì, nel Pensiero di Dio, noi
possiamo trovare Dio.
Alcuni
pensieri tratti dalla conversazione.
È necessaria l'esperienza dell'assenza di Dio per farci
riflettere dove Lui è e trovarlo dov'è, per farci mettere Lui, la sua Persona,
la conoscenza della sua Persona, prima di tutto e non la legge, ecc.
Allora si subordina tutto per trovare quella Persona
(Cfr. Maria e Giuseppe lasciano tutto per trovarlo).
Dio si rende assente dalle nostre sicurezze, ci ferisce
con la sua assenza, per farci lasciare le nostre sicurezze: ci costringe con la
sua assenza a fare questo passaggio: "costringeteli ad entrare!"
Prima eravamo noi che volevamo prenderlo con le nostre
mani, adesso è Lui che, allontanandosi ci prende con le sue mani.
Infatti quando Lui ci svuota (con la sua assenza) tutto
quello che per noi prima era tutto (legge, tempio, ecc.). non possiamo far a
meno di correrli dietro, per trovarlo dove Lui è.
Noi sappiamo chi è Dio: dunque l'abbiamo trovato!
Noi sappiamo chi è Dio, infatti se non sapessimo chi è,
noi Lo confonderemmo con altro o altri.
“Ritornò nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove da principio
Giovanni aveva battezzato e là si trattene”.Gv 10 Vs 40 Secondo tema.
Titolo: L’età per
amare.
Argomenti: L’errore di luogo – L’assoluto
non è nel relativo – Il luogo di Dio – L’uomo è esigenza di presenza assoluta –
Dio non è ovunque – Assenza e luogo – Il battesimo di Giovanni – Mandare a
morte Dio: impossessarsi o farlo re – Il principio: Dio prima di tutto –
Giustificare l’assenza – L’età per scegliere – Il giovane ricco – L’esigenze
dell’amore – La stagione dei frutti – Il luogo sacro.
25-27/Ottobre/1992
Casa di preghiera Fossano.
Ci troviamo nel versetto 40 del cap. X di s. Giovanni dove si dice: “E tornò nuovamente
al di là del Giordano nel luogo dove da principio Giovanni aveva battezzato, e
là si trattenne”.
Domenica scorsa ci siamo soffertati sulla prima parte di
questo versetto e cioè: “Ritornò nuovamente al di là del Giordano”.
Questa sera dobbiamo soffermarci sulla seconda parte che
dice: “Nel luogo dove da principio Giovanni aveva battezzato”.
Qui forse è bene cambiare l'ordine della lettura e
leggere: “Nel luogo dove Giovanni aveva battezzato da principio”, e poi ne
vedremo il perché.
Qui si parla molto di "luogo", e abbiamo visto
l'importanza e importanza essenziale, del luogo, del capire il luogo in cui si
trova Dio, perché tutti gli uomini sbagliano luogo nel cercare quello che
cercano.
Tutti gli uomini portano in sé la fame di assoluto e cercano
in tutto l'Assoluto.
L'errore fondamentale è questo: cercano l'Assoluto là
dove l'Assoluto non può esserci.
L'Assoluto non è nel relativo, come l'Eterno non è nel
tempo: il tempo è un segno dell'Eterno ma l'Eterno non lo troviamo nel tempo.
E così tutti gli uomini cercando l'assoluto cercano Dio,
però cercano Dio dove Dio non può esserci. Dio non è nel mondo esterno, Dio non
è nelle creature.
Le creature sono opera di Dio, però Dio non è nelle
creature.
Ed abbiamo visto come Gesù concluse il suo discorso prima
di sfuggire alle mani dei Giudei che lo volevano prendere: lo concluse
indicandoci il luogo di Dio.
Sfuggire dalle mani degli uomini è sfuggire agli
argomenti e alle ragioni degli uomini.
Gli uomini tendono ad impossessarsi di Dio: Dio sfugge!
L'uomo, dominato dalla passione del possesso, tende a
possedere anche Dio, ma Dio non si lascia possedere. Non si lascia prendere
dalle mani degli uomini e soprattutto non si lascia possedere dagli argomenti,
dalle ragioni degli uomini, come non si lascia possedere dall'azione dell'uomo.
Ho detto che prima di sfuggire alle mani dei Giudei,
segno di Dio che sfugge alle nostre mani, Gesù aveva concluso il suo lungo
discorso dicendo: “Affinché sappiate e conosciate che il Padre è in Me ed Io
nel Padre”. Ed abbiamo visto che con
queste parole Lui aveva indicato il “luogo” in cui si trova Dio.
Dicendo: “Il Padre è in Me ed Io sono nel Padre”,
dichiarava apertamente dove si trova Dio.
Dio non ci tradisce, non tradisce mai!
E prima di sottrarsi, perché Lui si sottrae, prima di
farci fare esperienza della sua assenza, perché Dio ci fa fare esperienza della
sua assenza, ci dice il luogo in cui si trova e in cui lo possiamo trovare.
Cioè, Dio non ci fa fare esperienza di assenza senza
prima indicarci il luogo in cui Lo possiamo trovare.
Per questo dicevo: Dio non tradisce mai.
Per questo aveva detto: “Il Padre è in Me ed Io sono nel
Padre”.
In quel “in” aveva indicato chiaramente il luogo in cui
si trova il Padre e in cui si trova il Figlio.
Il conoscere il luogo è una cosa essenziale, perché tutta
l'esperienza di presenze e di assenze che l'uomo fa è relativa a conoscere il
luogo in cui si trova ciò che si cerca.
L'uomo è esigenza di presenza, tanto che quando fa
esperienza di assenza si sente morire.
L'uomo è fatto di presenza e ha bisogno di presenza e la
presenza di cui ha bisogno è una Presenza assoluta. Nel primo tempo l'uomo fa
il grande errore di faticare, operare, ecc. per rendere assoluto quello che non
è assoluto, cioè per rendersi presente e presente in modo assoluto, quello che
non é assoluto.
È l'uomo che tende a prendere con le mani Dio: un
assurdo!
Dio si sottrae e ad un certo momento tutta la fatica
dell'uomo viene a trovarsi di fronte ad una parete, una parete inaccessibile,
di fronte ad un muro!
Tutte le fatiche dell'uomo, sul piano materiale,
economico, culturale, anche sul piano spirituale, tutte le fatiche dell'uomo si
concludono sempre di fronte ad un muro: un muro di impossibilità, per cui non
può più andare avanti.
Questo perché? è Dio!
È Dio che sta
operando, per indicare a noi il luogo in cui si trova e in cui si può trovare,
cioè il luogo in cui si lascia prendere.
Dio si conosce solo per mezzo di Dio.
Dio abita solo in Dio: “Il Padre in Me ed Io nel Padre”: ecco
il luogo in cui Dio si trova!
Quindi noi facciamo un errore gravissimo quando cerchiamo
Dio in tutti i luoghi credendo che Dio sia in tutto.
Dio non è in tutto!
Tutta l'opera dì Dio, tutta la creazione di Dio, tutte le
creature di Dio sono opere di Dio, sono segni di Dio, ma non c'è Dio lì!
S. Agostino dopo tanti anni di ricerca, ad un certo
momento dice: "Ho sbagliato, perché ho cercato sempre fuori Colui che è
dentro di me: io Ti cercavo fuori, e Tu fuori non sei!"
Dio è dentro l'uomo, ma l'uomo é una creatura, e come Dio
non è nell'albero, non è nel fiore, pur essendo l'albero, il fiore e gli
avvenimenti e la storia tutti segni di Dio, così anche l'uomo è creatura di
Dio.
Diciamo: Dio è nell'uomo, però se io cerco l'uomo non
trovo Dio.
Non è che trovando l'uomo o servendo l'uomo, io serva
Dio, non è vero!
Dio è Dio, l'uomo è uomo.
Quindi Dio non è fuori, Dio è dentro l’uomo, ma non
confondiamo questo "interno all'uomo" con i sentimenti dell'uomo, con
i pensieri dell'uomo, con le ragioni dell'uomo.
Dio è dentro l'uomo perché il Pensiero di Dio é
nell'uomo, ma Dio si trova soltanto nel Pensiero di Dio. Quindi in quanto l’uomo ha la possibilità di
pensare Dio, lì è il luogo di Dio!
Lì è il luogo di Dio!
Nel Pensiero di Dio!
“Il Padre è in Me ed Io sono nel Padre”.
Quindi il Padre è nel suo Pensiero e il Pensiero è nel
Padre: circolo chiuso!
Solo in quanto l'uomo ha la possibilità di pensare Dio e
per quanto ha la possibilità di pensare Dio può trovare Dio.
Dio si trova solo nel suo Pensiero: "Nessuno conosce
il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio”(Mt
11,27).
Quindi abbiamo questo luogo ben chiaro e ben preciso che
è segnalato a tutti, affinché chi vuole trovare Dio, e Dio si offre a coloro
che lo vogliono, sappia il luogo in cui deve cercare se non vuol fallire tutta
la sua vita.
Ecco, abbiamo messo a fuoco il problema del luogo, perché
é un problema essenziale, perché sia l’esperienza di assenza, sia l'esperienza
della presenza sono condizionate dal luogo.
Infatti ho detto che l'uomo fa esperienza di assenza in
quanto cerca una cosa in un luogo sbagliato e allora dice: “non c’è!”; così è
con Dio: tutto è segno.
Se l'uomo cerca Dio in un luogo sbagliato deve sempre
concludere: “Dio non L'ho trovato: ho cercato e non ho trovato”: ha cercato in
un luogo sbagliato!
Ora il fatto però che l'uomo esperimenti l'assenza, non è
detto che Dio non esista, come non è detto che quello che uno cerca, se lo
cerca in un luogo sbagliato non ci sia: semplicemente quella cosa non è in quel
luogo!
E che non sia in quel luogo non è detto che non ci sia.
Quindi, ho detto, il problema del luogo è un problema
importantissimo per l'esperienza di assenza (perché noi facciamo esperienza di
assenza di Dio) e ci deve essere una ragione perché facciamo questa esperienza
di assenza di Dio e perché Dio ci fa fare questa esperienza.
Dio ci fa fare esperienza di assenza!
Ed è importantissima questa esperienza di assenza che Dio
ci fa fare.
Anche l'esperienza di Presenza è condizionata dal luogo:
abbiamo detto che per trovare e per esperimentare la Presenza di Dio, e, dico,
è il problema vitale dell'uomo, bisogna che ci sia il pensiero dell'uomo
(l'uomo deve pensare a-), l'orientamento a- , il desiderio (l'uomo deve sapere
quello che vuole), e bisogna che ci sia la conoscenza del luogo in cui si trova
quello che cerca.
Per cui, la presenza è una sintesi di questi due grandi
fattori: pensiero dell'uomo e il luogo.
Il luogo non dipende dall'uomo, il luogo dipende da Dio:
è creazione di Dio.
Anche il luogo di Dio dipende da Dio, per cui la volta
scorsa, concludendo, abbiamo detto che soltanto cercando Dio e soltanto da Dio
noi possiamo capire il luogo in cui si trova Dio, il luogo in cui possiamo
cercarlo e trovarlo.
Ho detto che l'esperienza di presenza di Dio che é vitale
per ogni uomo, è formata da queste due grandi componenti:
il pensiero dell'uomo
e il luogo in cui c’è quello che l'uomo sta cercando.
Ora abbiamo detto che l'argomento di oggi è quello che si
dice qui nel versetto 40: “Gesù tornò nuovamente al di là del Giordano nel
luogo (ecco, nel luogo!) dove Giovanni aveva battezzato".
Ecco, tornò nel "luogo" dove Giovanni aveva
battezzato.
Era scappato dalle mani dei Giudei ed era scappato dalla
"terra sacra", era scappato da Gerusalemme, ed era andato al di là
del Giordano.
Abbiamo notato la volta scorsa che questo al di là del
Giordano è terra pagana e Gesù era sfuggito dalla sua terra, dal luogo sacro,
dalla sua Città, era sfuggito dai Giudei, popolo di Dio perché c'era un errore
essenziale. Nella sua Città, nel suo popolo c'era un errore essenziale!
Ed era ritornato là, in terra pagana, dove Giovanni aveva
battezzato, e cioè era ritornato al principio per far capire che quel principio
che era stato annunciato ("metti Dio prima di tutto!") e che è la
condizione per poter incontrare il Cristo (perché dice il Vangelo: “coloro che
non erano stati battezzati da Giovanni Battista non potevano seguire il Cristo”
[Lc 7,30]) e che è anche la condizione per poter accogliere e capire il Cristo,
era questo battesimo di giustizia.
E abbiamo molte volte parlato di questo battesimo,
dicendo che questo è essenziale; è l'atto di giustizia essenziale che è chiesto
all'uomo.
Giustizia vuol dire mettere Dio prima di tutto.
Questa è la condizione essenziale per poter capire
Cristo, per poter seguire Cristo, altrimenti tutto è un fallimento, anche se
noi siamo in Gerusalemme, se siamo in terra promessa, se siamo in terra sacra,
anche se siamo popolo di Dio!
Infatti Gesù trovandosi con il suo popolo, si è trovato
con gente che ad un certo momento cerca di prenderlo con le mani.
Si è trovato anche con gente che ha cercato di farlo re,
ma farlo re o prenderlo con le mani è sempre la stessa cosa: lo vogliono
mandare a morte.
Ci sono due modi per mandare a morte Dio: quello di
volersi impossessare di Lui e quello di farlo re: è sempre un ucciderlo.
Evidentemente non avevano capito quel "prima di
tutto" che aveva annunciato Giovanni battista con il suo battesimo di
giustizia: "Dio va messo prima di tutto!".
È la conversione: “Convertitevi il Regno di Dio è
vicino”(Mt 3,2).
È vicino in quanto si annuncia e in quanto si predica
questo "prima di tutto".
Abbiamo detto che il Giordano é il confine che divide la
Terra promessa, quindi il luogo sacro, dalla terra pagana.
Ma è necessario andare più a fondo per capire la
differenza tra questo luogo sacro e il luogo profano o pagano.
Abbiamo detto che la terra pagana è là dove si vive per
il mondo, dove c'è la molteplicità, dove ci sono molti amori, dove ci sono
molti interessi, dove si è dispersi.
Luogo sacro è là dove c'è un amore unico, un pensiero
unico, un interesse unico, dove la vita è una.
Il Giordano rappresenta questo passaggio.
E Giovanni Battista che battezza immergendo nell'acqua
del Giordano, faceva fare questo passaggio dalla vita dispersa dietro tante
cose, vita pagana, alla vita vissuta per una cosa sola: “Una cosa sola è
necessaria: cercare e conoscere Dio!”. Ecco, questo orientamento all’unica cosa
necessaria è questo vero passaggio.
Evidentemente il popolo di Dio allora non aveva capito
questa unica cosa necessaria, questo "prima di tutto" che va messo
prima di tutto: “Non preoccuparti del mangiare e del vestire - dirà Gesù -
cerca prima di tutto Dio” (Mt 6,33), perché soltanto mettendo questo prima di
tutto al di sopra di tutto (e, abbiamo detto, il Giordano rappresenta questo
passaggio dalla molteplicità all'unità di vita), soltanto mettendo questo
"prima di tutto", questa attrazione per il Padre, messa al di sopra
di tutto, soltanto lì c'è la possibilità di capire le parole di Cristo, in caso
diverso no!
In caso diverso si fanno questi errori anche se si è
popolo di Dio, anche se si è in Gerusalemme.
Ecco, è l'argomento di oggi, perché qui dice che Giovanni
Battista battezzava dal principio, cioè riportando tutto al Principio.
Noi abbiamo detto che la caratteristica del Cristo, del
Figlio di Dio è questa: Egli è Colui che parla a noi il "Principio".
E Giovanni Battista che è la conclusione di tutto l'Antico
Testamento, di tutti i profeti (“il più grande dei profeti”, quindi la sintesi
di tutto l'Antico Testamento), ecco è proprio quello che ti riporta al
principio, e il principio è questo: "metti prima di tutto Dio, il
Principio!" (in caso diverso non potrai capire Colui che ti parlerà del
Principio).
Abbiamo detto che il tema di oggi è: "l’età per
amare".
Giovanni Battista laggiù, sul Giordano, predicava questo
amore che è giustizia.
E Gesù ritornando lì, nel luogo in cui Giovanni aveva
battezzato, sfuggendo al suo popolo, sfuggendo alla Terra sacra, dalla Città di
Dio, ed andando al di là del Giordano, ritornava in questa predicazione, cioè
riportava i Giudei al "principio", al battesimo di giustizia, al
"metti prima di tutto Dio!".
Perché quando uno si sottrae, non si sottrae per lasciar
solo, ma si sottrae per attrarre.
E i Giudei che avevano cercato di possedere Gesù, di
mettere le mani su Gesù (“Faranno di Me tutto quello che vorranno”, disse Gesù,
e verrà il momento, anche oggi, in cui si farà e si fa di Gesù tutto quello che
si vuole; cioè si classifica, gli si mette etichette, ecc., si cerca di
possederlo, di inquadrare, di catalogare tutto ciò che lo riguarda), quei
Giudei che avevano cercato di possedere Gesù, adesso trovandosi di fronte al
Gesù che se ne va via, che si allontana e si rende assente, sono loro che
adesso sono posseduti da Lui.
Colui che si rende assente è sempre uno che attrae,
perché l'uomo è essenzialmente bisogno di presenza e non può stare
nell'assenza, non può vivere senza la presenza, e non può sopportare un'assenza
se questa non ha un perché, se non ha una giustificazione.
Ma giustificare vuol proprio dire già trovare una
presenza. Gesù rendendosi assente portava con Sé gli uomini che avevano cercato
di prenderlo con sé.
Li portava con Sé!
“Salendo in alto -
dice la Scrittura - portò tutte le sue creature prigioniere”: le portò in alto!
È Dio che allontanandosi dalla creatura, rendendosi
assente alla creatura, attrae la creatura: è il tempo per amare!
L'età per amare!
Dio ci provoca e ci conduce a questa età per amare.
Proprio in questi giorni parlavamo che il tempo è un
terribile ladro: ci porta via tutto, e, portandoci via tutto, ci provoca ad
amare.
Il tempo è opera di Dio.
Dio ci ha inondato di doni: ci ha dato addirittura Se
stesso (l'uomo infatti è portatore del Pensiero di Dio), ci ha dato tutte le
opere sue, le sue creature e tutte quante ce le ha date perché servissero per
cercare e per conoscere Lui.
Noi però abbiamo fatto delle creature un idolo, uno scopo
della nostra vita, siamo vissuti per le creature anziché vivere per Dio.
E allora ecco questo tempo che ci porta via tutto!
E portandoci via tutto, lo porta via ad un campo che non
può sopportare l'assenza.
È per questo che il tempo ci provoca ad amare, perché il
tempo ci costringe a scegliere!
Quando uno è costretto a subire la perdita di questo, di
quell'altro e di quell’altro, ad un certo momento si afferra a ciò che ha messo
prima di tutto: deve scegliere!
È costretto a scegliere!
E scegliere vuol dire amare.
L'età per amare è età per scegliere.
Amare vuol dire mettere qualcuno o qualcosa al di sopra
di tutto, e quando si mette qualcosa al di sopra di tutto evidentemente bisogna
partire e bisogna lasciare tutto il resto.
La vita essendo immersa nel tempo è essenzialmente un
problema di scelta.
La vita è scelta, perché la vita è amore e amare vuol
dire mettere qualcosa al di sopra di tutto, il che vuol dire che fintanto che
noi non mettiamo qualche cosa o qualcuno prima di tutto noi rinunciamo a
vivere, perché rinunciamo ad amare, ci illudiamo di amare.
E tutto quello che noi chiamiamo amore é tutto desiderio
di possesso, cioè è creatura che tende a mettere le mani su Dio; ma questo è
fallimento pieno!
Tutti i nostri amori che esprimono desiderio di
sottomettere altri a noi, di assicurarci altri a noi, sono tutti fallimenti.
Nella vita non si procede così.
La vita, il vero amore non è possesso.
Il vero amore è mettere qualcuno o qualcosa al di sopra di
tutto, il che vuol dire vivere tutto per questo.
Questo "prima di tutto" richiede da parte
nostra una valutazione.
L'uomo è chiamato a valutare. Gesù dice: "che prezzo
mi dai?"
Gli hanno contato trenta denari!
"Che prezzo mi dai? che posto mi dai nella tua
vita?" chiede Gesù ed ognuno volente o nolente nella sua vita dà un posto
a Lui, come dà un posto a Dio.
Tutti quanti! perché siamo provocati nell'amore.
Noi il più delle volte di fronte al vero problema, che è
questo problema di scelta, perché dico, il problema della vita è un problema di
scelta ed è un problema di mettere prima di tutto, noi il più delle volte di
fronte a questa esigenza di un "prima di tutto" siamo terribilmente
impreparati.
La scena guida per questa conversazione è quella di quel
giovane ricco che arriva da Gesù, chiedendo: “Che cosa devo fare per avere la
vita eterna?
Maestro buono che cosa devo fare..?” (Mt 19,16)
Gesù gli dice che cosa deve fare per avere la vita
eterna: doveva mettere prima di tutto quello che doveva mettere prima di tutto!
Non basta avere il desiderio di cercare la vita eterna,
di assicurarci quello che è eterno.
Non basta osservare tutti i comandamenti.
Infatti dice: “Li ho osservati tutti!”, eppure non era
entrato!
Noi abbiamo fatto del problema di questo giovane ricco un
problema di perfezione.
No! il suo era un problema di entrare nella vita eterna e
lui non era entrato.
La sua domanda a Gesù non era perché volesse essere il
più perfetto: non c'era per lui quel problema.
Infatti Gesù gli risponde: “se vuoi entrare..”; "Che
cosa mi manca per entrare?" gli aveva chiesto quel giovane. “Ti manca
questo...” gli risponde Gesù.
Il che conferma che quel giovane non era entrato.
Aveva osservato tutti i comandamenti ed era arrivato a
Cristo, a contatto con Cristo e, a contatto con Cristo si è a contatto con il
fuoco: si è a contatto con il "prima di tutto"' perché è un problema
di amore.
Ho detto, quel giovane alla domanda di Gesù rispose di
aver osservato tutti i comandamenti, ecc., eppure Gesù gli dice: "Ti manca
questo: va', vendi tutto quello che hai, vieni e seguimi!"
E quel giovane se ne andò triste.
C'era l'impreparazione.
Era impreparato!
Ecco, l'età per amare!
Portato di fronte all'età per amare, all'età per decidere
ne fu incapace.
L'amore è una scelta, una decisione personale.
L’età per amare è l’età per scegliere personalmente.
Fintanto che non si è in grado di scegliere
personalmente, si è immaturi, non si ha l’età per amare.
Nessun amore si può realizzare se non lo si mette prima di
tutto, al disopra di tutto.
Vuol dire che il problema essenziale della vita con Dio,
il problema dell'amore é un problema di "luogo", di trovare il luogo
dove Lui si trova e di andare in quel luogo.
Quand’è che si verifica questa età per amare?
Quando si scopre il "luogo" di Dio; e allora
questo luogo diventa "prima di tutto", altrimenti si resta nel sogno
e non si realizza l'amore.
Quindi non basta in noi desiderare la vita eterna, non
basta avere in noi il desiderio di Dio, di cercare Dio, di conoscere Dio; fino
a questo punto non scatta l'amore, anche se noi possiamo affermare questo
amore, perché noi restiamo dominati dalle presenze, da ciò che noi abbiamo
presente, il che è un problema di luogo. Scatta l'esigenza di amore quando a
noi si presenta il luogo in cui si trova ciò che noi portiamo nel pensiero.
Quando noi portiamo una cosa nel nostro pensiero, quando portiamo come nostro
desiderio il bisogno di una cosa, fintanto che lo portiamo come bisogno resta
nel campo dei sogni.
L'amore scatta con le sue esigenze quando ci viene dato
dì capire il luogo in cui si trova quello che noi stiamo cercando, quello che
noi portiamo nel pensiero.
Abbiamo detto che la presenza è una sintesi di pensiero e
di luogo.
Può darsi che ci sia il pensiero e non il luogo; può
darsi che ci sia il luogo e non il pensiero: ma è sempre una fregatura.
La presenza è una sintesi di questi due fattori.
Dico: l'amore, l'esigenza di amore scatta quando alla
creatura è dato capire dove si trova l'Amato, cioè quello che lui desidera:
capire dove si trova, cioè il luogo.
Ho detto che il luogo è intermediario tra il nostro
pensiero e la realtà che noi cerchiamo.
Ora quando viene presentato a noi questo intermediario,
questo "luogo" (luogo di Dio è il Pensiero di Dio, Dio è nel suo
Pensiero, quindi è Cristo), quando si presenta a noi il luogo, lì si presenta a
noi l'età di amare! Infatti quando noi
capiamo il luogo in cui si trova una cosa resta per noi il problema “come” fare
per andare in quel luogo.
E già domenica scorsa abbiamo accennato che per andare in
un luogo bisogna lasciare tutti gli altri luoghi: è un problema essenziale.
Nella nostra vita pratica noi lo risolviamo
semplicemente: lo sappiamo perfettamente che per recarci in un luogo dobbiamo
partire da tutti gli altri luoghi, dobbiamo lasciare tutti.
Tutto è segno.
Tutto è segno nel campo dello spirito. Luogo di Dio è Dio. Dio abita nel suo
Pensiero.
Quando Dio ti fa capire il luogo in cui si trova, in quel
punto preciso lì, va vendi tutto quello che hai, altrimenti tutto diventa
sogno.
Tu sei immaturo.
Gesù ci dà un segno: ad un certo momento va a cercare i
frutti (perché Dio viene a cercare i frutti da noi), va a cercare i frutti da
un albero e quell'albero, siccome era fuori stagione, frutti non ne aveva.
Era fuori stagione, eppure l'albero viene maledetto da
Gesù.
Ecco, il Dio che viene a cercare frutti dalla creatura:
lì determina la stagione dei frutti.
È Lui che determina la stagione dei frutti!
È Lui che presentandosi alla creatura, determina l'età
per amare.
Dico, la creatura può essere immatura, ma non è
giustificata.
Nessuno di noi può dire: "Signore, non è mio
tempo!".
Il tempo è determinato da Dio.
È Dio che lo determina!
È la Parola di Dio che determina il tempo per amare.
È Dio che venendo a noi e proponendoci: "mettimi
prima di tutto!", determina in noi il tempo dell'amore. Il tempo
dell'amore, come ho detto, è questo tempo di mettere Dio al di sopra di tutto
che è la chiave essenziale di tutta la vita.
Ma non illudiamoci! fintanto che noi crediamo magari
anche di mettere Dio prima di tutto, ma facciamo dipendere la cosa da altri o
dall’appartenenza ad un Istituto, ecc. siamo immaturi per amare.
Quanti dicono: “metto Dio prima di tutto” e vanno a
finire in un Istituto, e credono di risolvere il problema di Dio andando in un
istituto!
Ecco l'errore che noi facciamo!
Si mette prima di tutto l'Istituto, si mette prima di
tutto la regola, si mette prima di tutto l'appartenenza ad un Istituzione, ad
una Chiesa!
Non si risolve così il problema di Dio! perché non c'è
niente, né Chiesa, né istituzione, né Istituto, né regole, che possano
sostituire Dio.
Dio non si confonde con nessuno.
Dio abita nel suo Pensiero e non c'è nessuna creatura,
non c'è nessuna istituzione che possa dire: “lo sono il Pensiero di Dio”.
Dio abita nel suo Pensiero.
Ed è soltanto cercando personalmente Dio nel suo Pensiero
che Lo si può trovare.
Quindi quando parliamo di "pensiero" passiamo
ad un rapporto personale.
Ecco! fintanto che noi abbiamo bisogno di altro o di
altri da Dio, anche per aderire a Dio, anche per fare la volontà di Dio, noi
siamo immaturi per l'amore.
L'amore è un fatto essenzialmente personale, è un
rapporto essenzialmente personale.
Dio viene a cercare questo frutto, viene a cercare questo
"prima di tutto".
E questo "prima di tutto", per essere prima di
tutto richiede il partire da tutto ciò che non è Dio: partire da tutto ciò che
non è Dio per raccoglierci unicamente in quel luogo in cui si trova Dio.
Ecco, dico, l'importanza di non confondere Dio con le
creature e di non dire che Dio è in tutto! io cerco tutto e trovo Dio?
No, tu cerchi tutto e non trovi Dio.
Tu guardi le creatura, tu guardi la natura, puoi
esaltarti, e fare tutto quello che vuoi e dire: "Dio com'è bello" e
cantare a Dio da mattino a sera, perché è buono e perché è bello, ma non trovi
Dio.
Se vuoi trovare Dio tu devi chiuderti nella tua stanza
interiore e lì, nel Pensiero di Dio che porti in te e solo in quel Pensiero, lì
tu devi raccoglierti, quindi salutando tutto e tutti, se vuoi trovare Dio.
Dio si trova soltanto nel suo Pensiero.
Ho detto: “l’età per amare è questa proposta del
"prima di tutto" che Dio fa arrivare ad ogni uomo: battesimo di
Giovanni Battista, per farci passare dal nostro paganesimo, dal nostro sonno,
dalla nostra incapacità a trovare l'assoluto, al luogo sacro.
Luogo sacro è il luogo in cui c'è Dio, ma il luogo sacro
in cui c'è Dio é soltanto il luogo in cui Dio é "prima di tutto", per
cui soltanto mettendo il "prima di tutto" prima di tutto, lì
veramente noi troviamo Colui che tutti cercano, che tutti noi cerchiamo.
“Ritornò nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove
da principio Giovanni aveva battezzato e là si trattene”.Gv 10 Vs 40 Terzo tema.
Titolo: I santi.
Argomenti: Il Battesimo di
giustizia – Terra sacra e terra pagana – Il tau – Dio è nel prima di tutto – Le
beatitudini – Restare nel prima di tutto – Vivere solo per la conoscenza di Dio
– Solo i figli di Dio possono restare in Dio – Nascere da Dio – Dio Principio
di tutto anche del n ostro pensare – La vita semplice – Andare e restare nel
luogo di Dio – Dedurre da Dio.
1-2/Novembre/1992
Casa di preghiera Fossano.
Restiamo ancora nel versetto 40 del cap. X di s. Giovanni, dove si dice: “E tornò (il
soggetto è Gesù) nuovamente al di là del Giordano nel luogo dove da principio
Giovanni aveva battezzato, e là si trattenne”.
Di questo versetto abbiamo già visto le prime due parti
le domeniche scorse e cioè:
“E tornò nuovamente al di là del Giordano”,
e poi: "nel
luogo dove da principio Giovanni aveva battezzato.
Ci rimane per questa sera l'ultima parte: “là si
trattenne”. Dicendo “là”, ci dice già subito un luogo, e noi in queste
domeniche stiamo riflettendo sul problema del “luogo” in cui si trova Dio.
Qui dice: “là si trattenne”.
Cosa significa questo là? è al di là del Giordano.
Ed abbiamo visto che al di là del Giordano significa la
terra pagana.
Gesù era stato a Gerusalemme, in Palestina, cioè era
stato nella terra del popolo di Dio; ma quando i Giudei avevano cercato di
prenderlo con le loro mani sfuggì da loro e se ne andò in terra pagana, al di
là del Giordano.
Abbiamo detto che voler prendere Gesù con le mani è
volerlo sottomettere alle nostre ragioni; è farlo entrare nel nostri schemi; ma
Dio non si lascia prendere dalle nostre mani, perché Dio non entra nelle nostre
ragioni, anzi, sono le nostre ragioni che debbono imparare ad entrare in Dio, e
non far entrare Dio nelle nostre ragioni o nei nostri argomenti.
Comunque dopo che i Giudei avevano cercato di prenderlo
con le loro mani, Gesù era sfuggito, si era sottratto ed era andato al di là
del Giordano, cioè in terra pagana.
Però qui è precisato: “…là, dove Giovanni aveva
battezzato fin dal principio”.
Ed abbiamo visto che questo battesimo di Giovanni
rappresenta la giustizia, questo dare a Dio quello che è di Dio, cioè questo mettere Dio al di sopra di tutto,
metterlo al centro della vita, che è la condizione essenziale per poter
incontrare Cristo e per poterlo riconoscere.
Giovanni Battista è il Precursore: è colui che prepara le
genti e quindi ha un significato profondo per ognuno di noi: rappresenta tutta
quella preparazione che si forma dentro di noi attraverso le vicende della
vita. Giovanni Battista rappresenta queste vicende della nostra vita: gioie,
dolori attraverso cui ogni uomo passa, attraverso cui si forma questa
vocazione, questa consapevolezza che non dobbiamo vivere avendo come punto
fisso di riferimento il pensiero del nostro io, non dobbiamo pensare a noi
stessi.
Non siamo stati creati per pensare a noi stessi.
Noi siamo stati creati per amare e amare vuol dire
riferire le cose ad un Altro.
Siamo stati creati per amare Dio, per conoscere Dio, per
giungere a questa meta che è la nostra vita vera, la nostra vita eterna,
contrapposta quindi alla vita fasulla che facciamo noi qui in terra.
Per giungere qui è necessaria questa giustizia
essenziale: questa necessità di togliere Il pensiero del nostro io dal centro
perché non è giusto che il nostro io sia al centro della nostra vita, dei
nostri pensieri o dei pensieri degli altri.
Non è giusto!
Non siamo noi il Creatore. Dio è il Creatore!
Quindi è giusto che noi togliamo il pensiero del nostro
io dal centro dei nostri pensieri, dal centro della nostra vita e mettiamo Dio
al centro dei nostri pensieri e della nostra vita.
Se non capiamo questa giustizia, la necessità di fare
questa giustizia, non possiamo capire assolutamente niente, pregassimo anche da
mattino a sera, non possiamo capire assolutamente niente del problema del Cristo
e dello missione dei Cristo e della salvezza che c'è in Cristo.
Ora Gesù era ritornato in questa terra pagana e abbiamo
anche parlato della differenza che c'è tra la terra pagana e la terra santa.
Quando si parla di terra pagana, evidentemente si contrappone
ad una terra non pagana.
Quindi abbiamo un luogo pagano e un luogo sacro, e il
sacro si contrappone al pagano.
E ci siamo chiesti: in che cosa consiste il pagano e in
che cosa consiste il sacro?
Il pagano consiste nel vivere per ciò che si vede e si
tocca, per ciò che si esperimenta, nel vivere secondo i nostri sentimenti, cioè
nel vivere dominati dal pensiero del nostro io.
Il "sacro", il passaggio al quale presuppone
questo battesimo di giustizia, questo mettere Dio al centro, vuol dire invece
vivere per una cosa sola, avere un fine unico.
E allora qui capiamo anche il significato del Giordano,
questa linea di confine.
Il Giordano segna il confine, tra la terra del popolo di
Dio e la terra pagana.
Quindi il Giordano rappresenta il passaggio dalla vita
vissuta dietro tanti interessi del mondo, dietro tanti amori, alla vita vissuta
per un fine unico, per un amore unico.
Noi siamo stati creati per raggiungere un fine unico e
dobbiamo essere segnati da questo fine.
Nell'Apocalisse si dice che le genti saranno segnate dal
"tau" sulla fronte, cioè dall'avere questo pensiero dominante su
tutto (il “tau” significa il fine).
Noi siamo stati creati, per vivere una vita semplice e la
vita nostra è semplice in quanto il fine è uno solo. Soltanto così noi entriamo
nella terra sacra, nel luogo di Dio.
In caso diverso noi siamo dispersi, la nostra vita
diventa molteplice, con tanti fini, con tanti amori, con tanti interessi e
diventa dispersione e la dispersione è morte.
La vita è data dall'unità, dal vivere per una cosa sola.
Dio è uno, quindi la vita è una, il fine è unico.
Dio non ci ha creati per tanti fini: Dio ci ha creati per
un fine solo: ci ha creati per giungere a conoscere Lui. La vita vera sta nel
conoscere Lui.
La salvezza sta nel cercare Lui: “Dio vuole che tutti si
salvino e giungano a conoscere la Verità”.
Questo, dico, è lo scopo.
Ora dal momento che il popolo di Dio, quel popolo che
avrebbe dovuto riconoscere il Cristo come Colui che è mandato per raccogliere
tutti nell'unico fine, avendo testimoniato che invece non aveva amore per Dio
(aveva amore per il Tempio, aveva amore per la Legge, aveva amore per il
sabato, aveva amore per un sacro che non era Dio), ecco allora che Gesù se ne
ritorna al di là del Giordano e “là si trattenne”, dice il Vangelo.
E se ne ritorna là perché? per invitare il suo popolo,
quello che aveva travisato ciò che bisogna mettere al di sopra di tutto a
rivedere il vero “prima di tutto”.
L'aveva travisato: aveva messo al di. sopra di tutto la
Legge e invece bisogna mettere al di sopra di tutto Dio, perché Dio non è la
Legge, Dio non è la regola: Dio è una Persona! e bisogna mettere la Persona
Divina al di sopra di tutto.
Allora per invitare questo suo popolo a rivedere quel
"prima di tutto" che aveva travisato, ecco, dico, Gesù ritorna là
dove Giovanni Battista aveva battezzato, cioè dove aveva posto le condizioni
essenziali per questa apertura alla strada che conduce a Dio.
Ora, è aperto alla strada che conduce a Dio, soltanto
colui che ha come fine Dio e chi ha come fine Dio, allora questi sì, ha la
possibilità di riconoscere il Cristo, di ascoltare Cristo, di seguire Cristo,
di intendere Cristo.
Ma se uno ha un altro fine, si trova completamente
tagliato fuori.
Cristo venendo qui, al di là del Giordano, invita tutti
quanti a rivedere quel "prima di tutto" che bisogna mettere al di
sopra di tutto.
C'è un “prima di tutto” che ogni uomo è chiamato, vocato
a mettere nella sua vita se non vuol perdere completamente la sua vita e vivere
sbandato dietro tutte le strade del mondo senza concludere niente, perché di
questo rischio: "Senza di Me fate niente”, dice Gesù (Gv 15,5).
Senza Dio noi facciamo niente, il che vuol dire che noi
riduciamo la nostra vita a niente e facciamo l'esperienza di niente.
Magari sacrifichiamo tanta nostra vita, facciamo tante
fatiche, ma alla conclusione ognuno di noi deve confessare: “la mia vita si è
conclusa in niente, è servita a niente: il tempo è passato e ho concluso
niente”.
Sì, perché la nostra vita ci è stata data con un destino
ben preciso e soltanto se noi mettiamo questo fine, questo destino al disopra
di tutto (al disopra di tutto!) soltanto lì la nostra vita acquista
significato.
Noi abbiamo bisogno di dare un significato alla nostra
vita e a tutte le cose.
Direi, importa poco quello che le cose sono di per sé:
noi abbiamo bisogno di significato: senza significato non stiamo su.
Una vita senza significato non è sopportabile, e quello
che dà significato alle cose è il fine. Per questo bisogna mettere questo prima
di tutto al di sopra di tutto.
A questo punto capiamo che il "prima di tutto"
acquista il senso di una montagna.
Ecco, quando uno va in montagna mette la vetta al di
sopra di tutto, e ordina tutti i suoi passi a raggiungere quella vetta.
Ecco, Dio ci ha presentato questa vetta, questo monte.
Dio è un monte su cui bisogna salire: bisogna subordinare
tutte le cose e ordinare tutte le cose a questo.
Ecco, Cristo si è reso assente al suo popolo, e si rende
assente ad ognuno di noi, per diventare un monte nella nostra vita, per farsi
cercare; quando una persona si rende assente, non si rende assente per
sottrarsi, ma si rende assente per attirarci a sé.
Cristo è andato via dal suo popolo ed è andato in terra
pagana per sollecitare quanti avevano interesse per Dio, quanti erano attratti
da Dio a cercarlo, cioè ad andare là dove Lui si era recato.
Cercarlo vuol dire lasciare tutto il proprio mondo per
andare là in quel luogo in cui Lui era andato e si trovava.
Qui capiamo l'importanza del "luogo" in cui
si trova Dio, perché non è vero, abbiamo
detto le volte scorse, che Dio si trovi in tutto e in tutti.
Tutto è segno di Dio, tutto è opera di Dio, ma Dio abita
in un luogo ben preciso.
Dio ha come luogo questo "prima di tutto". (Dio
abita nel suo stesso Pensiero che va messo prima di tutto), e se noi non
mettiamo prima di tutto Dio, non possiamo trovare Dio.
Dio opera e si rende quindi assente, ci fa esperimentare
la sua assenza nella nostra vita, per diventare il nostro "prima di
tutto".
Quanto più qualche cosa viene a mancare a noi, tanto piú
sveglia in noi il desiderio di ritrovarla.
Noi diventiamo passione di ciò che ci manca, e quello
diventa Il nostro "prima di tutto". Dio ci fa esperimentare la sua
assenza per diventare il nostro "prima di tutto" e questo perché Dio
lo si trova soltanto quando lo mettiamo prima di tutto nella nostra vita.
Ora, se lo si trova soltanto quando lo mettiamo prima di
tutto nella nostra vita, questo vuol dire che Dio abita nel “prima di
tutto”.
E fintanto che non lo mettiamo prima di tutto, ma abbiamo
prima di tutto altro, anche se noi giungiamo a Dio, anche se noi preghiamo Dio,
invochiamo Dio, noi non possiamo trovare Dio, perché Dio è nel "prima di
tutto".
Per cui bisogna lasciare tutto: “lascia tutto, non
preoccuparti del mangiare, del vestire, ecc., ma cerca prima di tutto questo, -
ci dice Gesù - perché in quel "prima di tutto" trovi Dio".
Quindi luogo di Dio è il "prima di tutto".
È questo monte (ciò che mettiamo più in alto di tutto)
cui bisogna guardare, cui bisogna tendere.
Ecco, tutta l'opera del Cristo è rivolta a condurci lì.
E poi qui dice questa parola: “là si trattenne”.
Quel trattenersi vuol dire che non si è spostato di là,
cioè non si è spostato da quel “prima di tutto”, il che vuol dire che ci a
spetta lì! Gesù si trattiene lì!
In quel punto ben preciso: il suo Pensiero prima di
tutto.
Ecco perché il “prima di tutto” diventa un luogo.
Soltanto se noi ci rechiamo in quel luogo noi lo possiamo
trovare; in caso diverso non lo troveremo mai.
Ora se nella nostra vita c'è prima di tutto quel bisogno
di individuare il luogo in cui Dio si trova, dopo averlo Individuato, cioè dopo
aver capito dove si trova Dio, resta il problema di andare in quel luogo.
Quindi quando si presenta il problema del luogo, si
presenta per noi il problema di recarci in quel luogo se vogliamo trovare ciò
che stiamo cercando.
Tutti noi stiamo cercando qualcosa, anzi noi siamo tutti,
volenti o nolenti, lo sappiamo o non lo sappiamo, siamo tutti cercatori di Dio.
Siamo tutti tristi, tutti insoddisfatti, perché non
troviamo Dio, e tutti i problemi della nostra vita, piccoli o grandi che siano
(e il problema di uno è il problema di tutti), e tutti i nostri problemi
sociali o privati in cui noi ci troviamo ingolfati, sono tutte conseguenze del
fatto che noi non cerchiamo Dio prima di tutto. Abbiamo bisogno di Dio, siamo
stati creati per Dio e trascuriamo Dio, non teniamo conto di Dio.
Se vogliamo che i nostri problemi si risolvino, dobbiamo
mettere Dio prima di tutto. Dobbiamo impegnarci a cercare Dio, perché siamo
stati creati per conoscere Dio.
Ora, dico, il primo problema nel riguardi di Dio è capire
dove si può trovare, dove Lui si trova, altrimenti giriamo a vuoto.
Quando noi cerchiamo una persona e non sappiamo il suo
indirizzo noi cerchiamo a vuoto.
Ho detto molte volte che ogni esistente si trova in un
certo suo luogo.
Anche Dio si trova in un suo luogo (nel suo stesso
Pensiero), e bisogna saperlo questo luogo se si vuol trovare Dio.
Ma saputo il luogo in cui si trova Dio, bisogna
impegnarci se lo si vuol trovare, a trasferirci in quel luogo, a recarci in
quel luogo.
E allora abbiamo tutto quel problema di cui abbiamo già
parlato domenica scorsa: il problema di andare in quel luogo.
Ora per andare in un luogo evidentemente bisogna lasciare
tutti gli altri luoghi, bisogna superare tutti gli altri luoghi: ecco il
problema del “prima di tutto”, ecco perché dico che il problema del luogo è un
problema di un prima di tutto, perché se noi non mettiamo quel luogo in cui si
trova la cosa che cerchiamo, che vogliamo trovare, se noi non lo mettiamo prima
di tutto e quindi non lasciamo gli altri luoghi, noi non arriveremo mai.
Quindi non si realizzerà mai l'incontro tra noi e quello
che noi cerchiamo: quello che noi cerchiamo resterà sempre in quel luogo e noi
saremo sempre in alto mare, per cui la nostra vita diventa un fallimento.
Allora il problema che si presenta, dopo aver capito qual
è Il luogo in cui si trova Dio, è di andare in quel luogo, e quindi come
conseguenza quello di lasciare tutti gli altri luoghi per poter giungere a quel
luogo, altrimenti non si giunge.
Ogni luogo è una singolarità e quando si parla di una
singolarità vuol dire escludere tutte le altre cose, tutti gli altri luoghi se
si vuol arrivare lì.
Giunti in quel luogo, si presenta un altro problema ed è
il problema che ci presenta Gesù qui: “si trattenne”. Abbiamo ascoltato
stamattina il Salmo che dice: “Chi dimorerà sul tuo monte santo?” (Sal 15,1).
Ecco, c'è prima il problema di salire su questo monte, su
quel "prima di tutto" in cui si trova Dio. Chi salirà su questo monte
santo?
Ma poi c'è anche l'altro problema (accennato anche dal
salmo): “Chi resterà su quel monte santo?”.
Quindi:
Prima si tratta di scoprire qual è questo monte sul quale
dobbiamo salire;
e poi vedere le condizioni per poter salire,
e poi soprattutto vedere le condizioni per restare: “chi resterà su questo tuo monte santo?”
Anche stamattina noi abbiamo sentito nel Vangelo le
beatitudini: ecco chi sale!
Beati sono coloro che camminano verso questo alto monte:
“beati i poveri dello spirito, beati quelli che piangono; beati i mansueti,
beati i pacifici, beati i puri di cuore, beati coloro che sopportano
persecuzioni, beati coloro che hanno fame e sete di giustizia”.
Ecco, quel "beati" vuol dire: questi sono
coloro che salgono su quel monte santo: “poveri dello spirito”, cioè coloro che
hanno fame e sete di giustizia, che hanno fame e sete dello Spirito, che hanno
bisogno dello Spirito, che piangono perché non trovano lo Spirito, non trovano
Dio!
Dio è Spirito e vuole adoratori in spirito e verità.
Ecco, in tutte le letture della Messa di stamattina c'era
già questa definizione di chi sono coloro che salgono il santo monte (il “prima
di tutto”).
Ma il problema grande che si presenta, dopo aver capito
qual è il luogo in cui si trova Dio e quali sono le condizioni per recarsi in
quel luogo, per salire su questi monte, è capire quali sono le condizioni per
restare: per restare su quel monte!
È molto difficile restare.
Tutti quanti esperimentiamo questo fatto: è molto
difficile restare.
C'è una frase di Gesù che ci può far capire la condizione
per restare: dice che “restano nella casa del Padre soltanto I figli; i servi, gli
schiavi non possono restare nella casa” (Gv 8,35).
Non possono restare!
Ecco, il problema del dimorare, il problema dell’abitare!
“Signore, dove abiti?” Dove resti?
Dove sei fermo?
Dove tu vivi!
Fintanto che noi non impariamo quali sono le condizioni
per poter dimorare, saremo sempre in fuga, anche se mettiamo Dio prima di
tutto.
Ci accorgiamo che non siamo capaci a restare.
Cos’è che difetta?
Cos’è che manca?
Abbiamo detto molte volte che se noi cerchiamo Dio, in
fondo in fondo è perché abbiamo già trovato Dio. Infatti se cerchiamo Dio e
scopriamo che Dio non lo troviamo qui,
non lo troviamo là, e scopriamo che Dio non si trova nel mondo, non si
trova nelle creature, ecc., se noi capiamo questo è perché sappiamo chi è Dio.
Se non sapessimo chi è Dio noi
confonderemmo Dio con tutte le creature, con le cose.
Ma se noi capiamo di non trovare Dio è segno che
L'abbiamo trovato! cioè è segno che capiamo chi è Dio. E se capiamo chi è Dio,
l'abbiamo trovato! perché Dio, essendo Verità, si trova solo conoscendoLo.
Quindi chi sa chi è Dio è perché L'ha trovato!
Noi diciamo: “è vero questo!” e nessuno può dimostrare il
contrario. Infatti se qualcuno dicesse a noi che la pietra è Dio, noi diremmo:
"non è vero!"; se qualcuno ci dicesse: "una pianta è Dio, il
sole è Dio", noi diremmo: "non è vero”; se qualcuno ci dicesse: “un
uomo è Dio”, noi diremmo: “non è vero!”.
Per potei dire: “non è vero” è segno che noi sappiamo chi
è Dio, e sapendo chi è Dio, questo è segno che noi L'abbiamo già trovato:
sappiamo chi è! Di fronte a Dio, noi troveremo Uno che ci dirà: “Tu sapevi chi
sono, e perché mi hai trascurato?”, “Già, Signore, io sapevo!”,' dovremo dire.
Se tu lo sapevi vuol dire allora che l'avevi già trovato.
Però anche di fronte a questa dimostrazione, noi ci
accorgiamo che non siamo capaci a restare. Perché non siamo capaci a restare?
Ritorniamo a quello che ho detto prima: soltanto i figli
di Dio sono coloro che restano nella casa del Padre.
E allora dobbiamo chiederci: chi sono questi figli che
hanno la capacità, la possibilità di restare nella casa del Padre?
Figlio è colui che nasce da-, nasce da Dio in quanto ha
Dio come Padre, e avere Dio come Padre è avere Dio come proprio Principio,
quindi vuol dire derivare da-.
Questo ci fa capire una grande cosa: che se il problema
dell'andare in un luogo è di lasciare tutto il resto, tutti gli altri luoghi,
il problema di restare in quel luogo è di nascere da Dio, è di avere Dio come
proprio Principio.
Ma se noi troviamo già tanta difficoltà ad andare in quel
luogo, perché per andarvi dobbiamo lasciare tutti gli altri luoghi (e noi
troviamo tanta difficoltà a lasciare tutto il resto, ed è per questo che
difficilmente andiamo in quel luogo in cui dobbiamo andare perché Dio abita
solo in quel luogo e fintanto che noi non lo cerchiamo in quel luogo,
certamente non possiamo trovarlo), quanto più grande è la difficoltà per noi a
capire questo: che per restare nella casa del Padre bisogna nascere da Dio.
Soltanto chi nasce da Dio resta nella casa del Padre.
Quindi non si tratta di partire da- per arrivare a-.
Qui si tratta di nascere da-!
Soltanto coloro che nascono da Dio possono restare con
Dio!
Quindi il problema non è tanto di andare a Dio.
Certamente, prima bisogna andare a Dio, è logico, prima
bisogna andare a Dio!
Ma giunti a Dio (e Dio si trova nel suo Pensiero, perché
Dio è un Infinito, Dio è l'Eterno, Dio è l’Assoluto e ciò che è infinito,
Eterno Assoluto, lo si trova soltanto per mezzo dell'Infinito, dell’Eterno,
dell'Assoluto: quindi Dio si trova soltanto per mezzo di Dio; il che vuol dire
che soltanto nel Pensiero di Dio, cioè se noi pensiamo Dio, noi possiamo
trovare Dio), ma capito questo, ho detto, il problema grande è di restare: di
restare con Dio, quel Dio che noi perdiamo in continuazione, perché tutte le
cose ce Lo portano via.
Si può restare con Dio soltanto se si nasce da Dio, se si
deriva da Dio, se si ha Dio come principio.
Quando abbiamo parlato del Principio, abbiamo detto che si
può restare con un principio soltanto se lo si ha come proprio principio.
Ora Dio certamente è il principio di tutto, soprattutto
di noi: è il principio anche del nostro stesso pensare, principio del nostro
stesso pregare, ma noi siamo sempre lì a dire: “sono io che penso”.
Ecco perché noi perdiamo Dio, e non siamo capaci a
restare con Dio, perché noi, anche nelle cose sacre, riteniamo sempre di essere
noi il principio: “sono io che penso... io penso, quindi sono… sono io che
prego”. Bisogna arrivare (se vogliamo restare con Dio, sia chiaro) a
dimenticare il nostro io e a dire, a riconoscere: “Dio è il principio di tutto,
anche del mio pensare”.
Fintanto che diciamo: “sono io che prego, sono io che
penso, medito, amo”, non possiamo restare con Dio, perché dicendo: “sono io
che…”, faccio del mio io il principio delle mie azioni e questo non è vero,
perché è un altro il Principio.
Il Principio è Dio!
Dio è il Creatore, e fintanto che non ci convinciamo, non
capiamo e non ci rendiamo conto che è Dio il principio del nostro pensare, del
nostro pregare, del nostro silenzio, del nostro raccoglimento, non possiamo
restare con Dio.
Se noi pensiamo Dio, non siamo noi il principio, il
soggetto del pensare Dio.
È Dio il Soggetto del nostro pensare.
È Dio che si fa pensare da noi.
E fintanto che noi non entriamo qui: in Dio che è il
Principio, in Dio che è il Soggetto, in
Dio che si fa pensare, in Dio che si fa pregare, non possiamo restare con Dio.
È Dio il Soggetto!
Senza di Lui facciamo niente, e quindi senza di Lui non
siamo nemmeno capaci a pregare, il che vuol dire che è Lui che fa tutto.
È Lui che ci convoca, è Lui che ci chiama, è Lui che ci
crea, è Lui che ci dà l'esistenza, è Lui che ci dà la vita, è Lui che ci
conduce al fine. Tutto è Lui!
Soltanto in quanto noi abbiamo Dio come nostro principio
in tutto, soprattutto nei nostri pensieri, del nostro pensare, del nostro
pregare, del nostro elevare la mente a Dio e non siamo noi, ma è Lui, dico, noi
possiamo restare con Dio.
Quindi Gesù “si trattenne lì”! restò là dove, al di là
del Giordano, c'è questa grande proclamazione: “Dio al centro, Dio al di sopra
di tutto! Dio principio di tutto!”.
Lui si trattenne lì per dire a noi che fintanto che non
nasciamo da Dio, non partiamo da Dio, non deriviamo da Dio, non abbiamo Dio
come Principio, noi non possiamo trattenerci con Dio, non possiamo restare
nella casa di Dio!
Si resta nella casa di Dio in quanto si è figli di Dio, e
figlio è colui che nasce da-.
Quindi noi dobbiamo imparare a nascere da-, soprattutto
come pensiero e nascere da Dio vuol dire proclamare quello che Dio è, vuol dire
collegare tutte le cose con Dio, vederle tutte dal punto di vista di Dio: “Io
sono il Principio” dice Dio (Ap 22,13). Mica per niente, la parola stessa di
Dio ce lo anruncia e ci dice: “lo sono il Principio, Dio è Il Principio”.
Se ci dice: “Dio è il, Principio”, è perché noi non
dobbiamo partire dall'uomo o dalla società o dalle istituzioni o dal mondo.
Noi dobbiamo partire da Dio, perché soltanto così noi
restiamo con la Parola di Dio.
È importantissimo, per noi non scostarci dalla Parola di
Dio, perché soltanto se sentiamo quella Parola di Dio restiamo con Dio, e
quella Parola di Dio ci dice: “lo sono il Principio”.
E quando la Parola di Dio ci dice “Io sono il Principio”,
se noi vogliamo restare con la Parola di Dio, dobbiamo avere Dio come
Principio, e quindi imparare a derivare tutto da Lui: tutto da Lui! Dio è il
Creatore?
Allora tutto è opera sua!
Dio è Colui che opera In tutto?
Tutto allora è opera sua! Dio è Colui che ci parla in
tutto?
Allora tutto è parola sua!
Ecco, soltanto se noi possiamo sempre dedurre tutto da
Dio, dico, questa è la condizione essenziale per restare nella Casa di Dio, per
restare con Dio.
È questo il tema di oggi: “I santi”, che coincide con la
festa di oggi.
È questo imparare a dedurre tutto da Dio che forma il "santo".
"Santo vuol dico separato dal mondo; santo è colui
che vive per una cosa sola, che realizza la vita semplice.
La nostra vita è triste perché non è semplice.
Noi abbiamo bisogna di vita semplice, non abbiamo bisogno
di molte cose.
Noi tutti crediamo che per vivere dobbiamo accumulare
delle cose.
No! il problema non è accumulare delle cose, il problema
non è aggiungere cose a quella che abbiamo.
Il problema è toglierci tonte cose che abbiamo.
Il problema della vita è un problema di lasciare.
Il problema della vita vera è un problema di
semplificazione.
Noi siamo tristi perché siamo troppo carichi, abbiamo
troppi pesi, troppi interessi, troppo mondo dentro di noi e attorno a noi. La
vita ha bisogno di semplicità.
Se noi vogliamo trovare la beatitudine dobbiamo partire
da- per salire a-.
Beati sono coloro che salgono: felici sono quelli che
salgono.
Ma se noi troviamo questo, siamo beati. La beatitudine
sta nel raggiungere il fine per cui, siamo stati creati; il fine è
semplicissimo: Dio!
Conoscere Dio è tutto!
Ma tutti quanti denunciano questa profonda tristezza che
portano addosso, appunto perché sono troppo cariche (e quindi troppo confusi):
troppi amori, troppi interessi!
Abbiamo bisogno di semplificare.
La vita quanto più è semplificata tanto più è vita, ed è
semplificata quanto più noi abbiamo messo al di sopra di tutto una cosa sola.
Ma se noi vogliamo restare in questo "prima di
tutto" che è il luogo in cui si trova Dio, dobbiamo imparare a- dedurre
tutto da Dio.
Dio abita nel “prima di tutto”, sia chiaro, perché noi
possiamo pensare che Dio sia in tutto mentre invece Dio abita nel suo Pensiero
e noi non possiamo pensare contemporaneamente a due cose.
Per cui quando pensiamo all'oggetto del nostra pensiero è
ciò che noi privilegiamo, ciò che noi abbiamo messo al di sopra di tutto! (non
fosse altro che per quel momento in cui pensiamo a-).
Dobbiamo mettere Dio al di sopra di tutto: questo vuol
dire pensarlo, privilegiarlo.
Ma se vogliamo restare in questo “prima di tutto”,
dobbiamo imparare a dedurre, a derivare, a nascere in tutto da Dio.
Alcuni
pensieri tratti dalla conversazione:
Si resta con una persona guardando dal punto di vista di
quella persona, e questo vuol dire derivare tutto da quella persona.
Pensando Dio scopriamo che Lui è il Soggetto: è Lui che
mi pensa: sono un pensato da Dio.
“Il Figlio non fa niente se non lo vede fare dal Padre”,
dice Gesù (Gv 5,19).
È il difetto di pensiero che ci fa correre e che
trasforma la nostra vita in azione, in movimento.
Imparare a derivare tutto da Dio è l'inizio di una vita
nuova che discende dall'Alto: lì si resta con Dio.
Derivando da-, resto nella Luce perché la Luce sta nel
vedere il Principio di una cosa.
“Ritornò
nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove da
principio Giovanni aveva battezzato e là si trattene”.Gv 10 Vs 40
- RIASSUNTI
–Domenica – Lunedì -
Argomenti: La nascita del desiderio
– Guardare dal punto di vista di Dio – Il desiderio dell’io e di Dio – Derivare
personalmente da Dio – Il peccato e Cristo – Il pensiero
vagabondo -
8-9/Novembre/1992
Casa di preghiera Fossano.