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GV 10 VS 37 - Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi;


Primo tema – Le opere del Padre.


Argomenti: I tre sigilli: Mistero, Parola, Novità – L’opera incompiuta del Padre – L’operare dell’uomo e di Dio – La vita vera è adesso – Il segreto del pensiero – L’opera incompiuta: la parola – Il principio d’intelligenza – Guardare dal punto di vista di Dio – Le Due opere di Dio: creazione e conoscenza – Il compimento dell’opera – Colui che viene dal Principio – Dio Principio e Fine -


 

26-27/ Luglio /1992


Abbiamo visto le volte scorse, il sigillo del Padre su tutta la creazione, il sigillo del Padre sul Figlio e il sigillo dello Spirito sull’uomo.

Il primo sigillo è caratterizzato dal senso di mistero che c’è in tutte le cose e tutti quanti lo avvertiamo.

Il mistero è la realtà, in cui ogni uomo esiste e si trova.

Il sigillo del Padre sul Figlio è la caratteristica con cui il Figlio si distingue da tutti gli altri: “Nessuno mai ha parlato come Lui”.

E questa caratteristica, questa singolarità del Figlio (siglillo del Padre sul Figlio), è riportare ogni cosa al suo Principio.

Il Figlio si caratterizza in questo nel suo parlare: “Io sono Colui che parla a voi il Principio”.

“Nessun uomo ha mai parlato come Lui”.

Nessun uomo parla il Principio.

Gli uomini si fermano sempre a delle cause seconde: ai sentimenti, alle impressioni, al sentito dire, all’autorità, ma non riportano mai le cose al Principio.

L’uomo è una povera creatura che è in fuga dal Principio, è in fuga da Dio.

Il sigillo dello spirito sull’uomo è la novità.

L’uomo nel pensiero del suo io, tende a rendere vecchie tutte le cose.

E tende a chiudersi in quello che ha conosciuto, visto, esperimentato.

Dio rompe questa crosta e annuncia in continuazione una novità, per dare all’uomo la possibilità di un aggancio, di un impegno di mente, per poter uscire dalle sue sicurezze, dal suo mondo, dal suo conosciuto, dal suo esperimentato.

E lanciarsi nel cielo di Dio.

“Non accumulate tesori in terra dove tutto è soggetto a perdita, accumulate tesori in cielo”.

Il cielo è caratterizzato dalle cose eterne.

Ciò che è in cielo appartiene alle cose invisibili e ciò che è invisibile è eterno dice San Paolo.

“Non accumulate cose che passano”, perché passando, portano via voi.

“Accumulate le cose in cielo”, dove le cose sono eterne.

Ecco il pane di vita eterna, quello che il Figlio dell’uomo dà, è questo condurre noi a conoscere le cose del cielo.

E le cose del cielo sono cose eterne.

E noi abbiamo bisogno di eternità.

Perché è in ciò che è eterno che c’è il significato e la ragione di tutto.

Noi siamo fatti per l’eternità, per l’immortalità.

Però l’eternità è data dalla conoscenza delle cose del cielo.

Le cose del cielo sono tali in quanto sono sempre riferite al Principio, a Dio Padre, creatore di tutte le cose, in cui c’è la ragione di tutte le cose ed a cui tutte le cose rendono gloria.

E si accumulano tesori in cielo, non in quanto si fanno opere virtuose, si accumulano tesori in cielo in quanto si conosce Dio.

E più si conosce Dio e più si accumulano tesori in cielo e quello diventa nostra vita.

 

Adesso qui Gesù dice: “Se non faccio le opere del Padre mio non credete”.

Fa appello alle oprere che Lui fa: le opere del Padre.

Ma già qui suscita un problema grosso, grave per tutti gli uomini.

Perché dicendo: “Se non faccio le opere del Padre mio”, già dichiara che nell’uomo ci dev’essere questo potere critico per riconoscere se uno fa le opere del Padre o non le fa.

Ma l’uomo ha questa possibilità?

Qui Gesù è un uomo qualunque e Lui fa appello ad un criterio di valutazione: “Se non faccio le opere del Padre”.

Ma chi può giudicare se Lui fa le opere del Padre?

Chi può dire che una è opera di Dio e l’altra non è opera di Dio?

Oltretutto noi sappiamo che tutto è opera di Dio.

Eppure Lui dice: “Se non faccio le opere del Padre mio, non credetemi”.

Qui si apre un problema immenso: il problema del giudizio.

L’uomo può giudicare?

E quale metro ha a disposizione per giudicare se uno fa le opere di Dio o meno?

E poi c’è un altro grande problema che qui si presenta...

Perché tutto è opera di Dio.

Dio è Creatore.

Creare vuol dire dare l’esistenza a ciò che non ha l’esistenza.

La realzzazione di ogni cosa (tutto) è opera del Dio Creatore.

Tutto è fatto da Dio e senza di Lui è fatto niente di tutto ciò che è fatto.

Ma se “tutto è fatto”, cosa c’è da fare???

Forse che Dio fa cose incompiute?

E poi, che bisogno c’è che il Figlio subentri a fare le opere del Padre?

Se sono le opere del Padre, sono le opere del Padre!

Il Figlio è un altra persona dal Padre.

Il Figlio non è il Padre.

Il Padre è Colui che opera  e crea tutte le cose.

E il Figlio stesso gli rende gloria, perché il Figlio stesso viene dal Padre.

Tutte le creature vengono dal Padre.

Tutto è opera di Dio.

Tutto viene da Dio e tutto fa ritorno a Dio.

Chiarissimo.

Ma che bisogno allora c’è che il Figlio subentri, per portare a compimento le opere del Padre?

Se sono opere del Padre, sono fatte dal Padre.

Allora, o queste opere sono in difetto, oppure sono già fatte.

E se sono già fatte che bisogno c’è di portarle a compimento?

Come si può fare una cosa che è già fatta.

Eppure Gesù qui dice: “Se non faccio le opere del Padre...”

Già a 12 anni, quando lo cercano a Gerusalemme, Gesù dichiara apertamente:”Non lo sapevate che Io debbo occuparmi delle opere del Padre mio?”.

Gesù è il Verbo, il Figlio di Dio incarnato, quindi quello che Lui dice lo dice per noi.

Per indicarci a noi che noi dobbiamo occuparci dell opere del Padre.

“Se non faccio le opere del Padre”, dice a noi, per noi che dobbiamo impegnarci nelle opere del Padre, per fare le opere del Padre.

Ma ritorniamo sempre su quel punto lì: se il Padre fa tutto e giustifica in Sé tutte le cose che fa, come si può fare una cosa che è fatta?

 

Dobbiamo prima di tutto capire cosa vuol dire “operare”.

Ogni esistente è tale in quanto può operare.

Ogni creatura può operare.

E operare vuol dire significare se stessi.

Tutti gli esistenti hanno la possibilità di significare se stessi.

Un essere vivente che non potesse significare se stesso si annullerebbe.

A molta maggior ragione Dio, creatore di tutte le cose, significa Se stesso.

Lui solo è e quindi, tutta la sua opera è per manifestare Se stesso.

È per comunicare Se stesso.

Dio opera, unicamente per comunicare Se stesso.

Quindi Dio opera, per manifestare Se stesso.

Quindi si opera per manifestare se stessi.

Si coltiva la terra, si costruiscono aziende, si governano popoli e nazioni ma sempre e unicamente per manifestare, comunicare se stessi.

Per dare un’impronta di sé, ad un ambiente, a delle persone.

Si costituisce una famigli ma, sempre per manifestare se stessi, il proprio nome.

Si generano figli per manifestare se stessi.

Tutta questa opera dell’uomo, è significazione della grande opera di Dio.

Dio opera ogni cosa per comunicare Se stesso, per farsi conoscere.

 

Opera del Padre è quella di farsi conoscere, pero noi abbiamo accennato al fatto di trovarci di fronte a due grandi problemi.

Evidentemente quando c’è un problema è perché non capiamo, se capissimo non sarebbe più un problema.

D’altronde abbiamo detto che il sigillo del Padre su tutte le sue opere è il mistero.

Allora su tutte le opere che Dio fa, c’è il mistero.

Dio opera tutto per farsi conoscere, eppure noi ci troviamo di fronte a dei muri, ci troviamo di fronte a dei misteri.

Noi capiamo di non capire.

E allora che senso ha quest’opera di Dio?

Dio vuole essere conosciuto e fa tutte le cose per farsi conoscere, al punto che la conoscenza di Lui diventa la nostra vita eterna.

Ed è la dichiarazione del Figlio che lo conferma: “La vita eterna è che conoscano Te Padre”.

Dio ci ha creati per conoscere Lui.

La conoscenza di Lui è nostra vita eterna, quindi la vita eterna può essere già adesso.

Vita eterna vuol dire vita vera, vita vera contrapposta alla vita fasulla che facciamo noi nel mondo.

Noi, vivendo per cose che passano, viviamo una vita fasulla, cioè una vita che non è vita ma è esperienza di morte.

Noi vivendo per accumulare tesori in terra (qualunque siano), non facciamo esperienza di vita vera, noi facciamo esperienza di perdita di vita crescente.

Crescente fino alla morte.

La nostra vita può essere paragonata ad una fuga da Dio, una fuga dal Principio.

Perdiamo contatto con il Principio.

E Cristo che viene per salvare gli uomini, viene per ricollegare ogni cosa al Principio.

“Io sono venuto per recuperare coloro che si disperdevano”.

“Si disperdevano” perché perdevano il contatto con il Principio.

E Lui viene a salvarci, proprio in quanto ci ricollega in continuazione con il Principio.

Ci riporta sempre al Principio: “Una sola cosa è necessaria”.

Quindi nè l’amore per il prossimo, né l’aiutare gli altri, né aiutare poveri, handicappati o migranti è lo scopo della nostra vita.

Lo scopo della vita è un altro.

Una sola cosa è necessaria: cercare e conoscere Dio.

Siamo stati creati per questo.

La vita ci è stata data per conoscere Dio.

 

Dio Padre opera in tutte le cose (e ha in Sé la ragione di tutte le cose), per farsi conoscere, per comunicare Se stesso.

Però noi ci troviamo di fronte a dei grandi problemi e il problema vuol dire ignoranza, vuol dire non riuscire a capire.

Noi ci troviamo di fronte al grande mistero di tutto ciò che esiste (sigillo del Padre) e questa è testimonianza che noi fatti per conoscere, capiamo niente.

Ma allora che significato ha quest’opera del Padre che parla, opera, crea, che ci dà l’esistenza, la vita, che vive con noi, perché vive con noi e poi ci acceca?

Lui che ha come intenzione quella di farsi conoscere ci acceca.

Che senso ha tutto questo?

E ritorniamo di nuovo di fronte ai muri.

Ci troviamo di fronte a cose che non capiamo.

Noi riceviamo dall’opera del Padre cose che non possiamo ignorare, le esperimentiamo tutti i giorni, ci capitano addosso, la vita passa, il tempo passa, la morte viene e noi non capiamo niente.

Eppure ci troviamo nel dilemma, perché Dio opera tutto per farsi conoscere e per condurci nella luce e nella vita.

Abbiamo due grandi momenti dell’operare di Dio e possiamo dire che l’opera di Dio presenta un aspetto incompiuto.

E Gesù Figlio di Dio dirà: “Io sono venuto per portare a compimento l’opera che il Padre ha cominciato”.

E qui si comincia a distinguere tra l’opera del Padre e l’opera del Figlio.

Anche se non capiamo, ci annuncia che il Padre comincia un opera ma, chi porta a compimento quest’opera è il Figlio.

Ma noi ci chiediamo: che scerzo è questo?

Dio Pardre è l’assoluto, è l’eterno, è l’infinito e che crea tutte le cose ha bisogno di un altro (il Figlio) per portarle a compimento?

Perché il Padre non può portare le cose al loro compimento?

Tanto più che tutte le cose vengono dal Padre e fanno ritorno al Padre.

Forse che il compimento non è nel Padre?

Gesù stesso dice che va al Padre per portare ogni cosa al loro compimento.

Eppure il Figlio dice che è venuto a portare a compimento l’opera iniziata dal Padre.

Se il Signore ci presenta queste affermazioni che sono annunci, evidentemente è per farci camminare, è per farci approfondire per condurci a capire.

Tutte le cose che Cristo dice, le dice per noi, unicamente per noi.

E d’altronde noi abbiamo visto che c’è una prima parte dell’opera di Dio che certamente per noi è incompiota.

Incompiuta nel senso che ci mette di fronte al mistero.

Ci mette di fronte a delle cose che noi non sappiamo leggere, non sappiamo interpretare.

Il problema grande di tutti gli uomini è sempre questo e non c’è filosofia, scienza o teologia che possa rispondere a questo.

Che senso ha?

Che significato ha tutto quello che esiste?

Solo il Figlio di Dio.

Quindi abbiamo una prima parte dell’opera di Dio che è incompiuta.

Incompiuta perché?

Dio opera ogni cosa per farsi conoscere e noi ci troviamo di fronte a delle cose, di cui non riusciamo a capire il significato.

E quindi non capiamo e quindi non conosciamo Dio.

Ecco che c’è un opera iniziata da Dio creatore, che arriva a noi, indipendentemente da noi.

Tutto quello che arriva a noi indipendentemente da noi è creazione di Dio, non è creazione nostra, non è creazione nostra.

Quindi abbiamo questa opera del Padre, che fa arrivare a noi gli annunci di Sé, annunci che non sono rivelazione di Sé.

E perché?

Certamente, una persona per comunicare se stessa deve parlare.

E soltanto nella misura in cui parla all’altra, può rivelare il proprio pensiero.

Il pensiero è nascosto in ognuno di noi, è segreto.

Ogni persona ha questo segreto che porta con sé: il proprio pensiero, la propria intenzione.

Tutto è segno di Dio, tutto è significazione di Dio.

Siccome Dio solo è Colui che è, in tutta la sua creazione, in tutte le sue creature, non fa altro che significare Se stesso.

Noi ci troviamo con delle persone che, in quanto persone hanno un pensiero.

Però questo pensiero è segreto.

E segreto ad ogni altra persona, il pensiero è inaccessibile agli altri.

Però si può comunicare.

E si può comunicare soltanto attraverso la parola.

Se uno vuol comunicare un pensiero, parlando riesce a comunicare il proprio pensiero all’altro.

Se l’altro lo ascolta ed ha interesse, è logico.

Tutto è segno dell’opera che Dio fa.

Dio vuol farsi conoscere.

Vuol far conoscere Se stesso.

E quindi parla.

È attraverso la parola che comunica.

Però la conoscenza del suo pensiero, la rivelazione di quello che Lui è, non si ha fintanto che non si giunge al pensiero.

Noi fintanto che ascoltiamo delle parole, vediamo e tocchiamo dei segni, ci accorgiamo che siamo nell’incompiuto.

Incompiuto perché?

Perché non arriviamo al pensiero.

Non riusciamo a capire il pensiero.

Ecco che c’è un opera incompiuta.

La parola è un opera iniziata.

Dio creando incomincia a comunicare.

Ma comincia a comunicare a chi?

A chi non è ancora capace di capire.

Perché la capacità di capire ci viene da Dio, ci viene da Lui.

È Lui che operando e creando forma in noi la capacità di capire.

Perché tutto viene da Dio.

Viene da Dio la creazione.

Ma viene anche da Dio la capacità di capire la creazione.

E fintanto che tutta la creazione noi la riceviamo ma, non nel pensiero di Dio, noi ci troviamo di fronte a un opera di Dio che non possiamo ignorare, che subiamo ma che non possiamo capire.

Perché?

Perché il capire mi viene da Dio.

Dio Padre è il principio di tutto.

Certamente non siamo noi a fare tutta la creazione e tutte le creature ma Dio non è solo il principio di creazione e creature, Dio è principio anche dell’intelligenza.

Per cui noi senza Dio, ci troviamo di fronte all’opera di Dio ma senza intelligenza.

E allora ci troviamo di fronte a cose e diciamo di non capire.

Mi trovo di fronte a uno che mi parla ma non capisco.

E già, perché per capire io devo avere il suo pensiero.

Ma come mai?

Lui parla per comunicarmi il suo pensiero e io per capire le sue parole devo avere il suo pensiero?

Qui cominciamo ad intuire che c’è un opera iniziata dal Padre: Dio Creatore e che si conclude con il Pensiero Figlio di Dio.

Perché tutta l’opera di Dio per essere intelletta richiede la presenza del Pensiero di Dio.

E il Pensiero di Dio è una persona diversa da Dio Padre.

Perché è suo Figlio, è il suo pensiero, Pensiero DI Dio.

Qui cominciamo a capire che c’è bisogno del Dio Creatore e c’è bisogno del Pensiero del Dio Creatore, per intendere il Creatore.

Qui cominciamo a capire l’opera del Figlio.

Il Figlio fa l’opera del Padre in quanto porta a compimento, quello che il Padre incomincia.

Il Padre comincia l’opera in quanto forma l’essere uomo capace di ricevere la comunicazione di Sé.

Tutto è comunicazione di Dio a noi, però la conoscenza, l’intelligenza della parola di Dio, dell’opera di Dio, quindi l’intelligenza stessa di Dio, richiede la presenza di Dio.

Dio è il principio di tutto, non è solo principio della sua opera ma anche dell’intelligenza della sua opera.

Per cui non è sufficente che noi riceviamo la sua opera ma è necessario che noi guardiamo a Lui e che guardiamo dal suo punto di vista per intendere l’opera che Lui fa.

Per cui Lui, che fa giungere a noi le sue parole, è ancora Lui che ci fa capire le sue parole.

Ecco dove sta il difetto nella creazione, il difetto sta in noi.

Il difetto sta in questo, noi se crediamo in Dio, riceviamo tutto da Dio e poi ci affatichiamo noi per capire il significato, il senso dell cose.

E prendiamo delle solenni cantonate, perché non facciamo altro che proiettare le nostre intenzioni, i nostri pensieri,le nostre convinzioni sulle opere che Dio ci fa arrivare.

Ora, le opere di Dio non possono essere intellette con la nostra testa.

Non possono essere intellette con le nostre intenzioni, con i nostri pensieri.

“I miei pensieri non sono i vostri, le mie intenzioni non sono le vostre, la mia volontà non è la vostra”.

Perché ci dice questo?

Perché noi ci illudiamo se pensiamo d’interpretare le opere di Dio con quello che noi abbiamo in testa.

Le opere di Dio si possono interpretare solo con Dio, guardando dal punto di vista di Dio, dall’intenzione di Dio, dal pensiero di Dio.

Fintanto che noi riceviamo le opere di Dio indipendentemente da noi, e non guatrdiamo dal punto di vista di Dio, tutto per noi è misterioso, incompiuto.

Incompiuto perché arriva a noi come un annuncio di cui non capiamo il significato.

Per arrivare a capire il significato si richiede il Pensiero di Dio, il Figlio di Dio.

Cosa vuol dire Figlio di Dio, Pensiero di Dio?

Il Figlio di Dio si caratterizza per guardare dal punto di vista del Padre.

Il Figlio di Dio è tale in quanto riceve tutto da Dio ma riceve non soltanto l’esistenza ma anche l’intelligenza di Dio Lui la riceve dal Padre.

Il Figlio di Dio riceve tutto da Dio.

Perché Dio è il suo primcipio, il principio di tutto.

Ecco allora Colui che porta a compimento l’opera del Padre.

Porta a compimento in quanto realizza l’opera del Padre.

La realizza là, dove c’è la presenza del Padre.

È sempre tutto opera di Dio e proprio perché è tutta opera di Dio, noi dobbiamo sempre ricevere tutto da Dio e imparare a guardare tutto da Dio.

É soltanto con Dio che noi intendiamo le cose di Dio.

Allora qui dobbiamo dire che l’opera di Dio si svolge in due grandi tempi, per ognuno di noi.

C’è l’opera di Dio che arriva a noi senza di noi e sono tutte le parole, la creazione, la storia, i fatti, il tempo, la vita, tutto quello che arriva a noi indipendentemente da noi.

Quindi tutto quello che rientra nelle cose che si vedono, si toccano si esperimentano.

Opera creatrice di Dio, perché non siamo noi in creatori.

Questo arriva a noi senza di noi.

Ma c’è l’altra grande opera ed è l’essenziale, quella che non arriva a noi senza di noi.

Perché c’è un opera di Dio che non arriva a noi senza di noi?

Quello che non arriva a noi senza di noi, è perché richiede a noi il punto di vista di Dio.

Tutta l’opera di Dio, per essere intelletta, ha bisogno di Dio, quindi ha bisogno di essere guardata dal punto di vista di Dio, dal pensiero di Dio.

Ora, il guardare dal punto di vista di Dio non avviene senza di noi.

Cioè non avviene senza il nostro pensiero.

Quindi noi abbiamo una immensa opera di Dio Padre Creatore che Lui fa arrivare a noi senza di noi, che costituisce noi, ci fa essere.

Noi nasciamo, esistiamo, indipendentemente da noi.

E poi abbiamo tutta un altra opera che non arriva a noi senza di noi ed è la conoscenza.

E sono i tesori del cielo.

E i tesori del cielo, si trovano soltanto conoscendoli.

Le cose della terra, noi possiamo arraffarle, accumularle, però quelle non ci danno la vita.

Ci danno la sensazione della vita ma non ci danno la vita.

La vita ci viene dalla conoscenza delle cose del cielo.

Quelle che Dio stesso ci raccomanda di accumulare.

Le cose del cielo sono invisibili, per cui non arrivano a noi senza di noi.

Sono trascendenti, non arrivano a noi senza di noi.

Quindi non le vediamo, non le tocchiamo e non le esperimentiamo.

Perché tutto quello che vediamo tocchiamo ed esperimentiamo, è tutto quello che arriva a noi senza di noi.

Ci è imposto e allora lo sentiamo.

Sentimenti, impressioni.

Ma qui non c’è intelligenza.

Infatti di fronte a tutte le opere di Dio,  una cosa che tutti quanti esperimentano è questo mistero, la non conoscenza, non capiamo.

Invece c’è tutto l’altro campo in cui si giunge soltanto con l’intelligenza, con la conoscenza.

Ma questo presuppone, richiede da noi questo passaggio col pensiero.

Bisogna imparare ad elevare il nostro pensiero a Dio, per guardare dal punto di vista di Dio.

Bisogna pensare Dio per intendere le cose di Dio.

Bisogna pensare Dio per avere l’intelligenza delle cose di Dio.

Qui abbiamo il compimento dell’opera.

Perché Dio opera per farsi conoscere, quindi per farci giungere all’intelligenza, quindi per farci giungere alla conoscenza.

Quando diciamo che bisogna pensare Dio: si può pensare Dio solo con il Pensiero di Dio.

Solo con il Pensiero di Dio.

E il Pensiero di Dio è il Figlio di Dio.

E qui avviene il compimento dell’opera.

Qui abbiamo il Figlio di Dio che compie le opere del Padre.

Perché compie?

Perché conduce alla conoscenza.

E il Padre vuole essere conosciuto.

Questa è l’opera del Padre.

Il Padre vuole essere conosciuto.

Opera tutto per essere conosciuto.

Soltanto che la conoscenza del Padre, si ha soltanto dal Padre stesso.

E quindi soltanto in quanto uno eleva il pensiero al Padre, per guardare dal punto di vista del Padre, lì c’è la conoscenza, lì è il compimento.

Ecco perché Gesù dice: “Se non faccio le opere del Padre mio non credetemi”.

Il primo problema era: come noi abbiamo la possibilità di critica per riconoscere se Cristo fa o non fa le opere del Padre?

Come facciamo noi a riconoscere se uno è mandato da Dio o non è mandato da Dio?

I miracoli può farli anche il demonio, non sono sufficenti i miracoli.

Cristo stesso non vuole essere riconosciuto per i miracoli.

Lui stesso si definisce come “Colui che parla a voi il Principio”.

Lui viene dal Principio e riporta tutte le cose nel Principio.

Non si possono portare le cose nel Principio e quindi portare le cose al Loro compimento, se non si viene dal Principio, dal Padre, dal Cielo.

Nessuno può salire al cielo di Dio, all’intelligenza di Dio, se non Colui che discende dal cielo di Dio, che discende dall’intelligenza di Dio.

Chi discende è Colui che è manfato.

È mandato Colui che vede il Principio delle cose.

E avendo il Principio delle cose, può riportare tutte le cose nel Principio.

Quindi Colui che viene a noi, annunciandoci il Principio, e riportando tutte le cose nel Principio, questi è Colui che è mandato dal Padre.

Questo è il Figlio di Dio tra noi.

Il Figlio è Colui che annuncia a noi il Principio e riporta tutte le cose nel Principio.

Dov’è che si vede veramente se è Dio che fa fare?

Quando uno è motivato da Dio.

Chi è motivato da Dio, ha Dio come Principio, e quando si ha Dio come Principio, si ha Dio come fine.

Quindi in quanto si fa conoscere Dio, lì si è motivati da Dio.

Lì si è motivati da Dio, perché soltanto facendo conoscere Dio, si porta a compimento l’opera che il Padre ha iniziato.

Qui abbiamo la conclusione e qui anche abbiamo il sigillo che rende a noi prova, testimonianza che la cosa è di Dio e viene da Dio.


GV 10 VS 37 - Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi;


Secondo tema – L'opera del Figlio.


Argomenti: La Parola di Dio è universale – Il dovere di riconoscere la Parola di Dio – L’opera è significazione dell’operante – Amen – Le due opere di Dio: generazione e creazione – Dio si manifesta al niente – La capacità di riconoscere l’opera di Dio – L’incompiuto nell’uomo – I due tempi della creazione – I doni minori e i doni maggiori – La conoscenza di Dio richiede il pensiero dell’uomo – Il Padre genera il Figlio nella creazione.


 

2-3/ Agosto /1992


Qui Gesù dice un “se”, il che vuol dire che ci c’è la possibilità di non fare le opere del Padre.

Di non fare le opere di Dio.

“Se non faccio le opere del Padre mio”, qui ci pone il problema circa il fatto che Lui faccia o non faccia le opere del Padre.

Noi ci siamo chiesti: possiamo noi riconoscere se uno fa o non fa le opere di Dio?

E da che cosa lo possiamo riconoscere?

Quale è il sigillo che ci garantisce che un opera viene da Dio?

Cosa è che ci garantisce che una parola viene da Dio o viene dalle creature?

La Parola di Dio non è soggetta né a tempi né a luoghi.

La Parola di Dio è universale, perché è opera di Colui che trascende tutto e che non è quindi condizionato, né da luoghi, né da tempi.

Noi non potremo mai giustificarci davanti a Dio dicendogli che la sua Parola era valida in Palestina allora e non è più valida adesso qui.

La Parola di Dio è Parola di Dio, vale per tutto e per tutti.

“Passeranno i cieli e la terra ma le mie Parole non passeranno”.

Il che vuol dire che noi ci troveremo a tu per tu con le Parole di Dio.

Passeranno i cieli e la terra, passerà tutto il nostro mondo, passeranno tutti i nostri problemi e le nostre questioni, passerà tutto di noi e resterà di fronte a noi, pura e semplice la Parola di Dio.

Ed è su quella che noi saremo misurati.

Ed è su quella che noi ci misuriamo.

“Se non faccio le opere del Padre mio”.

Offre a noi la possibilità di giudicare e di riconoscere se un opera è opera di Dio o non è opera di Dio.

Ci pone di fronte a un dovere.

Noi abbiamo il dovere di riconoscere di distinguere la Parola di Dio.

Noi abbiamo il dovere di non confondere la Parola di Dio con la parola degli uomini.

Noi abbiamo il dovere di non confondere la Verità di Dio con le verità degli uomini.

Essere intelligenti è un dovere.

L’uomo ha il dovere di essere intelligente.

Essere intelligente vuol dire saper riconoscere la Verità, dove c’è la Verità e saper riconoscere l’errore dove c’è l’errore.

Soprattutto, essere intelligenti, vuol dire riconoscere ciò che vale più di tutto.

“Se tu saprai riconoscere ciò che vale più di tutto da ciò che vale poco, allora la tua parola sarà come la mia bocca”.

L’intelligenza sta nel sapere riconoscere ciò che vale più di tutto.

Riconoscere quello che viene da Dio.

Ma de cosa noi possiamo capire che noi abbiamo questa possibilità di essere intelligenti?

Cioè come noi possiamo riconoscere l’opera di Dio?

Noi confondiamo sempre.

Quante volte noi chiamiamo opera di Dio quello che è opera della creatura e chiamiamo opera delle creature quella che è opera di Dio?

È vero che tutto è opera di Dio.

Dio solo è Colui che regna.

Eppure qui Gesù dice: “Se non faccio le opere del Padre mio”, il che vuol dire che ci può essere opera non fatta da Dio.

Ce lo fa pensare, perché dice: “Se non faccio...”.

Quindi vuol dire che c’è la possibilità che ci siano delle opere non fatte da Dio.

Ed è il problema che abbiamo affrontato domenica scorsa.

Erano due i problemi, oggi ci sarà un terzo problema.

Il tema di domenica scorsa è stato le opere del Padre, il tema di oggi è le opere del Figlio.

Noi siamo chiamati a conoscere Dio e noi siamo quindi chiamati a distinguere il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Perché Dio è un Essere unico in tre Persone.

E noi siamo chiamati a distinguere l’essere unico in tre persone.

Il che vuol dire imparare a distinguere dove c’è il Padre, dove c’è il Figlio e dove c’è lo Spirito Santo.

Distinguere dove c’è l’opera del Padre, dove c’è l’opera del Figlio e dove c’è l’opera dello Spirito santo.

Abbiamo visto che c’è un sigillo sulle tre persone: il sigillo del Padre sulla creazione, del Padre sul Figlio e dello Spirito Santo sull’uomo.

La capacità di riconoscere se uno viene da Dio, se uno è mandato da Dio, se la parola che arriva a noi è Parola di Dio o parola di uomo la troviamo in noi stessi, in quanto tutti noi, non confondiamo Dio con le creature.

Se qualcuno ci presentasse una statua o una pietra e ci dicesse che quella è Dio, noi rideremmo, riconoscendo che non sono Dio.

Se qualcuno ci dicesse che il sole è Dio, noi diremmo che il sole non è Dio.

E così, se qualcuno ci presentasse un uomo, per quanto importante fosse, noi riconosceremmo che non è Dio.

Se noi sappiamo distinguere e non confondere la creatura con il creatore, vuol dire che sappiamo chi è il creatore.

È vero che noi, nel pensiero del nostro io, possiamo chiamare Dio, il mio tutto una creatura ma è perché ci lasciamo dominare del pensiero del nostro io e sappiamo di sbagliare.

In realtà noi sappiamo perfettamente che una creatura, una pietra, un albero, il sole, le stelle o un uomo per quanto importante sia non sono Dio.

Se noi sappiamo distinguere la creatura dal Creatore e non confondiamo Dio con ciò che non è Dio, vuol dire che in noi abbiamo questa conoscenza di Dio.

Non ne siamo consapevoli ma l’abbiamo.

Perché se noi non conoscessimo che cosa è Dio, di fronte a uno che ci presentasse come Dio una pietra o un albero, noi diremmo che quello è Dio.

Ma se di fronte a uno che mi presenta una pietra dicendomi che è Dio, io so riconoscere che quella pietra non è Dio, vuol dire che io so chi è Dio.

Allora se noi implicitamente sappiamo chi è Dio.

Vedremo perché abbiamo questa conoscenza implicita di Dio in noi.

Dio è Colui che nessuno può ignorare.

Se abbiamo questa conoscenza di Dio, per cui non lo confondiamo con le creature, vuol dire che abbiamo la possibilità/capacità di riconoscere ciò che è secondo Dio.

Conoscendo ciò che è Dio, non confondendolo con le creature, noi abbiamo anche la possibilità di riconoscere l’opera di Dio e di distinguerla dall’opera della creature.

Perché abbiamo questa possibilità?

Perché proprio domenica scorsa, abbiamo visto che l’opera di uno è la manifestazione di quest’uno.

Ogni essere esistente, ogni creatura, ognuno in quanto è, ha la possibilità di significare Se stesso.

E l’opera di uno, non è altro che la manifestazione di Sé.

Ognuno, in tutte le opere che fa, non fa altro che manifestare Se stesso, predicare Se stesso, significare Se stesso.

E anche Dio, in tutte le opere che Lui fa, non fa altro che glorificare, significare, manifestare Se stesso.

Dio non fa altro che parlare di Sè.

Certo, se noi parliamo di noi, significhiamo noi, però la gente si mette a ridere.

Dio parla solo di Sé, parla sempre di Sé, e perché se noi parliamo di noi la gente si mette a ridere o s’annoia e se Dio parla di Sè noi non ridiamo?

Semplicemente perché chi parla di sé fa un errore.

Noi ci mettiamo a ridere perché vediamo che uno fa un errore.

Uno parla di sè perché attribuisce le cose a sé e noi sappiamo che non c’è nessuna creatura che sia principio di qualche cosa.

La creatura subisce gli avvenimenti e i fatti ma la creatura non è il principio delle cose.

Dio è il principio delle cose.

Quindi Dio che parla di Sè, parla la verità.

E noi di fronte a Dio che parla diciamo Amen.

Il che vuol dire che è vero.

Ma di fronte alla creatura che parla di sé, noi non diciamo amen.

Perché?

Perché di fronte alla creatura che parla di sè, noi non diciamo amen ma ci mettiamo a ridere?

Di fronte a uno che dicesse che ha fatto tutto il mondo, noi ci mettiamo a ridere.

E non diciamo amen.

Perché non diciamo amen?

A Dio che ha fatto tutto il mondo, invece noi diciamo amen, è vero.

Se noi diciamo amen di fronte alla Parola di Dio, è segno che noi abbiamo la possibilità di riconoscere la Parola di Dio e di non confonderla con la parola della creatura.

Se noi non diciamo amen di fronte all’uomo che parla di sé, vuol dire che noi abbiamo la possibilità di distinguere la Parola che è secondo Dio, dalla parola che non è secondo Dio.

Abbiamo la capacità di distinguere e siamo in colpa se non distinguiamo.

Abbiamo la capacità di distinguere la parola che è secondo la Verità, dalla parola che non è secondo la Verità.

Quindi l’uomo che si vanta, che parla di sé, che glorifica sé, non dice parole secondo la verità e noi non diciamo amen, noi non diciamo che è vero.

Diciamo piuttosto che quello è un vanitoso, un orgoglioso, un narciso.

Di fronte a Dio che parla di Sé, che glorifica Sé, noi non diciamo che è ambiziose e vanitoso.

Noi diciamo amen, è vero.

È proprio questo amen, questo “è vero”, è il riconoscere l’opera di Dio.

E abbiamo la possibilità di riconoscere l’opera di Dio perché abbiamo in noi, Colui che non possiamo ignorare.

È proprio questo che stabilisce questa unione con Dio.

L’amen è un legame di unione, da “amen” viene amore.

Amore vuol dire unione.

È con l’amen che noi stabiliamo l’unione, in quanto noi diciamo: “Questo è vero”.

Quindi è sul piano della verità che si stabilisce l’unione.

Se noi nel pensiero di Dio, abbiamo la possibilità di riconoscere le opere che sono fatte secondo Dio, secondo il Padre (principio di tutto, anche del Figlio), noi qui possiamo riconoscere che essenzialmente, due sono le grandi opere che Dio fa.

La prima vera grande opera che Dio fa nell’eternità è la generazione di suo Figlio.

Dio genera suo Figlio.

Il suo Figlio è il suo Pensiero.

Poi Dio però fa una seconda opera.

La seconda opera è la creazione.

Dio genera suo Figlio, genera il suo Pensiero e glorifica Se stesso.

È nel suo Pensiero che Dio si rivela e si fa conoscere.

E il suo Pensiero conosce il Padre come principio di Sé.

Però Dio, ha anche la possibilità di manifestare il suo essere sul niente.

E manifestare il suo essere sul niente è creare.

La creazione è proprio manifestazione di Colui che è sul niente.

Noi ieri eravamo niente.

Noi non eravamo.

Noi non eravamo e oggi siamo.

Cosa vuol dire questo passaggio?

Siamo passati dal nulla all’essere.

Certamente non c’eravamo ieri.

Non siamo noi che siamo passati dal nulla all’essere.

Chi ci ha fatti passare dal nulla all’essere?

E come ci ha fatti passare dal nulla all’essere?

Siamo passati dal niente che eravamo, a oggi che possiamo stare qui a parlare di Dio, a pensare Dio, a cercare di conoscere Dio.

Con una prospettiva stupenda.

Perché Dio dandoci l’esistenza ci dà una prospettiva di vita eterna.

Non moriremo più.

Nessuno di noi, buono o cattivo, in quanto è passato dal nulla all’essere, per manifestazione di Dio, nessuno di noi può morire.

Può suicidarsi tutti i giorni ma non muore più.

Non muore perché lui non esiste per volontà sua o di padre o madre ma esiste per volontà di Dio.

Noi esistiamo per volontà di Dio.

E Dio è fuori del tempo.

E se è fuori del tempo, Lui non ci vuole oggi sì e domani no.

Lui se oggi ci vuole, ci vuole in un oggi che è eterno.

Perché Lui è fuori del tempo.

Il suo sì è un sì eterno.

Noi esistiamo per opera di Dio e quindi noi siamo eterni.

Per volontà di Dio.

Noi non possiamo annullare la volontà di Dio.

Noi a parole possiamo dire che Dio non esiste.

Ma sono parole.

Come noi possiamo tirarci un colpo di rivoltella e suicidarci ma con questo noi non ci annulliamo mica.

Noi possiamo gridare che Dio non esiste ma Dio è sempre lì.

Noi non annulliamo Dio con le nostre parole.

La parola dell’uomo è solo vento, è solo rumore.

L’uomo chiacchiera e Dio fa la Verità.

La chiacchiera passa, non lascia traccia, come il rumore che fanno tutte le opere degli uomini.

Tutti passano.

Passano re, imperatori, papi.

Tutto passa.

Dio rimane.

E la Parola di Dio rimane sempre lì.

Nonostante tutte le parole degli uomini.

Le parole che gli uomini dicono sono parole apparenti.

La Realtà è quella che è.

Noi siamo non per volontà nostra o per parole nostre.

Noi siamo per la Parola di Dio e la Parola di Dio è eterna.

Noi siamo eterni, noi siamo immortali.

Non è detto che noi arriveremo a conoscere Dio.

Non è detto che noi parteciperemo alla gloria di Dio.

Non è detto questo

Però certamente noi siamo immortali.

Tanto che si finisca all’inferno o si finisca in paradiso, noi siamo immortali.

Noi non moriamo più.

Non possiamo morire, perché non possiamo annullare l’opera che Dio ha fatto.

L’opera che Dio ha fatto chiamandoci all’esistenza.

Questa manifestazione di Dio sul nulla, non è altro che partecipare a quello che Dio è.

Noi già adesso, siamo fatti partecipi di quello che Dio è.

Noi esistiamo in quanto in qualche modo partecipiamo di Dio.

E se partecipiamo di Dio, abbiamo in noi questa presenza di Dio.

È la presenza di Dio che ci fa essere.

Ed è per la presenza di Dio che noi sappiamo di essere.

Questa nostra predicazione dell’”io sono”, non è altro che affermazione che Dio è.

La nostra consapevolezza di essere non è altro che un sapere l’Essere.

Noi sappiamo l’Essere.

Noi siamo fatti dal Tu di Dio.

È il Tu di Dio, la Presenza di Dio in noi che ci rende consapevoli.

Che ci fa essere.

È per questa conoscenza, questa Presenza di Dio che portiamo in noi, che noi possiamo distinguere e riconoscere quello che è secondo Dio e quello che non è secondo Dio.

Noi abbiamo il potere e il dovere di riconoscere quella che è l’opera di Dio.

Per cui se vediamo l’opera di Dio diciamo che quella è opera di Dio.

Se vediamo un opera che non è secondo Dio diciamo che quella non è opera di Dio.

Per cui là, dove vediamo l’io che si esalta e che si gonfia e che predica se stesso, lì riconosciamo che non è parola di Dio.

Là, dove vediamo invece un essere che parla di Dio e che glorifica Dio, lì diciamo che c’è l’opera di Dio.

Ecco che in noi c’è questa possibilità di riconoscere l’opera di Dio.

Per questo Gesù dice: “Se Io non faccio le opere del Padre non credetemi”.

Dice questo perché Lui ha dato a noi la possibilità di riconoscere se Lui fa o se non fa le opere del Padre.

Ma c’è un altro problema che abbiamo visto domenica scorsa.

Dio è il creatore.

Tutto è fatto da Lui.

Omnia pericta facta sunt.

Tutte le cose sono fatte per mezzo di Dio e sono fatte da Dio.

E noi ci siamo chiesti: ma se tutto è fatto, cosa c’è ancora da fare?

E se tutto è fatto dal Padre, perché c’è un Figlio che dice che deve portare a compimento l’opera del Padre?

E poi, se tutto è fatto, noi cosa ci stiamo a fare qui?

Se noi ci facciamo questi problemi, è perché in noi c’è qualcosa che non capiamo.

Se noi avvertiamo un problema, vuol dire che c’è un punto interrogativo in noi.

E se c’è un punto interrogativo in noi, vuol dire che tutto non è fatto.

Tutto non è fatto.

E allora qui siamo invitati ad approfondire quello che Dio fa.

Perché c’è qualcosa di incompiuto.

E l’incompiuto, sta nell’uomo, sta in questa creatura fatta da Dio che a un certo momento avverte questo punto interrogativo.

Sente il bisogno di capire il significato di qualche cosa e non riesce a capire.

E tutti quanti confessiamo che la nostra vita è piena di punti interrogativi.

Abbiamo detto che il mistero è proprio il sigillo di garanzia dell’opera di Dio.

Noi ci troviamo in un mondo di cui non riusciamo a capire il significato, il senso, noi viviamo una vita di cui non riusciamo a capirne il senso

Tutto ciò per cui noi viviamo, a un certo momento approda nel nulla.

Abbiamo visto proprio stamattina l’Ecclesiasta che è una bomba nella grande opera di Dio.

Vanità delle vanità, tutto è vanità.

A cosa serve tutto?

A cosa serve vivere, lavorare affaticarsi, quando tutto approda nel nulla?

Ecco che c’è un incompiuto, in questa grande opera che Dio fa.

E l’incompiuto sta in questo: l’uomo sente il bisogno di una luce e non trova questa luce.

Ecco che c’è questa incompiutezza.

Abbiamo detto che due sono le grandi opere di Dio.

La prima opera è la generazione di suo Figlio e la seconda opera è la creazione.

La creazione si conclude con l’uomo.

Perché Dio fa tutta la creazione per concluderla con l’uomo che pensa Dio.

Qui però c’è una incompiutezza.

Come mai?

Dio non ha fatto bene le cose?

Perché l’uomo patisce il problema e non trova la soluzione?

Soprattutto perché l’uomo soffre di non trovare la risposta ai suoi problemi?

Il grande mistero è questo: l’uomo sente dei problemi.

L’uomo vorrebbe capire e non può capire, perché?

Ecco l’incompiuto dell’uomo.

L’opera non è compiuta.

E perché non è compiuta?

Allora qui dobbiamo approfondire e capire che nella seconda opera di Dio, l’opera creatrice, qui abbiamo due momenti.

Abbiamo il momento in cui Dio fa le cose, indipendentemente dall’uomo.

E c’è il momento in cui Dio non fa le cose, se non per mezzo dell’uomo.

Quindi abbiamo due momenti: il primo in cui le cose sono fatte indipendentemente da noi e il secondo in cui le cose non sono fatte indipendentemente da noi.

E perché ci sono questi due momenti nell’opera di Dio?

“Viene dato a colui che chiede”.

“Viene aperto a colui che bussa”

Allora vuol dire che si richiede nell’opera di Dio, questo momento personale in cui c’è la creatura che deve bussare.

C’è la creatura che deve invocare e pregare e invocare.

Che deve invocare la luce, altrimenti non viene data.

Perché la luce viene data soltanto a coloro che chiedono.

Viene aperto soltanto a coloro che bussano.

Allora c’è un momento in cui Dio chiede l’intervento della creatura.

Chiede la domanda, la richiesta della creatura, l’interesse della creatura, altrimenti Dio non dà, non apre, non risponde.

Allora ci sono dei doni che arrivano a noi, indipendentemente da noi: noi esistiamo e nessuno ci ha chiesto prima se volevamo esistere.

Tutto l’universo ce lo troviamo tra le mani senza che noi chiediamo nulla a Dio.

Quindi abbiamo tutto un mondo che è dato a noi.

Il mondo, la vita, il tempo, il pensiero, il corpo, tutto questo arriva a noi indipendentemente da noi, senza di noi.

È creazione di Dio, è Dio che ce lo dà.

Ce lo dà, indipendentemente da noi.

Però c’è tutta un altra opera e altri doni, che Dio non dà a noi se noi non li domandiamo.

Se noi non bussiamo, se noi non cerchiamo, se noi non interroghiamo.

Anzi, Dio dice che i doni maggiori, sono dati soltanto a coloro che li cercano.

Ecco l’incompiutezza della creatura.

Quindi ci sono dei doni che Dio dà a tutti: infatti la pioggia cade sui buoni e sui cattivi e il sole splende sui giusti e sugli ingiusti.

Quindi ci sono dei doni che Dio dà all’uomo indipendentemente dall’uomo ma la conoscenza di Dio, la rivelazione di quello che Lui è, la partecipazione a quello che lui è, questo non la dà a tutti.

La offre a tutti ma la dà soltanto a coloro che la chiedono.

“Il regno di Dio subisce violenza” e viene dato a coloro che lo vogliono.

Ecco per cui noi ci troviamo con un opera che è incompiuta.

Incompiuta perché non giunge al compimento senza l’uomo.

Allora è l’uomo che manca.

Dio da parte sua, l’opera la fa compiuta.

Non è detto che nell’uomo sia compiuta.

E il compimento dell’opera di Dio sta nel conoscere Dio.

E questa conoscenza di Dio nell’uomo, non si compie senza l’uomo.

Cosa vuol dire che non si compie senza l’uomo?

Vuol dire che non si compie senza il pensiero dell’uomo.

Per cui se l’uomo non eleva il suo pensiero a Dio, per cercare da Dio di conoscere Dio, la Luce che lui sta cercando, tutta l’opera di Dio nell’uomo resta incompiuta.

L’uomo non giunge al suo fine.

Dio ha creato l’uomo affinché l’uomo conosca Dio, perché attraverso la conoscenza di Dio partecipa di Dio e riceve la comunicazione dell’Essere di Dio poiché solo Dio è.

Non è detto che l’uomo giunga al fine per cui Dio lo ha creato.

Perché l’uomo non giunge alla conoscenza di Dio senza la dedizione del proprio pensiero.

La conoscenza di Dio non è opera dell’uomo, sia ben chiaro, però richiede la partecipazione dell’uomo.

Richiede il pensiero dell’uomo.

Perché richiede il pensiero dell’uomo?

Richiede il pensiero dell’uomo per il semplice fatto che Dio solo è rivelatore di Sé.

Dio è l’infinito e l’infinito si conosce soltanto per mezzo dell’infinito.

Tutto l’universo e tutte le creature parlano a noi di Dio ma non c’è nessuna creatura, nessuna istituzione, nessuna regola che ci possa far conoscere Dio.

Questo cosa vuol dire?

Se Dio solo è rivelatore di Sé, soltanto chi ha la possibilità di pensare Dio, può ricevere la conoscenza di Dio.

Se la sorgente di una certa acqua si trova soltanto in un punto, soltanto chi può andare in quel punto lì può gustare quell’acqua.

Certamente Dio si annuncia in tutto.

Tutte le creature ci annunciano Dio.

Volenti o nolenti.

Anche chi bestemmia ci annuncia Dio.

L’uomo sia vivendo che morendo, non fa altro che testimoniare Dio.

L’uomo con la sua ignoranza, l’uomo con il suo mistero e i suoi problemi irrisolvibili, non fa altro che gridare al mondo che Dio è la sorgente della luce.

Tutti gli uomini corrono per il mondo, per cercare che cosa???

Ditemi dove vanno tutti questi uomini che corrono per il mondo?

Cosa vanno a cercare?

Tornano a casa la sera più affamati di prima.

Cosa stanno cercando?

Il problema qui a Fossano è uguale come a Los Angeles.

Tutti i punti dell’universo sono uguali.

Il problema della vita non si risolve correndo a destra o a sinistra.

In tutti i luoghi il problema è sempre uno solo.

E noi ci troviamo in tutti i luoghi, sempre con questo problema irrisolto, incompiuto: Dio.

E il problema di Dio si risolve soltanto in quanto uno si ferma nella sua stanza e lì si mette a pensare, a pensare Dio.

Nel segreto della sua stanza.

Perché Dio si può conoscere solo attraverso il pensiero e il pensiero di Dio.

Noi ci troviamo in un mondo in cui tutto ci parla di Dio ma nessuno ci fa conoscere Dio.

Non crediate che correndo qui o andando là, voi possiate trovarmi dice Gesù.

Il problema non sta nel correre qui o andare là.

E se qualcuno vi dirà di trovare Dio correndo per il mondo non ascoltateli.

Rifiuto d’ubbidienza.

Non ascoltateli.

Perché quella è una menzogna.

Dio è un lampo nella notte della vostra anima che illumina tutto di voi.

Quindi è nel segreto che si trova Dio.

Nel pensiero di Dio.

Noi ci troviamo in questo mondo, in cui tutto parla a noi di Dio, tutto ci annuncia Dio ma nessuno ci dà Dio.

E nessuna creatura ci può dare Dio.

Noi ci troviamo nell’impossibilità di passare dalle creature al Creatore.

Noi ci troviamo nell’impossibilità di passare dall’opera a Colui che fa l’opera. 

Noi ci troviamo nell’impossibilità di passare dal segno, dalla parola all’intenzione di quella parola.                                                                                         Tutto è segno, tutto è parola di Dio, perché tutto ci annuncia Dio.                    

Però noi ci troviamo nella impossibilità di capire il significato, cioè di capire l’intenzione che c’è nelle cose.                                                                                                   È vero che noi possiamo attribuire alle cose le nostre intenzioni ma sono intenzioni fasulle e prendiamo sempre delle cantonate.                                                                                                                                

Perché l’intenzione vera è una sola, soltanto quella che viene da Dio. E la vera intenzione che c’è in tutto, la si conosce solo da Dio.

E qui si apre un terzo problema.

Noi non possiamo passare dalla creatura al creatore, non c’è nessuna creatura che possa farci conoscere Dio, perché l’intenzione di Dio viene soltanto da Dio, il pensiero di Dio nasce soltanto da Dio e quindi soltanto chi conosce Dio può comunicare Dio.

Qui nasce questo problema tremendo: noi siamo fatti per conoscere Dio ma se soltanto chi già conosce Dio può farci conoscere Dio, noi siamo esclusi dalla conoscenza di Dio.

E allora noi non possiamo.

Infatti Gesù dice che nessuno può conoscere il Padre se non il Figlio e nessuno conosce il Figlio se non il Padre, chiuso!

Qui si apre il tempo, l’opera del Figlio.

Ecco la caratteristica dell’opera del Figlio.

Tutta l’opera del Padre ha questi due momenti: l’opera che il Padre fa senza di noi e l’opera che il Padre non fa senza di noi.

Allora soltanto Colui che conosce Dio, può convocare noi in quel pensiero in cui si conosce Dio.

Chi conosce Dio è il Figlio di Dio, è il Pensiero di Dio e soltanto Colui che è nel suo Principio, che conosce il suo Principio, può comunicare a noi questo Principio e può rispondere quindi al nostro problema.

E allora qui scopriamo che quelle due opere che sono all’inizio: generazione e creazione, si concludono in un opera sola: l’opera del Padre è quella di generare suo Figlio.

Lui genera suo Figlio anche nella creazione.

Perché soltanto il Figlio può far conoscere Dio alla creazione.

Soltanto Colui che conosce il  principio, che ha come il principio il suo principio può restare nel principio.

Ecco perché noi siamo in fuga da Dio.

Noi siamo incapaci di restare nel principio.

Dio è principio di noi, però noi non siamo capaci a restare nel principio.

Quindi soltanto Colui che ha Dio come suo principio, può comunicare il Principio.

Quello può collegare tutto quello che si è separato dal Principio con il Principio.

Quello può collegare noi che siamo separati dal Principio, con il Principio.

Tutta la seconda opera di Dio, la creazione di Dio, è tutta recuperata nel Pensiero di Dio, nel Figlio di Dio: “Perché nessuno può venire al Padre, al compimento se non per mezzo di Me”.

Ecco per cui tutta l’opera creatrice di Dio che corre il rischio di restare incompiuta nell’uomo, giunge al suo compimento, soltanto nella prima opera di Dio, nell’opera con cui Dio genera suo Figlio.

E lì, nel Figlio di Dio, abbiamo il compimento del tutto. 


GV 10 VS 37 - Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi;


Terzo tema - L'opera dello Spirito Santo.


Argomenti: Il criterio di giudizio – L’opera incompiuta – Parole e pensiero – Le creature non ci fanno conoscere Dio – Il Pensiero di Dio è Dio – Il silenzio della creazione – Dio fa tutto per far conoscere Se stesso – Dio principio della conoscenza di Sé – Si diventa figli di Dio conoscendo Dio – Dire Amen – Fare del Principio, il proprio principio – Rapporto tra Padre e Figlio – L’opera dello Spirito Santo è giustificazione.


 

9-10/ Agosto /1992


Affermando: “Se non faccio le opere del Padre mio non credetemi”, Gesù ci ha posto davanti a tre problemi.

Il primo problema è questo, come facciamo a riconoscere se Lui fa o non fa le opere del Padre suo?

Eppure Gesù dice espressamente: “Se non faccio le opere del Padre mio non credetemi”.

Il che vuol dire che si offre al giudizio di tutti.

In quanto dice: “Se non faccio le opere del Padre mio”, evidentemente chiede a coloro ai quali sta parlando ed a ogni uomo, se Lui fa o non fa le opere del Padre.

Dice: “Non credetemi”, lo dice Lui.

E quindi pone la validità del credere sul “fare le opere del Padre suo”.

Ma Gesù, fa le opere del Padre suo?

E quale criterio abbiamo noi per riconoscere se Lui fa o non fa le opere del Padre?

Implicitamente dice che se Lui fa le opere del Padre suo, noi siamo tenuti a credergli e che siamo in colpa se non gli crediamo.

Ma tutto lo fa dipendere da “se faccio o non faccio le opere del Padre”.

Anche nel Vangelo di San Luca, a un certo momento Gesù dice: “Perché non riconoscete da voi stessi ciò che è giusto?”.

Lo mette come colpa: “Perché non riconoscete da voi stessi ciò che è giusto?”.

Ma l’uomo che è in balia di tanti argomenti, di tanti pensieri, di tanti argomenti, come può riconoscere quello che è giusto?

E dove può trovare questa sicurezza per dire “questo è giusto e questo non è giusto”?.

Oppure “questa è opera di Dio e questa non è opera di Dio”?

Oppure “questo parla secondo Dio e quello non parla secondo Dio”?

È un problema formidabile che generalmente si risolve in base all’autorità.

Ma quale autorità può garantire?

Dio sta parlando a tutti e proprio parlando a tutti, sta dicendo: “Se non faccio le opere del Padre mio...” e :”Perché non riconoscete da voi stessi?”.

Non dice “perché non ubbidite alla tale autorità?”.

Dice: “Perché non riconoscete da voi stessi ciò che è giusto?”.

E noi diciamo che è parola di Dio.

E poi abbiamo incontrato un altro problema in questi giorni.

Noi ci troviamo in un universo che è tutto fatto da Dio.

Tutto è fatto da Dio.

Uno solo è il Dio creatore.

Uno solo è il Signore dell’universo.

Uno solo è Colui che governa ogni uomo.

E uno solo è Colui che governa la vita dei popoli.

Uno solo è Colui che domina tutta la storia.

Noi lo trascuriamo, è logico.

Noi non lo teniamo presente, è logico.

O forse non è logico.

Però nella realtà è così.

Uno solo è Dio creatore.

Quindi uno solo è il Signore di tutte le cose.

Quindi tutte le cose, tutti gli avvenimenti, tutto è nelle mani di Dio.

E tutto dipende da Dio.

E ci siamo chiesti: se tutto è fatto da Dio, che cosa c’è ancora da fare?

E allora perché qui il Figlio di Dio Gesù dice: “Se non faccio le opere”?

Ma se tutto è già fatto?

E se tutto è fatto, l’uomo o il Figlio cosa ha ancora da fare?

E abbiamo trovato che in quel “tutto fatto” c’è un incompiuto.

Ma questo lo possiamo capire in quanto riflettiamo le cose da Dio.

È da Dio che scopriamo che nel “tutto fatto di Dio” c’è un incompiuto.

Tant’è vero che Gesù dice che è venuto a portare a compimento l’opera che il Padre ha iniziato.

Dicendo “l’opera che il Padre ha iniziato”, evidentemente parla di un inizio, non di un compimento.

E allora è il Figlio che viene a portare a compimento.

Ma uno solo è il Dio creatore: il Padre, tant’è che il Figlio dice che non fa niente se non lo vede fare dal Padre.

Ma allora se tutto è fatto dal Padre, che bisogno c’è che il Figlio porti a compimento l’opera che il Padre ha cominciato?

Oppure che bisogno c’è che l’uomo faccia qualche cosa?

E poi c’è ancora un terzo problema che abbiamo incontrato, sempre di fronte a queste parole qui: l’impossibilità, per l’uomo di passare dai segni al pensiero, dalle parole al pensiero, dagli avvenimenti, dall’opera di Dio al pensiero di Dio.

Sì, l’uomo può rivestire tutte le cose che vede e sente d’intenzionalità.

L’uomo cerca sempre il significato delle cose.

L’uomo ha bisogno di dare un significato alle cose.

Senza significato, l’uomo non può sopportare né le cose, né la vita.

Quando la nostra vita perde di significato, l’uomo corre al suicidio.

Non può sopportare.

A dimostrazione di quanto noi siamo fatti per il significato delle cose.

Però essendo l’uomo che attribuisce il significato alle cose, resta sempre nel dubbio.

E infatti l’uomo attribuendo il significato alle cose, prende sempre delle solenni cantonate.

E magari arriva al termine della vita dicendo di avere sbagliato tutto.

Il che vuol dire che leggeva male, interpretava male.

Tutto questo per dire che noi non possiamo passare dalle parole al pensiero che c’è nelle cose.

Tutte le cose hanno un pensiero.

Tutte le cose sono fatte da Dio, che è intelligenza pura e quindi tutte le cose le fa in un suo pensiero.

In un pensiero vuol dire in una intenzionalità.

In una finalità.

Però, nello stesso tempo l’uomo è nell’impossibilità di passare dalle cose al pensiero che c’è nelle cose, al significato delle cose.

Forse l’uomo è fatto male?

Abbiamo visto che il pensiero di uno, l’intenzione di uno, si conosce soltanto da quell’uno lì.

Perché è singolarità di quell’uno.

Ogni essere è costituito da una sua natura e da una sua intenzionalità, da un suo pensiero, da una sua significazione.

Tutto è segno di Dio.

Anche Dio è fatto di quello che Lui è, e del suo pensiero e della sua significazione.

Tutte le cose Dio le fa nel suo pensiero.

Però di fronte alle cose, alle parole che sentiamo, ai segni cui assistiamo, noi non possiamo fare il passaggio al pensiero, perché?

Perché il pensiero viene da Colui che opera, non viene dalle cose.

Le cose possono essere rivestite di mille pensieri.

Ogni parola scritta può essere rivestita di mille intenzioni, di mille pensieri.

Basta vedere come da una lingua ad un altra, uno stesso segno, una stessa parola può ricevere significati molto diversi.

Quindi nel modo più assoluto, noi non possiamo passare dal segno al pensiero.

E ci deve essere un significato.

Perché Dio parla e opera se noi non possiamo passare al suo Pensiero?

Il fatto stesso che noi incontriamo dei problemi, è segno che c’è un incompiuto nell’opera di Dio.

Perché se tutto fosse compiuto, noi non avvertiremmo il problema.

Il fatto che l’uomo avverta dei problemi, è segno che c’è nell’opera di Dio un incompiuto.

Il compimento sta nel trovare la soluzione a questi problemi.

Quando Gesù dice che è venuto a portare a compimento, evidentemente è venuto a portare la soluzione ai problemi che l’uomo avverte.

Abbiamo visto che le opere del Padre, sono essenzialmente due.

Un opera che è eterna: il Padre genera eternamente suo Figlio.

L’essere assoluto è fatto di Padre, Figlio e Spirito Santo.

Quindi la grande opera del Padre è la generazione di suo Figlio eternamente.

Però c’è un altra grande opera del Padre ed è la creazione.

Abbiamo visto queste due grandi opere di Dio: la generazione del suo Pensiero e la creazione dell’uomo.

Noi non siamo figli di Dio, noi siamo creature di Dio.

Creature che per bontà, misericordia di Dio sono destinate a diventare figli di Dio ma non è detto che lo diventino, perché già nel vangelo, noi troviamo che Gesù, figlio di Dio “ha dato a tutti coloro che credono in Lui, la possibilità di diventare figli di Dio”.

“Possibilità” non è certezza.

Invitare uno a cena, vuol dirgli darli la possibilità di andare a cena, non è detto che l’invitato vada a cena.

Quindi Dio ci ha creati e in Cristo suo Figlio , se crediamo ci dà la possibilità di diventare figli di Dio.

Il che vuol dire che senza Cristo non c’è questa possibilità.

E qui capiamo anche perché c’è questa impossibilità da parte nostra di passare dalle opere di Dio al Pensiero di Dio.

L’uomo non può passare e se passa lavora di fantasia.

Il che vuol dire che resta sempre chiuso nel suo mondo.

Non esce a contemplare la Verità, la grandezza di Dio.

Non esce in quella sicurezza della Verità in cui si riposa.

L’uomo ha bisogno di trovare la Verità, perché è la Verità che lo fa libero.

L’uomo vive di Verità.

L’uomo muore perché non trova la Verità.

E la Verità è Dio.

In quanto è il Figlio di Dio che dà agli uomini la possibilità, vuol dire che gli uomini da soli non possono fare il passaggio dalle opere, dalla creazione di Dio alla conoscenza di Dio.

E qui c’è il recupero.

Abbiamo visto che tutta la creazione, tutto l’universo è fatto per Dio ma non ha la possibilità di passare a Dio.

Questo è possibile soltanto attraverso il Figlio di Dio, il Pensiero di Dio si recupera tutta la creazione nella prima grande opera di Dio: la generazione del suo Verbo, di suo Figlio.

Tutti quanti noi, siamo fatti per incontrarci con il Figlio di Dio.

Il quale Pensiero di Dio, non viene dalle cose, non  lo troviamo nelle cose, nelle creature.

Noi possiamo trovarci con delle creature santissime o degli angeli ma santi e angeli non ci possono dare il Figlio di Dio.

Perché il Pensiero di Dio è Figlio di Dio, il che vuol dire che soltanto Dio ce lo dà.

È Pensiero di Dio, il che vuol dire che possiamo trovarlo soltanto dal Padre.

Infatti Gesù è chiarissimo: “Dove Io sono, voi non potete venire”.

È esclusivo: “Dove Io sono, voi non potete venire”.

È Parola di Dio!

Lui lo dichiara chiaramente, quindi è inutile che noi ci illudiamo.

Non è facendo delle opere buone, non è appoggiandoci all’autorità, non è elucubrando sui fatti e sugli avvenimenti che noi possiamo arrivare a Dio.

Noi non possiamo arrivare a Dio.

A Dio si giunge soltanto attraverso il pensiero e il pensiero non viene dalle cose.

Tutte le creature, tutte le cose, ci dicono che loro non sono Dio.

Ce lo dice l’uomo superbo e l’uomo umile.

Ce lo dice l’uomo sano e ce lo dice l’uomo malato.

Tutti ad una voce, sia nascendo che morendo, tutte le creature (grandi e piccole) dicono a noi: “Noi non siamo Dio”.

Però dicendoci che non sono Dio, non ci fanno conoscere Dio.

Ci dicono soltanto che loro non sono Dio.

Per cui le creature stesse dicono a tutti noi: “Smettetela di cercare noi, non dovete cercare noi, noi siamo solo voci che vi dicono di smettere di vivere per noi”.

Dio non ha creato il mondo perché noi vivessimo per il mondo.

Dio non ha creato le creature perché noi vivessimo per le creature.

Tutte le creature dicono a noi: “Noi non siamo Dio”, però noi cerchiamo Dio, noi abbiamo bisogno di Dio.

L’uomo è stato creato per l’assoluto, per l’infinito, per l’eterno.

E soffre, ed è triste ed è angosciato fintanto che non giunge a trovare questo eterno, questo infinito, quest’assoluto.

L’uomo si complica terribilmente la vita perché vive per ciò che non è Dio.

L’uomo è stato creato per Dio e se vivesse per Dio, la vita sarebbe semplicissima, lineare.

Dio ha fatto le cose meravigliosamente bene.

Quindi tutte le creature ad una voce ci dicono: “Non cercateci, non vivete per noi, noi siamo qui per servire voi”.

Proprio così.

Tutte le creature dicono a noi: “Non vivere per me, io sono qui per te, ma tu vivi per Dio”, “Io non sono Dio quindi non cercare me, cerca Dio”.

Tutte le creature ci dicono che non sono Dio e tutte ci annunciano Dio.

Ci annunciano Dio, però nessuna creatura per quanto santa o angelica sia, non ci può far conoscere Dio.

“Dove Io sono, voi non potete venire”.

Quindi non c’è nessuna creatura che possa farci conoscere Dio.

Dio solo è rivelatore di Sé.

Dio solo è Colui che fa conoscere Sé.

Solo l’infinito è rivelatore di Sé.

Tutte le creature che non sono infinite  predicano, annunciano, gridano, glorificano l’eterno, l’infinito, l’assoluto ma non ce lo possono far conoscere.

Ecco allora che tutta la creazione ci convoglia in un unico pensiero: il Pensiero di Dio.

E questo Pensiero di Dio dove lo troviamo?

Questo Pensiero di Dio lo portiamo dentro di noi.

Ecco, tutta la creazione invita noi a pensare Dio, perché soltanto lì, nel Pensiero di Dio, è possibile trovare Dio.

Perché il Pensiero di Dio è Dio.

Dio ci ha fatto un dono immenso non con la creazione, Dio ci ha fatto un dono immenso, dandoci la possibilità di pensarlo.

Noi possiamo pensare Dio!

Noi creature che oggi ci siamo e domani non ci siamo più.

Noi in questo istante qui, possiamo pensare Dio.

In questo pensare Dio c’è un salto enorme, si passa dalla creatura al Creatore, si passa dal finito all’infinito.

In questo pensiero di Dio.

Perché soltanto il Pensiero di Dio rivela a noi Dio.

Solo il Figlio di Dio può far conoscere a noi Dio.

Perché il Pensiero di Dio è proprio di Dio.

Proprio di Dio!

E quindi soltanto se abbiamo la possibilità di guardare Dio, di pensare Dio, noi possiamo trovare il Pensiero di Dio, quindi il significato in cui Dio fa tutte le cose e noi stessi e trovare quindi il significato della nostra stessa vita.

Quindi se noi vogliamo trovare il significato delle cose e di noi stessi e della nostra vita, noi dobbiamo pensare Dio.

Perché è in Dio e da Dio che noi abbiamo la possibilità di conoscere il Pensiero di Dio, in cui Lui fa tutte le cose.

In cui Lui parla, in cui Lui significa Se stesso.

Soltanto DA Lui!

Ecco per cui è assolutamente necessario che a un certo momento, noi facciamo questo salto di qualità e che noi dimentichiamo tutto.

Nell’Apocalisse si parla di mezz’ora di silenzio.

È necessario che tutta la creazione dentro di noi faccia silenzio.

Dobbiamo accantonare, dimenticare, superare tutti nostri problemi e del mondo, se vogliamo conoscere Dio.

Noi dobbiamo accantonare e superare tutto, per immergerci nel Pensiero di Dio.

Perché solo in quel punto lì,  Pensiero di Dio, Dio dà a noi la possibilità di conoscerlo.

“Nessuno viene al Padre, se non per mezzo di Me”, Parola di Dio.

Quel “Me” è il Figlio di Dio, è il Pensiero di Dio.

Il che vuol dire che nessuno può conoscere il Principio di tutte le cose, se non per mezzo del Pensiero di Dio.

Questo Pensiero di Dio ci è dato.

Cristo è segno di questo Pensiero di Dio che è dato a noi.

Ognuno porta questo pensiero di Dio in sè.

Non va buttato nell’immondizia.

L’opera del Pensiero di Dio, è quella di portare a compimento.

E abbiamo visto che tutta l’opera di Dio (e tutto è opera di Dio) presenta un aspetto d’incompiutezza.

E l’incompiutezza sta nel fatto che noi non capiamo il significato dell’opera di Dio.

Dio certamente fa tutto per far conoscere Se Stesso, per comunicare Se stesso.

La vita è comunione.

Mica comunione con il nulla.

Comunione con Colui che è.

Dio solo è.

La vita è comunione con Dio.

Ora, Dio fa tutto per farsi conoscere, perché nella conoscenza si stabilisce la comunione e quindi c’è la vita.

Dio fa tutto per comunicarci la vita.

Dio non si diverte a creare la creazione fine a se stessa.

Tutta la creazione è finalizzata all’uomo.

E Dio ha creato l’uomo, perché l’uomo abbia la possibilità di pensare Dio.

E pensando Dio possa conoscerlo.

E conoscendolo, poter stabilire una comunione con Dio.

E stabilendo una comunione con Dio, poter partecipare alla vita di Dio.

Dio ha creato tutto l’universo per l’uomo, affinché l’uomo possa partecipare all’essere di Dio.

Questo è il fine per cui Dio ci ha creati.

Tutto è stato fatto in questo disegno.

E tutto ancora oggi è fatto in questo disegno, con tutte le disgrazie che succedono attorno a noi, con tutte le rovine e la decadenza che vediamo attorno a noi e nel mondo.

Con tutta la confusione che c’è, tutto è fatto da Dio, appositamente, di proposito, per ognuno di noi, per portarci in questo fine, nella conoscenza di Dio.

Affinché noi abbiamo ad occuparci di Dio, perché Dio si conosce soltanto per mezzo di Dio.

C’è quindi tutta questa opera grandiosa che Dio fa indipendentemente da noi.

E poi c’è tutta l’altra opera che Dio non fa senza di noi, ed è lì che abbiamo l’incompiuto, ed è lì che subentra il Figlio di Dio.

Abbiamo parlato in questi giorni su questo versetto, dell’opera del Padre, dell’opera del Figlio, questa sera dobbiamo parlare dell’opera dello Spirito Santo.

L’opera del Figlio di Dio inizia lì, dove Dio non opera indipendentemente dall’uomo.

C’è tutta un opera che Dio fa, indipendentemente dall’uomo, senza l’uomo.

Ognuno di noi è nato indipendentemente dalla propria volontà.

Nessuno ci ha chiesto se volevamo nascere.

Tutta la creazione esiste indipendentemente da noi.

Nel mondo tutto accade indipendentemente da noi.

Le stelle ci stanno a guardare, sono indipendenti da noi.

Quindi c’è tutto un universo, tutto un mondo che esiste ed è voluto, indipendentemente da noi, senza l’uomo.

Poi c’è invece un opera di Dio che non avviene indipendentemente dall’uomo.

Un opera che non avviene senza l’uomo.

Si rappresenta Dio, come uno che ha nelle mani dei tesori immensi, però è necessario che gli uomini salgano ad attingere questi tesori dalle mani di Dio, perché Dio dà dei suoi doni a tutti gli uomini indistintamente ma ci sono dei doni maggiori (conoscenza di Dio) che Dio non dona all’uomo se l’uomo non si apre a pensare Dio, se non si eleva a Dio, se non desidera Dio.

Ecco allora che abbiamo queste due grandi opere nella creazione di Dio, sia chiaro.

C’è tutta un opera che è fatta indipendentemente dall’uomo e tutta un altra opera che non si fa indipendentemente dall’uomo.

Ecco per cui entriamo nel campo del possibile, ecco per cui entriamo nel campo dell’incompiuto.

Perché c’è tutta un opera che non si compie, indipendentemente dall’uomo.

E quest’opera che non si compie indipendentemente dall’uomo è la vita eterna, è la conoscenza di Dio, è la conoscenza di Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Questo non si realizza in noi, indipendentemente da noi, senza di noi.

Non è opera nostra.

Dio non è una fantasia nostra.

Però non si realizza senza di noi.

E perché non si realizza senza di noi?

Perché è pura opera di Dio.

La pura opera di Dio, non si realizza senza di noi.

Realizzare vuol dire capi0re.

La pura opera di Dio non si capisce senza di noi, perché viene solo da Dio.

E cosa vuol dire questo?

Vuol dire che anche la conoscenza di Dio, anche la presenza di Dio, anche l’incontrare Dio ha per principio Dio.

Viene solo da Dio.

Ma quando dico che viene solo da Dio, dico che non si realizza senza l’uomo.

Perché non si realizza senza l’uomo?

Perché è assolutamente necessario che l’uomo abbia Dio, come principio di quello che desidera, come principio di quello che pensa, come principio della sua conoscenza.

Fintanto che l’uomo non cerca in Dio il principio della conoscenza di Dio, l’uomo non può nel modo più assoluto giungere alla conoscenza di Dio.

Perché Dio è il principio della sua conoscenza.

Il che vuol dire che l’uomo deve cercare in Dio, il principio di ciò che non conosce.

E se vuole giungere a conoscerlo, deve trovarlo in Dio.

Deve avere Dio come principio.

Ecco per cui c’è tutta questa opera che non si realizza senza di noi.

Perché richiede a noi che ci rivolgiamo a Dio come principio per la realizzazione di questo.

Allora ecco qui l’opera del Figlio di Dio.

Il quale si definisce come Colui che parla a noi il Principio.

Certo anche il Principio di tutte le cose che sono fatte indipendentemente da noi ma sopratutto il principio di quella realtà invisibile che non si realizza senza di noi.

E qui è Cristo, il Figlio di Dio che parla a noi il Principio.

Il Principio di quel mondo che noi sospiriamo, il Principio del nostro sogno.

Che è il principio di conoscere Dio di conoscere la Verità.

Lui viene a predicare il principio di questa conoscenza.

Dio che è il Principio creatore di tutte le cose, è anche il principio della conoscenza di Sé.

E Cristo viene a parlarci di questo.

Cristo è uno che ci raccoglie nel Principio.

Ci convoca al Principio.

Affinché abbiamo ad attingere alla sorgente, al Principio quell’incompiuto che non si realizza senza di noi.

Cioè senza che noi eleviamo il nostro pensiero a questo Principio, perché si attinge personalmente dal Principio.

Ora, notate bene che soltanto in quanto attingiamo le cose nel loro principio, noi entriamo nel regno della conoscenza.

Perché noi non siamo nella conoscenza.

Noi siamo immersi nel regno del mistero.

Abbiamo visto che il mistero è il sigillo dell’opera creatrice di Dio.

Per cui noi tutti quanti confessiamo che Dio esiste, che Dio è il Creatore.

Perché?

Perché siamo immersi nel mistero e non capiamo niente.

E perché siamo immersi nel mistero?

Perché noi non vediamo le cose dal Principio.

Quindi soltanto avendo la possibilità di attingere le cose dal Principio, noi entriamo nel regno della conoscenza.

Noi viviamo attualmente in un regno che è di sentimenti, di sensazioni, di esperienze, di impressioni ma non di conoscenza, però siamo chiamati ad entrare nel vero regno di Dio che è il regno della conoscenza, che è il regno della Verità, che è il regno della vita eterna.

E principio di questo regno della conoscenza è Dio.

Dio è principio di tutto.

Principio anche della conoscenza.

Soprattutto della conoscenza.

Cristo è venuto per riportare tutti i nostri pensiero aggrovigliati al Principio.

Per convocarci in questo principio.

Cristo collega tutte le cose con il Principio.

Cristo è questo.

Il Figlio di Dio è questo.

È uno che parla a noi il Principio, quindi ci mette in contatto con il Principio.

Qui Gesù dice: “Se Io non faccio le opere del Padre non credetemi”.

Implicitamente dice: “Se Io faccio le opere del Padre mio credetemi”.

Le opere del Padre suo, sono quell’incompiuto che il Figlio viene a portare a compimento.

Portare a compimento vuol dire riportare al Principio.

Cristo ci riporta al Principio.

Noi che siamo lontano dal Principio e che quindi siamo in un mondo incompiuto, da Lui siamo portati al Principio: “Io sono Colui che parla a voi il Principio”.

In modo che noi possiamo attingere lì la conoscenza.

Quello che manca a noi.

Quello che rende incompiuta tutta l’opera di Dio che non si realizza senza di noi.

Si diventa figli di Dio conoscendo Dio.

Cristo portandoci a contatto con il Principio, chiede a noi l’assenso, chiede a noi l’amen, chiede che noi diciamo: “Così è”.

È assolutamente necessario che noi diciamo “Amen”.

Cioè che noi diciamo: “È veramente così”.

Cristo ci porta a costatare, a toccare con mano il Principio.

Lui parla a noi il Principio.

Lui ci collega ogni fatto e avvenimento con Dio.

E sei tu, uomo o donna che devi dire: “Questo è vero”.

Perché se non dici così, quello ti scappa.

Tu non puoi restare nel Principio, se quello non diventa il tuo principio.

Cioè se quello non diventa il punto di vista da cui tu guardi tutte le cose.

Il problema non sta nel dire a parole amen o così è.

L’Amen si dice con il pensiero.

Quando il Figlio di Dio parlandoci del Principio, ci riconduce al Principio è solo col pensiero che tu dici Amen, non con le parole.

Solo con il pensiero ti stabilizzi nella Verità, quando questa Verità giunge a te attraverso il Figlio di Dio.

Il Figlio di Dio porta a compimento, quindi ti conduce al Principio.

Ma tu giunto al Principio devi dire: “Così è, Amen, Questo è vero”.

E tu dici Amen, in quanto fai tuo principio quel Principio che il Figlio di Dio ti ha condotto a costatare.

Altrimenti non puoi restare nel Principio.

Si sta col Principio, in quanto quello diventa il mio principio.

Quindi diventa il mio punto d’osservazione di ogni cosa.

Il punto da cui si guarda ogni cosa.

E soltanto guardando tutte le cose da Dio, tu entri nel regno della conoscenza, altrimenti tu resti fuori, non puoi stare, lo saluti da lontano.

Il tema era l’opera dello Spirito Santo e qualcuno si chiederà dove sta lo Spirito Santo.

Il Figlio conducendoci al Principio, ci offre la possibilità di dire Amen.

E noi diciamo Amen, per opera dello Spirito Santo e solo per opera dello Spirito Santo.

Perché?

Il Figlio ci conduce a costatare il Principio.

Il Figlio parla il Principio.

Parlare vuol dire convocare.

Quindi il Figlio convoca noi, volenti o nolenti a costatare il Principio.

Non è detto che noi diciamo Amen, però per dire Amen noi dobbiamo avere una verità presente, con la quale noi verifichiamo quello che ci viene detto.

Allora noi abbiamo una verità dentro di noi, poi arriva a noi un’affermazione, un fatto, una parola, un avvenimento e noi lo confrontiamo con quello che portiamo in noi (rapporto) e diciamo che è vero o non è vero.

Tutte le parole che io sto dicendo, voi le confrontate con quello che voi portate dentro di voi, qualcuno dirà che è vero e qualcun’altro dirà che non è vero.

Ognuno raffronta quello che arriva indipendentemente da sé (parole, fatti) con quello che porta dentro di sé.

E da questo raffronto dice: “È vero, o non è vero”.

Tutto si decide lì: sì o no.

Tutto di noi eternamente si decide in questo attimo qui.

La vita è un attimo.

Si arriva alla fine della vita e tutti devono confessare che è stato un attimo.

E in quest’attimo cosa è successo?

Sì o no.

Quindi il Figlio di Dio parlando ci convoca al Principio e in quel punto lì, noi abbiamo la possibilità di dire: “È vero!”.

Ma per dire: “È vero!” noi dobbiamo averlo presente questo Principio e dobbiamo avere presente il Figlio che mi convoca qui, poiché il convocarmi al Principio è opera sua.

L’amen non è opera nostra.

Noi da soli non possiamo passare dalle parole al significato, al pensiero.

Solo il Figlio di Dio ci può convocare, dalla situazione in cui noi ci troviamo, alla presenza del Principio.

Alla presenza del Principio, noi siamo con l’opera del Figlio (convocazione) e con l’opera del Padre.

Noi ci troveremo di fronte al Padre e al Figlio.

Ed è di fronte al Padre e al Figlio che noi li diciamo: “È vero, o non è vero”.

Padre e Pensiero di Dio.

Questa è l’opera dello Spirito Santo.

Perché lo Spirito Santo è il rapporto tra Padre e Figlio.

Ed è proprio da questo rapporto tra Padre e Figlio in cui noi ci troviamo che noi abbiamo la possibilità di dire Amen.

E questo Amen, questo dire: “Questo è vero”, non è iniziativa nostra, questa è l’opera dello Spirito Santo.

Questo è lo Spirito Santo, cioè è la presenza del Padre e del Figlio al quale siamo convocati, che fa dire a noi: Amen, è vero”.

Quindi questa costatazione di Verità, questa è l’opera dello Spirito Santo.

L’opera dello Spirito Santo che è giustificazione del Figlio nel Padre o dell’opera di Dio in Dio.

Ecco perché lo Spirito Santo è Colui che conduce a vedere la Verità in tutto.

Perché conduce a giustificare.

L’opera dello Spirito Santo è giustificazione.

L’opera del Padre è creazione.

L’opera del Figlio è convocazione al Principio.

L’opera dello Spirito santo è giustificazione dell’opera del Padre, dal Padre, nel Padre.


GV 10 VS 37 - Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi;


RIASSUNTI Domenica- Lunedì


Argomenti: L’Amen è un rappporto tra il Principio e il puro pensiero del Principio – A destra e sinistra di Dio – Una unità e tre persone – La giustificazione  del Figlio nel Padre – La convocazione della Parola -


 

16-17/ Agosto /1992